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Downhill riders
Downhill riders – © Copyright 2009 Pega

Nella cultura orientale c’è un concetto che mi ha sempre affascinato.
I Giapponesi lo chiamano “Yohaku-no-bi” è la “bellezza di ciò che manca” , il gusto di esprimere il bello attraverso il togliere o il nascondere.

A differenza di altre arti, della musica per esempio, dove per togliere si può solo far ricorso al “non mettere”, in fotografia si ha la possibilità di esplorare questo filone creativo in due modi.
Il primo è quello di cui parlavo nel post “l’arte del levare” di qualche tempo fa, il secondo è invece quello di creare uno spazio negativo nelle nostre immagini.  
Lo spazio negativo può essere ciò che circonda il nostro soggetto e lo esalta, crea drammaticità ed intensità nell’immagine, oppure può essere il soggetto stesso della nostra fotografia.

La prossima volta che sei a fotografare prova sperimentare questo concetto, lascia che lo spazio negativo faccia parte di qualche tua immagine.

Ah, dimenticavo… lo spazio negativo non deve essere necessariamente… nero.

🙂

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Watermonster... rising...

Watermonster... rising... - © Copyright 2008 Pega

Ed ecco un nuovo assignment fotografico per provare qualche scatto “a tema” nel weekend.
Come sai, sono convinto che avere in mente una piccola missione fotografica sia un qualcosa di divertente che può anche riflettersi in interessanti spunti creativi.
La condivisione con gli altri dei risultati di queste semplici missioni è poi ancor più stimolante e per farlo non hai che da postare in un commento sotto il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione in cui avrai postato i tuoi scatti.

Il tema di oggi è semplicissimo ed anche particolarmente adatto alla stagione. Si tratta di fotografare : l’acqua.

Non c’è molto da aggiungere. L’acqua è ovunque, ha molteplici forme e stati.
E’ un qualcosa che si può fotografare in mille modi, dalle lunghe esposizioni a cercare l’effetto soft fino allo scatto che blocca la goccia d’acqua in un lavandino, come nel caso della foto sopra.

L’assignment non pone alcun limite.
Nel weekend prova a fotografare l’acqua, fanne la protagonista di qualche tuo bello scatto e poi, se vuoi, mostraci il tuo lavoro.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Stream bed at night

E’ una piccola lezione che ho imparato, ed è anche una regola che credo valga in molte altre attività oltre alla fotografia. Si tratta di qualcosa di molto semplice, addirittura banale: se vuoi fare di meglio riprovaci.
Se l’immagine che hai realizzato non ti soddisfa, se non c’è quel qualcosa che cercavi… beh, vale la pena di riprovarci.
Non so il perchè ma a volte ci comportiamo un po’ come Willy il Coyote, hai presente? Si quello che escogita sempre soluzioni nuove e sempre più pazzesche per acchiappare lo struzzo Bip-Bip.
In quanti casi gli sarebbe semplicemente bastato riprovare, perfezionando leggermente una stessa tecnica per riuscire nel suo intento? 🙂
Beh, a parte i cartoni… Prova a tornare sul luogo di uno scatto che non ti soddisfa, cerca una nuova prospettiva, una condizione meteorologica o di luce diversa.
Ci sono ottime probabilità che le foto che ri-proverai a fare ti regalino risultati migliori, anche perchè forse noterai cose che ti erano sfuggite la prima volta e magari vorrai provare nuove impostazioni o inquadratura. Insomma, non ha molto senso farsi limitare da un “ci sono già stato”.

Musicisti e scrittori utilizzano moltissimo questo metodo. Buttano giù una prima bozza, interrompono il lavoro e poi ci tornano sopra, magari dopo un po’ di tempo, freschi e con nuovi spunti creativi.
Perchè non ri-provarci anche con le fotografie?

🙂

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Toy car feels observed

Toy-car feels... observed - © Copyright 2008 Pega

Rieccoci ad una delle nostre tradizionali “missioni fotografiche” del fine settimana.

Come sempre ricordo che tutti sono invitati a postare in un commento il link alle immagini realizzate secondo l’assignment, che siano su un sito personale, su facebook, Flickr o qualsiasi altra piattaforma di condivisione.

Per questo weekend il tema è un classico della fotografia, specie in ambito still life : i giocattoli

Tutti ne abbiamo a disposizione. Tutto può essere un giocattolo ma… quelli veri, quelli dei bambini hanno un fascino tutto particolare.

Nel weekend prova a fare qualche foto dove i giocattoli sono i protagonisti. Still life o no non importa, quello che conta è il soggetto. Poi, come ormai propongo ogni settimana, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.

Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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glasto

Vuoi fare uno scatto veramente supervisitato che le persone accorreranno a vedere e taggare ?
Beh, allora prova a far qualcosa di simile a quello che si può trovare sul sito  del festival di Glastonbury dove è stata scattata una mega foto al pubblico presente: circa 70.000 persone.

La foto, una panoramica di quasi 180 gradi e 75 mila pixel di ampiezza, ha una qualità che permette lo zoom fino a potersi facilmente riconoscere e “taggare” on line, cosa che è già stata fatta da oltre 5.600 partecipanti.

Come se non bastasse il sito Glastotag è interfacciato con Facebook e questo rende davvero notevole la viralità dell’iniziativa.

Un’idea interessante, non trovi ?

Clicca qui per accedere al sito Glastotag.

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L&V_I_bw

L&V - © Copyright 2009 Pega

E’ l’emozione che conta.
L’espressione di un sentimento o una sensazione.
Non importa se quell’immagine non è tecnicamente perfetta, se il fuoco o l’esposizione non sono come li avresti voluti, la fotografia è comunque viva, ha il potere di comunicare e prende forma assumendo una sua personalità.

Credo che la constatazione di quanto sia importante questa espressività, sia un’esperienza che accomuna chiunque si interessi di fotografia.
Ci sono scatti di grandi maestri che presentano innumerevoli difetti e grossolane violazioni di quelle che vengono chiamate “regole”, ma la loro carica espressiva è tale da spazzare via tutte le “distrazioni” tecniche per lasciare solo il posto all’emozione.
Qualche volta anche a tutti noi può succedere qualcosa di simile. Sono sicuro che è successo anche a te.

Non so se il merito si possa dare alla passione, alla preparazione o alla fortuna. Quel che è certo è che quando capita uno scatto che “vive” nonostante i suoi evidenti difetti… è una bella sensazione.

🙂

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gf1

No, non sono passato al lato oscuro della fotografia… almeno non ancora… 🙂

Lo so, suona decisamente dark ma in realtà EVIL è solo l’acronimo per “Electronic Viewfinder Interchangeable Lens” ed è una tipologia di macchine fotografiche di cui, sono convinto, sentiremo molto parlare.

Oggi chi vuole una fotocamera digitale dalle caratteristiche professionali o almeno semi professionali tipicamente sceglie tra le tante buone reflex presenti sul mercato.
La scelta della reflex è dovuta a molti fattori ma, in particolare, ad alcune caratteristiche che oggi solo acquistando questa tipologia di macchina si possono avere contemporaneamente, come la dimensione e qualità del sensore, un mirino accurato ed un sistema di ottiche intercambiabili.

I problemi che ogni possessore di reflex però rileva sono gli stessi presenti fin dai tempi della pellicola : ingombro, pesantezza, rumorosità dello scatto.

La generazione “EVIL” sembra andare a scalfire questo dominio quasi incontrastato della reflex, proponendo macchine di livello elevato, dotate praticamente di tutte le caratteristiche desiderabili, comprese le lenti intercambiabili ed un mirino che utilizzando piccoli monitor ad altissima risoluzione può eguagliare (ed in qualche caso anche superare) la precisione e la fruibilità del mirino reflex classico.
Tutto questo eliminando l’intero meccanismo dello specchio, ottenendo quindi dimensioni molto compatte e notevole silenziosità di scatto.

Olympus e Panasonic Lumix sono state le prime aziende a lanciare sul mercato questo tipo di macchine mentre Sony sta proprio in questi giorni svelando la sua Alpha NEX-3.

Canon e Nikon sembravano stare alla finestra ma voci insistenti dicono che Nikon presenterà la sua EVIL al prossimo Photokina 2010 a Colonia.

Staremo a vedere….

Intanto… usiamo la forZa…………………

🙂 🙂 🙂

 

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Between two layers

Between two layers - © Copyright 2009 Pega

Tutti facciamo un sacco di scatti.
Specie chi fotografa in digitale si trova ad accumulare migliaia di immagini, a volte decine di migliaia.
Questa gran quantità di lavoro però, proprio come succedeva (e succede ancora) a chi si ritrovava con scatoloni pieni di negativi mai stampati, non ha un gran futuro finchè non raggiunge uno stato di “prodotto finito” e “lascia il nido”… divenendo fruibile agli altri.
Che tipo di futuro riservi ai tuoi scatti? Lasci che si ammucchino in scatoloni (reali o virtuali) o li condividi, li fai vivere nel mondo?
Sicuramente uno dei percorsi più semplici per permettere ai nostri lavori di raggiungere un minimo di possibili fruitori sia quello della condivisione online. Flickr, DeviantArt o lo stesso Facebook sono piataforme che non hanno bisogno di presentazioni.
Ma trovo che la sola pubblicazione digitale, sebbene assolutamente dignitosa rispetto allo stoccaggio, sia comunque una forma incompleta… o quanto meno ridotta.
Credo che il vero completamento per una foto sia la stampa.
Ma non è tutto.
Una pila di foto stampate è ancora come una cucciolata in uno scatolone, questi “piccoli” devono essere accompagnati all’esterno, si deve fare in modo che le nostre foto incontrino dei nuovi proprietari. Solo così le nostre foto avranno veramente un futuro.
Proponile per la pubblicazione, vendile sul tuo sito oppure al mercatino, o anche regalale a chi dimostra di apprezzarle.
Le tue foto probabilmente meritano molto di più che ammuffire in un hard disk o in uno scatolone in cantina.

🙂

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Hat with Lady

Hat with Lady - © Copyright 2009 pega

Un mio precedente post “cacciatori e cuochi” ha generato una piccola ma interessante serie di commenti oltre a qualche piacevole chiacchierata “live” fatta con persone che seguono il blog ma che ho anche il piacere di incontrare dal vivo.
Quello che sempre emerge è che ognuno di noi ha una propria visione, un personale approccio all’attività fotografica. Ogni fotografo interpreta la creazione di immagini secondo schemi suoi, a volte più o meno collegati a quelli che sono, o sono stati, personaggi o movimenti artistici in campo fotografico.
Ho notato che quasi sempre ricorrono due definizioni in cui molti si riconoscono: quella di fotografo e quella di artista.

In questo senso questo post è un po’ il seguito del precedente: qui si tratta di definizioni ancora più generali che dividono le persone in due gruppi, o forse è meglio dire in tre, dato che le due cose non si escludono a vicenda.
Chi si considera più “Fotografo” è accomunato da caratteristiche che tipicamente sono quelle della ricerca e della capacità di saper trovare o anche catturare.
Coloro che invece si sentono più di appartenere alla categoria dell'”Artista” (ed qui apro una parentesi per invitare tutti a lasciar perdere banali ipocrisie ed usare questo termine liberamente dato che CHIUNQUE può essere davvero un artista) sono più è caratterizzati dalla tendenza ad immaginare e creare.

Nonostante qualche presa di posizione o dichiarazione falsamente modesta, credo che molti di noi in realtà siano degli “artisti fotografi”, appassionati a questi aspetti (ricerca, cattura, immaginazione e creazione) in modo più o meno bilanciato a seconda delle inclinazioni personali.
Si va da chi è interessato alla sola fase fotografica, a chi prova massima soddisfazione nel portare il lavoro ad uno stadio di “prodotto finito” controllandone la creazione, caratteristica tipica del processo artistico. Questi aspetti di ricerca, cattura, immaginazione e creazione non sono quindi altro che le fasi creative attraverso cui passa la nostra fotografia prima di arrivare al suo status finale.

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Lo dico subito, prima di entrare nel tema di questo post: io non sono un grande appassionato di HDR.

H.D.R. sta per Hight Dynamic Range ed è una tecnica disponibile in fotografia digitale per cercare di sopperire alle limitate capacità dei sensori (ma anche delle vecchie pellicole) di gestire le situazioni in cui sono presenti grandi variazioni di tonalità luminosa.

Adams_clearing_winter_storm

Clearing winter storm - © 1936 Ansel Adams

L’occhio umano, grazie sopratutto alla pupilla che adatta “l’esposizione” alla luminosidà, ci permette di percepire dettagli notevoli, anche quando nella scena che guardiamo ci sono contemporaneamente punti molto luminosi e zone d’ombra.
Con la fotocamera spesso invece si deve scegliere di “perdere” i dettagli nelle zone d’ombra per conservare quelli nella parte luminosa dell’immagine o viceversa ed il risultato delude essendo così diverso rispetto alla realtà percepita ad occhio nudo.

E’ per questo che sono nate le tecniche HDR che, partendo da più scatti eseguiti ad esposizioni diverse, permettono di sintetizzare digitalmente una nuova immagine con un’estensione compressa delle tonalità, più gestibile dai comuni mezzi di riproduzione delle foto come i monitor o la stampa su carta.
Il risultato è una  foto che, a seconda di come è stata effettuata l’elaborazione, appare come molto realistica o addirittura iper realistica.

Come dicevo all’inizio, tendo personalmente a non essere granchè affascinato da queste tecniche. Ritengo infatti che molta della bellezza della fotografia stia proprio nei limiti dello strumento e, proprio come accade per aspetti come il tempo, la profondità di campo, la focale o altri elementi, anche la ridotta capacità di gestire l’estensione delle tonalità luminose sia un aspetto affascinante.

Ma guardando il lavoro di uno dei fotografi che maggiormente ammiro ecco che la prospettiva cambia.
Sto parlando di Ansel Adams, ed in particolare del suo capolavoro “Clearing winter storm” realizzato nel parco di Yosemite nel 1936.

Adams realizzò con la sua macchina di grande formato un’immagine in bianco e nero dalla straordinaria estensione tonale. Si va dal buio profondo delle zone in ombra al bianco perfetto della parte luminosa delle nuvole. I dettagli sono straordinari, l’atmosfera è più reale del reale.

Ma come fece ? Per un risutato del genere non sono sufficilenti le pur notevoli caratteristiche dinamiche (tuttora ineguagliate) della pellicola in bianco e nero.
Beh, non è un mistero. Adams, grande artista non solo dello scatto ma anche della successiva “elaborazione” in camera oscura, lavorò con abilità sulla sua stampa, andando ad esporre la carta in modo “mascherato”, differenziato a seconda delle zone dell’immagine, seguendo in sostanza quello che può essere considerato come un HDR analogico.

Insomma… niente è mai veramente nuovo come sembra…

Le mie preferenze rimangono per le foto che non fanno uso delle tecniche di compressione dinamica ma credo proprio che se Ansel Adams fosse un fotografo oggi sarebbe un maestro assoluto dell’HDR…

🙂

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