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Il progetto Stenopes

Stenopes Project

La stanza viene completamente oscurata. Non un filo di luce deve passare se non quella che si insinua da un piccolo foro circolare lasciato aperto in corrispondenza di una finestra. La proiezione riempie l’interno, ricreando l’immagine rovesciata di ciò che c’è fuori.
È dal semplice concetto di camera oscura che nasce Stenopes, il progetto di Romain Alary ed Antoine Levi che, integrando questa antica esperienza con le moderne tecniche del time lapse, realizzano brevi video all’interno di ambienti trasformati in gigantesche fotocamere stenopeiche.
I due hanno iniziato circa due anni fa nella loro cucina, spostandosi poi in diversi luoghi tra cui Parigi, dove hanno realizzato il video qui sotto.
Romain ed Antoine sono continuamente alla ricerca di location interessanti per il loro progetto. Se pensi di voler mettere a loro disposizione una stanza che si affaccia su un bel panorama, clicca qui per contattarli.
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Billy the KidQuando si parla di storia del crimine, il nome di Billy the Kid ha sempre il suo posto. Henry McCarty, alias Henry Antrim, alias William H. Bonney, alias Billy the Kid, visse nella seconda metà dell’ottocento e la leggenda narra che avesse assassinato ventuno uomini, iniziando la sua carriera da adolescente e divenendo un pistolero straordinario. Fu ucciso il 14 luglio 1881 dallo sceriffo Pat Garrett che lo inseguiva da tempo ed aveva messo una taglia sulla sua testa.
Come per molte altre figure del vecchio West, forse anche nel suo caso la fama superò il reale andamento dei fatti, e così il suo nome è rimasto nella storia ispirando anche un certo numero di pellicole cinematografiche.

Questo è l’unico ritratto di Billy the Kid riconosciuto come autentico. Fu realizzato tra il 1879 ed il 1880 a Fort Sumner in New Mexico.
Una singola vecchia fotografia invecchiata dal tempo.
E’ curioso il contrasto tra questo piccolo documento, unico ma vero, e la discreta quantità di materiale creato a posteriori.
Una sola, vecchia fotografia, che alla fine parla del personaggio forse più di una dozzina di film.

Robert Frank

Robert Frank

Avere qualche difficoltà perché si sta fotografando, o anche solo si ha in mano una fotocamera, non è un problema solo dei nostri (paranoici) tempi.
Nel 1955 il famoso fotografo Robert Frank stava viaggiando in auto nell’Arkansas, lavorando a quella che sarebbe poi divenuta la sua grande e storica opera: il libro “The Americans”.
Non aveva violato alcuna legge ma fu fermato da una pattuglia della polizia che lo considerò sospetto, anzi particolarmente sospetto, dopo aver notato nella sua auto un certo numero di “macchine fotografiche”.
Gli agenti decisero così di arrestarlo e detenerlo per un interrogatorio.
La disavventura in cella non fu di lunga durata e fortunatamente  non impedì a Robert Frank di continuare il suo magnifico lavoro che uscì circa tre anni dopo.

Per chi fosse interessato ai dettagli, ecco il testo del rapporto dell’agente che effettuò l’arresto. Curioso notare come il fatto che il bagagliaio fosse pieno di macchine fotografiche sia stato considerato dall’agente come fattore sospetto.

Department of
ARKANSAS STATE POLICE
Little Rock, Arkansas

December 19, 1955

Alan R. Templeton, Captain
Criminal Investigations Division
Arkansas State Police
Little Rock, Arkansas

Dear Captain Templeton:

On or about November 7, I was enroute to Dermott to attend to some business and about 2 o’clock I observed a 1950 or 1951 Ford with New York license, driven by a subject later identified as Robert Frank of New York City.

After stopping the car I noticed that he was shabbily dressed, needed a shave and a haircut, also a bath. Subject talked with a foreign accent. I talked to the subject a few minutes and looked into the car where I noticed it was heavily loaded with suitcases, trunks and a number of cameras.

Due to the fact that it was necessary for me to report to Dermott immediately, I placed the subject in the City Jail in McGehee until such time that I could return and check him out.

After returning from Dermott I questioned this subject. He was very uncooperative and had a tendency to be “smart-elecky” in answering questions. Present during the questioning was Trooper Buren Jackson and Officer Ernest Crook of the McGehee Police Department.

We were advised that a Mr. Mercer Woolf of McGehee, who had some experience in counter-intelligence work during World War II and could read and speak several foreign languages, would be available to assist us in checking out this subject. Subject had numerous papers in foreign langauges, including a passport that did not include his picture.

This officer investigated this subject due to the man’s appearance, the fact that he was a foreigner and had in his possession cameras and felt that the subject should be checked out as we are continually being advised to watch out for any persons illegally in this country possibly in the emply of some unfriendly foreign power and the possibility of Communist affiliations.

Subject was fingerprinted in the normal routine of police investigation; one card being sent to Arkansas State Police Headquarters and one card to the Federal Bureau of Investigation in Washington.

Respectfully submitted,
Lieutenant R.E. Brown, Lieutenant
Comanding
Troop #5
ARKANSAS STATE POLICE
Warren, Arkansas

REB:dlg

[fonte: Thomas Hawk]

I vincitori di HIPA

Fuyang Zhou, China. Image © Fuyang Zhou

© Copyright 2013, Fuyang Zhou – China

Hamden International Photography Awards (HIPA), finanziato dal Principe di Dubai, è il concorso fotografico più ricco del mondo e quest’anno ha appena incoronato i suoi vincitori.
Con lo scatto sopra, è stato il fotografo cinese Fuyang Zhou ad aggiudicarsi il Grand Prize di ben 120.000 dollari mentre nella categoria “Creating the future” è stato il Kuwaitiano Ali Kh Al Zaidi ad essere premiato con 20.000 dollari. Ad un altro cinese, Yanan Li, è invece stato assegnato il riconoscimento per la categoria Bianco e Nero.
La prima edizione degli HIPA risale al 2011 e lo scopo del concorso è quello di promuovere l’arte della fotografia in tutto il mondo. Quest’anno sono pervenute oltre 26.000 iscrizioni.
Sono stati assegnati anche due premi speciali: il primo a Steve McCurry per la sua eccezionale carriera ed il secondo al Dr. Ren Ng, foundatore della Lytro, società che sta sviuppando la light field technology.
Sono già aperte le iscrizioni ad HIPA 2014-2015… partecipiamo?

[Fonte: British Journal of Photography]

Dennis_Stock_by_Andreas_Feininger

Dennis_Stock_by_Andreas_Feininger

Rieccomi con un altro fotografo fotografato, forse con uno dei più straordinari ritratti di questo genere.
Il personaggio immortalato è Dennis Stock, importante firma dell’Agenzia Magnum e fotografo che divenne celebre per le sue immagini di grandi nomi dello spettacolo, da James Dean a Louis Armstrong.
L’autore dello scatto è invece Andreas Feininger, fotografo ma anche studioso di architettura e scrittore di testi sulla tecnica fotografica che lo resero tra i più influenti autori di fotografia moderna. Feininger era appassionato alla natura ed alla struttura delle cose, solo raramente si dedicava ai ritratti che non considerava come sua specialità, ma questo a Stock era straordinario e divenne subito celebre.
Fu realizzato nel 1955 per la rivista Life, subito dopo l’assegnazione a Stock di un premio per giovani fotografi. Il volto è un tutt’uno con la Leica e crea un’immagine dai tratti futuristi dove gli occhi sono quelli della macchina fotografica. La luce e la posa sono costruite a comporre un’entità nuova, quasi non umana, una sorta di cyborg.
Un cortocircuito razionalista che lascia il segno e che rimane un’opera passata alla storia.

I precedenti cortocircuiti fotografici:

#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston
#5: Alfred Stieglitz fotografato da Gertrude Käsebier
#6: Steve McCurry fotografato da Tim Mantoani
#7: Robert Capa fotografato da Gerda Taro
#8: Gerda Taro fotografata da Robert Capa
#9: Robert Mapplethorpe (con Patti Smith) fotografati da Norman Seef
#10: Szarkowski fotografato da Winogrand fotografato da Friedlander
#11: Andy Warhol fotografato da Robert Mapplethorpe
#12: Henri Cartier-Bresson fotografato da René Burri
#13: Dennis Stock fotografato da Andreas Feininger

The morning after

The morning after – © Copyright 2008, Pega


La luce del mattino può avere sapori e significati diversi. A volte arriva violenta e dolorosa come una fucilata, altre è una mano amica che ti sfila dal buio della notte, altre ancora è la sicurezza del tempo che scorre regolare.
Il mattino dopo è il tema fotografico che ti propongo per questo fine settimana.
Difficile? No. E’ solo una piccola sfida fotografica: provare a trasformare in immagini le sensazioni personali che accompagnano il risveglio dopo qualcosa.
Insomma, fotografare l’atmosfera o un dettaglio che caratterizza l’inizio di quelle giornate che seguono le notti diverse dal solito, belle o brutte che siano state.
In questo weekend prova a focalizzarti su questo tema, prova a creare uno scatto che trasmetta all’osservatore il concetto di “morning after”.
Come al solito ti invito poi a condividere il link alla tua immagine in un commento qui sotto.
Buon fine settimana!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Albert EinsteinQual è la storia di questo scatto? Albert Einstein. Lo scienziato padre della fisica moderna e premio Nobel, nacque ad Ulma, Germania, il 14 marzo 1879 e tutti conosciamo questa immagine iconica e dissacrante del “professore” che fa la linguaccia. Ma da chi e come fu realizzata?
Il 14 marzo del 1951, proprio il giorno del compleanno di Einstein, all’Università di Princeton, più precisamente all’Istituto di Matematica di cui Einstein era direttore, era stata organizzata una festa per il suo settantaduesimo compleanno.
L’evento si svolse tra ringraziamenti e brindisi finchè, un po’ stanco, Einstein decise di rientrare a casa accompagnato in macchina dal Dr.Frank Aydelotte, preside dell’Institute for Advanced Study, e sua moglie.
Ma ad attendere l’auto al cancello c’era un gruppo di fotografi tra cui Arthur Sasse, reporter della United Press International. Da bravo paparazzo Sasse esclamò: “Ehi professore, sorrida per la foto del suo compleanno!”. Einstein, che aveva passato l’intera giornata a sorridere ai fotografi, forse non ne poteva più e rispose con una bella linguaccia. Il fotografo, velocissimo, lo beccò.
L’editor dell’International News Photos Network valutò a lungo l’opportunità di pubblicare o meno questa foto. Einstein, al contrario, la apprezzò molto ed in seguito chiese di poterne avere alcune stampe ritagliate in modo da escludere le altre due persone dall’immagine. Pare che Einstein usò poi queste stampe con la linguaccia per farci biglietti di auguri.

Einstein by Sasse

Albert Einstein – Copyright 1951, Arthur Sasse

Chained Pyrmids - Copyright 2008 Pega


Da un paio di giorni Alby era in giro per piccoli villaggi di una zona rurale del nord della Cina. La sua passione per la fotografia lo aveva condotto in questi luoghi fuori dalle rotte turistiche. Era ciò che cercava.
Un anziano uscì silenziosamente da una vecchia casa, un soggetto magnifico per un bel ritratto ed Alby chiese alla sua interprete di parlare con l’uomo per avere il permesso di fotografarlo. La giovane donna si avvicinò al vecchio e dopo essersi inchinata, gli si rivolse con rispetto.
L’anziano studiò i due, rimase in silenzio per alcuni attimi, poi scosse la testa in modo inequivocabile.
Peccato, un vero peccato. Alby era deluso, ma anche curioso e chiese all’interprete di provare a capire, se possibile, il motivo del rifiuto.
Lei parlò di nuovo al vecchio, fu un breve dialogo. L’uomo disse che aveva rifiutato perché essendo molto povero non aveva denaro per potersi pagare delle fotografie.
Alby spiegò che non avrebbe chiesto un compenso dato che fotografava per passione.
Il vecchio lo guardò con attenzione, forse meraviglia, poi sorrise ed acconsentì con grande entusiasmo.

Perfect imperfections

Perfect imperfections – Copyright 2012 Pega

Perché fotografi?
Che cosa c’è dietro alle tue immagini, anzi dentro?
Usi le tue idee per realizzare le tue foto oppure usi le tue foto per esprimere le tue idee?

Sì. Oggi solo domande. Ogni tanto fa bene, specie se si prova a darsi delle risposte.
🙂

Samuele Beckett

Samuel Beckett – © Copyright Jane Bown, 1976

Jane Bown era stata inviata dall’Observer per fotografare Samuel Beckett mentre dirigeva uno spettacolo alla Royal Court, nel 1976.
Il drammaturgo e premio Nobel irlandese era noto per la sua riluttanza ad essere ritratto e già altri fotografi avevano tribolato nel tentativo di immortalarlo adeguatamente.
Beckett le disse che acconsentiva a farsi fare una foto ma lasciò la Bown in attesa per ore dietro le quinte, finchè un assistente le porse un foglietto con scritto che Beckett aveva cambiato idea e che non se ne faceva di niente.
La fotografa si sentì ribollire il sangue ma non si perse d’animo. Lo attese fino alla fine dei lavori e poi gli si presentò davanti all’improvviso, alla porta di servizio da cui Beckett stava uscendo. Gli promise di fare solo tre scatti veloci, lui gliene concesse cinque.
A volte la tenacia premia, eccome.