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Posts Tagged ‘fotocamera’

Dear old Lady

Dear old Lady - © Copyright 2010 Pega

Come un déjà vu ogni tanto mi succede di rivivere un emblematico incontro di qualche anno fa.
Stavo provando degli scatti con una vecchia fotocamera analogica. Il mio soggetto era un antico portone nel centro storico di Firenze. Provo varie inquadrature, mi contorgo un po’ come a volte succede…
Faccio per allontanarmi ma un ragazzino di giovanissima età, sui 10/12 anni, si avvicina dopo avermi osservato mentre scattavo. Probabilmente pensa che il mio soggetto sia una fiammante moto sportiva parcheggiata giusto accanto al portone; indica la macchina fotografica e mi chiede: “posso vedere come sono venute?”
Ho un attimo di esitazione, d’istinto quasi gli porgo il dorso nero della fotocamera ma poi ci penso, mi fermo e gli dico: “Beh, non è possibile. E’ a pellicola”.
Il nativo digitale mi guarda come se fossi un deficiente, o peggio uno che gli sta raccontando una balla, poi esclama: “Che cosa? Come sarebbe pellicola?” E senza nemmeno aspettare il mio tentativo di risposta si gira e se ne va…
Menomale che non gli ho detto “E’ analogica”…
🙂

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Minutero - Afghan CameraE’ facile tirar fuori lo smartphone, inquadrare al volo, scattare e vedere subito il risultato, tutto facilmente e senza fatica. L’immediatezza del digitale è fantastica: un sogno inseguito per tutta la storia della fotografia.
Il bisogno di un risultato in tempi rapidi è esistito fin dai primordi e fu Frederick Scott Archer nel 1853 il primo a realizzare una fotocamera “istantanea”. Da allora (quindi ben prima della parentesi rappresentata dal costoso e complesso mondo Polaroid) sono sempre esistiti fotografi specializzati in risultati immediati “sul campo”. E’ emblematico il caso della tradizione dei fotografi ambulanti in Afghanistan, dove per generazioni è stata mantenuta viva una tecnica ritrattistica basata su macchine-laboratorio completamente autonome.
Afghan cameraQueste fotocamere, chiamate kamra-e-faoree (che più o meno significa macchina fotografica istantanea), sono grosse scatole in legno e tutto il processo avviene all’interno: dall’esposizione allo sviluppo, fino alla stampa finale.
Dopo la messa a fuoco, effettuata sotto una cappa nera in modo simile a come avviene con il grande formato, la fotocamera viene caricata con un foglio di carta fotosensibile che il fotografo, infilando una mano attraverso un manicotto a tenuta di luce, estrae “alla cieca” da una scatola posta all’interno della macchina stessa.
Una volta piazzato il foglio sul piano focale, viene effettuata l’esposizione. Si passa quindi allo sviluppo, che il fotografo effettua immergendo il foglio in vaschette con normali reagenti, poste sempre all’interno della fotocamera.
Si arriva così al risultato intermedio: un’immagine negativa che, a questo punto, viene estratta dalla macchina e ri-fotografata piazzandola su un apposito sostegno. Ripetendo una seconda volta l’intero processo si arriva quindi al prodotto finale: una Fotografia.
La tradizione delle Afghan Camera e di altre fotocamere a sviluppo istantaneo simili, come le Minutero spagnole, è esistita in molte parti del mondo ma adesso è in prevedibile declino. Esistono però alcuni eroici appassionati decisi a tener vivo questo bellissimo modo di fotografare, così semplice ed affascinante.
Tra di loro c’è un signore che seguo da tempo: si chiama Pier Giorgio Cadeddu. Ha chiamato “Sardinian Camera” la sua stupenda macchina fotografica a sviluppo istantaneo costruita a Càbras e sul suo sito puoi trovare molte informazioni al riguardo, comprese spiegazioni di funzionamento, costruzione e “filosofia fotografica”. Un gran bel lavoro.

P.s. Per chi volesse approfondire il funzionamento delle Afghan Camera, ecco qui un interessante video.
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pinhole egg

I don’t wanna grow up – © Copyright 2010 Francesco Capponi

Quale giorno migliore per riprendere questa idea creativa? È frutto dell’estro di Francesco Capponi, l’artista perugino che ha realizzato una delle macchine fotografiche più geniali che mi sia capitato di vedere.
L’idea di fondo, comune ad altri casi di fotografia stenopeica è la fotocamera che si trasforma in fotografia. Francesco ha però coniugato questo con il concetto atavico che lega la nascita di una creatura all’uovo in cui questa si forma ed ha inventato l’uovo stenopeico (Pinhegg).
Il processo che porta alla creazione di questi veri e propri pezzi d’arte è semplice da descrivere, decisamente meno semplice da realizzare in pratica.
pinhole egg cameraSi tratta di svuotare un uovo, praticarci un’apertura laterale, pulirlo a dovere e, in camera oscura, spalmarne l’interno di emulsione fotosensibile.
Su un lato aperto viene applicata poi una piccola lamina metallica su cui è stato praticato un piccolissimo foro (il foro stenopeico appunto).
L’uovo è per sua natura, oltre che delicato, anche semitrasparente e quindi questa “fotocamera” va maneggiata con molta attenzione ed utilizzata avvolta in un panno nero che viene rimosso dalla zona del foro quanto basta per ottenere l’esposizione.
Rientrati in camera oscura si effettua lo sviluppo per rivelare l’immagine negativa che si crea all’interno dell’uovo e che diviene, con il guscio stesso, il prodotto finale di questo esperimento affascinante.
E’ così che quindi l’uovo è sia fotocamera che fotografia, in un percorso che Francesco descrive come disseminato di moltissime “frittate” ma anche di notevole soddisfazione quando si raggiunge il risultato.
Ti invito a dare un’occhiata al sito di Francesco Capponi ed anche all’interessante articolo da lui scritto sul sito Lomography.

Buona Pasqua!

🙂

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camera tossMai sentito parlare del camera toss? Mi capitò di accennarne in un vecchio post, dopo che avevo provato a cimentarmi in questa pratica fotografica che chiamare folle è quantomeno adeguato.
Pare che qualcuno al camera toss si sia proprio appassionato e che forse, dopo innumerevoli e costosi “crash” di povere e malcapitate fotocamere volanti, abbia pensato a qualcosa di concepito proprio per questa specialità.
Dai un’occhiata questo video. È il promo di un gruppo di giovani progettisti che sta raccogliendo fondi su Kickstarter per realizzare l’oggetto ideale per un camera toss con i fiocchi!


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PSSSTTTT… Ehi ragazzi della Panono. Ora che vi ho fatto un po’ di pubblicità potreste poi anche mandarmene una di quelle vostre palle verdi, eh?!
😀 😀 😀

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Photo revolverGirovagando in rete ho trovato questa curiosa immagine: una foto del 1938 in cui si vede una mini fotocamera montata su una pistola.
La macchina fotografica era installata con un meccanismo di scatto pensato per immortalare l’istante dello sparo.
A parte l’ormai consolidato (e sciagurato) legame che ogni tanto connette armi e macchine fotografiche, a partire dal termine shoot (che in lingua inglese significa sia sparo che scatto fotografico), c’è qualcosa in questa immagine che mi ha incuriosito. Sono quelle piccole foto presenti a fianco. Sembrano realizzate in un modo che fa pensare alla pubblicità di un prodotto commerciale, magari ideata per dimostrare situazioni di legittima difesa.
La foto come prova indiscutibile dunque… Peccato che gli esempi mostrino vittime, magari indesiderate, ma apparentemente indifese!
:-O

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PinolaEbbene il dado è tratto. Con un pannello di PVC, un po’ di colla e qualche altro oggetto di facile reperibilità, ho iniziato a costruire la mia prima fotocamera a foro stenopeico: la Pinola.
Da tempo volevo sperimentare la fotografia pinhole, gustare il fascino antico e basilare della macchina fotografica senza obiettivo, ho quindi guardato un po’ di esempi su internet, trovandone alcuni da cui prendere spunto. L’idea era di farla semplice ma anche riutilizzabile, evitando le “usa e getta”, optando poi per una macchina a rullino e non a foglio singolo, anche se quest’ultima sarebbe stata più facile da realizzare.
Pinola 35mmEcco così avviato il progetto Pinola 35mm. Il PVC si taglia abbastanza bene con un trincetto (occhio alle dita) e si incolla facilmente. Il colore rosso forse creerà qualche problema, ma non ho saputo resistere e non è da escludere la necessità di verniciare di nero l’interno del corpo macchina.
Per il foro stenopeico ho ritagliato un pezzetto di alluminio da una lattina e praticato un piccolo forellino usando la punta di uno spillo ed un colpo di carta vetrata. Poi c’è da studiare una buona soluzione per l’otturatore e realizzare il meccanismo con il perno in legno per l’avvolgimento del rullino.
I lavori sono ancora in corso e staremo a vedere cosa viene fuori. Magari poi pubblicherò il prodotto finale ed i relativi obbrobri generati.

So che qualcuno tra i lettori del blog sta già facendo qualcosa di simile quindi perchè non ci provi anche tu? Potrebbe poi essere fantastico trovarsi tutti insieme, ognuno con la propria stenopeica-fai-da-te per una bella fotopasseggiata primaverile!

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Stenopeica IlfordQualche tempo fa Ilford provò a commercializzare un kit per fotografia stenopeica, un prodotto decisamente in controtendenza visto lo sviluppo sempre piu digitale della fotografia, ma al tempo stesso, teso a conquistare quella nicchia di appassionati che in numero sempre maggiore si interessano agli aspetti più basilari e tradizionali di questa arte.
L’idea non ebbe un gran successo, di certo anche perchè il costo del kit era davvero esagerato (270€).
Ma ecco che Ilford ci riprova. Pare infatti che il prossimo aprile sarà presentata una nuova macchina stenopeica, basica ma di buona qualità, ad un prezzo decisamente più accessibile.
La scatoletta avrà una struttura molto semplice, pensata per essere usata con negativi o carta fotografica 4×5, un foro stenopeico di 0,3mm realizzato ad alta tecnologia ed alcuni accessori tra cui un calcolatore di tempi di esposizione.
Sembra che il prezzo sarà tra gli ottanta ed i novanta euro, compresa una piccola fornitura di materiale sensibile sia negativo che positivo.
Staremo a vedere, intanto io sto pensando di fare qualche tentativo di autocostruzione di una semplice macchinetta stenopeica. Chissà che ne viene fuori…
😀

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