C’è un particolarissimo tipo di ritratto che il fotografo Philippe Halsman si divertiva a realizzare negli anni cinquanta e che lo rese celebre. Si tratta di una sorta di filosofia dello scatto che lui denominò “Jumpology“.
In quel periodo Halsman era stato incaricato dalla NBC di realizzare una serie di fotografie a personaggi molto famosi, tra cui importanti nomi dello spettacolo come Bob Hope e Marilyn Monroe, ma anche celebrità della scena politica come Richard Nixon, i coniugi Ford ed i Windsor.
Mentre svolgeva questo lavoro si accorse che chiedendo ai suoi soggetti di saltare e scattando quando questi si trovavano a mezz’aria, il risultato della foto diveniva più interessante.
Lo stesso Helsman disse: “Quando chiedi ad una persona di saltare, la sua attenzione si concentra principalmente sull’atto del salto e la maschera cade, rivelando la vera persona“.
Fu così che nel 1959 pubblicò un interessante libro intitolato Philippe Halsman’s Jump Book in cui, oltre ad una approfondita discussione sulla “Saltologia”, appaiono ben 178 celebrità ritratte a mezz’aria.
Confesso che sono rimasto proprio incuriosito da questa cosa e non ho potuto fare a meno di provarci…
🙂
Archive for the ‘Black and White’ Category
Jumpology reloaded
Posted in Black and White, Culture, Flash shots, History of photography, People, Photography portraits, Technique, tagged Halsman, jump, jumpology, persone, ritratto, salto, verità on 02/01/2014| 4 Comments »
Cortocircuito fotografico #12: Henri Cartier-Bresson fotografato da René Burri
Posted in Black and White, Candid portraits, Culture, History of photography, People, Street Photo, Technique, tagged Bresson, burri, Cortocircuito, fotografato, fotografia, fotografo, reportage, street on 19/12/2013| 1 Comment »


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Ed eccolo il mitico HCB, che si sporge da una finestra sulla Fifth Avenue per fotografare qualcosa che ha attirato la sua attenzione giù per strada.
Per questo dodicesimo appuntamento con il cortocircuito fotografico, serie dedicata ai fotografi fotografati, siamo a New York, nel palazzo dove ha sede Magnum Photos.
In queste due immagini Cartier Bresson è immortalato da un collega, anche lui membro della mitica agenzia: René Burri.
Mentre gli scatti ed il nome di Bresson, il maestro del “momento decisivo”, sono universalmente noti anche al di fuori del mondo degli appassionati di fotografia, quelli di René Burri non godono della stessa fama. Eppure questo importante personaggio può essere senz’altro considerato tra le più influenti figure della fotografia dello scorso secolo, in particolare per il ruolo che lo ha reso protagonista della trasformazione artistica del reportage.
Nato a Zurigo nel 1933, Burri si interessò, prima che di fotografia, di pittura e cinema. Fu coinvolto nelle attività dell’agenzia Magnum dal suo collega ed amico Werner Bischof che lo presentò agli altri soci con un reportage sulla vita dei bambini sordomuti, che fu subito pubblicato in prestigiose riviste tra cui Life.
Viaggerà in tutto il mondo per Magnum, divenendone anche presidente negli anni ottanta, sviluppando uno stile profondo e personale, caratterizzato da scelte formali rigorose, ma con una visione del mondo garbata e profondamente umana, sempre condita da una immancabile dose di ironia.
Celebri sono i suoi reportage su Picasso, Giacometti e Le Corbusier, come anche quelli su Fidel Castro e Che Guevara. Immagini spesso note al grande pubblico molto più del loro autore.
I precedenti cortocircuiti fotografici:
#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston
#5: Alfred Stieglitz fotografato da Gertrude Käsebier
#6: Steve McCurry fotografato da Tim Mantoani
#7: Robert Capa fotografato da Gerda Taro
#8: Gerda Taro fotografata da Robert Capa
#9: Robert Mapplethorpe (con Patti Smith) fotografati da Norman Seef
#10: Szarkowski fotografato da Winogrand fotografato da Friedlander
#11: Andy Warhol fotografato da Robert Mapplethorpe
Quella foto che ti fece appassionare alla fotografia (reloaded)
Posted in Black and White, Culture, History of photography, tagged fotografia, inizio, nudo, passione, Weston on 05/12/2013| 11 Comments »
Torno spesso a vedere questa foto, adoro ammirarla sulla pagina del libro, che conservo gelosamente, dove la vidi per la prima volta. Per me è una foto importante.
Magari non ci hai mai pensato, ma forse anche per te, come per molti fotografi, esiste una foto che rappresenta un personale punto di riferimento. È quella che in un più o meno remoto passato ha fatto scattare qualcosa ed è (almeno in parte) “responsabile” della nascita di un interesse particolare per la Fotografia.
Non è detto che si tratti per tutti di uno scatto famoso, ma nel mio caso l’immagine che ritengo la principale indiziata è una celebre foto di Edward Weston: Nude woman, un capolavoro che il grande maestro del bianco e nero scattò nel 1936.
Ne rimasi affascinato da ragazzino e resta a tutt’oggi una delle foto che amo di più in assoluto, per l’insieme di armonia, grazia, rigore, sensualità, talento e grandissimo senso estetico che rappresenta. Almeno per me.
E tu cel’hai una foto che ti ha “avvicinato alla fotografia”?
Werner Bischof
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Street Photo, tagged fotogiornalismo, fotografia, Giornalismo, India, novecento, reportage, storia on 03/12/2013| 2 Comments »
“Ho sentito il dovere di avventurarmi nel mondo e di esplorarne il vero volto. Condurre una vita soddisfacente, di abbondanza, ha accecato molti di noi che non riescono più a vedere le difficoltà immense presenti al di là delle nostre frontiere.”
Prima delle immagini, sono queste sue brevi parole a far subito intuire chi era Werner Bischof. Nato a Zurigo nel 1916 studiò arte ed iniziò a lavorare come fotografo pubblicitario ma, nonostante un discreto successo, ben presto si accorse che non era quella la sua strada. Nel 1945 accettò un incarico da parte della rivista Du che lo portò a girare l’Europa postbellica e documentare le condizioni di vita delle persone.
Rimase segnato da questo suo primo incarico. La sua attenzione si volse subito verso le persone, specie i più deboli, le vittime innocenti del recente conflitto, sviluppando l’idea di fotografia come testimonianza della dimensione esistenziale e delle sue difficoltà.
Nel 1949 fu invitato a far parte dell’agenzia Magnum, allora composta dai soli cinque soci fondatori: Capa, Cartier-Bresson, Rodger, Seymour e Haas.
Nella veste di fotoreporter (definizione che non amava) viaggiò prima in India e poi in Giappone per documentare la guerra in Corea. Vi rimase un anno intero, carpito dal fascino e dall’eleganza della sua cultura, che catturò con scatti assoluti.
Nel 1953 si volge verso il nuovo mondo. Prima viaggia per alcuni mesi nel cuore degli Stati Uniti seguendo la creazione della nuova rete autostradale, poi va in Sudamerica dove è intenzionato a fotografare alla gente, descrivere la vita quotidiana. Un’idea che, sapeva benissimo, non avrebbe entusiasmato le testate per cui lavorava. È sulle Ande, a soli trentotto anni, che trova una terribile morte, in un incidente d’auto mentre viaggia verso una miniera in alta quota.
Gran parte del lavoro di Bischof è stato valorizzato solo in tempi molto successivi alla sua morte, grazie al figlio Marco che, nel 1986 decise di pubblicare alcuni estratti dai suoi diari e dalla corrispondenza, oltre ad un archivio fotografico inedito.
C’è una cosa, di cui non molti parlano, che mi ha affascinato di questo fotografo. Bischof è stato uno dei pochi fotoreporter del “periodo d’oro” del fotogiornalismo anni ’50 e ’60 ad usare il colore.
In quegli anni, per motivi tecnici ed economici, le testate stampavano solo in bianco e nero, creando un terreno formale a cui la maggior parte di un certo tipo di fotografi è rimasta rigidamente ed a lungo ancorata, anche ben dopo l’avvento della quadricromia. Werner Bischof fu invece tra i primi ad esplorare il reportage anche a colori, riuscendo ad interpretarlo con coordinate artistiche ed estetiche indipendenti e personali, sicuramente diverse da quella sorta di mainstream monocromatico che ancora oggi tende a dominare il genere.
Una volta disse: “Davvero io non sono un fotogiornalista. Purtroppo non ho alcun potere contro questi grandi giornali, non posso nulla, è come se prostituissi il mio lavoro e ne ho davvero abbastanza. Nel profondo del mio cuore io sono sempre, e sempre sarò, un artista.”
Fotografia: arte e/o decorazione (?)
Posted in Black and White, Culture, History of photography, tagged arte, decorazione, Diane Arbus, Edward Weston, fotografia, Michelangelo on 19/11/2013| 13 Comments »
Arte e decorazione: due concetti molto diversi ma anche ben legati tra loro, in qualche caso difficili da separare.
La fotografia, almeno quella artistica, è spesso confusa con la decorazione, e molte persone associano una bella stampa fotografica a qualcosa che avrebbe la sua naturale posizione appesa al muro come elemento decorativo.
Ma l’espressione artistica non nasce per finire come un complemento d’arredo e molti grandi artisti non hanno creato le loro immagini pensandole per le pareti di camere o salotti.
Ce li vedi un Eugene Atget, un Edward Weston o una Diane Arbus a scattare le loro fotografie con in mente una funzione di abbellimento? Forse Michelangelo dipinse la volta della Cappella Sistina pensando semplicemente di decorararla?
Insomma, forse per qualcuno è una sottigliezza, ma secondo me è invece una questione di fondo, che emerge ogni volta che mi capita di parlare con chi, conoscendo la mia passione, mi chiede perché non ho la casa letteralmente tappezzata di fotografie.
E tu che ne pensi? Qual è la funzione della Fotografia e in che rapporto la senti con la decorazione?
L’erba del vicino (fotografo)…
Posted in Black and White, Culture, tagged abitudini, attrezzatura, Canon, guado, lato, marca, Nikon on 17/11/2013| 7 Comments »
È un gran classico: ad un certo punto arriva un giorno in cui cominci a pensare che con “l’altra marca” forse potresti fotografare meglio. L’altra marca è quella che non hai tu, è quella della fotocamera di qualche amico o collega, in pratica è la marca dell’attrezzatura dell’altro 50% di fotografi nel mondo, circa.
Non importa che la tua sia Canon o Nikon, il fatto è che prima o poi la tentazione di “cambiare sponda” arriva. L’altra marca ha un nuovo modello di fotocamera, le ottiche sono fantastiche, gli accessori pure, il click dello scatto più bello e professionale. Sì, sembra proprio il momento giusto.
Se deciderai di affrontare questo guado, dovrai essere preparato ad esborsi economici e dolorosi addii, ma non sarà tutto: i due produttori hanno fatto molto per rendere dura la vita a chi decide di cambiare. Dal verso di attacco degli obiettivi, al senso degli indicatori nei display, Canon e Nikon mostrano dettagli esattamente opposti.
Sarà necessario adattare, in qualche caso ricostruire, intere abitudini e gesti automatici a cui normalmente non si pensava più. Un pò come doversi abituare a guidare tenendo la sinistra.
Chissà se poi, comunque, la strada non porterà verso la stessa identica meta…
P.s. Non me ne vogliano i possessori di fotocamere di altre marche 🙂
Criminali o modelli?
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged 1920, anni venti, criminale, foto, galera, Mugshots, prigione, segnaletica, USA on 13/11/2013| 6 Comments »
C’è stato un tempo in cui, quando ci si metteva davanti ad una macchina fotografica, lo si faceva sempre con gran serietà. La fotocamera era rispettata e considerata come un potente strumento in grado di catturare e proiettare l’immagine della persona, oltre i confini fisici e temporali.
E così, anche quando si trattava di ritrarre dei criminali in prigione, fotografo e “modello” non prendevano la cosa per niente sotto gamba. Attenzione ai dettagli, all’abbigliamento, alla posa ed alla luce, ecco com’erano le foto segnaletiche negli anni intorno al 1920.
Dimmi se il personaggio sopra non sembra uscito da una fiction.
Che ne pensi? Non sono notevoli questi ritratti? Se vuoi, eccone sotto qualche altro, proveniente direttamente dalle galere statunitensi e dal “periodo d’oro delle foto segnaletiche e dei criminali eleganti”: gli anni venti del secolo scorso.

International Fine Art Photography Award 2013
Posted in Black and White, Culture, Nature, People, tagged arte, concorso, fine art, natura, paesaggio on 11/11/2013| 2 Comments »
Ogni anno seguo con curiosità il concorso International Fine Art Photography Award. L’edizione 2013 si è da poco conclusa con la proclamazione dei vincitori ed io non posso fare a meno di condividere uno degli scatti premiati, che trovo davvero notevole.
È la foto vincitrice del primo posto nella categoria Paesaggio e Natura, realizzata dal fotografo polacco Marcin Ryczek. La trovo straordinaria, è un’immagine che potrei ammirare per ore, degna di un grande maestro.
Quest’anno il concorso ha ricevuto più di cinquemila scatti da fotografi provenienti da tutto il mondo. Per vedere le foto degli altri vincitori e dei finalisti, is sito ufficiale della manifestazione è: www.internationalfineartphoto.com
Weekend assignment #95 : lentezza
Posted in Architecture, Black and White, Candid portraits, Culture, People, tagged assignment, concetto, fotografia, lentezza on 09/11/2013| 7 Comments »
Rapido, lesto, calmo, pian pianino, lento, lentissimo…
Siamo capaci di rendere questi concetti nelle nostre foto?
Per questo novantacinquesimo weekend assignment il tema che ti propongo è proprio legato a questa idea, in particolare quello di trasmettere all’osservatore il concetto di lentezza.
La fotografia, nonostante la sua natura di immagine statica, ha comunque la possibilita di generare, nella mente di chi guarda, l’idea del movimento ed è proprio in tale direzione che ti invito a sperimentare in questo fine settimana.
Se per dare l’idea di “velocità” il fotografo ha varie frecce al suo arco, come il panning o il mosso, con la “lentezza” la questione è meno immediata e da cercare più nel concetto che non nell’effetto.
In questo weekend prova a cimentarti con immagini che trasmettano all’osservatore l’idea di lentezza. Ti invito poi a postare la tua foto condividendola in un commento qui sotto. Confrontarsi con gli altri lettori del blog è interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.
Le sequenze di Michals (reloaded)
Posted in Black and White, Culture, Street Photo, Technique, tagged creatività, fotografia, lasso, sequencing, sequenze duane Michals, tempo on 07/11/2013| 2 Comments »

Chance Meeting – © Copyright Duane Michals
Una delle idee creative che, nonostante i miei buoni propositi, non sono mai riuscito ad esplorare, è ispirata al lavoro di un nome che forse conosci, ma forse anche no.
Vidi per la prima volta il lavoro di Duane Michals quasi per caso parecchio tempo fa, guardando le immagini che accompagnavano l’album “Sincronicity” dei Police ed andando a cercare chi fosse il fotografo. Da allora mi è capitato solo raramente di incontrare le sue foto, ma ogni volta che succede ne rimango sempre colpito.
Michals propone un tipo di fotografia che a me appare quasi antitetica rispetto all’approccio dei grandi maestri dell'”attimo decisivo”, il suo stile tende a dilatare il momento e a descrivere un breve lasso di tempo attraverso una serie di fotogrammi realizzati in sequenza.
Ne è un esempio il lavoro sopra intitolato Chance Meeting, una serie di fotografie che mostra due uomini che si incrociano per strada. Un’idea che trovo molto interessante per come spinge l’osservatore a proiettarci una storia, anzi ben più di una.
Michals ha realizzato parecchie di queste sequenze fotografiche, a volte costruendole a volte catturandole, comunque proponendo ogni volta diverse chiavi di lettura che possono andare dall’umorismo alla sensazione di inquietudine.
È un filone creativo che trovo davvero interessante e che, secondo me, spinge a provarci con proprie storie e idee.


















