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Archive for the ‘video’ Category

WVIL cmeraEccola l’ho trovata.
E’ la fotocamera del futuro, almeno il mio.

L’acronimo WVIL sta per Wireless Viewfinder Interchangeable Lens e caratterizza un progetto di Artefact, un importante gruppo di ricerca internazionale che si occupa di realizzare soluzioni creative di design e tecnologia.

L’idea WVIL è la logica evoluzione della convergenza che già da tempo stiamo osservando tra il mondo della fotografia e quello dei dispositivi personali mobili. Consiste in un apparecchio che a prima vista parrebbe molto simile ad un palmare/smarphone con attacco per lenti tradizionali.
L’ottica, a cui viene collegato uno speciale sensore full-frame capace di dialogare via wireless con la fotocamera, può essere quindi utilizzata connessa al corpo macchina ma anche staccata e “controllata” da remoto espandendo enormemente la fruibilità dell’apparecchio.

Il bello è che il progetto prevede, oltre ad un interessante ventaglio di caratteristiche ed innovazioni, anche la piena compatibilità con gli obiettivi per macchine reflex attualmente in commercio.
Fantastico no ?
Per il momento la WVIL è solo un concept ma per quanto mi riguarda potrei prenotarla fin d’ora.

Chissà quale produttore imboccherà per primo questa nuova strada… per ora accontentiamoci di vederla in azione nel video qui sotto.
Osservalo nei dettagli, è notevole.

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Dai un’occhiata fuori dalla finestra di casa o dell’ufficio.
Se noti un cantiere che sta iniziando i lavori potresti provare ad emulare questo spettacolare progetto di un certo Ramon, un “timelapser” francese, che ha realizzato un filmato utilizzando qualcosa come 45.000 scatti effettuati nei tre anni che sono stati necessari per demolire un grattacielo nel quartiere d’Issy-les-Moulineaux a Parigi e costruirne uno nuovo : la “torre” Sequana.

Ramon ha piazzato una reflex Pentax K110D sul tetto di un eliporto poco distante, lasciandola fissata per tutto il tempo necessario, connessa con un cavo per l’alimentazione e lo scarico progressivo delle immagini.

Mi era capitato di vedere dei timelapse di ore, giorni, in qualche caso diversi mesi, ma un progetto così lungo è veramente notevole.

Gustatelo fino in fondo perchè sul finale la sequenza è riprodotta in modo accelerato e l’intero periodo dei tre anni è ripercorso in soli 20 secondi.

Buona visione!

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Una delle cose che più ci fa rendere conto di essere appassionati per la fotografia è l’alzarsi all’alba per andare a far foto.
Mettere la sveglia molto ma molto presto, prepararsi che fuori è ancora notte fonda e guidare per raggiungere il luogo dove si spera di trovare la luce e quell’atmosfera magica che solo le prime ore del giorno sanno dare, è sicuramente un segno inequivocabile di innamoramento per questa affascinante forma espressiva.

Certo che farlo in Africa, pagaiando in canoa da soli, sfidando la presenza di ippopotami e coccodrilli per raggiungere un isolotto in mezzo ad una laguna per scattare qualche foto del sole che sorge non è proprio da tutti.

E’ per questo che ti invito a vedere il breve video di questo ragazzo, un certo Simon Davidson, che ci porta con lui nella pace quasi soprannaturale della laguna di  Knysna in Sudafrica. 

Buona visione.


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4 seasons time lapseMi piacciono i timelapse, non è una novità.
Questo lo trovo meraviglioso.
E’ una sequenza di immagini catturate durante un intero anno dalla fotocamera di Eirik Solheim, fotografo norvegese, che l’ha piazzata nel salotto della sua casa nei pressi di Oslo ed  impostata per scattare una fotografia ogni 30 minuti.
Il video mostra i cambiamenti che questo scorcio naturale assume al fluire delle stagioni ed è realizzato  con una mole di circa 16.000 immagini.
Affascinante no ?
Buona visione !

I dettagli di come è stato realizzato sul sito di Eirik Solheim.

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Oggi ti propongo un interessante video in cui il fotografo Jim Talkington ci mostra come sfruttare una situazione all’aperto per realizzare dei bei ritratti.
Jim parte posizionando la modella in modo che il sole la illumini da dietro, poi aggiunge un pannello riflettente per ottenere una corretta luce sul viso.
Il terzo step prevede l’aggiunta di una luce artificiale, in questo caso un flash con softbox che porta ad un risultato piuttosto professionale.

Si tratta di un setup veramente facile da realizzare, basta un piccolo flash, un softbox o un ombrello, un pannello riflettente, una giornata di sole e… una modella!

Qui il sito web di Jim Talkington

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SteveMcCurrySteveMcCurrySteve McCurry non ha bisogno di molte presentazioni.
Membro dell’agenzia Magnum dal 1986 è tra i più importanti fotografi del National Geographic ed universalmente riconosciuto tra i protagonisti della fotografia contemporanea.
A lui è stato consegnato l’ultimo rullino Kodachrome prodotto… una ragione ci sarà…

In questo bel video ci parla del suo lavoro e del suo modo di vivere la fotografia.
Buona visione.

Se vuoi approfondire la conoscenza di Steve McCurry ti consiglio il suo sito ed anche la sua pagina all’interno del portale dell’agenzia Magnum.

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Scott Holstein è un fotografo freelance che lavora in Florida. E’ specializzato in ritratti particolari che ama sviluppare in modo creativo specie con alcuni clienti un po’ eccentrici.

Questo è un video backstage in cui vediamo Scott lavorare alla sua immagine “Quagmire” per cui ha ideato un set up direttamente in una palude con un modella ed uno “strano” compagno…
Interessante l’idea di utilizzare il flash nascosto nella lanterna e controllato via radio.

Avviso : segnalo che ci sono ancora alcuni posti disponibili per il Microcorso di fotografia organizzato da Photoexperience, che si terrà a Pistoia sabato 12 Febbraio prossimo.
Gira questa informazione alle persone che pensi possano essere interessate. Il tempo stringe !
Per informazioni ed iscrizioni scrivere a info@photoexperience.it

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ink

© Copyright Shinichi Maruyama

Shinichi Maruyama crea le sue affascinanti immagini semplicemente usando le mani e dell’acqua.
E’ un artista a metà tra lo scultore ed il fotografo. A volte all’acqua aggiunge dei coloranti e grazie a tecniche di ripresa ad alta velocità fissa le sue opere catturandole in meravigliose immagini prima che si riversino per sempre sul pavimento del suo studio.

Sono forme quasi imprevedibili, che esistono solo per una frazione di secondo e su cui Maruyama lavora con la sapienza di un maestro Zen, ma anche con quella tipica consapevolezza di chi sa di non poter totalmente controllare ciò che verrà fissato nella fotografia.

Il video qui sotto è qualcosa da non perdere e fa venire una gran voglia di provarci…
Per realizzare le sequenze in movimento serve una videocamera ad alta velocità ma per le foto basta un normale flash.
Adesso vado, il mio pavimento ha giusto bisogno di una lavata. 🙂
Buona visione.
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Frederick Scott Archer

Frederick Scott Archer

Una lastra di vetro perfettamente lucidata, una sostanza viscosa chiamata collodio ed un po’ di nitrato di argento. Insieme ad una piccola camera oscura portatile ed a qualche altro reagente chimico, erano questi gli strumenti con cui intorno al 1850 si realizzavano i cosiddetti “Ambrotipi”, fotografie che utilizzavano un metodo detto della “lastra umida” (wet plate) inventato da  Frederick Scott Archer.

La qualità delle immagini non era al livello di quella dei dagherrotipi su lastra di rame ma il costo era inferiore, il processo più semplice e sopratutto si trattava di ottenere dei negativi da cui poter produrre stampe.

E’ seguendo questo metodo che il fotografo Harry Taylor ci fa vedere in questo interessante video, come ancora oggi si possa provare a seguire questo procedimento.

Le fasi necessarie per produrre un “ambrotipo” che Taylor ci mostra nel video sono :

1) Pulitura accurata della lastra di vetro
2) Applicazione del collodio sulla lastra, facendo in modo che si distribuisca perfettamente. Questa fase può svolgersi alla luce
3) In camera oscura, immersione della lastra in una soluzione di nitrato d’argento per circa 3-5 minuti
4) Sempre al buio, inserimento della lastra trattata nell’apposito contenitore/scatola a tenuta di luce (plate holder)
5) Posizionamento del plate holder contenente la lastra nella macchina fotografica ed esposizione di circa 8 secondi
6) Sviluppo in un bagno di solfato di ferro
7) Fissaggio usando una soluzione contenente tiosolfato di sodio

Il risultato è un’immagine dotata di discreta qualità e gran fascino.
E’ interessante pensare come alcuni fotografi di metà ottocento viaggiassero con al seguito tutta l’attrezzatura necessaria per fare queste foto, in  genere un carro. Fu con questa tecnica che furono realizzati anche i primi reportage di guerra.

E’ un video interessante, specie se non hai mai visto come si realizzavano queste fotografie.
Buona visione.
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Fran BobadillaTempo fa parlavo del luogo dove abbiamo svolto il terzo Sharing Workshop.
E’ il Wave Buba, un posto ricco di fascino, opere ed oggetti interessanti.
Un po’ laboratorio ed un po’ studio, ci si respira un’aria di grande libertà creativa.
L’ideatore di questo spazio è Fran Bobadilla, un artista eclettico e generoso che ci ha ospitati partecipando con curiosità alla nostra giornata di workshop fotografico e condividendo senza problemi i suoi spazi ma anche il suo approccio creativo.

Ho pensato di proporre a Fran una breve intervista qui sul blog, un’occasione per conoscerlo meglio ed apprezzare il suo stile essenziale e diretto.

Ciao Fran. Ci racconti come nasce la tua passione per l’arte?
Come tutte le passioni, non nascono, sono lì e si ribellano. Bisogna saperle ascoltare, assecondarle, coccolarle, castigarle e coltivarle.

Ma tu da piccolo cosa volevi fare da grande?
Da piccolo volevo fare il grande, e ora che comincio a essere grande voglio ritornare a essere piccolo.

Che definizione daresti dell’odierno Fran Bobadilla artista?
Un ciclone a tre velocità

Departures

Departures - Misto su tela @ Copyright 2010 Fran Bobadilla

In molti sono rimasti colpiti dal progetto Urban Buba ed i tuoi mobili-scultura. Ti senti più artista visuale o creatore di opere tangibili ed utilizzabili tutti i giorni?
Parto dalla pittura, senza preoccuparmi molto della meta.
Anche le opere bidimensionali possono e devono essere tangibili, vanno “utilizzate” per alimentare i sensi, vanno rilette e rivisitate per continuare a scoprire dei particolari.

Dicci qualcosa sul tuo processo creativo. Come nascono le tue opere?
Lavorando e sbagliando.

Hai qualche aneddoto da raccontare su cose che ti sono successe mentre eri in azione alla ricerca di qualche elemento o pezzo utile ai tuoi lavori?
Mi rimane qualche cicatrice, diverse ubriacature e un paio di pomeriggi in questura a dare delle spiegazioni mai comprese.

Che tipo di reazione ha il pubblico alle tue opere?
Non manca mai di sorprendersi.

Che tipo di rapporto hai con la fotografia?
Effimero, mi serve come ponte. Scatto continuamente, con digitale e diapo analogica, poi ritaglio di qua e di la. Tutte queste immagini entrano nel mio archivio separate in: architettura, corpi, piante, animali, oggetti e volti. Poi le stravolgo.

Bobadilla_4

Tea Time @ Copyright 2010 Fran Bobadilla

Cos’è che ti colpisce in una fotografia, che ti po di scatti ti piacciono e c’è qualche fotografo che ammiri in particolare?
Mi piacciono le fotografie che fanno rumore, sia scattate con previa elaborazione scenica che quelle sparate a raffica dirette al cuore.
Madoz mi annoia, con Bresson trattengo il respiro. Mi rilasso con Wolfgang Tillmans e mi viene l’acquolina in bocca con D. Hockney.

Durante lo Sharing Workshop ci hai mostrato una tecnica di trasferimento dell’immagine da fotografia alla carta. Vuoi parlarne per chi non era presente?
Meglio organizzare un altro workshop, la buona cuccina va assaggiata a caldo, dirlo qua sarebbe una vendetta.

Che progetti artistici hai per il futuro?
Uno grosso, tanto quanto alto (6 metri), pensato per eliminare (sostituire), per non veder più una opera che non riesco a buttare giù.

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Un grazie sincero a Fran per la grande disponibilità, l’ospitalità e l’entusiasmo dimostrati.
Puoi approfondire la conoscenza di questo artista anche attraverso il suo sito internet o, se ti è possibile, il suo atelier/laboratorio Wave Buba a Sesto Fiorentino.

Ed è proprio durante l’inaugurazione del laboratorio che è stato realizzato il video che puoi vedere qui sotto. Una piccola occasione per provare a respirare l’aria di freschezza e creatività che lo caratterizza.

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