Trovo l’intreccio tra cinema e fotografia sempre intrigante e già qualche volta mi è capitato di parlarne, citando film in cui la fotografia ha un ruolo di rilievo.
E’ stato così per titoli come “Smoke“, “La finestra sul cortile“, “Memento” ed altri, tutte pellicole che ho visto ed in qualche caso rivisto. Stavolta è diverso: Life è un film che deve ancora uscire nelle sale e racconta l’amicizia tra il fotografo Dennis Stock e l’attore James Dean.
Diretto da Anton Corbijn, Life è la storia dell’incarico che fu assegnato a Dennis Stock, autorevole membro dell’agenzia Magnum, inviato dalla prestigiosa rivista Life a fotografare l’astro nascente del cinema, seguendolo in un viaggio tra le città degli Stati Uniti. L’esperienza fece sviluppare tra i due uomini una solida amicizia che portò il fotografo a realizzare i ritratti più noti ed iconici di James Dean, tra cui il famoso scatto del 1955 a New York.
Il film uscirà nei cinema americani nel prossimo autunno ma non sarà presumibilmente visibile da noi prima del 2016, quindi per il momento bisogna accontentarsi del trailer.
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Archive for the ‘History of photography’ Category
Cinema e fotografia: Life
Posted in Culture, History of photography, People, Photography portraits, Street Photo, video, tagged cinema, Dennis Stock, film, fotografia, James Dean on 20/08/2015| 5 Comments »
Selfie di Irving Penn
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Street Photo, tagged approfondimento, conoscenza, fotografia, fotografo, Irwing Penn, selfie on 11/08/2015| 5 Comments »
Certo, anche i fotografi si fanno i selfie, è sempre stato così, fin dagli albori.
Con questo scatto di Irwing Penn, voglio proporti un piccolo esercizio: partire dall’immagine di un fotografo per poi andare a conoscerlo meglio.
Ho scelto di proposito un nome che non è tra i più noti. L’idea è di studiare questa immagine, guardarla attentamente nei particolari; com’è vestito Penn, la sua espressione, con che fotocamera ha scelto di immortalarsi, perché quel sigaro?
Ci sono anche altri elementi e dettagli a cui puoi scegliere di dare o meno importanza, di certo questa è una foto che Irwing Penn ha deciso di realizzare con sé stesso come protagonista.
Una volta esaminata l’immagine, inizia a cercare notizie su Irwing Penn fotografo, guarda cosa si trova di lui sul web, vedi se ci sono documenti o pubblicazioni, insomma conoscilo un po’ meglio e valuta in autonomia. L’idea è fare la stessa cosa anche con tanti altri nomi: partire dal selfie per andare a conoscere un fotografo. Tutto qua, ti invito a provare. Per me, in più di un caso, questo è stato un modo per scoprire personaggi degni di maggior interesse.
La fotografia digitale di venti anni fa
Posted in Culture, History of photography, Technique, video, tagged digitale, Nikon, storia, video on 24/07/2015| 2 Comments »
Correva il 1995, era l’alba della fotografia digitale. Curiosando su CNET ho trovato questo video con immagini di repertorio a proposito di una vera e propria “belva” d’epoca: la Nikon Fujix, una fotocamera digitale professionale che costava la bellezza di ventimila dollari (di allora). La Fujix scattava immagini da 1.3 Megapixel ed usava un hard disk removibile capace di contenere ben 70 fotografie.
Era solo l’inizio della rivoluzione digitale, un processo in cui ha avuto un ruolo anche un altro prodotto presente nel video: la fotocamera Apple Quick Take, forse la prima digitale consumer che fu prodotta tra il 1994 ed il 1997 e che veniva presentata come l’ideale per scattare foto istantanee a qualunque cosa capitasse a portata di tiro.
Ah, in questo breve filmato c’è un’altra perla per intenditori: una splendida Sandra Bullock, forse appena trentenne, appare fugacemente in una scena. Da non perdere 🙂
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È sempre valido il “decisive moment”?
Posted in Black and White, Culture, History of photography, Street Photo, Technique, tagged fotografia on 12/07/2015| 4 Comments »
Ha ancora senso il concetto fotografico dell'”attimo fuggente”? Quel modo di scattare focalizzato sulla capacità di “cogliere il momento”, che tanto influenzò una fetta di fotografi del novecento e di cui fu maestro Henri Cartier-Bresson?
Oggi che chiunque può produrre paurose raffiche di immagini e selezionare il “momento decisivo” a posteriori, ha ancora un valore questo approccio?
Bresson è passato alla storia per le splendide foto che realizzava con una piccola Leica 35mm che gli consentiva di essere “nel posto giusto al momento giusto”, a cogliere il “momento decisivo”.
Questa definizione lo ha consacrato tra i mostri sacri della fotografia del novecento ma è molto riduttiva e fa pensare a Bresson come ad un campione di prontezza di riflessi, come se tutto il suo lavoro fosse focalizzato sul premere il pulsante dell’otturatore con gran tempismo…
Approfondendo la sua vita attraverso i suoi scritti e quelli di chi l’ha conosciuto si scopre facilmente che non è assolutamente così, Bresson è forse stato vittima delle sue stesse definizioni.
La cattura del “momento decisivo” era sempre frutto di grande studio, valutazione e ricerca, una ricerca continua. Quando parlava con una persona Bresson sembrava irrequieto, pareva voler continuamente provare un’angolazione diversa per fare una foto, era come se cercasse sempre di mettere l’interlocutore su uno sfondo adeguato. La sua passione artistica era tale che l’attenzione era costantemente rivolta verso la scoperta di nuove inquadrature e scatti.
La foto Hyères è un esempio di questa straordinaria tensione creativa, uno scatto famoso che non è frutto di un colpo di fortuna o di una gran prontezza di riflessi, come potrebbe sembrare.
Bresson effettuò decine di esposizioni dall’alto di quella scalinata. Aveva trovato una composizione che lo affascinava, un insieme perfetto, o quasi… mancava solo un dettaglio di dinamismo, qualcosa che doveva passare e che andava fermato in quel punto…
Passarono, e furono fotografate varie persone, in varie condizioni e punti. Ma fu l’uomo in bicicletta che rese lo scatto perfetto.
Forse oggi, con il digitale, è tecnicamente più facile fare uno scatto di questo tipo, ma rimane intatta la grande capacità necessaria per pensarlo e farne un’opera d’arte.
Evoluzione o involuzione?
Posted in Culture, History of photography, tagged evoluzione, fotografia, involuzione, progresso, relativo, storia, valore specifico on 09/07/2015| 10 Comments »

Ho trovato questa immagine sulla pagina Facebook di Gabriele Chiesa.
E’ chiaramente una provocazione, ma è anche la sintesi del percorso di evoluzione tecnica che la fotografia ha compiuto nei suoi quasi due secoli di vita.
Insieme a questa evoluzione c’è stato, è innegabile, anche un qualche tipo di impoverimento: quello del valore specifico di ogni singola posa, ovvero quanto un singolo scatto conta rispetto a tutti quelli che vengono realizzati.
Può darsi che questo del valore specifico sia un concetto del tutto inutile, assurdo, forse sbagliato. Potrebbe però anche servire a fare un ragionamento su come è cambiata la fotografia e quanta strada è probabile che ancora debba essere fatta.
Ruotarle per vedere la struttura (reloaded)
Posted in Culture, History of photography, Technique, tagged capovolgere, composizione, fotografia, immagine, ruotare, struttura on 18/06/2015| 10 Comments »
Un vecchio metodo veniva insegnato ai tempi della fotografia a pellicola: ruota la stampa di 180 gradi, guardala per intero, magari allontanandola un po’, ed osserva l’insieme.
Guardare la foto capovolta aiuta a valutare la qualità strutturale dell’immagine, permette di non concentrarsi troppo sul soggetto e consente di apprezzare meglio la composizione.
Rovesciare una foto è un po’ come tornare agli albori. Nelle macchine fotografiche di un tempo, l’immagine si vedeva capovolta, ed è forse anche per questo che è così evidente l’equilibrio compositivo di tante foto antiche, un equilibrio spesso ancora costante negli scatti di coloro che continuano ad usare banchi ottici o fotocamere di grande formato.
Oggi, nell’era del digitale, in pochi ricordano tutto ciò. Eppure ruotare le immagini su un monitor è davvero facile, non serve nemmeno stampare, e basta dare un’occhiata alle nostre foto ribaltate per distaccarci dai dettagli andando a percepire la struttura generale.
È un modo semplice per guardare i propri scatti in modo diverso, dimenticando per un attimo di cosa parla la foto e lasciando che sia la struttura ad emergere.
Provaci.
Una bella proposta da Magnum Photo
Posted in Culture, History of photography, tagged finestra, firmate, fotografia, magnum, stampe on 10/06/2015| 8 Comments »

Ti piacerebbe avere sulla scrivania un piccolo gioiellino? Una stampa originale firmata da un fotografo dell’agenzia Magnum? Sì, quella fondata da nomi del calibro di Robert Capa o Henri Cartier-Bresson e che oggi annovera tra i suoi membri, maestri come Steve McCurry o Elliott Erwitt.
In questi giorni è possibile togliersi una soddisfazione senza attivare un mutuo: Magnum ha aperto una finestra di quattro giorni (dall’8 al 12 giugno 2015) in cui è possibile acquistare, a 100 dollari l’una, stampe originali 6″x6″ firmate personalmente da autori che fanno parte di Magnum.
Queste riproduzioni limitate (dalla finestra temporale) appartengono ad una selezione denominata “an image that changed everything”, un tema che l’agenzia ha proposto ai suoi fotografi, invitandoli a scegliere per questa iniziativa, uno scatto che ha rappresentato un momento di svolta nella loro carriera.
Ci sono cinquanta foto tra cui scegliere. Il tempo stringe… ma io ho già il dito sul tasto del mouse… 🙂
Lost memories (reloaded)
Posted in Culture, History of photography, Technique, video, tagged amore, corto, emozione, memoria, Parigi, Polaroid, storia, tecnologia on 08/06/2015| 1 Comment »

Confidando che le misure prese per fronteggiare la cretinata sui cookies siano sufficienti, voglio riproporti qualcosa che in questo caso trovo un po’ emblematico: è Lost memories, un delizioso “corto” di tre minuti realizzato da Francois Ferracci. Se non l’hai mai visto, non voglio anticiparti molto di questo piccolo capolavoro che mette in connessione fotografia digitale, analogica, emozioni, sentimenti e relazioni; il tutto tra passato, presente e futuro. Se già lo conosci, ti invito a rivederlo, gustandone oltre agli spunti di riflessione, anche l’aspetto tecnico eccellente, specie considerando che Francois l’ha realizzato da solo interamente sul suo laptop. Buona visione.
Cortocircuito fotografico #15: Ansel Adams e Imogen Cunnigham fotografati da Alan Ross
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged adam ross, Ansel Adams, Cortocircuito, due, fotografi, Imogen Cunningham, novecento, pega, ritratto, storia on 21/05/2015| 4 Comments »

Ansel Adams e Imogen Cunnighmam – Copyright Alan Ross
Il cortocircuito fotografico di oggi è infatti dedicato a due grandi maestri della fotografia del novecento, figure che forse più di altre hanno lasciato il segno: Ansel Adams ed Imogen Cunningham.
Sono due artisti assoluti, punto di riferimento per almeno due generazioni di fotografi. Su di loro è già stato scritto tutto ed anch’io li ho già citati più volte, specie per la loro innovativa e particolare inclinazione a condividere, trasmettere e lasciare agli altri il loro sapere, attraverso tutti i mezzi a disposizione e, di fatto, inventando quello che oggi è il moderno concetto di workshop fotografico.
Due figure mitiche, splendidamente ritratte da Alan Ross, stimato fotografo che fu prima allievo e poi assistente dello stesso Ansel Adams.
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I precedenti cortocircuiti fotografici:
#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston
#5: Alfred Stieglitz fotografato da Gertrude Käsebier
#6: Steve McCurry fotografato da Tim Mantoani
#7: Robert Capa fotografato da Gerda Taro
#8: Gerda Taro fotografata da Robert Capa
#9: Robert Mapplethorpe (con Patti Smith) fotografati da Norman Seef
#10: Szarkowski fotografato da Winogrand fotografato da Friedlander
#11: Andy Warhol fotografato da Robert Mapplethorpe
#12: Henri Cartier-Bresson fotografato da René Burri
#13: Dennis Stock fotografato da Andreas Feininger
#14: Diane Arbus fotografata da Mary Ellen Mark










