Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Black and White’ Category

Dissenso generazionale

Dissenso generazionale - © Copyright 2008 Pega

Sono passati quasi duecento anni dall’invenzione della fotografia e nonostante i notevoli progressi tecnologici c’è una tipologia di immagini che continua ad esercitare un fascino inattaccabile: sono le fotografie in bianco e nero.

Il nostro mondo è colorato, noi vediamo a colori ed il legame che questi hanno con le emozioni è forse proprio la chiave dell’intramontabile successo delle immagini monocromatiche.

Il giallo può essere gioia e serenità, il verde speranza, il rosso amore o odio ma in una foto in bianco e nero queste emozioni non sono più manifeste.
E’ nella mente dell’osservatore che questi colori devono essere ricreati, soggettivamente e subliminalmente… andando a completare una immagine che in questo modo può acquisire una profondità emotiva ed una intensità che molte foto a colori non hanno assolutamente la possibilità di regalare.

La scala di grigi da cui sono composte le fotografie in bianco e nero è la tela emotiva neutra su cui andiamo a dipingere le nostre emozioni, ed è proprio per questo che invece risultano così innaturali le immagini monocromatiche basate su un colore diverso dal grigio.

La prossima volta che osservi una foto in bianco e nero e ne apprezzi il fascino, prova ad immaginare di quali colori la tua mente la sta dipingendo…

P

Read Full Post »

Esattamente 108 anni fa nasceva uno dei fotografi più influenti e famosi della storia: Ansel Adams.
Credo che sia superfluo scrivere un post sulla vita e le opere di questo grande maestro ma in questo giorno voglio proporre un breve video come piccolo omaggio a questo straordinario protagonista della fotografia del ventesimo secolo… e chissà, forse anche del ventunesimo…

Buon Compleanno Ansel.

Read Full Post »

Stairway to Hell

Stairway to Hell - Copyright 2010 Pega

Con l’era del digitale ci siamo un po’ dimenticati quanto possa essere importante e bello prendere in mano una foto, guardare l’oggetto fisico “fotografia”.
Lo schermo del monitor non è in grado di dare le stesse sensazioni di una buona stampa perchè alla fine non è proprio solo nell’immagine il fascino di una foto.
E’ anche la forma, l’odore della carta, la delicatezza che ispira nel maneggiarla…

Che sia una stampa tradizionale o una a getto d’inchiostro, l’atto stesso di poter guardare da vicino ed osservare i dettagli, i riflessi, poterla girare, inclinare o disporre su un piano insieme ad altre, è un qualcosa che ha un gusto tutto particolare.

Robert Mapplethorpe disse : “I never liked photography. Not for the sake of photography. I like the object. I like the photographs when you hold them in your hand”.

Prova a stampare un po’ di più le tue foto. Prova anche solo con una comune stampante a getto d’inchiostro usando della buona carta per stampa fotografica.
E anche se la qualità non sarà sublime vedrai che apprezzerai in modo inaspettato alcuni tuoi scatti, e potrà anche succedere che cambierai il tuo giudizio su altri.

Read Full Post »

Strand Lusetti Family

The Lusetti Family, Luzzara, Italy 1953 - Paul Strand - Copyright ©Aperture Foundation, Paul Strand Archive

Osserva con attenzione questa foto di Paul Strand.
Ad uno sguardo fugace può sembrare la stessa che avevo pubblicato in un post di qualche tempo fa, ma non è così. Non si tratta della stessa foto di cui parlavo in quell’occasione.
Se si mettono a confronto le due fotografie si ha l’impressione che qualcosa di molto simile ad un’azione di fotoritocco abbia modificato questa seconda scena: manca la persona in piedi accanto alla matriarca; il fratello maggiore.
Ma non si tratta di un intervento con Photoshop. Strand fece effettivamente più scatti, alla ricerca di quella che per lui era l’espressione più intensa di questo nucleo di persone ed evidentemente provò due diverse situazioni.
Scattò con e senza l’uomo che, con la sua posizione nell’inquadratura, rappresentava chiaramente la figura che aveva preso il posto del padre caduto durante la guerra da poco terminata.
Osservando con attenzione le altre persone si notano piccole differenze nell’espressione e nella posizione ma è come se in effetti stessero seguendo delle indicazioni di posa.
Strand stava deliberatamente facendo quella che può essere indicata come “regia fotografica”: compose la scena e posizionò i suoi soggetti fornendo loro precise indicazioni di posa esattamente come avviene in alcune tipologie di ritratto fotografico o più comunemente nel cinema.
Personalmente le trovo entrambe straordinarie, di una intensità unica.
Una forza che Strand “regista” era determinato a comunicarci.

Read Full Post »

Strand_MrBennet

Mr. Bennett, Vermont - Copyright 1946 Paul Strand

Gli studiosi della nostra mente la chiamano “attivazione reticolare”. E’ il sistema che il cervello utilizza per stabilire a quali percezioni dare la priorità nel flusso continuo di informazioni e stimoli che ci raggiungono.

E’ una sorta di filtro tra il livello cosciente di ciò di cui ci rendiamo conto e quello subconscio che comunque viene raggiunto da tutte le stimolazioni sensoriali a cui siamo esposti e sensibili.

Probabilmente ti sarà capitato di approfondire un argomento o interessarti di qualcosa di nuovo ed accorgerti di notare cose a tale riguardo che probabilmente c’erano anche prima ma a cui, per scarsa attenzione su quello specifico ambito, non avevi mai fatto caso. Questo è un esempio di come può intervenire l’attivazione reticolare.

Quella sopra è una famosissima foto di Paul Strand, il ritratto di Mr. Bennett.
E’ una immagine che mi è sempre piaciuta, la trovo tra le più belle di questo grande fotografo.

Pochi giorni fa la stavo guardando e per un attimo ho provato ad immaginarmi l’istogramma di questo splendido bianco e nero ma ecco…
Non l’avevo mai notato così, ma quel bottone bianco.. è totalmente sovraesposto…

Da quel momento è come se il mio cervello avesse riclassificato l’immagine.
Non mi è più possibile non notare e dare una grande importanza a quel bottone in mezzo che forse, dirai, è la chiave per l’intensità e la vitalità dell’intera immagine.
Probabilmente è proprio quel piccolo dettaglio che ne determina la bellezza.

Ma io non ci avevo mai fatto caso.

Read Full Post »

Henri-Cartier-Bresson-Rue Mouffetard

Rue Mouffetard – Copyright 1954 Henry Cartier-Bresson

Immagina per un attimo che uno scatto inedito di un grande maestro della fotografia venga postato un utente qualsiasi, su Flickr o su qualche gruppo fotografico su Facebook. Una foto tipo questa “Rue Mouffetard” di Henri Cartier-Bresson ad esempio.
Credo che passerebbe praticamente inosservata, proprio come il violinista Joshua Bell nell’esperimento che citavo nel post di ieri.
Sono sicuro che i pochi commenti che riceverebbe sarebbero roba tipo: “attento alla composizione”, “è un po’ storta” o anche sicuramente “gli hai tagliato i piedi”…
Niente a che vedere con lo strepitoso successo con migliaia di visite e commenti che a volte capita di notare per foto che, sebbene ottimamente eseguite e trattate, non rappresentano alcunchè di interessante dal punto di vista artistico.
Probabilmente i ritmi sempre più serrati a cui tutti siamo progressivamente costretti stanno esigendo molto. Portano ad un cambiamento nella capacità di percepire ed approfondire.
Succede che siano sempre di più quelli di impatto visivo e non quelli di impatto emotivo, gli elementi che sulle prime ci attraggono maggiormente, anche se poi è un “guarda, stupisciti e… dimentica”.

Ma resta il fatto che se invece troviamo il modo di “staccare un attimo”, di prenderci qualche minuto ed osservare una foto come questa, con calma, ecco che scopriamo come sia possibile emozionarsi ed innamorarsene, immaginare tutta la storia, sentire suoni, voci, odori… e naturalmente tornare a vederla tante altre volte.

Read Full Post »

Walker Evans

Walker Evans

C’è un fotografo che ha rappresentato uno dei punti di riferimento per il fotogiornalismo. E’ Walker Evans.

Nato a Saint Louis nel 1903, dopo gli studi ed alcuni tentativi di diventare scrittore, si dedicò alla fotografia ed in particolare al reportage.

Le sue immagini dei luoghi e delle persone colpite dalla Grande Depressione che negli anni ’30 si abbattè sugli Stati Uniti lo hanno reso famoso,  insieme alle foto che scattò a Cuba proprio durante la rivolta contro Machado 1933.

Le espressioni e le atmosfere colte ne fecero uno dei maggiori interpreti della cosiddetta “straight photography”, il movimento di “fotografia diretta” che nella prima metà del novecento gettò le basi per lo sviluppo del fotogiornalismo e della fotografia di reportage.

Bud Fields and his family, Alabama

Bud Fields and his family, Alabama - Copyright 1935 Walker Evans

I sostenitori della straight photography si proponevano una rappresentazione della realtà che fosse il meno possibile manipolata da tecniche o artifici, questo al fine di creare delle immagini che fossero in grado di trasmettere con realismo ed efficacia tutta la realtà e la drammaticità dei soggetti ritratti.

E’ proprio questo l’atteggiamento rilevabile nei reportage realizzati da Evans nell’America della Grande Depressione.
I luoghi e le persone sono ritratte con uno stile volutamente diretto, non mediato, spesso in un modo che non è difficile giudicare crudo.
Sta qui la sua forza, la sua capacità di scegliere i soggetti e le inquadrature in un modo che trasmette con forza all’osservatore tutte le difficoltà di quel momento.

Devo dire che io lo trovo assolutamente attuale.

Evans ha lasciato una traccia profonda e rimane tutt’oggi una costante fonte di ispirazione per tanti fotografi di reportage in attività.

Read Full Post »

Martino Meli

Martino Meli (m|art)

Oggi l’ospite del blog è un fotografo che rispetto molto ed ammiro per il suo talento e la sua passione.

Martino Meli fa sul serio.
Il suo è un approccio artistico, per certi versi classico, ma anche coraggioso, analogico, ricco di ricerca ed attenzione, studio, lentezza… Uno stream di immagini che affascina e coinvolge.

Ciao Martino.
Devo confessare che, seguendo il tuo album, è forte la curiosità di sapere qualcosa in più sulla tua fotografia. Come puoi descrivere il tuo lavoro?
Oggigiorno la fotografia è senza dubbio uno strumento democratico: chiunque è in grado di scattare una foto, è sufficiente possedere un telefono cellulare… ma questa è una conquista recente ed è figlia dell’era digitale; lo sviluppo e la diffusione delle macchine fotografiche digitali permette una facilità estrema di gestione dell’immagine, i risultati sono sorprendenti e sicuramente si può affermare che questa tecnologia ha seppellito il sistema analogico tradizionale, almeno per quanto riguarda le attività quotidiane. Credo che la tecnologia digitale trovi una così vasta diffusione in quanto la rapidità con la quale è possibile rivedere immediatamente l’immagine catturata è ridotta ad un semplice click.
Invece la fotografia che mi sta a cuore è quella che si pratica per il semplice piacere di dare una interpretazione personale del mondo reale. La mia fotografia passa attraverso un percorso lento, un percorso analogico. Il processo fotografico è articolato da un sistema di operazioni mentali e manuali da applicare affinché sia possibile fermare il tempo (passato) in un presente continuo. L’immagine riferendosi alla matrice del linguaggio fotografico deve produrre piacere nel fotografo il quale trova completamente soddisfazione solo quando, in camera oscura, valuta l’effetto dell’immagine stampata, dell’oggetto tangibile.

Annarella

Annarella – Copyright 2009 Martino Meli

Raccontaci come nasce un tuo scatto.
Il processo fotografico è scandito da alcune fasi distinte, la prima delle quali è la visione preventiva dell’immagine: il fotografo ha in mente cosa fotografare, o perché è ispirato o perché la realtà che lo circonda gli suggerisce lo spunto convincente. Questa fase è prettamente mentale ed è qui che emerge in gran parte la capacità del fotografo di produrre un’immagine valida. La fase successiva è quella della scelta dell’attrezzatura idonea per tradurre in immagine ciò che è stato mentalmente ‘visto’. Mi riferisco dunque alla scelta della tipologia di macchina fotografica da usare, alla sensibilità e alla qualità della pellicola. Una volta sulla scena, si valuta l’intensità della luce ed ecco il momento di calibrare l’esposizione. La coppia tempo/diaframma che indica l’esposimetro è da ritenersi – a parer mio – solo un suggerimento: è il gusto del fotografo ad interpretarne la migliore efficacia. Non appena la macchina è impostata sui valori desiderati, si perfeziona l’inquadratura e si è pronti per lo scatto. Ovviamente le operazioni precedenti dovrebbero essere completate nel minor tempo possibile, soprattutto nel caso si debba “cogliere l’attimo”. Personalmente mi trovo spesso a chiudere l’otturatore in apnea per evitare ogni tipo di movimento involontario… è una reazione istintiva ma necessaria se la scena impone l’uso di tempi al di sotto di 1/30 di secondo e non si ha un cavalletto a portata di mano. Lo sviluppo della pellicola è la fase successiva all’acquisizione. Dalla scena si passa in camera oscura e solo adesso è possibile avere un panorama chiaro di come ancora sia possibile intervenire sull’immagine: infatti la fase di stampa – ultima nella sequenza – è caratterizzata dalle valutazioni fatte sul negativo. Questo approccio permette una metabolizzazione profonda dell’immagine da parte del fotografo che troverà la sintesi nella dimensione finale della foto.
Ciò che ho descritto è stato il modus operandi dei principali fotografi noti a tutti, quelli di cui si continua a condividere la loro ‘fotografia’, da Sebastião Salgado ad André Kertész, da Tina Modotti a Walker Evans, per citarne solo una parte infinitesima… Così io provo soddisfazione e piacere quando avviene la magia, ovvero quando la carta ancora immersa nella soluzione incomincia a rivelare l’immagine dalla quale è stata impressionata. E’ una magia che si ripete ogni volta ed ogni volta è sempre altissima la curiosità di assistere a questa metamorfosi chimica. Per me è un’esperienza formidabile ed inconsueta al tempo stesso poiché come in fase di ripresa si cerca la condizione di luminosità migliore, adesso si fugge la luce e la penombra è condizione necessaria al compimento dell’operazione.
Stando così le cose capisci bene che per me non è importante rivedere subito l’immagine appena catturata, il tempo passa in secondo piano e la rapidità di produzione della foto non ha più ragione d’essere. Il bello sta nell’attesa.
Per quanto ho detto sopra, i mezzi a mia disposizione mi permettono di gestire tutto il processo solo se utilizzo le pellicole in bianco e nero, ma ti assicuro che il lavoro non manca mai, gli errori sono sempre in agguato e la sfida sta proprio nell’evitarli.

Velocità

Velocità – Copyright 2009 Martino Meli

Quali sono i tuoi soggetti preferiti ?
Riferendomi ai canoni pittorici sui quali la fotografia si è sviluppata prediligo indagare lo spazio in relazione all’uomo, una sorta di fotografia documentaria, mirata ad interrogare i rapporti tra l’architettura e chi la vive. A proposito del rapporto tra pittura e fotografia ti racconto cosa ho pensato di realizzare in occasione dei cento anni del Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti. Il tema che mi sono posto è stato quello di interpretare l’ideologia urbana del Futurismo attraverso la tecnica fotografica.

Arrivo in città – Copyright 2009 Martino Meli

Così sono nate Velocità e Arrivo in città : in queste due fotografie ho cercato di riassumere i concetti di dinamismo, velocità, ritmo e azione… ho utilizzato esposizioni multiple e ho ricreato il punto di vista di chi – alla guida di un veicolo supersonico – sovrasta la strada, o sconfinati binari; l’orizzonte incerto e indefinito contribuisce a conferire la sensazione dei sobbalzi che fanno apparire la vista traballante. Queste due foto sono state firmate, proprio come si fa con un quadro e in particolare come faceva Giacomo Balla apponendo il suffisso “dinamico” futur- al proprio nome. La fotografia è uno strumento versatile e creativo e queste caratteristiche sono proprio quelle che alimentano la voglia di scattare foto e di partecipare ai sistemi di condivisione quali flickr.

Ecco, che atteggiamento hai nei confronti di flickr?
Ho iniziato ad applicarmi alla fotografia proprio all’inizio della conversione analogico-digitale a cui quasi tutti i professionisti hanno dovuto sottostare. Da allora ho letto notizie demoralizzanti: l’analogico stava morendo velocemente… sembra che Kodak abbia smesso di produrre pellicole, che Agfa non produca più le pellicole a 25 ASA, che Ilford non produca più le carte a contrasto fisso, ecc ecc… ma con Flickr, ed internet in generale, ho scoperto che ci sono altre persone che hanno la mia stessa passione con le quali condivido informazioni utili e consigli di ogni sorta sull’attività analogica. Siamo in molti ancora ad utilizzare le pellicole e questo mi dà la speranza di poter continuare questo mio hobby anche nel prossimo futuro. Tramite Flickr ho scoperto anche il mondo Holga e tutta la dinastia di macchine ancora più “democratiche”: le toy camera con le quali è divertentissimo catturare immagini, usare flash colorati fare esposizioni multiple, e soprattutto sperimentare. La creatività soggettiva ed il proprio bagaglio culturale sono la linfa della fotografia.

Spoleto

Hai mai avuto occasione di esporre o pubblicare il tuo lavoro? Hai progetti di questo genere per il futuro?
Sì, e sono state bellissime esperienze. Ho partecipato a due collettive, una nel 2003 presso l’Elliot Braun in via Ponte alle Mosse a Firenze (esiste ancora??) ed un’altra nel 2006, in occasione di una manifestazione contro la Violenza organizzata al Parterre di Firenze. La prima esperienza personale invece fu organizzata presso Palazzo Cesi ad Acquasparta nel 2003, ne seguirono altre due nel 2004, presso il centro socioculturale di via Aminale a Terni e nel Chiostro di San Nicolò a Spoleto. Di quest’ultima ho un ricordo particolare perchè Spoleto è una città splendida e più o meno nello stesso periodo si inaugurava il Festival dei Due Mondi: un concentrato di arte musica e danza. L’ultima personale risale al 2005 presso Villa San Lorenzo a Sesto Fiorentino, comune in cui risiedo.
In una mostra è molto importante il formato di una immagine: potenzialmente qualsiasi immagine negativa o invertibile si può ingrandire quanto lo consente la tecnologia; ne consegue che la forma dell’immagine è solo relativa rispetto al resto della sua interpretazione spaziale, al contesto in cui è esposta. Il formato partecipa di una condizione mutevole e ambigua: più grande è e più si avvicina ad un’ampia estetica figurativa, soprattutto in relazione alla pittura. Questo credo sia un buon consiglio per rendere fruibile il proprio lavoro.
Infine c’è stata un’esperienza fuori dall’ordinario a cui sono particolarmente affezionato. Coinvolto dalla scrittrice Gianna Batistoni abbiamo partecipato ad un concorso foto-letterario, La Fabbrica dei Sogni è il titolo della foto che ho scelto, ma la vittoria sicuramente è merito delle parole di Gianna, ti invito a leggere…
[ www.flickr.com/photos/89181464@N00/3343938309/ ]

Un’ultima domanda: se tu avessi l’opportunità di incontrare un grande fotografo e ti fosse concesso di fargli una sola domanda, cosa gli chiederesti?
Se avessi l’opportunità di incontrare un grande fotografo morirei dalla voglia di bermi un caffè con Robert Capa e Gerda Taro, chiederei loro un bel sorriso, e… click!

——-

Ci tengo a ringraziare davvero Martino per la sua entusiastica risposta alla mia proposta di intervista e questo suo contributo al blog.
E c’è una cosa che voglio aggiungere: all’inizio di questo post ho usato per Martino Meli la parola “coraggioso”.
Il riferimento è a quel coraggio che è necessario per portare avanti una propria produzione artistica, le proprie idee estetiche, il proprio gusto con continuità, consistenza ed in modo semplice ma molto professionale. Senza eccessi ma anche senza per forza cedere a quel bisogno di “far finta” di non prendersi sul serio come va tanto di moda ora. Non so se ho reso il concetto. Prometto di riparlarne in un prossimo post.

Consiglio vivamente di approfondire e seguire il suo  album su Flickr. Lo trovi con lo pseudonimo m|art. Non te ne pentirai.

Alla prossima!

Read Full Post »

weston_seq

"Pepper", "Nude", "Shell" by Edward Weston -- © Center for Creative Photography

La fotografia coinvolge, appassiona, trasmette emozioni.
Una foto da sola può fare tutto questo, lo può fare anche in modo sublime, com’è il caso di molti capolavori.

Ma sempre più spesso mi capita anche di apprezzare la bellezza di alcune sequenze, di raccolte che esaltano un concetto.

Non parlo solo di reportage o articoli che raccontano un fatto o una storia. Parlo di interi lavori, magari sviluppati nel corso di anni, i cui singoli elementi concorrono a costruire un’opera finale assolutamente affascinante. In questi casi è meraviglioso percepire il forte legame che unisce tra loro le varie immagini, un legame che spesso è elemento caratterizzante dello stile dell’autore.

Scrivo pensando alle raccolte di qualche grande come Edward Weston, Ansel Adams, Eugene Atget… ma anche a tanti set di talentuosi fotografi che mi è capitato di scovare su Flickr.

Dai un’occhiata ai set “The power of light” di Nespyxel, “Segni” di Emanuele Minetti, “L’universo Parallelo” di Willa999 o “Abandoned” di Cristianella.

Nel prossimo post ho intenzione di proporti un esercizio a proposito di “sequencing”, o forse è più il caso di chiamarlo un divertente esperimento.

A domani !

Read Full Post »

Saint-Cloud, Paris 1921

Saint-Cloud, Paris 1921 - Eugene Atget


Ci sono domande che è stimolante e divertente porsi, in modo particolare se si è in compagnia. Questa per esempio è perfetta per una serata tra amici, specie se appassionati di fotografia o arti visive. Tra musicisti invece può scatenare un vero putiferio la domanda “quand’è che una band o un musicista è “commerciale”?” oppure per coinvolgere proprio tutti un “quand’è che si diventa grandi?”.

Ma a parte gli scherzi… quand’è che è arte?.
E’ una domanda che ha una storia millenaria, fiumi di scritti ed opinioni al proposito.
Io la pongo a te lettore di questo blog.
Sono abbastanza sicuro che te la sei già posta in passato, ma se così non fosse… eccola.
Se vuoi puoi esprimere il tuo pensiero in un commento qui sotto, oppure meditare in privato sulla tua personalissima risposta. Credo che l’importante sia provare a darne comunque un’interpretazione propria.

Nello spirito di condivisione che anima questo blog esprimo brevemente il mio punto di vista, cercando qui di sintetizzare al massimo, forse banalizzando un po’, ma lasciando aperta la porta a qualsiasi approfondimento.
E’ un punto di vista semplice e classico, per niente originale.

Secondo me l’arte è esclusivamente nell’occhio dell’osservatore. Sono il suo modo di vedere le cose, la sua cultura e le sue esperienze  che determinano la percezione che trae dall’opera e le emozioni che ne riceve.

Se per te è arte, anche se non lo è per il resto del mondo, è arte!

Art is in the eye of the beholder“.

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »