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bressonbehind

Behind the Gare Saint-Lazare, 1932 Copyright © Henri Cartier-Bresson

“Se una foto è così noiosa da farti notare la presenza di rumore… allora vuol dire che è una foto veramente noiosa.”
Un tempo questa frase era assolutamente valida.
Oggi forse non più. L’attenzione che abbiamo sviluppato in tempi recenti nei confronti della perfezione tecnica della fotografia è a livelli che in passato non erano nemmeno concepibili.

Rumore, nitidezza, tonalità dei colori… sono aspetti sicuramente rilevanti in una foto… ma non necessariamente i più importanti.
Com’è che ad oggi diamo spesso più valore a questi elementi che non al messaggio, alle emozioni che un’immagine ci porta ?

Viviamo forse in un’epoca in cui il perfezionismo tecnico ci sta facendo perdere di vista l’essenza vera di un’opera d’arte?

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Paris_free_photosUn piccolo ma significativo evento ha segnato la scorsa settimana il Paris Photo 2009, la rassegna internazionale di fotografia.

Il fotografo francese Fabien Breuvart ha realizzato una sorta di performance in cui, insieme ad alcuni suoi collaboratori, ha portato alcune migliaia di vecchie ed anonime fotografie di fronte all’ingresso VIP della cena di gala organizzata al Louvre. Le foto sono state sparse sul pavimento e rese disponibili gratuitamente ai passanti.

All’interno del gala erano invece in mostra opere di famosi fotografi, offerte per cifre a volte superiori ai 40.000 euro.

Quello che è successo è stato decisamente interessante.

Molte persone che passavano, tra cui alcuni invitati al gala, in qualche caso casi esperti d’arte e facoltosi ospiti, si sono intrattenute a lungo, chinate o inginocchiate tra le foto senza valore portate da Breuvart, dimostrando in modo chiaro, un’attrazione ben più forte per quell’espressione artistica un po’ anarchica che non per le “grandi opere” che attendevano all’interno.

Le foto anonime, offerte gratuitamente, hanno curiosamente sviluppato un maggiore e genuino interesse rispetto ad altisonanti prodotti del mercato dell’arte, dall’alto valore deciso da altri.

A mio parere è stato un momento fenomenale, una ventata d’aria fresca.

Guarda nel video. E’ percepibile il sano divertimento e l’entusiasmo di queste persone. Razzolano tra le foto di illustri sconosciuti , vecchie stampe senza valore, ma foto vere, che è bello guardare e sopratutto prendere in mano, toccare.

Un’espressione fortissima del potere delle immagini e della fotografia nel suo stato più genuino.

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Fil rouge
Fil rouge – © Copyright 2009 Pega

La fotografia è arte o scienza?
In che relazione le due componenti stanno tra di loro?
Quanto è importante il razionale al momento dello scatto? Quanto l’emozione?
Si può riuscire a fare una “grande foto” senza conoscere intimamente lo strumento che ci permette di realizzarla? Ma se le “grandi foto” da fare fossero due, tre, cento? Qualche artista riesce ad essere consistente senza padroneggiare la tecnica?
Ma può un conoscitore perfetto della tecnica scattare un capolavoro senza ispirazione o spunto creativo?

Accidenti… quante domande… 🙂 🙂

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My Cafè - Copyright Emanuele Minetti

Si sente sempre dire che “con le macchine che ci sono oggi chiunque può fare splendide foto“.
E’ assolutamente vero.

Però… guardiamo un po’ indietro nel tempo.
Quando a fine anni ’70 arrivò l’autofocus, il passaggio fu epocale. Prima il fuoco era solo manuale. In molti dissero che con quella innovazione tutti sarebbero stati in grado di fare foto perfett.
E ancora… andando a ritroso, lo stesso si può dire per l’avvento  della pellicola 35mm, che portava la possibilità di realizzare immagini spettacolari in modo molto più portatile ed economico dei vecchi formati. 
Era la possibilità per tutti di fare gli scatti di Ansel Adams senza trascinarsi dietro 50kg di attrezzatura. O no?
La fotografia ha una componente tecnologica, cel’ha sempre avuta, fin dai suoi albori. E’ una caratteristica in perenne evoluzione.
Con il passaggio al digitale e l’enorme diffusione di fotocamere di elevatissima qualità a prezzi contenuti è diventato ancora più semplice fare foto, ma per certi aspetti è una sensazione illusoria.
Come prima o forse piu di prima, chi fa belle Foto ha comunque un’attenzione, una preparazione ed una conoscenza intima della fotografia che non sempre è condivisa da chi si affida ai pur fenomenali automatismi dell’ultimo modello di macchina digitale per farsi l’autoscatto e postarlo su Flickr.
E la differenza, nonostante tutta questa tecnologia, si continua a vedere, eccome.
Prova a sfogliare gli album delle persone che ho avuto il piacere di intervistare in questo blog, visita l’album di fotografi come Emanuele Minetti (è sua la splendida “My Cafè” sopra) e guarda quanta attenzione alla composizione, alla gestione della luce, al messaggio…. quanta passione.
Dietro a molti degli scatti dei fotografi che ammiro c’è ricerca, talento, conoscenza della storia della fotografia, studio approfondito degli strumenti, a partire dalla macchina fotografica che usano per finire ai tool di postproduzione.
Non è per niente banale.
La tecnologia ha corso moltissimo in questi anni, non solo per la fotografia ma anche per tantissime altre arti.
Può però un buon programma di videoscrittura permettere a tutti di scrivere un bel romanzo?
Può forse un multieffetto per chitarra elettrica farti suonare come Van Halen?
Secondo me non è questione di tecnologia. E’ questione di studio e passione.

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Watermonster rising

Watermonster rising - Copyright 2008 Pega

Hai mai provato a fotografare l’istante in cui una goccia cade nell’acqua?
E’ divertente e non serve grande attrezzatura. La cosa importante è usare alte velocità di scatto e sopratutto il flash, che consente di “congelare” l’istate.
Se non hai un flash esterno puoi usare anche quello a bordo della macchina.
Un buon consiglio è poi quello di fare tanti scatti, anche a raffica. 
Per chi non l’ha mai fatto e vuole provare a cimentarsi, questo video è un buon tutorial.

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Hyères_1932

Hyères 1932 - Henry Cartier-Bresson

In un post di alcuni giorni fa parlavo di come anche per le immagini sia possibile parlare di “degustazione”.

A questo proposito mi è capitato di leggere di un fenomeno che è quasi paradosale. In un recente esperimento è stato preso un campione di alcune migliaia di visitatori di un importante museo d’arte fotografica ed il loro tempo di permanenza all’interno della galleria. Il tempo medio è poi stato diviso per il numero di opere esposte e cosa ne è venuto fuori ? Il visitatore medio osservava le foto per un tempo medio di meno di due secondi.

E’ ovvio che è solo un esperimento, un esempio…. ma fermiamoci un attimo. Quanto tempo dedichiamo realmente all’osservazione ed allo studio di una foto che ci colpisce ? Quanti “secondi” impieghiamo a “gustare” un’immagine su Flickr prima di commentarla ?

Il tempo è un fattore chiave. Il nostro cervello ha bisogno di tempo per approfondire, per elaborare e capire quello che c’è sotto lo strato superficiale dell’immagine.

Come per la musica, la “degustazione” passa attraverso un esame attento e ripetuto. Quello che per un pezzo musicale è il riascolto, per la fotografia sarà un’osservazione per un tempo adeguatamente lungo.

Facciamo insieme un esperimento : prendiamo una foto che ci piace moltissimo. Ad esempio l’opera di un grande maestro o comunque lo scatto di un artista che ci affascina. L’ideale sarebbe disporre di una stampa in grande formato, ma in mancanza di questa anche il monitor va bene.

Adesso stacca il telefono, siediti davanti alla foto senza altre distrazioni e prenditi una mezz’ora di vera meditazione.
Non scherzo. Osserva la foto per trenta minuti.
Osservala studiandone tutti gli aspetti che è possibile valutare : da quelli più tecnici di cui parlavamo nel precedente post, a quelli più emotivi.
Cosa ti trasmette le foto ? Di cosa parla veramente. Quando è stata fatta ? Ci sono messaggi che emergono, magari timidamente ? Riesci ad immaginare il fotografo mentre eseguiva lo scatto ?
Ti puoi fare mille domande e cercarne la risposta nell’immagine.
Non avere fretta.

Molto probabilmente dopo questa esperienza non vedrai più la stessa foto, la considererai qualcosa di diverso, avrai scovato altri punti di vista.

Trenta minuti ti sembrano una esagerazione ? Forse, ma è un tempo equivalente a qualche riascolto di un pezzo musicale. E’ un tempo necessario.

Se ci provi mi interessa sapere com’è andata.

Continueremo comunque l’argomento in un prossimo post.

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trymanit

Trymanit (Alessandro)

Sfogliando l’album Flickr di Alessandro (meglio noto con il nickname Trymanit)  è impossibile non rimanere colpiti dalle atmosfere di alcuni suoi scatti. Sensazioni anche forti, che so di condividere con altri.

A volte inquietanti, altre intriganti, le sue foto lasciano il segno. Fanno intravedere che dietro alla macchina fotografica prima, ed ai processi di trattamento poi, c’è un vero artista. Un grande appassionato.

Ciao Trymanit. Sfogliando Il tuo album su Flickr si percepisce una vena artistica ed un insieme di esperienze e passioni che convergono nella tua fotografia. E’ un’impressione sbagliata o c’è realmente un importante filo conduttore che lega i tuoi scatti.
Ciao, innanzi tutto sono onorato di venire intervistato, mi riempie di soddisfazione, come, mi riempie di soddisfazione la possibilità di vedere, sentire, anche toccare quello che l’uomo può fare quando esprime le sue capacità, le sue conoscenze, che siano queste arte o attività lavorativa oppure entrambe.
Mi piace osservare la manualità, che sia quella di un cesellatore, di un fabbro, di mia madre che fà l’uncinetto, non ha importanza, mi piace veder creare.
Come del resto sono affascinato da tutte le forme d’Arte, dalle sculture di Pomodoro a quelle di Staccioli; alla pittura di Hieronymus Bosch, De Chirico, i Macchiaioli, Vettriano ; alla musica, tutta, con quella che più mi ha segnato che è quella di fine anni ’80, la new wave/Dark wave.
Il fatto che sfogliando il mio Album ti abbia dato questa sensazione mi lusinga, ma non c’è un filo conduttore prestabilito, sono le varie contaminazioni che mi portano a fare scatti anche molto diversi tra loro sia dal punto di vista prettamente visivo sia dal punto di vista del messaggio intrinseco.

E’ tanto che fotografi ? Raccontaci qualcosa di te e di come hai imparato a far foto.
Ho iniziato a fotografare nell’87, con una Nikon FE2 che possiedo tutt’ora.
Ho fotografato per 6/7 anni, poi ci sono stati dei cambiamenti che mi hanno portato a considerare la fotografia solo marginalmente, facendo solo qualche scatto durante qualche cena o ritrovo con gli amici.
Poi conosciuta Roxy, mia moglie, ho ripreso a fare qualche scatto.
Ma è stato il digitale a farmi ripartire…e ora non esco se non ho una macchina fotografica con me.
Mi domandi come ho imparato a fare foto…in non sò fare foto, non ho mai frequentato corsi, quando scatto spesso lo faccio di getto, una cosa che desta il mio interesse cerco di bloccarla e per paura che il tutto svanisca scatto senza tener conto delle varie regole compositive.
E qui devo ringraziare ancora una volta la tecnologia perchè essa mi dà la possibilità di fare scatti in successione, vedere immediatamente il risultato per poi scegliere lo scatto migliore. E per migliore intendo quello che rispetta l’immagine che mi ero prefissato di creare o l’attimo che volevo cogliere, quindi appagamento da sensazioni e non fredda perfezione tecnica. Non per niente, una cosa che odio profondamente è quando su Flickr commentano con “io avrei fatto così” oppure “io la taglierei così”, il tutto condito con quella saccenza da primi della classe che ho sempre odiato.

C’è qualche fotografo o artista che ritieni abbia avuto un ruolo di influenza nel tuo modo di fotografare ?
Non saprei quale sia quello che mi ha influenzato più di altri…come per le altre forme d’Arte, acquisisco da tutti.
Mi piacciono i paesaggi di Ansel Adams, per il modo di trattare il bianco e nero, ma sopratutto il modo come ci ha illustrato i parchi americani.
La saturazione cromatica di Franco Fontana e il rapporto che ha con le ombre.
Il rigore, classico, di Mapplethorpe…colgo l’occasione di ricordare la mostra alla Galleria dell’Accademia prorogata fino al 10 gennaio per chi l’avesse persa.
Il modo di riprendere le donne da parte di Helmut Newton…ecco forse Newton, quando mi capita di fotografare delle donne.

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The room - Copyright 2009 Trymanit

Ci sono dei soggetti che ami fotografare in particolare ?
Fotografo di tutto, tutto quello che mi colpisce, che mi lancia un’input.
Amante come sono della regione in cui vivo, mi piace rappresentarla nella maniera più classica con i paesaggi e scorci caratteristici…ma anche no, facendo degli HDR ad esaltarne le sfumature cromatiche.
Fotografo il degrado, la decadenza, l’abbandono e questo a volte mi porta ad un coinvolgimento tale da andare oltre all’inquadrare e scattare…spesso in certi luoghi, per la scena, il contesto, sono portato ad immedesimarmi ed elucubrare che poi cerco di trascrivere nel commento alla foto.
Mi piacerebbe fare qualche ritratto in più, ma il mio essere non particolarmente entrante come carattere, mi costringere a partecipare a manifestazioni per poterli fare.

Hai attualmente qualche progetto fotografico in corso ?
Avrei diverse idee, ma perora rimangono tali…come tutti immagino, piacerebbe poter mostrare le foto in qualche spazio…ma già farlo su Flickr mi dà soddisfazione.

Le ultime due domande sono ormai un classico che faccio a tutti gli ospiti di questo blog : Cosa significa per te la tua fotografia ?
Esternazione di sensazioni, raccontare, ricordare.
Introspezione, trovarmi in luoghi che, attraverso la macchina fotografica mi aprono modi diversi di vedere la stessa scena e di interpretarla.
La fotografia intesa come mezzo di socializzazione,e questa intervista ne è un’esempio, mi ha permesso di conoscere gente, bella gente. Di farmi conoscere, nel bene e nel male.

Ed infine : se tu avessi l’opportunità di incontrare un grande fotografo e ti fosse concesso di fargli una sola domanda, cosa gli chiederesti ?
Molto probabilmente farei come quando sono vicino ad un pittore, un’artigiano, o qualche altro artista…gli chiederei se posso rimanere a guardarlo mentre lavora.
Nel caso di un fotografo, guarderei come sistema la scena, come intergisce con essa e i suoi assistenti, perchè i grandi fotografi hanno sempre uno stuolo di assistenti.
Mi limiterei a guardarlo perchè non saprei cosa chiedere, ho come l’impressione di violare uno spazio facendogli delle domande dirette.
Non trovo molto corretto chiedere ad un’artista affermato come del resto ad un fotoamatore perchè o per come ha ripreso una scena…ognuno di noi ha un bagaglio di conoscenze, di motivazioni, di interessi che non permettono di essere capiti appieno quindi per non cadere in errori interpretativi, per non fare una violenza al suo modo di vedere, preferisco osservare e imparare e poi trarre le mie conclusioni.

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Ringrazio Alessandro per la sua disponibilità ed invito chi volesse approfondire la conoscenza Trymanit su Flickr a visitare il suo album ed in particolare i suoi mitici set a tema come quello dedicato ex manicomio di Volterra.

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Hai mai provato ad ascoltare un pezzo musicale concentrando tutta la tua attenzione sui suoni e le note di uno solo degli strumenti presenti? E’ un esercizio interessante che, per i musicisti o chi comunque è molto appassionato di musica non è una novità, ma che ai normali ascoltatori può a volte svelare un punto di “vista” completamente nuovo.

Palermo la Martorana

Palermo la Martorana - Copyright 2009 Pega

Prova con un pezzo di un genere che ti piace, non importa se è musica classica, pop, rock o jazz. Magari inizia con la musica leggera, con una canzone che conosci. Ascolta l’intero pezzo seguendo  con attenzione solo la chitarra o la batteria, concentrati solo su quello strumento… 
Con ascolti successivi passa a “studiare” gli altri strumenti. Non è raro accorgersi della presenza di suoni e timbri di elementi che ad un ascolto normale non si erano notati…

Questa esperienza è molto simile a quella che viene provata, coinvolgendo naturalmente altri sensi, da chi fa degustazione di vini o liquori. La possibilità di percepire il gusto di noce moscata in un vino, o di salmastro in in wiskey è una capacità che si può imparare ed affinare ma che normalmente non viene spiluppata.

Con le immagini è la stessa cosa.
Provare ad imparare a “degustare” le foto è un esperimento che è possibile fare in modo molto semplice. I risultati possono aiutare molto nello sviluppo di una maggior sensibilità e capacità di apprezzare o criticare, ma sopratutto si può ricavarne un notevole insegnamento.

Mi rendo conto che per qualcuno, specie chi mastica di fotografia da tanti anni, l’argomento possa risultare non nuovo, ma credo che per altri la cosa possa risultare interessante.
E’ ovvio che non è una questione esauribile in un breve blogpost, ma intanto proviamo ad iniziare qualche esperimento : prendiamo due tre foto al massimo e cominciamo a concentrare l’attenzione su uno o due elementi di base che le caratterizzano. Mi riferisco alla luce ed al colore.
Da dove viene la luce? Quante sorgenti è possibile valutare? E una luce diffusa? O diretta? Che colore ha? Che ombre crea? Quali contrasti? 
Stesse o altre considerazioni sul colore: c’è un colore dominante? C’è un colore più saturo? Qual’è la temperatura che si percepisce dall’immagine?

Soffermarsi interi minuti ad osservare una foto è un po’ come concentrarsi ad ascoltare un pezzo musicale. Non avere fretta.

Ne riparliamo in un prossimo post.

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Dissenso generazionale - Copyright 2009 Pega
Dissenso generazionale – Copyright 2009 Pega
Art ain’t easy… but autocritic is way harder…
Come riuscire ad essere costruttivamente autocritici?

Ragionando sul valore comunicativo ed emotivo che si può attribuire ad una propria fotografia in modo indipendente dall’opinione degli altri, mi sono trovato a pensare a che processo seguire per dare un giudizio artistico il più possibile “meditato” su alcuni miei scatti.
Il fine di questa sorta di “valutazione” è quello di sviluppare un maggiore senso critico nello scegliere a quali foto dedicare maggiore attenzione in termini di trattamento e successiva eventuale stampa o pubblicazione su web.
Non mi è risultata cosa facile perchè, ovviamente, essendone io il creatore tendo naturalmente a dare alla foto una interpretazione ed un valore che non sono per niente assoluti o forse nemmeno condivisibili con gli altri.
Ho comunque provato a raffinare un semplice criterio che si basa sul fondamento che la foto deve essere interessante e “funzionare”, da tre punti di vista.

Tre pilastri che “sostegono” la foto.

Il primo è il punto di vista del fotografo stesso. Se non sono soddisfatto io della foto è inutile andare avanti. Devo sentire che in qualche modo l’immagine ha per me un significato, mi trasmette qualcosa, insomma “funziona”.
Il mio punto di vista di osservatore del soggetto ripreso deve essere soddisfatto in termini estetici, tecnici ed emotivi.

Il secondo punto di vista è quello del soggetto ritratto. A qualcuno potrà sembrare un’assurdità specie nel caso dei soggetti inanimati, ma la mia tendenza è quella di personificare comunque il soggetto ed immaginarne il punto di vista come elemento fotografato. Spesso si sente dire che in fotografia il fotografo guarda il soggetto attraverso l’obiettivo ma il soggetto guarda il fotografo attraverso la stessa lente. E’ proprio questo che intendo. In qualche modo ci deve essere una reciprocità. Una storia sostenibile e percepibile, che renda il punto di vista del soggetto interessante e caratterizzante questo aspetto della foto.

Terzo ed ultimo punto è quello dell’osservatore, del fruitore della foto… del pubblico insomma.
Dal suo punto di vista l’osservatore finale cosa troverà nella foto ? Se la foto ha un senso solo per i primi due elementi di questa analisi ma non per il terzo, la foto non funziona comunque. E’ il caso di scatti che hanno un grande significato emotivo per chi li ha scattati ma nessun messaggio per un estraneo che vede quella foto.

Tutto questo è una mia visione personale, una sorta di processo di valutazione che prova ad essere, se non oggettivo, almeno bilanciato e rispettoso di quelli, che nella mia idea, sono gli altri soggetti coinvolti.

Non nascondo che esiste in me la curiosità di sapere quali invece sono i processi che altri seguono per fare una simile valutazione. Quindi, rifacendomi ad un precedente post, non escluderei che la mia domanda ad un fotografo che stimo, nell’ipotesi provocatoria di poterne fare una soltanto, potrebbe essere proprio :  “come valuti il valore artistico e comunicativo di una tua foto”?

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XXSecoloTi segnalo un volumetto che, a mio avviso, è un must per qualunque appassionato di arti visive.
Si tratta di “Fotografia del XX secolo” edito da Taschen, un bel libro che raccoglie una completa carrellata dei più importanti artisti del secolo da poco trascorso.
E’ ricco di foto, brevi biografie ed annotazioni. Il prezzo è piuttosto contenuto in rapporto al materiale che viene proposto. Da non perdere.

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