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Posts Tagged ‘photography’

MonopiedebastoneChi si è preso un po’ di vacanza in montagna sa bene quanto sia prezioso un buon bastone.
Se però si ha voglia anche di portarsi un minimo di attrezzatura fotografica e magari si dispone di un bel tele oppure si pensa di fare qualche scatto in condizioni di bassa luminosità ecco che nasce l’esigenza di avere con sè un treppiede o… al limite un monopiede.

Perchè allora non darsi un po’ al fai-da-te ed unire le due cose?
Ecco un simpatico progetto di quei matti di Cameratechnica, un sito con ottimi spunti sul fai da te fotografico che ti raccomando.
Si tratta di trasformare un normale bastone in legno in un monopiede sempre a tua disposizione.

Semplice, facile ed economico.
🙂

Eccoti il link : http://www.cameratechnica.com/2011/03/22/diy-project-convert-a-hiking-stick-into-a-self-standing-monopod/

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Giorni fa parlavo della nuova linfa data alla fotografia analogica istantanea da The Impossible Project, l’azienda che ha rilevato un ex stabilimento Polaroid e ricominciato a produrre film per questo tipo di macchine.
Lo sapevi che da una stima fatta proprio da Impossible pare che nel mondo ci siano ancora circa 300 milioni di queste macchine fotografiche ancora in grado di funzionare? (!!!).

Dicevo appunto che la qualità non è proprio ancora all’altezza dei prodotti originali, ma è anche vero che la sfida non è facile. Ci sono un sacco di problematiche tecniche e per farsi un’idea di come funzioni la realizzazione di una pellicola istantanea ti consiglio di dare un’occhiata a questo video.
Buona visione!

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Social_Distorsion_Hard_TimesChe cosa c’entra questo post con la fotografia?

Beh, forse non molto.

Il fatto è che stavo guardando la copertina di quest’album dei Social Distorsion e mentre me lo sparavo in cuffia ho pensato che l’immagine sembra quasi una citazione degli scatti di Walker Evans o Dorothea Lange.

Furono loro che negli anni ’30 esplorarono per primi la fotografia a fini sociali e documentaristici, nell’ambito di un programma governativo sulle condizioni di vita nelle zone rurali dell’ovest americano. Era un gran brutto momento quello perchè gli Stati Uniti stavano affrontando la Grande Depressione.
Una foto che fa pensare, specie se vista nell’ottica dell’attuale fase economica…

Comunque…

Come ben noto, la fotografia è una scusa… Quindi segui il mio consiglio e, che tu sia in vacanza o al lavoro, lasciati andare per qualche minuto ad un po’ di sano e grezzo rock blues californiano.

Questo è un pezzo in cui c’è dentro di tutto: dagli Stones al gospel, agli Aerosmith, passando per gli ZZ Top.

Proprio quello che ci vuole.

Dammi retta, alza il volume a palla e goditela fino in fondo, finale accelerato compreso.

🙂

.

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Robert Cornelius

Era l’Ottobre del 1839. Robert Cornelius era un esperto di chimica e metallurgia che lavorava al servizio di una coppia di imprenditori americani nel neonato e promettente settore della fotografia: Joseph Saxton e Paul Beck Goddard.
Negli Stati Uniti il metodo inventato dal francese Daguerre ed importato oltreoceano da Samuel Morse (si quello del codice telegrafico) si stava spandendo a macchia d’olio.
Uno dei maggiori limiti di questa nuova industria era però la lentezza del processo.
Il dagherrotipo infatti, oltre a richiedere una lunga e laboriosa preparazione della lastra ed una serie di attente operazioni per lo sviluppo, necessitava anche di esposizioni lunghssime. Ciò limitava molto le possibilità di sfruttamento dell’idea a fini ritrattistici perchè era davvero molto difficile far stare perfettamente immobili i soggetti per decine di minuti.
Per questo, come molti altri in contemporanea, i datori di lavoro di Cornelius stavano cercando una strada per abbreviare questi tempi, sfruttando tecniche meccaniche, fisiche e chimiche.
Fu così che durante una serie di esperimenti che combinavano una particolare tecnica di lucidatura della lastra con l’uso di un accelerante chimico, Cornelius decise di effettuare un autoritratto.
Tolse il tappo all’obiettivo e si piazzò davanti alla fotocamera per poco più di un minuto.
Il risultato non fu niente male per il brevissimo tempo di esposizione utilizzato e fu così che la sua tecnica fu perfezionata e contribuì significativamente allo sviluppo di questo settore.

Ma quel che forse più conta è che questo fu sicuramente il primo autoritratto della storia della fotografia.
E’ un’immagine in cui appare  un giovane un po’ scapigliato ma molto attento e concentrato sul suo lavoro. Alcuni studiosi considerano questa lastra addirittura come il primo vero ritratto ravvicinato di una persona eseguito con una tecnica fotografica.
Il “self” di Robert Cornelius fa parte dell’archivio Daguerreotype collection della Library of Congress, consultabile anche online.

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clearing winter storm

Clearing winter storm – © 1936 Ansel Adams

Come tanti sono convinto che la creatività si esprima spesso come naturale conseguenza dell’“influenza”.
Con influenza intendo tutto quel processo di rielaborazione che l’artista compie partendo da ciò che ha visto, provato, vissuto, studiato, approfondito ed introiettato per poi produrre un’opera che risulta come nuova ed originale.

Non esiste il “creare” dal niente ed anche l’atavico concetto di “ispirazione” si rifà proprio a questo.

In fotografia, come in qualsiasi altra forma espressiva del resto, si tratta sempre di rielaborare in modo non banale il pensiero di coloro che ci hanno preceduto. La vera genialità sta nel farlo in modo personale e genuino, trovando la giusta misura nell’inserire fattori nuovi.
Si può verificare facilmente tutto questo andando a studiare i capolavori dei grandi maestri e scoprendo puntualmente che  le loro opere sono state sempre fortemente influenzate da (a volte sconosciuti ma importanti) predecessori.
Sono un emblematico esempio di questo fenomeno i famosi scatti di Ansel Adams nei grandi parchi americani. Ansel li realizzò ispirato dal lavoro di vari avventurosi pionieri dell’ottocento, che si muovevano con pesanti e primordiali attrezzature alla scoperta di una frontiera che non era solo fotografica. Sono nomi forse un po’ meno noti ma comunque importanti nella storia della fotografia. Carleton E. Watkins e Charles L. Weed avevano fotografato proprio la valle di Yosemite che rese famoso Adams ma anche William Belle, Timothy H. O’Sullivan o William Henry Jackson avevano immortalato ben prima di lui, e con uno stile decisamente simile, i grandi spazi dell’ovest americano.
Casi analoghi si possono trovare a bizzeffe nella storia dell’arte, ma rimanendo in tema fotografico, dove esempi di questo tipo sono facilissimi da trovare, possiamo citare l’emblematica influenza dei grandi classici della pittura sui fotografi recenti, com’è ad esempio il caso della Venere del Botticelli sugli scatti di Andy Warhol o David LaChapelle oppure l’impatto di Edward Hopper su Gregory Crewdson.
Insomma, la creatività è sempre espressione di newtoniana “capacità di salire sulle spalle dei giganti”, quindi  conseguenza di studio e comprensione delle opere dei propri predecessori.

Non ci sono scorciatoie.

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Poeraloid Polaroid

Film Gang POERALOIDS - © Copyright 2011 Pega

Beh, dopo tanti anni di “vacanza” la mia Polaroid è stata costretta a tornare per qualche ora al lavoro.
I risultati sono decisamente scadenti, addirittura peggiori di quanto non possa sembrare nell’immagine sopra, tanto che è stato appositamente coniato un nuovo termine per descrivere questo tipo di fotografie: POERALOIDs.

In occasione dell’incontro Film Gang di martedì 12 Luglio scorso a Firenze, sono però spuntate anche un certo numero di gloriose e ben più valide “vecchiette” a pellicola. Erano saldamente al collo dei fieri partecipanti a questo piccolo evento dedicato alla fotografia analogica ed è stato bello vederle in azione ed anche farsi notare nell’affolato centro storico sfoggiando il loro fascino classicheggiante 🙂

C’erano vecchie biottiche e reflex più o meno recenti, macchinette di bachelite ed in plastica, otturatori a molla e filtri cross screen, c’era pure una fotocamera stenopeica in legno con cui il mitico “Lomba” ha scattato a raffica… con esposizioni che però sono di alcuni minuti!

Insomma è stato divertente tornare, magari per qualcuno anche solo per una sera, a scattare con la pellicola, dimenticando completamente il digitale e gli automatismi.
Penso che lo rifaremo.
Un grazie a tutti i partecipanti che invito (quando avranno sviluppato e poi stampato le loro foto) a linkare qui i loro scatti.

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A true classicRieccomi con un’altra idea balzana.

Hai da qualche parte una fotocamera a pellicola?

Si. Sai, di quelle in cui si mette il rotolino e che fino a qualche anno fa era il normale strumento con cui si realizzavano le fotografie?

Beh, se non cel’hai puoi fartela prestare o magari comprarne una usa e getta, perchè l’idea è di trovarsi Martedì 12 Luglio per una passeggiata fotografica analogica nel centro di Firenze con la luce del tramonto e della prima serata.

E’ un incontro aperto a tutti ma esclusivamente riservato a chi si presenterà munito solo di fotocamera a pellicola e voglia, anche soltanto per una sera, di lasciare da parte il digitale e catturare immagini analogiche.

L’appuntamento è per le 19 in Piazza della Stazione, sulla scalinata curva a pochi metri dal capolinea del tram

Da lì ci muoveremo guidati da un atavico istinto analogico, che ci porterà a vagare per scorci ameni e concludere la serata quando la luce mancherà e la fame ci chiamerà, tutti insieme, verso un frugale e finale spuntino serale estivo.

Che ne dici?

Vieni, sarà divertente !

p.s. Ringrazio chi vorrà confermare la propria partecipazione in un commento sotto o scrivendo a pegaphotography@gmail.com

p.p.s Sei lontano da Firenze e ti è davvero difficile partecipare? Prova a chiamare i tuoi amici appassionati di foto ed organizzare la stessa cosa nella tua città. Faccelo sapere che poi ci scambiamo le foto! 🙂

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L’ho già detto che adoro i time lapse? Beh, penso proprio di si.
Rimango sempre affascinato dai risultati prodotti da chi si cimenta in questa tecnica che unisce fotografia e video, sopratutto da chi sperimenta realizzazioni sempre più sofisticate, che magari prevedono il movimento della fotocamera ed il conseguente progressivo cambio di inquadratura durante il filmato.

Ma quello che ti voglio far vedere oggi è ancora un passo avanti: è un time lapse veramente stellare, nel senso che le stelle e la via lattea sono le protagoniste assolute.
È stato realizzato da Randy Halverson in South Dakota. Si tratta di una serie di sequenze realizzate intervallando ogni due o tre secondi delle lunghe esposizioni notturne, che rendono l’atmosfera quasi magica.
Il lavoro colpisce non solo per la qualità delle foto e la tecnica usata che comprende traslazioni e rotazioni del punto di ripresa, ma anche per il gusto compositivo che caratterizza tutto il filmato.

Guardalo e lasciati ipnotizzare perchè è bellissimo. Buona visione.

Un grazie a Leonardo per la segnalazione.

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The underwater projetcTi consiglio vivamente la visione di alcune fotografie di Mark Tipple che lasciano decisamente senza fiato.

Fanno parte di quello che lui chiama The Underwater Project e sono realizzate piazzandosi sott’acqua nei pressi di una spiagga di Sydney e realizzando queste magnifiche immagini subacquee caratterizzate da un’incredibile trasparenza e luce.
Io ne sono rimasto ipnotizzato e sebbene non credo sia possibile ottenere niente del genere nelle nostre acque, sarei fortemente tentato di provarci…

Qui anche uno splendido video. Ah, che meraviglia, sembra di sentire il fragore delle onde.
Buona visione!

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Piera

Piera - © Copyright 2008 Pega


C’è una frase di Georges Braque a cui voglio dedicare il post di oggi:: “La limitazione dei mezzi determina lo stile, dà vita a nuove forme e dà impulso alla creatività”.

Leggila con attenzione perché racchiude una delle grandi verità che hanno reso la fotografia così affascinante ed importante fin dal primo momento della sua invenzione.

Braque non era un fotografo ma è comunque una figura che non ha bisogno di presentazioni e può essere considerato tra quelli che segnano la storia dell’arte moderna. Fu infatti insieme a Picasso il fondatore del movimento cubista.

Credo che la questione della limitazione dei mezzi sia davvero fondamentale in fotografia, mi è già capitato in precedenza di parlarne.
Le caratteristiche di incompletezza, dall’intrinseca limitazione dell’inquadratura, al singolo istante colto nel tempo, fino alla selettività del fuoco o delle tonalità di colore, sono ciò che costringe il fotografo a esprimersi il più possibile sul soggetto; sul contenuto, cercando di sfruttare al meglio quelle limitazioni.

E così, è proprio comprendendo questi vincoli ed imparando a gestirli facendoli propri, che molti grandi artisti hanno realizzato i loro capolavori.

Hai mai pensato a questo aspetto ed a quanto ciò sia in contrasto con le tendenze di perfezionismo tecnologico che però da sempre accompagnano il mondo della fotografia?

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