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Archive for the ‘Photography portraits’ Category

101 women
Sei in cerca di un bel progettone fotografico? Uno di quelli che impegnano molto ma che possono anche dare grandi soddisfazioni?
Eccoti una proposta direttamente ispirata al lavoro di Sofia Wraber e Nanna Kreutzmann che hanno pubblicato sul sito onehundredone.dk un’affascinante serie di centouno ritratti di donne: una foto per ogni età: da zero a cento anni.

È un progetto che trovo bellissimo e degno di attenzione perchè sebbene semplice dal punto di vista concettuale e tecnico, è in realtà un lavoro di notevole impegno e spessore umano che però chiunque può realizzare.
Immagina che esperienza possa essere l’entrare in contatto con quelle centouno persone per ritrarle tutte allo stesso identico modo.

Ci vuoi provare? Naturalmente vale anche con centouno uomini. 🙂

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Sow

Sow - © Copyright 2011 Pega

Sow viene dal Senegal e il suo nome significa “persona saggia”, sta facendo il dottorato in storia della letteratura all’università di Parigi ma è in Italia che vive e lavora.
Il suo sogno è completare gli studi e poi tornare a Dakar per provare ad impegnarsi in politica e riuscire a cambiare il suo paese affrontandone i problemi dall’interno.
L’ho incontrato a Livorno, si guadagna da vivere vendendo manufatti sulla Terrazza Mascagni, luogo di questo scatto.

E’ un semplice ritratto senza tante pretese ma è proprio un tipo di fotografia che vorrei riuscire a fare di più.
Incontri una persona, stabilisci un contatto e chiedi se puoi fare una foto.
Tutto qua.

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Giovanni

Giovanni da Linari - © Copyright 2011 Pega

Pensi che la tua miglior foto sia quella che ancora devi scattare?
Beh, in ogni caso, dai con calma un’occhiata al tuo archivio immagini o al tuo album online con gli scatti di quest’anno e poi scegli quella che considerari come la tua miglior foto del 2011.
È un piccolo esercizio che ti propongo di fare a conclusione di questo anno, alla ricerca di quella  che sceglieresti se ti fosse concesso di salvare una sola tra le tue foto realizzate negli ultimi dodici mesi.

Io ci ho provato ed ho scelto il ritratto di Giovanni.
È un’immagine che risponde a vari criteri che per il mio giudizio ne fanno una buona fotografia: la storia che racconta, il soggetto e la sua espressione insieme ad una decente qualità tecnica…
Ma c’è qualcosa di più.
Sono il significato, le sensazioni ed i ricordi dell’esperienza che accompagnano questa foto gli elementi che la rendono davvero importante per me.

La scelta è ovviamente molto personale e totalmente soggettiva, ma è un qualcosa che ti consiglio di provare a fare con i tuoi scatti a conclusione di questo anno di fotografie.
Se ne hai voglia inserisci pure il link alla tua “preferita 2011” in un commento a questo post.

E… BUON 2012!

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wet plate collodionLa tecnica fotografica delle lastre al collodio, inventata da Frederick Scott Archer,  era in voga intorno al 1850 e consisteva nell’usare una lastra di vetro trattata con una sostanza viscosa chiamata collodio in grado di trattenere sulla superficie liscia il nitrato di argento fotosensibile.
La qualità delle immagini non era quella (forse tuttora ineguagliata) dei dagherrotipi su lastra di rame ma il metodo era più semplice ed economico ed aveva il vantaggio di produrre negativi da cui poter ottenere molteplici stampe.

E’ un metodo affascinante che permette un approccio artigianale e consente anche oggi di provare a cimentarsi con queste tecniche basilari che sono parte integrante della storia della fotografia.
In questo video il fotografo David Hyams ci mostra tutto il processo che serve per arrivare ad avere foto che nascono esattamente come quelle di più di un secolo e mezzo fa.
Viene una gran voglia di provarci… No?

Le fasi descritte nel video sono :

1) Pulitura accurata della lastra di vetro
2) Applicazione del collodio sulla lastra, facendo in modo che si distribuisca perfettamente (la fase può svolgersi alla luce).
3) Immersione della lastra in un contenitore buio contenente una soluzione di nitrato d’argento.
4) Inserimento (al buio/luce rossa) della lastra trattata nell’apposito contenitore/scatola a tenuta di luce (plate holder).
5) Posizionamento del plate holder contenente la lastra nella macchina fotografica ed esposizione.
6) Sviluppo in un bagno di solfato di ferro.
7) Fissaggio usando una soluzione contenente tiosolfato di sodio.

Fonte: Cliff Shapiro

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Lucca Comics 2011

Evil? - © Copyright 2011 Pega

Anche quest’anno sono riuscito a fare un salto al Lucca Comics, l’evento che ogni anno invade la città toscana con una spettacolare moltidudine di appassionati provenienti da tutta Italia.
Come da tradizione, le strade ed il bellissimo percorso tra i bastioni erano popolati da un gran numero di cosplayer con i loro fantastici costumi. Sembravano arrivare direttamente dalle dimensioni parallele dei loro personaggi : fantasy, fumetti, fiabe, videogiochi, saghe cinematografiche o televisive. E’ un universo culturale molto vasto, fatto di immaginario, passione, fantasia e divertimento.

Durante questi giorni vagando per le vie, puoi incarnare un eroe o un mostro, un carnefice o una vittima, un personaggio reale o di fantasia. Non ci sono regole, nemmeno vincoli di età: c’è l’adolescente con il suo personaggio di un videogioco, come l’over 50 che con la sua testa brizzolata spunta togliendosi l’elmetto da guardia imperiale di Guerre Stellari. Nessuno è lì per giudicare, al contrario c’è un’aria di condivisione ed ammirazione gli uni degli altri, rispetto e curiosità reciproca.

A Lucca c’era insomma una gran bella atmosfera. L’ho iniziata a respirare appena arrivato quando, quasi con meraviglia, ho visto la coda ordinata di persone che nonostante i look irreali, trucco e parrucche colorate, attendevano con flemma anglosassone il loro turno per salire sulla piccola navetta-bus che dal parcheggio portava in centro.
Un senso di civiltà che duettava con i costumi e l’aspetto stravagante di molti, confermandosi nell’atteggiamento ed il comportamento generale, tranquillo ed ordinato, di così tante persone con cui diviene davvero facile sentire qualcosa in comune.

Io di cosplay non ci capisco molto, anzi diciamo pure che non ci capisco nulla, ma una cosa è certa: al Lucca Comics mi sono sentito come a casa mia, tra vecchi amici, con gente che ha il mio rispetto ed in molti casi anche la mia ammirazione. Concittadini.
E poi devo proprio dirlo: qui nessuno ti guarda male se hai una fotocamera, nessuno ha paura o sospetto se lo inquadri per uno scatto, anzi, fioccano i sorrisi.

Grazie ragazzi.
Ci vediamo al Lucca Comics 2012.

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“Don’t Forget To Say Hello”.
E’ in sintesi tutto qui il pensiero che ci trasmette Steve McCurry in un breve video che fa parte del progetto “One-Minute Masterclass” realizzato da Phaidon.
McCurry è uno dei fotogiornalisti e fotografi di strada più famosi del mondo. Membro dell’agenzia Magnum è l’autore del famosissimo ritratto della Ragazza Afgana reso celebre molti anni fa dal National Geographic, rivista con cui lavora ormai da tempo.

Per McCurry la fotografia di strada è il terreno su cui cogliere le opportunità più varie per entrare in contatto con persone di ogni angolo del mondo e realizzare ritratti intensi e suggestivi attraverso la creazione di un rapporto sincero tra fotografo e soggetto.
L’elemento del saluto è quindi per lui il biglietto da visita, la chiave per aprire la prima porta in modo rispettoso, cercando di porsi in modo il più possibile paritetico nei confronti della persona davanti all’obiettivo.
E’ un approccio alla fotografia di strada diverso da chi la interpreta alla ricerca di scatti rubati e situazioni spontanee dove il soggetto è totalmente inconsapevole. McCurry al contrario cerca il contatto e tenta di stabilire un dialogo con gli esseri umani che ha di fronte, quasi indipendentemente dalle barriere linguistiche che possono esistere.

Trovo molto bello questo punto di vista e ti consiglio questo minuto con Steve.
Il video è in inglese. A chi non è del tutto a suo agio con questa lingua consiglio comunque la visione… magari proprio immaginando di avere davanti questo signore con i baffi che racconta la sua storia a noi che con la nostra fotocamera siamo lì davanti, non comprendiamo bene la sua lingua ma… vogliamo fargli un ritratto.
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The framed Shark-o

The framed Shark-o - © Copyright 2011 Pega

Framing è incorniciare, sfuttare la presenza di una forma che ci permette di racchiudere il soggetto della nostra fotografia e convogliarci l’attenzione dell’osservatore.
La cornice non è solo quella cosa in legno o altri materiali che usiamo per valorizzare ed esporre le stampe fotografiche ma può anche essere un elemento interno all’immagine.

Puoi trovare tantissimi esempi di framing creato con l’inquadratura e la composizione, dal classico panorama ripreso attraverso la forma di una finestra o racchiuso da una breccia in un muro di pietra, ma si può anche ricorrere a qualsiasi idea venga in mente, ne è un esempio il mio scatto sopra.  

Insomma, per questo weekend assignment ti invito proprio a sperimentare il framing.
Prova scattare cercando di racchiudere il soggetto dentro ad una forma esterna, incorniciandolo con gli elementi che trovi intorno, muotivi a cercare la giusta posizione della fotocamera, componi con questo in mente.

Poi ti invito a pubblicare, in un commento qui sotto, il link a qualche foto che avrai realizzato.
Condividere le tue immagini con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

 

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Parlando con amici fotografi mi sono accorto che solo in pochi hanno sentito parlare del “long portrait. Si tratta di una forma espressiva che porta il concetto di ritratto oltre la fotografia.
Il classico ritratto fotografico congela un solo istante, il long portrait lo dilata in una sequenza video, in cui però il soggetto rimane confinato in una composizione che non varia ed a variare possono essere solo i dettagli dell’espressione del viso o del corpo.

E’ una tecnica non molto diffusa e non facile da far funzionare perchè risente, ancor più del normale ritratto fotografico, del rapporto tra fotografo e soggetto. Qui le emozioni o l’imbarazzo possono anche andare velocemente fuori controllo ed il confine tra capolavoro e banalità è quindi labilissimo, ma forse è proprio questo l’aspetto che ne determina il fascino e le potenzialità.

Il long portrait è apparentemente semplice da realizzare : si creano le stesse condizioni di un ritratto tradizionale ma invece di realizzare delle fotografie si gira uno spezzone video ad inquadratura fissa, senza aggiunte, senza musica o parlato. La durata può essere di alcune decine di secondi o qualche minuto.
I risultati che ne scaturiscono possono avere un’intensità veramente notevole.

Voglio riproporre un esempio che già citai un un vecchio post.
E’ un long portrait realizzato dal fotografo newyorkese Clayton Cubitt, un artista dallo stile crudo e molto diretto, che da tempo sperimenta questa forma di ritratto.
Cubitt ha chiesto alla modella Graciella Longoria di posare in un giorno particolare: il primo anniversario della morte del padre in un incidente stradale.

E’ un’opera forse discutibile e proprio per questo mi piace citarla. Può piacere o meno.

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Qui altri video e long portrait di Clayton Cubitt su Vimeo.

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Jana by Dmitry Gudkov

BikeNYC Portrait: Jana - © Copyright 2010 Dmitry Gudkov

Su Flickr mi sono imbattuto in questa foto. Un ritratto ambientato di una bella ragazza e della sua minimale bici verde marchiata “Fuji” in una strada di New York.
Di questa immagine mi piace moltissimo la spontaneità, con questa posa e l’espressione fiera, quasi di intrigante sfida, della protagonista, ma anche il contesto ed il modo con cui il fotografo ha saputo gestire lo sfondo urbano con uno splendido sfuocato.

E’ uno scatto di Dmitry Gudkov ed appartiene ad un suo progetto intitolato BikeNYC dedicato alle persone che si muovono in bicicletta nella Grande Mela. Iniziato nel Febbraio del 2010 conta ormai oltre un centinaio di scatti accompagnati da brevi note su ogni soggetto fotografato.
Puoi trovare BikeNYC sul sito personale di Dmitry o nell’apposito set sul suo album Flickr.

Credo proprio che potrebbe essere interessante cimentarsi in un bel progetto del genere: così semplice nella sua concezione ma anche ricco di potenzialità.

Complimenti Dmitry.

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One Million FacesUn milione è una bella cifra.
E’ l’obiettivo che si è preposta Peggy Dyer con il suo progetto fotografico personale One Million Faces.

Peggy è partita con questa cosa nel 2009 ed ha scoperto che l’idea raccoglie interesse e supporto, così l’ha trasformata in una iniziativa di solidarietà sociale di cui puoi trovare i dettagli sul sito.

Potrebbe essere un “progettino” da imitare, magari anche solo per divertirsi.
Sicuramente si tratta di fare un bel po’ di foto 🙂

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