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Cinquecento rossa

Cinquecento rossa - © Copyright 2009 Pega

Se nel precedente weekend assignment ti invitavo a fotografare le cose storte , in questo voglio fare qualcosa di  apprentemente simile ma profondamente diverso.
Stavolta la missione fotografica del fine settimana è dedicata al rendere storti, o meglio un po’ inclinati, soggetti che per loro natura sarebbero invece perfettamente dritti. 
E’ facile rendersi conto che non di rado l’inclinazione può cambiare totalmente il carattere di ciò che stiamo fotografando e ciò ci dice in sostanza che anche questo è un parametro che possiamo sfruttare con la nostra creatività.

E così per l’assignment di questo weekend il tema fotografico è : l’obliquità.

In questo fine settimana pensa, guarda e scatta obliquo.
Componi inquadrature secondo la diagonale del tuo mirino e prova a studiare composizioni che sfruttino questa impostazione.
A volte ciò che sembra ordinario se osservato dritto può assumere un gran fascino quando fotografato con una certa inclinazione.

Insomma, mentre la volta scorsa ti invitavo a fare foto dritte a coste storte, stavolta l’invito è a creare scatti storti di cose dritte.
Provaci, poi come al solito ti invito a condividere “il tuo prodotto della missione” e pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto che avrai realizzato.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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shuttle_launchStefanie Gordon era a bordo di un aereo di linea quando al suo finestrino è apparsa questa visione. Si trattava dello Space Shuttle Endeavour appena lanciato ed in fase di ascesa dopo aver “bucato” lo strato di nubi.

Una scena che non è da tutti giorni vedere e così la brava Stefanie ha preso il suo Iphone ed ha scattato.

Ma non è tutto.
Appena atterrata ha pensato bene di pubblicare l’immagine su Twitter, usando l’applicazione TwitPic e così si è trovata in pochi minuti con un buon migliaio di followers in più ed anche qualche testata come ABC, CNBC e BBC che cercavano di contattarla per ottenere quella ed altre immagini da pubblicare.

Credo che sia un esempio di quanto straordinari siano questi piccoli aggeggi dotati di fotocamera che abbiamo sempre con noi e di come possano essere davvero preziosi in così tante occasioni, divenendo incredibilmente potenti specie quando li sfruttiamo connessi alla rete.

Insomma, tieni il tuo cameraphone sempre a portata di mano, ne potrebbero uscire scatti incredibili ed imprevedibili ma attenzione… bisogna conoscere bene gli strumenti che si usano….
In questo caso per esempio l’entusiasmo della povera Stefanie si è spento velocemente quando è stata informata che secondo  i termini di servizio di TwitPic, si cedono e trasferiscono i diritti delle immagini che si postano attraverso questo network.
Così le agenzie di stampa hanno pagato TwitPic e non Stefanie.

Meditate gente, meditate…

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Dear old lady

Dear old Lady – © Copyright 2010 Pega

L’atmosfera era ideale, la luce perfetta.
Decisi di voler catturare quell’istante, ma non nel solito modo, quella volta mi ispirava l’idea di apparire nell’immagine.
E così, scelta l’inquadratura, impostati tempi ed esposizione, porsi la digitale ad una persona che era con me, chiedendole di farmi qualche scatto.
Foto personali, con un valore praticamente solo per il sottoscritto, tra cui una che scelsi di tagliare in un certo modo e poi processsare in bianco e nero.

Passa un po’ di tempo ed includo quella foto in una piccola raccolta che decido di stampare con uno dei tanti servizi online che permettono di realizzare dei libri fotografici di buona qualità.

Capita poi che quel libretto venga sfogliato proprio da quella persona a cui quel giorno passai la macchina fotografica. Apprezza le stampe ed esprime complimenti ma quando arriva a quella fatidica… l’espressione è : “Eh, però questa foto non è tua, l’ho fatta io!“.

Beh, trovo che sia una questione curiosa.
Forse chi realizza la fotografia è chi preme il bottone?
Se così fosse chissà quanti famosi ritratti realizzati da grandi fotografi come Avedon o la Leibowitz sarebbero da attribuire ai loro assistenti. Un’infinità di fotografie di paesaggio o anche autoritratti magari sarebbero opera degli automatismi delle macchine stesse (e quindi forse dei loro produttori Nikon e Canon?).

Per le persone non particolarmente appassionate alle questioni artistiche della fotografia la foto è un evento meccanico, quasi completamente automatico.
E invece non è così. La foto è un’opera complessa, sicuramente anche fatta dalla scelta del momento dell’esposizione, ma anche da tanti altri contributi che è il fotografo a scegliere, sia al momento dello scatto ma poi anche in postproduzione e stampa, quelle fasi che fin dai tempi della camera oscura rappresentano il lato nascosto ma fortemente creativo del processo artistico che genera l’opera fotografica finale.

Insomma di chi era la foto dunque?
🙂

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Space photographer

In queste sere di “Luna Rossa” e di cielo stellato, non posso fare a meno di pensare che ai bordi della nostra atmosfera è stato perpetrato una sorta di piccolo delitto fotografico.
Beh, niente di veramente grave ma chi è appassionato in particolare a fotocamere e obiettivi deve sapere che in questi giorni, subito prima del rientro in atmosfera, l’astronauta Italiano Paolo Nespoli ha abbandonato ad un brutto destino un bel po’ di preziosa attrezzatura fotografica.
Nespoli è infatti rientrato dalla sua missione sulla IIS con la Soyuz russa, composta dalla capsula che riporta a terra gli astronauti e dal modulo orbitale, che viene abbandonato e si disintegra al rientro nell’atmosfera.
Tutto il materiale “non strettamente indispensabile” viene lasciato in questo modulo orbitale “a perdere” e così è stato anche per una coppia di magnifiche fotocamere professionali Nikon (una D3s ed una D3x) oltre ad almeno un obiettivo Nikkor 24-120.
Stringe il cuore pensare a tutto quel ben di dio che si vaporizza mentre il modulo russo brucia al rientro e qualcuno ha anche calcolato che lo “spreco fotografico” dovrebbe essere nell’ordine dei 13/14.000 euro.
Si tratta certamente di una bazzecola rispetto ai costi enormi delle missioni spaziali, dove portare un chilogrammo in orbita costa molto caro: almeno 5.300 dollari con la Soyuz usata da Nespoli.
Facendo due conti quindi i 4,3kg di attrezzatura di cui stiamo parlando hanno avuto un costo di messa in orbita ben maggiore del loro valore.

Beh comunque, se ti dovesse capitare di trovare un pezzo di paraluce bruciacchiato in giardino… Saprai da dove viene.
🙂

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Cassetta storta

Cassetta storta - © Copyright 2011 Pega

C’è poco da fare, devo confessare che non di rado mi colpiscono ed affascinano le cose storte.
Dal ramo di un albero che ha patito la furia del vento o si è dovuto far strada per trovare la luce, ai nasi più improbabili che si possono incrociare per strada, fino ad una cassetta della posta installata in modo maldestro.

Non proprio sempre, ma più frequentemente di quanto ci si potrebbe aspettare, le cose storte hanno un loro fascino, so che non vale solo per me.
A volte hanno fascino persino per chi ha sempre la tentazione di cercare di raddrizzarle.

E così per l’assignment di questo weekend eccoti il tema fotografico da svolgere : le cose storte.

Prova a cercare di affrontare questa missione cercando e fotografando cose che sono effettivamente storte, anche solo un poco.
Quindi non fare una foto storta di una cosa dritta ma foto dritta di qualcosa che è storto. 🙂

Lo so, questo fine settimana l’assignment è un po’ folle, ma forse è per questo che potrà risultare divertente.
Come al solito ti invito a condividere “il tuo prodotto della missione” e pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto che avrai realizzato.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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10:30

10:30 (Winter Holter) - © 2011 Pega


Rallenta.
Se c’è una cosa che spesso minaccia la nostra capacità di realizzare della buone foto è la fretta: quel passo lesto che in genere segna le nostre vite e delimita i momenti che dedichiamo alla fotografia. Un ritmo che raramente ci permette di cogliere e sfruttare le tante opportunità fotografiche che ci si presentano quotidianamente.

Se non si riesce a rendersi conto di questo fattore e non si impara a rallentare, anche l’avere sempre a disposizione una fotocamera diviene inutile.

La prossima volta che dedichi del tempo alla fotografia prova a rallentare, a prenderti più tempo per cercare le inquadrature e le composizioni.
Una volta che avrai rallentato… Rallenta ancora di più. Usa un treppiede, metti il fuoco in manuale e minimizza gli automatismi. Ragiona sulle foto cercando di previsualizzarle, accontentati di fare meno scatti, molti meno.
Le foto verranno da sole.

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Leika o-series 1923

La notizia ha fatto velocemente il giro del mondo: in questi giorni si è segnato il record per la fotocamera più costosa mai venduta.
Si tratta di una vecchia Leika o-series del 1923 che è stata battuta all’asta presso Westlicht per la “modica” cifra di un milione e trecentoventimila euro.
Apparenente ad un lotto di soli 25 pezzi realizzati al fine di testare il mercato per questo tipo di fotocamere, la piccola Leica, tuttora perfettamente funzionante, è la seconda di questa serie ad essere stata proposta e venduta in un’asta pubblica.

Devo dire che un prezzo così enorme per un apparecchio fotografico, anche quando sicuramente raro ed importante, a me appare veramente eccessivo.
Ha davvero senso pagare una cifra del genere per aggiudicarsi questo piccolo pezzo di storia? E l’acquirente avrà mai intenzione di caricarci un rullino e provare a fare qualche scatto?

Probabilmente sono domande destinate a rimanere senza risposta. 
Certo che a questo punto posso comunque iniziare a coltivare qualche speranza di poter piazzare ad un buon prezzo anche la mia piccola Rollei del 1945… 
Che dici, provo a sottoporla a qualche casa d’aste? Stavo pensando ad una base di almeno 500.000 euro… 🙂 🙂 🙂

E tu hai qualche vecchio cimelio da vendere?
Ecco nel video sotto com’è andata l’asta della Leika. Dacci un’occhiata, magari chissà… un giorno l’oggetto in vendita potrebbe essere qualcosa che hai nella tua cantina.



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Piera

Piera - © Copyright 2008 Pega


C’è una frase di Georges Braque a cui voglio dedicare il post di oggi:: “La limitazione dei mezzi determina lo stile, dà vita a nuove forme e dà impulso alla creatività”.

Leggila con attenzione perché racchiude una delle grandi verità che hanno reso la fotografia così affascinante ed importante fin dal primo momento della sua invenzione.

Braque non era un fotografo ma è comunque una figura che non ha bisogno di presentazioni e può essere considerato tra quelli che segnano la storia dell’arte moderna. Fu infatti insieme a Picasso il fondatore del movimento cubista.

Credo che la questione della limitazione dei mezzi sia davvero fondamentale in fotografia, mi è già capitato in precedenza di parlarne.
Le caratteristiche di incompletezza, dall’intrinseca limitazione dell’inquadratura, al singolo istante colto nel tempo, fino alla selettività del fuoco o delle tonalità di colore, sono ciò che costringe il fotografo a esprimersi il più possibile sul soggetto; sul contenuto, cercando di sfruttare al meglio quelle limitazioni.

E così, è proprio comprendendo questi vincoli ed imparando a gestirli facendoli propri, che molti grandi artisti hanno realizzato i loro capolavori.

Hai mai pensato a questo aspetto ed a quanto ciò sia in contrasto con le tendenze di perfezionismo tecnologico che però da sempre accompagnano il mondo della fotografia?

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Sharing Workshop #4

Sharing Workshop #4 - Punta Ala ed Isola d'Elba - 20,21,22 Maggio 2011

Ecco, questa è la “ciurma” che ha partecipato a quello che definirei come il Mitico-Sailing-Sharing-Workshop.

Sono stati giorni intensi, divertenti e molto interessanti, passati insieme a parlare di fotografia (ma anche di altro) a bordo di una barca a vela di dodici metri, navigando nelle splendide acque dell’arcipelago toscano.
Un esperimento, partito un po’ come una scommessa, che grazie alle doti dei partecipanti si è subito rivelato un’occasione ideale per conoscersi meglio e condividere la passione per la fotografia.
Imbarcate per questo Sharing Workshop c’erano sia persone che avevano già avuto modo di prendere parte a questo tipo di inziativa sia facce nuove che comunque, senza alcun problema hanno subito colto lo spirito che caratterizza questa idea : la voglia di provare a creare un’occasione di scambio reciproco di conoscenze ed argomenti.
Com’è ormai tradizione, chi prima ha ascoltato si è poi messo in gioco per svolgere la sua parte di workshop, il tutto non più nel breve volgere di qualche ora, com’era sempre stato negli eventi precedenti, ma sfruttando tutto l’arco del weekend in barca.
E così tra un bordo di bolina ed un piatto di pasta gustato all’ancora, si è parlato degli argomenti portati dai partecipanti, come gli errori in fotografia, della creazione di immagini senza fotocamera, di storia della vela e della fotografia, il tutto saltando tra teoria e pratica quasi senza soluzione di continuità e ritrovandosi anche a tarda sera a sfruttare il buio di una caletta per sperimentare light painting e lunghe esposizioni.
Insomma un’esperienza che non è per niente facile descrivere in poche righe e che quindi voglio provare a condividere con un paio di brevi estratti video che puoi vedere qui sotto.
Il primo è stato realizzato durante l’interessante porzione di workshop tenuta da m|art, il secondo durante una virata,  manovra dell’imbarcazione in cui si sono impegnati i più o meno esperti membri dell’equipaggio…

Davvero un grazie sincero a tutti i partecipanti, e… buon vento! 🙂

Puoi dare un’occhiata ad alcune foto realizzate dai partecipanti durante questi eventi nell’apposito gruppo Flickr.

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Sei interessato a partecipare ad uno dei prossimi Sharing Workshop?
Scrivi a: sharingworkshop@gmail.com

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Mirabeu Bas - Monaco

Mirabeu Bas - Monaco © Copyright 2011 Pega

Eccoci ad un nuovo assignment, questa sorta di appuntamento quindicinale con una piccola “missione fotografica”,  un’occasione (o una scusa) per dedicare qualche momento alla fotografia e provare a scattare secondo un compito predeterminato.

Per questo weekend ecco qual’è il tema : le curve.

Non intendo solo curve stradali ovviamente, anche se la mia qui sopra lo è in modo inequivocabile.
Il tema può essere interpretato in modo libero e quindi con questo assignment ti invito a cercare la curva come forma, come sinuosità naturale o artificiale che sovente anche da sola, riesce a catturare ed affascinare l’occhio con la sua armonia e purezza.

Le curve sono ovunque…  bisogna solo cercarle e vederle, a volte separarle dal resto.

In questi giorni prova a fotografare le curve, di qualsiasi tipo ed in qualunque declinazione… rendile l’elemento chiave di qualche tuo scatto.

Poi, come ormai propongo ad ogni assignment, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
Bando alla timidezza, non invare mail private. Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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