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Posts Tagged ‘fotografia’

Hai presente il timbro clone di Photoshop?
Ecco… un gruppo di ricercatori ha messo a punto un sistema in grado di applicare questo tipo di tecnologia non solo ad una singola immagine ma ad un intero flusso video, tutto questo in tempo reale (!)
E’ qualcosa che personalmente trovo un po’ inquietante, specie in questi tempi in cui si parla spesso di “realtà aumentata” e percezione del mondo che viene sempre più gestita attraverso il mezzo audiovisivo.

Guarda questo video e tieni a mente che tutto ciò è già di pubblico dominio e a disposizione di chi vorrà sfruttare questo concetto di “realtà diminuita”.
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ScimmiaE’ una storia di qualche tempo fa e potrebbe essere la pubblicità perfetta per un nuovo modello di macchina fotografica… Uno spot semplice e diretto del tipo: “Con la nostra fotocamera chiunque può fare ritratti perfetti: anche una scimmia” 🙂

Beh, a parte le battute… Pare che nel fitto della giungla indonesiana, il fotografo naturalista David Slater si sia fatto fregare la sua reflex professionale da alcuni macachi. Le simpatiche scimmie hanno deciso di tenersela per un po’ ed usarla anche per farsi qualche selfie prima di restituirla educatamente al legittimo proprietario.

Il risultato è stato di un’intera scheda di memoria piena di immagini interessanti (e forse il virus della passione fotografica che si è insinuato in qualche primate).
Resta un dubbio:  stavolta DI CHI SONO LE FOTO?

🙂 🙂 🙂

(fonte: The Guardian)

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Poeraloid Polaroid

Film Gang POERALOIDS - © Copyright 2011 Pega

Beh, dopo tanti anni di “vacanza” la mia Polaroid è stata costretta a tornare per qualche ora al lavoro.
I risultati sono decisamente scadenti, addirittura peggiori di quanto non possa sembrare nell’immagine sopra, tanto che è stato appositamente coniato un nuovo termine per descrivere questo tipo di fotografie: POERALOIDs.

In occasione dell’incontro Film Gang di martedì 12 Luglio scorso a Firenze, sono però spuntate anche un certo numero di gloriose e ben più valide “vecchiette” a pellicola. Erano saldamente al collo dei fieri partecipanti a questo piccolo evento dedicato alla fotografia analogica ed è stato bello vederle in azione ed anche farsi notare nell’affolato centro storico sfoggiando il loro fascino classicheggiante 🙂

C’erano vecchie biottiche e reflex più o meno recenti, macchinette di bachelite ed in plastica, otturatori a molla e filtri cross screen, c’era pure una fotocamera stenopeica in legno con cui il mitico “Lomba” ha scattato a raffica… con esposizioni che però sono di alcuni minuti!

Insomma è stato divertente tornare, magari per qualcuno anche solo per una sera, a scattare con la pellicola, dimenticando completamente il digitale e gli automatismi.
Penso che lo rifaremo.
Un grazie a tutti i partecipanti che invito (quando avranno sviluppato e poi stampato le loro foto) a linkare qui i loro scatti.

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War Photographer

James Nachtwey non è un nome noto al grande pubblico ma chi si interessa di fotogiornalismo sa che si tratta di uno dei più importanti fotoreporter di guerra tuttora in circolazione, una vera e propria leggenda vivente.
Profondamente colpito dalle immagini che provenivano dal conflitto del Vietnam, Nachtwey iniziò a dedicarsi negli anni settanta alla fotografia di reportage, percorrendo una lunga carriera che lo ha visto nelle zone più difficili: dall’Irlanda infiammata dal terrorismo dell’IRA, alla Palestina, dall’Afghanistan alla Somalia o il Kosovo.

C’è una sua frase che trovo davvero emblematica : “Society problems can’t be solved until they are identified”. Ė proprio questo il nocciolo dello spirito del fotoreporter di guerra, la spinta all’identificazione, attraverso immagini capaci di trasmettere a tutti la gravità di quei conflitti che non possono essere dimenticati ma che anzi urge assolutamente risolvere.

Di recente ho avuto occasione di vedere War Photographer, un documentario girato nel 2001 dal regista Christian Frei proprio su James Nachtwey.
Si tratta di un piccolo capolavoro che Frei realizzò seguendo il fotografo sul campo per quasi due anni, ricevendo diversi premi e nomination nell’ambito di manifestazioni internazionali sul fotogiornalismo.
L’ho trovato particolarmente bello per come presenta, nello scorrere delle immagini, questioni morali e sociali fondamentali, intrecciandole anche con riflessioni artistiche importanti.
Si tratta di elementi profondi che emergono e motivano tutti coloro che dedicano e rischiano la loro vita per fotografare la tragedia della guerra.

War Photographer è in Inglese ma con ottimi sottotitoli in Italiano. Capita di poterlo vedere su qualche canale tematico o su DVD. Te ne consiglio la visione integrale ma intanto posto qui sotto un breve estratto che ho trovato su Youtube.

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A true classicRieccomi con un’altra idea balzana.

Hai da qualche parte una fotocamera a pellicola?

Si. Sai, di quelle in cui si mette il rotolino e che fino a qualche anno fa era il normale strumento con cui si realizzavano le fotografie?

Beh, se non cel’hai puoi fartela prestare o magari comprarne una usa e getta, perchè l’idea è di trovarsi Martedì 12 Luglio per una passeggiata fotografica analogica nel centro di Firenze con la luce del tramonto e della prima serata.

E’ un incontro aperto a tutti ma esclusivamente riservato a chi si presenterà munito solo di fotocamera a pellicola e voglia, anche soltanto per una sera, di lasciare da parte il digitale e catturare immagini analogiche.

L’appuntamento è per le 19 in Piazza della Stazione, sulla scalinata curva a pochi metri dal capolinea del tram

Da lì ci muoveremo guidati da un atavico istinto analogico, che ci porterà a vagare per scorci ameni e concludere la serata quando la luce mancherà e la fame ci chiamerà, tutti insieme, verso un frugale e finale spuntino serale estivo.

Che ne dici?

Vieni, sarà divertente !

p.s. Ringrazio chi vorrà confermare la propria partecipazione in un commento sotto o scrivendo a pegaphotography@gmail.com

p.p.s Sei lontano da Firenze e ti è davvero difficile partecipare? Prova a chiamare i tuoi amici appassionati di foto ed organizzare la stessa cosa nella tua città. Faccelo sapere che poi ci scambiamo le foto! 🙂

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Covoni in Val d'Orcia

L'invasione dei covoni rotolanti - © Copyright 2011 Pega

Sono di ritorno da una interessante esperienza fotografica, svolta lo scorso fine settimana sotto forma di una due giorni di pura immersione negli imperdibili scenari della Val d’Orcia in compagnia degli amici di Photoexperience.

Photoexperience è una piccola organizzazione composta da fotografi che organizzano eventi dedicati a chi vuol vivere la fotografia accompagnandola con il gusto di seguire itinerari a tema, con particolare attenzione alla Toscana ed ai tanti spunti che questa magnifica regione sa regalare.

in Val d'OrciaSono stati due giorni intensi, a metà tra un workshop ed un percorso turistico per sentieri e strade sterrate, alla scoperta di angoli particolari, difficilmente identificabili e fotografabili senza conoscerne l’esatta ubicazione ed il miglior punto di ripresa.
In qualche caso si è trattato di luoghi resi noti dal cinema, come lo scorcio sfruttato ne “il Gladiatore” con la strada padronale che sale sulla collina dorata dal grano, oppure la serie di curve che serpeggiano in salita verso Monticchiello tante volte sfruttate nella pubblicità, o del palazzo dei vampiri di Twilight a Montepulciano. 

Ma a dire la verità il protagonista assoluto dell’esperienza è lo scenario generale della Val d’Orcia che in questo periodo dell’anno è spettacolare, con il grano in fase di mietitura, i girasoli e le coltivazioni che ammantano la campagna.
È bello godersi questa meraviglia dai punti migliori e con la luce giusta.

Personalmente ho poi apprezzato in particolare quello che abbiamo fatto nella prima mattina di domenica quando, dopo la levataccia intorno all’alba, ci siamo incamminati con le ombre lunghe per una meravigliosa passeggiata nel silenzio degli ampi spazi tra i campi coltivati, fino ad arrivare ad una piccola cappella isolata nella campagna. Un vero gioiellino incontaminato.

Val d'OrciaPer il successo di questa esperienza è stata preziosa la guida di Andrea e Leonardo (e del loro fuoristrada da cui nei giusti momenti uscivano delle azzeccatissime colonne sonore) ma anche la sistemazione prevista dall’organizzazione, che non a caso si appoggia ad un vero e proprio operatore turistico. In questo caso era previsto il pernottamento presso un bell’hotel nel centro di Pienza con tanto di piscina, il tutto a sottolineare il carattere dell’iniziativa che, specie in edizioni come questa, vuole favorire la partecipazione anche di coppie o famiglie in cui non tutti sono appassionati di fotografia.

Concludo con una nota tecnica.
Per questo tipo di scenari e la fotografia che si tende a realizzarci è decisamente interessante poter disporre di un buon teleobiettivo. Alcuni partecipanti disponevano di ottiche da 200 ed anche 300mm con cui ottenere splendidi effetti di compressione delle sinuosità collinari e giocare sia con le linee naturali che con quelle delle coltivazioni, oltre alla possibilità di isolare dettagli come piccoli alberelli o particolari forme nel taglio del grano.
In questo caso io però ho scelto di andare in controtendenza e montato il cinquantino ho fatto un paio di scatti rendendomi subito conto di voler provare a vivere tutto il weekend attraverso la sola prospettiva di questo obiettivo. Così ho fatto quasi tutte le foto con quest’ottica fissa, e mi sono proprio divertito.

Grazie agli amici di Photoexperience. Invito a tutti gli interessati a visitare il loro sito e magari partecipare a qualcuna delle prossime iniziative.

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Henri Cartier Bresson Rue Mouffettard

Rue Mouffettard (1954) - Henri Cartier Bresson

Ci sono delle foto che, a dispetto di regole e tecnica, lasciano il segno. Sanno colpire ed arrivare dritte al cuore dell’osservatore, trasmettendo in un modo inequivocabile emozioni e sensazioni.

Non di rado si tratta di immagini tecnicamente imperfette, in cui sono presenti errori anche grossolani, che il classico “critico” non esiterebbe ad evidenziare.

Sto parlando delle fotografie che sono riuscite a liberarsi dalla morsa del perfezionismo, quel terribile virus che prima o poi infetta tutti i fotografi nel corso della loro attività.

Il perfezionismo è un malanno da cui non sempre è facile svincolarsi e contro il quale tanti grandi artisti hanno ingaggiato continue sfide durante tutta la loro carriera.

Non confondere la curiosità, la voglia di imparare e di far le cose di qualità, con il perfezionismo. Quest’ultimo è subdolo e strisciante, arrogante e prepotente, ti porta ad avvitarti su te stesso ed è anche un assassino: uccide la creatività.

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John Waine

C’è un bel motivo per fare un salto a Torino entro il prossimo due ottobre.
È la mostra “Magnum on set – il Cinema visto dai grandi fotografi” inaugurata lo scorso 26 Maggio.
Sono 146 immagini che ci portano nel passato, sul set di film che hanno fatto la storia e dove spesso si aggiravano i fotografi delle più importanti agenzie, come la Magnum appunto, realizzando scatti che non di rado sono diventati delle vere icone.

E così in questa mostra si incontrano Charlie Chaplin mentre gira il suo “Luci della ribalta”, oppure Orson Welles o il John Waine di Zabriskie Point e si ha l’opportunità di sbirciare nel set di molti altri momenti del grande schermo.

La mostra è, ovviamente, presso il Museo Nazionale del Cinema.
Proprio da farci un pensierino…

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L’ho già detto che adoro i time lapse? Beh, penso proprio di si.
Rimango sempre affascinato dai risultati prodotti da chi si cimenta in questa tecnica che unisce fotografia e video, sopratutto da chi sperimenta realizzazioni sempre più sofisticate, che magari prevedono il movimento della fotocamera ed il conseguente progressivo cambio di inquadratura durante il filmato.

Ma quello che ti voglio far vedere oggi è ancora un passo avanti: è un time lapse veramente stellare, nel senso che le stelle e la via lattea sono le protagoniste assolute.
È stato realizzato da Randy Halverson in South Dakota. Si tratta di una serie di sequenze realizzate intervallando ogni due o tre secondi delle lunghe esposizioni notturne, che rendono l’atmosfera quasi magica.
Il lavoro colpisce non solo per la qualità delle foto e la tecnica usata che comprende traslazioni e rotazioni del punto di ripresa, ma anche per il gusto compositivo che caratterizza tutto il filmato.

Guardalo e lasciati ipnotizzare perchè è bellissimo. Buona visione.

Un grazie a Leonardo per la segnalazione.

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Cinquecento rossa

Cinquecento rossa - © Copyright 2009 Pega

Se nel precedente weekend assignment ti invitavo a fotografare le cose storte , in questo voglio fare qualcosa di  apprentemente simile ma profondamente diverso.
Stavolta la missione fotografica del fine settimana è dedicata al rendere storti, o meglio un po’ inclinati, soggetti che per loro natura sarebbero invece perfettamente dritti. 
E’ facile rendersi conto che non di rado l’inclinazione può cambiare totalmente il carattere di ciò che stiamo fotografando e ciò ci dice in sostanza che anche questo è un parametro che possiamo sfruttare con la nostra creatività.

E così per l’assignment di questo weekend il tema fotografico è : l’obliquità.

In questo fine settimana pensa, guarda e scatta obliquo.
Componi inquadrature secondo la diagonale del tuo mirino e prova a studiare composizioni che sfruttino questa impostazione.
A volte ciò che sembra ordinario se osservato dritto può assumere un gran fascino quando fotografato con una certa inclinazione.

Insomma, mentre la volta scorsa ti invitavo a fare foto dritte a coste storte, stavolta l’invito è a creare scatti storti di cose dritte.
Provaci, poi come al solito ti invito a condividere “il tuo prodotto della missione” e pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto che avrai realizzato.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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