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Tina Modotti 1921
Ed eccola anche Tina Modotti, in questa serie che voglio battezzare “cortocircuito”, che ormai è al quarto capitolo.
Dopo Eugene Atget, Berenice Abbott ed Edward Weston ecco anche lei.
Era il 1921 e questo ritratto le fu scattato proprio da Weston, per il quale lavorò prima come modella, divenendone poi assistente, amante e compagna negli anni che vissero insieme in Messico, dove Tina vide germogliare il suo talento fotografico.
Credo che posterò altri di questi ritratti “cortocircuitanti”, via via che ne avrò occasione. Mi piacciono proprio.

🙂

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Weston
Tempo fa avevo proposto il ritratto di Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott poi, in un post successivo, la stessa Berenice ritratta Hank O’Neal.
Mi appassiona questo fatto del fotografo che viene fotografato da un collega perché, come già dicevo, lo trovo una sorta di cortocircuito artistico, qualcosa di particolarmente evocativo e ricco di fascino.
E così oggi te ne propongo un altro: il grande Edward Weston.
Weston non ha certo bisogno di presentazioni ed io ne ho parlato in fin troppe occasioni dato che lo piazzo in cima alla mia personale top ten dei grandi maestri.
Eccolo immortalato insieme alla sua mitica fotocamera Graflex 4×5″.
Era il 1923 e lo sai chi scattò questa foto? Ma certo, la sua assistente, modella, collega ed amante Tina Modotti.

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clearing winter storm

Clearing winter storm – © 1936 Ansel Adams

Spesso la creatività si esprime come naturale conseguenza dell’“influenza”.
È un processo di rielaborazione che l’artista compie partendo da ciò che ha visto, provato, vissuto, studiato, approfondito ed introiettato per poi produrre un’opera che risulta come nuova ed originale.
Di fatto non esiste il “creare” dal nulla ed anche il concetto stesso di “ispirazione” si rifà atavicamente proprio a questo.
In fotografia, come in qualsiasi altra forma espressiva, si tratta quindi di rielaborare il lavoro di coloro che ci hanno preceduto. La vera genialità sta nel riuscire a farlo in modo personale e genuino, trovando la giusta misura nell’inserire fattori nuovi.
È facile verificare tutto questo osservando i capolavori dei grandi maestri e scoprendo puntualmente che le loro opere sono state sempre influenzate da ben definibili predecessori. Ne sono un emblematico esempio i famosi scatti di Ansel Adams nei grandi parchi americani. Ansel li realizzò ispirato da avventurosi pionieri dell’ottocento che si muovevano con pesanti e primordiali attrezzature alla scoperta di una frontiera che non era solo fotografica. Sono nomi meno noti ma comunque importanti nella storia della fotografia. Carleton E. Watkins e Charles L. Weed avevano fotografato proprio la valle di Yosemite che rese famoso Adams ma anche William Belle, Timothy H. O’Sullivan o William Henry Jackson avevano immortalato ben prima di lui, e con uno stile decisamente simile, i grandi spazi dell’ovest americano.
Casi analoghi si possono trovare a bizzeffe nella storia dell’arte, ma rimanendo in tema fotografico, gli esempi di questo tipo sono facilissimi da trovare e la lista sarebbe lunga, possiamo citare l’emblematica influenza dei grandi classici della pittura sui fotografi recenti, com’è ad esempio il caso della Venere del Botticelli sugli scatti di Andy Warhol o David LaChapelle.

Insomma, la creatività è sempre espressione di newtoniana “capacità di salire sulle spalle dei “giganti”, quindi conseguenza di studio e comprensione delle opere dei propri predecessori.

Non ci sono scorciatoie.

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Helmut Newton 1Helmut Newton è il fotografo che negli anni settanta portò il nudo nell’estetica fashion, proponendo immagini talmente nuove e provocatorie da trasformare per sempre il concetto stesso di fotografia di moda.
Leggendarie sono le sue pubblicazioni White Women (1976), Sleepless Nights (1979) ma più di tutti lo spettacolare Big Nudes (1981) fatto in gran parte di foto realizzate in esterni, spesso in strada, con modelle in atteggiamenti sensuali o inquietanti, dove il rapporto con le immagini fashion divenne solo una scusa per portare avanti un progetto puramente artistico.
Helmut Newton 2Con questi lavori Newton si conquistò un posto da protagonista nella fotografia del secondo Novecento, dimostrando la capacità di sondare una dimensione che andava oltre la pura estetica, un terreno non convenzionale fatto di ambiguità ed erotismo ma anche violenza e morte. In sostanza una visione cruda della realtà dove all’osservatore tocca un ruolo di interpretazione molto importante.
Alcune immagini di Newton hanno trovato un posto di tutto rispetto nella storia di questa disciplina e sono particolarmente famose, come il ritratto di Andy Warhol nella stessa posa di una statua della Madonna fotografata in una chiesa toscana, oppure la foto di Nastassia Kinsky che abbraccia una bambola dalle sembianze di Marlene Dietrich.

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 Edward Weston - Nude woman -

Nude woman – Edward Weston

Magari non ci hai mai pensato, per molti non è una cosa a livello cosciente, ma per quasi tutti i fotografi esiste una foto che rappresenta un personale punto di riferimento. È quella che in un più o meno remoto passato ha fatto scattare qualcosa e, almeno in parte, è “responsabile” della nascita di un interesse particolare per la Fotografia.
Non è assolutamente detto che si debba trattare dell’opera di qualche fotografo importante, ma nel mio caso l’immagine che ritengo la principale indiziata è una famosa foto di Edward Weston. La vedi qui a fianco: Nude woman, un capolavoro che il grande maestro del bianco e nero realizzò nel 1936. Ne rimasi affascinato da ragazzino e resta a tutt’oggi una delle foto che amo di più in assoluto, per l’insieme di armonia, grazia, rigore, sensualità, talento e grandissimo senso estetico che rappresenta.
E tu ce l’hai una foto che ti ha “avvicinato alla fotografia”?

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Stefano Giogli

© Copyright Stefano Giogli

L’adolescenza è quella fase della vita durante la quale si acquisiscono le competenze e i requisiti necessari per diventare adulti: il fisico cambia mentre le esperienze emozionali diventano particolarmente intense. Il tutto avviene in un tumulto emotivo che produce grandi dissidi.”
(S.Giogli)

Si intitola “l’unico ad essere diverso eri tu” ed è tutto dedicato all’adolescenza questo splendido progetto di Stefano Giogli, fotografo perugino classe 1965, che ha voluto approfondire questa fase così particolare dell’esistenza umana andando a fotografare una serie di ragazzi proprio nelle loro stanze, immortalandone le atmosfere di intimità, conflittualità ma anche fierezza tipiche di quella sorta di habitat che è la camera di un adolescente.
È un progetto che trovo davvero bello ed originale, per certi versi anche avventuroso, ma sempre rispettoso ed intelligente. Ti consiglio proprio di andarlo a gustare come si deve: lo trovi qui, sul sito di Giogli.

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Mani su una pala

Mani su una pala – ©1927 Tina Modotti

Se hai occasione di poterci passare, ti segnalo una mostra che sarà aperta fino al 7 aprile presso l’AuditoriumArte di Roma ed intitolata: Tina Modotti “Fotografie”. La Fotografia al Femminile.
Sessanta stampe di questa importante artista di origine italiana che solo di recente è stata finalmente valutata come meritava.
La mostra, che per inciso è ad ingresso gratuito, affianca le opere della Modotti con una ricca ricostruzione della sua vita artistica: dagli inizi come attrice al periodo fotografico in Messico con Edward Weston, fino alla svolta rivoluzionaria in Russia, Spagna e Germania.
Della Modotti avevo parlato in un precedente post e questa è una buona occasione per approfondire una figura che ha intrecciato arte, fotografia ed impegno politico in un modo molto personale.
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aeroplano

Aeroplano – © Copyright 2010 Martino Meli (m|art)

Ebbene, hai scattato un bel po’ di foto, le hai pubblicate su internet,  magari mostrate ad amici e parenti o in qualche esposizione. Forse ti è anche capitato di vendere qualche tua stampa. O forse no…
Hai mai pensato a chi potrebbero essere le persone veramente interessate alle tue immagini? Intendo: a possedere davvero qualcuna delle tue fotografie?
Forse facoltosi collezionisti d’arte? Gente comune? O magari proprio gli appassionati di fotografia, come te.
Troppo spesso chi fa foto è molto concentrato sulla propria produzione e solamente di rado volge uno sguardo attento verso il lavoro dei colleghi. Trovo che questo sia un problema, anzi un limite, anche perchè è proprio dal confronto con gli altri che spesso si traggono i migliori insegnamenti e gli spunti più interessanti per la propria creatività.
Tu per esempio quante foto di “altri fotografi” hai in casa?
Non parlo di riproduzioni su libri o poster commerciali di fotografie famose, parlo di stampe originali, tangibili e di qualità. Opere di fotografi di cui ammiri il lavoro. Non necessariamente nomi noti.
Io trovo molto bello avere foto fatte da altri e così ho iniziato pian piano a collezionarne alcune.
Qualche volta, come  nel caso della foto sopra, si è trattato di graditi regali, altre volte è stato uno scambio, altre ancora un deliberato acquisto.
Sto scoprendo il piacere di osservare da vicino la bellezza di una foto ben stampata, la sensazione di poterla toccare ed orientare nella luce.
E’ un piccolo piacere che, se quella stampa è in tuo possesso, puoi riprovare quando vuoi, un po’ come quando si ascolta e riascolta un pezzo musicale, scoprendone ogni volta un aspetto nuovo, come un suono che non si era mai notato, un dettaglio che fa cambiare la prospettiva.

Inizia la tua piccola (o grande) collezione.
Non te ne pentirai.

🙂

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È bello farsi ispirare dai capolavori di un grande fotografo ed è per questo che ti propongo una splendida raccolta di immagini, un breve video realizzato con gli scatti di un’artista che ha un posto molto importante nella storia della fotografia del novecento e della quale ho parlato in vari post: Dorothea Lange.
L’ho trovato in rete rimanendone affascinato, anche perchè contiene diverse foto che non mi era mai capitato di vedere.
Siediti e mettiti comodo, assicurati di avere qualche minuto di tranquillità e, se puoi, alza un po’ il volume perchè anche l’accompagnamento musicale è apprezzabile.
Dorothea Lange un giorno disse: “La macchina fotografica è uno strumento che insegna a vedere senza una macchina fotografica”.
Credo sia una gran verità.
Buona Visione
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20130203-190959.jpg

Il ritratto di un fotografo è una sorta di cortocircuito, un cerchio che si chiude. Quando poi il fotografo è un grande maestro, un protagonista della storia di questa forma d’arte, allora l’immagine assume un fascino tutto speciale, almeno per me.
É il caso di questo ritratto di Eugene Atget, il grande fotografo francese che visse a cavallo tra ottocento e novecento, considerato da molti come uno dei padri della fotografia moderna.
Fotografò per oltre trenta anni la sua Parigi, un lavoro immane di oltre 10.000 negativi (che per i tempi erano un’infinità) teso a documentare una città che si stava trasformando, modernizzando, e che Atget fissava non tanto con atteggiamento artistico quanto con un approccio che potrebbe essere definito come commerciale. Molti suoi scatti erano infatti realizzati per fornire materiale ai pittori ed agli illustratori di libri sulla città.
In questa sua ricerca Atget espanse le possibilità della fotografia e sviluppò un suo linguaggio fatto di poesia ed estetica formale che lo consacra tra i più importanti artisti della storia della fotografia.
Ed eccolo qui Eugene Atget, dopo quasi un secolo, qui sul tuo monitor.
Guardalo negli occhi, mentre si sta facendo fare un ritratto da Bernice Abbott in un bel pomeriggio del 1927.
Un cortocircuito con i fiocchi.

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