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Ritorniamo a quella che da alcuni mesi è una piccola tradizione : la “missione fotografica” del fine settimana.

Se ti diverti a seguire queste idee e provare a scattare secondo un “assignment”, non esitare a postare in un commento un link alle tue immagini, che siano sul tuo sito, su facebook, Flickr o qualsiasi altra piattaforma di condivisione.

Mystic dawn

Mystic dawn - © Copyright 2010 Pega

Per questo weekend il tema è un po’ anomalo e si riferisce al modo in cui si effettua lo scatto, anzi per la precisione da che angolazione… infatti il tema di questo fine settimana è : dal basso !

L’inquadratura dal basso stimola la tua creatività e porta l’osservatore delle tue foto in una condizione strana, a volte surreale. Una prospettiva insolita che esalta alcune forme e regala immagini spesso molto interessanti.

Beh, che altro aggiungere… a te la scelta. Potrai scattare distendendoti per terra, rannicchiandoti nelle posizioni più scomode o anche sfruttare lo schermo “live view” della tua macchina fotografica… Saranno molto avvantaggiati coloro dotati di monitor LCD orientabile ma anche… i possessori di macchine reflex a pozzetto.

Dai, in questo weekend prova a fare qualche estroso scatto dal basso. Poi, come ormai propongo ogni settimana, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Harry BensonHarry Benson è un distinto signore inglese, se lo vedi ha il classico aspetto del British gentleman ed anche l’accento è inconfondibile.
Nei primi anni sessanta era un giovane fotografo naturalista, la sua carriera agli inizi e l’entusiasmo per le atmosfere dei grandi spazi, la natura incontaminata dei punti più remoti del globo bilanciava i modesti compensi del suo status di novellino.

Così quando il suo editore, proprio il giorno prima della partenza per un servizio in Africa, lo spedì invece a Manchester a far foto ad una “band emergente” l’umore del giovane Harry non salì proprio alle stelle.
Ma come a volte succede, quell’assignment fu la svolta della sua vita. Quella “band emergente” erano i Beatles.
L’incontro evidentemente funzionò ed il giovane Harry si trovò ad accompagnarli nel loro primo tour negli Stati uniti del 1964 e nella successiva ascesa ad un successo planetario,  divenendo famoso come il loro fotografo ufficiale.

Da quel momento la carriera di Benson fu un susseguirsi di importanti lavori ed incarichi di altissimo prestigio, dalle copertine di People alle pubblicazioni su Life, Vanity Fair e The New Yorker, dai servizi esclusivi per star come Elizabeth Taylor o Michael Jackson ai ritratti di ogni presidente degli USA da Eisenhower fino ai giorni nostri.

beatles pillowfight

The Beatles pillow fight - Copyright 1964 Harry Benson

Ho seguito con piacere un’intervista a questo signore, che racconta con il tipico unterstatement britannico di come è nata una delle sue foto più famose dei Beatles.
E’ uno scatto che lui stesso considera tra i suoi preferiti e mostra i mitici quattro in una camera d’albergo, impegnati mentre ingaggiano uno scontro a cuscinate.
Benson ne parla come di una foto scattata grazie ad un gran colpo di fortuna. Lui era lì, loro parlavano del loro successo negli states e di come gestire la loro crescente notorietà. Lennon che azzarda l’ipotesi di smettere di comportarsi sempre da bambini ed iniziare ad essere un po’ più seri… ed ecco che gli altri partono all’improvviso con i cuscini…

Quello che è certo è che Benson fu prontissimo ad immortalare la scena : macchina regolata alla perfezione, un colpo di flash che rimbalza sul soffitto…
Chissà…
E’ comunque una gran foto, uno scatto storico che lo ha reso famosissimo e che ha contribuito alla sua notevole carriera.

L’intervista termina con ciò che dà il titolo a questo post.
Alla domanda dell’intervistatore “che cosa consiglierebbe ad un giovane fotografo nell’era del digitale”, Benson risponde senza esitare : “gli consiglierei di comprarsi una chitarra”.
Non è una risposta sarcastica nè ironica come potrebbe sembrare. E’ in realtà il consiglio di un vecchio fotografo che vede nell’attuale regno del digitale la perdita di quel percorso di studio e lento apprendimento che era comune nell’era dell’analogico. Un’era in cui il fotografo che si avvicinava alla professione era costretto ad “armeggiare” e fare anche alcune attività manuali da solo, assimilando pian piano delle abilità che poi si ritrovava ad avere e sfruttare nella sua attività.

E così… la chitarra.. che non si “suona da sola”, non esegue con un semplice click, ma costringe a mettersi seduti e studiare applicandosi un po’…
Una chitarra che senza dubbio, almeno per lui, è legata a doppio filo a quelle di Mc Cartney e Lennon….

🙂

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:-( + :-) :-)

🙂 + 🙂 🙂 - © Copyright 2009 Pega

Hai mai pensato a quanto è importante la distanza che ti separa dal soggetto che stai fotografando? Quanto questa dimensione contruibuisca a ciò che la foto comunica?

Parlo della vicinanza fisica del fotografo a ciò che viene fotografato e non del risultato che si ottiene usando focali diverse.
La distanza effettiva è un elemento che in qualche modo influisce sul risultato della fotografia e rende assolutamente pertinente la famosa espressione “l’obiettivo osserva in entrambe le direzioni” .

Fotografare una persona da lontano non è la stessa cosa che farlo a distanza ravvicinata, non c’è teleobiettivo che possa sostituirsi alla componente fisica dell’evento.

Con questo non voglio dire che sia sempre e comunque meglio essere vicini al proprio soggetto, voglio solo sottolineare solo la differenza che c’è tra le due situazioni.

Da lontano si ha distacco, maggiore freddezza, minore coinvolgimento… con il teleobiettivo si è al di fuori della scena, è un’osservazione asettica, non ci si intromette, non si introduce alcun elemento di disturbo… il soggetto (naturalmente se è umano o animale) può essere inconsapevole e non tende ad attrarre o coinvolgere il fotografo nelle sue emozioni.
Tutto questo diviene presente nella fotografia, la caratterizza in un modo più o meno manifesto.

Da vicino si è invece “insieme” al nostro soggetto, partecipi della scena, coinvolti… con tutto quello che ne può conseguire. La foto a distanza ravvicinata obbliga il fotografo a manifestarsi, a rendere esplicite le sue impressioni, a farsi a sua volta osservare.
Anche quando il soggetto è una cosa inanimata, la foto a distanza ravvicinata ha un sapore diverso. Mentre si fotografa si percepiscono i dettagli, a volte suoni ed odori, si coinvolgono insomma anche gli altri sensi… e questo può rendere diverso l’atto del fotografare e quindi anche la foto stessa.

A volte fotografare da vicino è una piccola sfida, specie con se stessi e solo raramente ci si pente di averci provato.

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Giant steps

Giant steps - © Copyright 2008 Pega

Hai mai provato a fare foto senza fare affidamento sul mirino e sugli automatismi della tua fotocamera?
Ti propongo questo divertente esperimento. E’ al tempo stesso un semplice esercizio ed un istantaneo balzo indietro di un secolo e mezzo nella storia della tecnica fotografica.
Prendi un pezzetto di nastro adesivo ed usalo per attaccare un piccolo pezzo di cartoncino sull’oculare o sul display della tua macchina.
Dedicati a fare almeno 30 o 40 foto in queste condizioni, stimando esposizione e messa a fuoco, immaginando la composizione…
Non ci saranno distrazioni tecnologiche o dubbi sul funzionamento degli automatismi…
Chissà… potresti anche rimanere entusiasta dei risultati…

🙂

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Oggi non solo fotografia. Aggiungiamo anche una dose concentrata di pittura.

Ecco un curioso video che ho scovato su Youtube. Si tratta della realizzazione di uno studente di nome Chris Peck che ha creato questa sorta di “superconcentrato” d’arte : una sequenza che mostra in due soli minuti tutte le opere presenti al Museum of Modern Art di New York, anche conosciuto come MOMA.

Le opere rappresentate nel video sono quelle effettivamente presenti in esposizione alla data del 10 Aprile 2010.
L’amico Chris ha fatto proprio un bel po’ di scatti…

Buona visione !

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Oggi il post è una domanda.
La fotografia non c’entra molto lo so, ma mi farebbe piacere avere un feedback concreto su quali sono le propensioni alla lettura dei frequentatori di questo blog.

Con che frequenza vieni su Pega’s photography blog a leggere i post ?
E’ una cosa quotidiana ed apprezzi il fatto che ogni giorno ci sia un nuovo articolo ? Magari hai attivato l’opzione che ti inoltra in automatico una mail quando c’è un aggiornamento ?
Oppure non hai mai tempo e non riesci a tornare spesso, perdendo magari qualche post che ti sarebbe piaciuto leggere ?

Ti ringrazio se vorrai partecipare. Basta un click sul sondaggio qui sotto.

🙂

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Nick Ut

© Copyright 1972 Nick Ut / The Associated Press

Questa terrificante immagine fu scattata da un fotografo dell’Associated Press di nome Nick Ut nel giugno del 1972.
E’ una foto che descrive tragedia ed orrore assoluti.

Siamo in piena guerra del Vietnam, un bombardamento al napalm ha appena colpito il piccolo villaggio di Trang Bang. E’ una strage ed alcuni piccoli superstiti corrono via disperati.
Tra questi c’è una bambina di circa nove anni che avanza nuda,  il corpo coperto di ustioni.

Nick Ut è sul posto. Fa il suo bravo lavoro di fotografo di guerra e scatta in fretta alcune immagini, poi l’angoscia prende il sopravvento. Prende la bimba e la porta in macchina all’ospedale di Saigon.
E’ gravissima ma il ricovero le salva la vita.
Per guarire le serviranno quasi due anni di ospedale e diciassette interventi chirurgici.

La bambina si chiama Kim Phùc. Una volta cresciuta e dopo gli studi a Cuba, chiederà asilo politico in Canada dove tuttora vive.
Kim è stata nominata nel 1997 ambasciatrice dell’UNESCO per il suo impegno verso le piccole vittime delle guerre in tutto il mondo, tramite la Kim Phùc Foundation International.

Il fotografo Nick UT con questa fotografia vinse il premio Pulitzer del 1972.
Lavorava per la Associated Press fin dall’età di 16 anni, dopo che suo fratello, anch’egli fotografo di questa agenzia, era stato ucciso in Vietnam.

La fotografia, divenuta poi una testimonianza universale dell’orrore di tutte le guerre, fu inizialmente respinta dall’Associated Press. Nel 1972 il nudo frontale di una bambina non era accettabile sulle immagini destinate a circolare su giornali e TV, ma alla fine l’importanza ed il valore dell’immagine furono chiari a tutti e la foto fu pubblicata.

Non so se conoscevi questa storia.

Nonostante il suo potere descrittivo ed evocativo, questo è un caso in cui la fotografia non è stata in grado di cambiare granchè. Quello che questa immagine racconta continua a succedere.
Tragedie con cui l’umanità ha scelto di voler convivere e che continuano ripetersi, innumerevoli volte, cambiando solo dettagli, luoghi e nomi.
Anche ieri.
E magari anche oggi stesso.

😦

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picassoEsiste una forma d’arte in cui non sia presente un aspetto tecnico di cui l’artista si deve impadronire per poter veramente liberare la sua creatività?
Si può forse creare buona musica senza saper suonare alcuno strumento o conoscere i concetti di base? E’ possibile essere poeti senza saper scrivere? Si può dipingere senza essere in grado di gestire il tratto?

Credo che la padronanza degli aspetti tecnici di base sia necessaria per tutte le forme espressive e quindi anche per la fotografia.
L’importante però è che questo elemento tecnico non divenga il protagonista, non prenda il sopravvento divenendo  l’elemento di principale attenzione e preoccupazione, altrimenti la creatività rimane come intrappolata.
La tecnica serve, ma deve essere al servizio della creatività.

C’è una frase famosa di Picasso che, secondo me, esprime perfettamente questa necessità e documenta in modo sintetico la ricerca che questo compromesso tra tecnica e creatività può richiedere:

“Ho impiegato molti anni ad imparare a dipingere come un bambino”.

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scale Strand Lusetti Family abandoned Hyères_1932 curves Avedon_Nasstasja

Immagina per un attimo che una terribile catastrofe stia per abbattersi sul mondo delle immagini e che per qualche fantascientifico motivo tutte le fotografie esistenti al mondo stiano per essere distrutte.
Immagina ora di avere la possibilità di salvarne una. Una sola foto tra milioni di immagini che sono state create dall’inizio della storia della fotografia fino ad oggi.

Dai capolavori dei grandi maestri alle tue foto d’infanzia o delle vacanze… tra tutte puoi salvarne una sola…
Quale sceglieresti? E perché?

Partecipa a questo mio esperimento.
Invia una mail a pegaphotography@gmail.com  con il file o il link all’immagine che scelta. Aggiungi un breve testo di spiegazione della tua personalissima scelta.

Nelle prossime settimane mi piacerebbe poter fare qualche post partendo dalle vostre risposte a questa folle domanda…

🙂

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Il cerchio della saggezza

Il cerchio della saggezza - © Copyright 2009 Pega

Sempre più spesso mi capita di ricevere mail di lettori del blog che mi esprimono i loro complimenti ed incoraggiamenti. Devo dire che mi fa molto piacere, sinceramente.
Leggo con attenzione e rispondo sempre ad ogni contatto email e l’indirizzo che trovi nella pagina “about” è sempre a disposizione per contattarmi direttamente.

C’è però un invito che vorrei fare in generale a tutte le persone che leggono questo blog e che, come vedo dalle statistiche, sono sempre in aumento: le tue domande e le tue riflessioni sentiti libero o libera di postarle in un commento; lascia una traccia che anche gli altri possano apprezzare.

Non ci sono problemi o vincoli, è un blog aperto a tutti ed a qualsiasi punto di vista. E’ uno spazio nato per condividere pensieri e riflessioni sulla fotografia. 

Se lasci un commento puoi anche scegliere di essere informato automaticamente via email quando altri lettori aggiungeranno altri commenti al tuo, e la discussione sarà più viva ed interessante, anche per lungo tempo.
Può infatti succedere che qualcuno giunga su quel post grazie ad un motore di ricerca, anche dopo giorni o mesi che è stato scritto, e voglia commentare, aggiungendo il suo pensiero al tuo.

Comunque, grazie ancora per i complimenti e gli incoraggiamenti. Li apprezzo sul serio.
Ed apprezzerò moltissimo anche se mi aiuterai ad aumentare ancora il numero di persone appassionate di fotografia che leggono questo blog. Può essere semplice. Informa i tuoi amici, le persone che conosci come appassionate di foto, manda loro il link https://pegappp.wordpress.com te ne sarò davvero grato.

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