C’è chi ha bisogno di imparare iniziando dalle basi: “questa è una fotocamera”, “clicca qui”, “cos’è l’otturatore”, “come funziona il diaframma”, etc, etc…
Altri invece partono dai risultati: vedono una foto, ne rimangono affascinati ed iniziano a studiare come si fa per ottenere quell’effetto… un percorso al rovescio.
Che si tratti o meno di fotografia c’è poi la questione di quale “canale” si predilige per imparare. C’è chi sceglie un insegnante che guidi e trasmetta conoscenze, chi preferisce leggere libri, riviste o comunque fonti scritte, chi ancora si trova meglio sperimentando, sbagliando ed imparando dall’esperienza.
Esistono molti modi di apprendere ed il bello è che non ce n’è uno migliore degli altri. Sono tutti validi perché ognuno di noi trova il metodo che più gli si addice. L’importante è arrivare, capendo qual’è il percorso che ci è più congeniale.
Ogni strada per l’apprendimento ha i suoi pregi ed i suoi difetti. Ad esempio partendo dai risultati e lavorando al contrario, per scoprire come ottenerli, si rischia di perdersi interi filoni della materia, mentre seguendo la via classica, che parte dalle basi, ci si può perdere e magari annoiarsi prima di trovare quei primi risultati che fanno scoccare la scintilla di una vera passione.
E’ importante cercare di rendersi conto di qual’è il proprio modo di imparare. Ciò può aiutare moltissimo nel riuscire ad evitare percorsi faticosi o addirittura inutili e regala tempo prezioso.
E tu come impari?
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E tu come impari?
Posted in Black and White, Candid portraits, People, tagged apprendere, fotografia, imparare, metodo, pega, sondaggio on 07/10/2012| 10 Comments »
Dennis Stock e Pablo Inirio
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged arte, Audrey Hepburn, Billy Wilder, camera oscura, darkroom, Dennis Stock, fotografia, maestria, magnum, New York, pablo inirio, post produzione, postproduzione, printer, stampatore, talento on 25/09/2012| 7 Comments »
Tempo fa, in un post presi spunto da una foto di Dennis Stock per parlare di postproduzione, citando lo stretto rapporto che esisteva tra fotografo e stampatore ai tempi della camera oscura, in particolare con Pablo Inirio, storico “printer” dell’agenzia Magnum e quindi tra i più importanti personaggi questo campo. La foto qui a fianco è tra i prodotti più noti della coppia Stock-Inirio. New York 1954, una giovane Audrey Hepburn viene splendidamente immortalata da Stock durante le riprese del film “Sabrina” di Billy Wilder, il tocco da maestro della gelatina di argento di Inirio fa tutto il resto.
Dennis Stock, classe 1928, a vent’anni fu apprendista fotografo presso la rivista Life e nel 1951 entrò nell’agenzia Magnum. Noto per la sua abilità nel cercare e catturare lo spirito americano attraverso le sue figure più iconiche, realizzò alcuni ritratti che tutti conosciamo anche se non sempre gli attribuiamo. Tra questi gli scatti a James Dean in Times Square ed alla Hepburn, ma anche quelli a Louis Armstrong, Billie Holiday e Duke Ellington. Negli anni successivi si dedicò ad un’attività più orientata alla documentaristica e sul finire degli anni sessanta si focalizzò sul mondo degli hippies e sul loro tentativo di cambiare la società. Poi, negli anni settanta, proseguì questa sua ricerca orientandosi sulla natura, realizzando splendidi lavori sul paesaggio e sulla natura.
Su Pablo Inirio si trova invece molto poco. Sarà perché gli stampatori sono sempre stati considerati figure di secondo piano e forse anche schive per loro indole. Forse non a caso sceglievano di esprimere il loro talento nel buio della camera oscura. Può anche darsi che su Inirio sia stato detto poco perché si tratta di una persona ancora in attività. Quel che è certo è che è una figura storica dell’agenzia Magnum e che anche il suo contributo servì a rendere memorabile questa fotografia. Ecco qui a fianco le annotazioni di stampa, prese da Inirio stesso, sul provino della foto alla Hepburn scattata da Stock. Sono note su tempi di esposizione per enfatizzare o meno le varie zone della fotografia. Prova ad immaginarteli: fotografo e stampatore curvi sul tavolo che guardano la stampa di prova e discutono insieme sul risultato desiderato. Tecnica e gusto. Voglia di massimizzare il risultato, talento e misura. Un altro documento all’insegna del lavoro di completamento dell’opera, importante e necessario, da sempre assegnato ad una attenta e sapiente fase di post produzione.
La creatività è remix
Posted in Black and White, Culture, People, video, tagged arte, aspettativa, creatività, critica, fotografia, originale, originalità, Pablo Picasso, remix, rielaborazione, rimozione, TED (conference) on 13/09/2012| 7 Comments »
Pablo Picasso diceva “i buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano“.
Quello della creatività, intesa come “capacità di creare” è un processo che, come tutti i fenomeni naturali, non è discontinuo: niente si crea dal nulla.
La nostra immaginazione lavora sulle basi di ciò che conosciamo, portando qualunque creazione artistica ad essere, in sostanza, una rielaborazione di qualcosa di già esistente.
Anche le creature più fantasiose create dalla mente altro non sono che incroci di esseri reali ed accettare tutto questo è un passo di consapevolezza che Picasso espresse in modo perfetto.
Il copiare-prendere in prestito-rubare in genere avviene in modo inconsapevole; l’artista semplicemente percepisce ed osserva ciò che incontra, ad esempio la natura o il lavoro di altri, assorbe come una spugna, poi introietta, magari rimuove e dimentica.
La fase successiva è rielaborazione e trasformazione, un’opera di remix che risulta nel parto di qualcosa che può essere percepito come originale e nuovo.
Ho trovato molto interessante il video che trovi sotto, tratto da una conferenza TED a proposito di tutto ciò. E’ una lezione tenuta da Kirby Ferguson, scrittore e regista, che ci prende per mano in un viaggio affascinante nei percorsi della creatività.
Sono riflessioni che possono scuotere quello che è il concetto stesso di “originalità”, in particolare se applicati al mondo della fotografia, dove la questione è tabù e spesso fonte di grandi polemiche.
La creatività viene da fuori e non da dentro, dipendiamo gli uni dagli altri, scrittori e cuochi l’hanno capito da secoli. Per molti fotografi accettare questo non è un atto di mediocrità ma una liberazione.
Per chi mastica poco l’inglese questo è il link alla versione sottotitolata del video.
Prenditi 10 minuti e guardatelo tutto, con calma, fino in fondo, ne vale la pena.
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L’antica arte della postproduzione
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, Street Photo, Technique, tagged arte, bianco e nero, cultura, Dennis Stock, fotografia, gusto, James Dean, magnum, New York, note, postproduzione, stampa, stampatore, storia, sviluppo on 09/09/2012| 30 Comments »
E’ stata definita come “L’indimenticabile immagine di James Dean, curvo nel suo soprabito scuro, come quasi avesse il peso di una intera generazione sulle spalle.”
Questa emblematica foto fu scattata nel 1955 in Times Square da Dennis Stock, famoso membro dell’agenzia Magnum.
James Dean cammina nella pioggia, sigaretta in bocca, i chiaroscuri della New York degli anni cinquanta espressi in modo magistrale con un bianco e nero stupendo, impreziosito dall’atmosfera nebbiosa.
Un grande scatto, con un gran soggetto, la composizione perfetta, l’atmosfera ideale… o forse… quasi.
Non tutti sanno, in particolare non lo sanno i tanti profeti del “Io la postproduzione mai“, che in realtà ben prima dell’avvento del digitale, tutti i grandi fotografi lavoravano insieme ad una figura che era in pratica la loro metà: lo stampatore.
Come nel caso che citavo in un vecchio post, anche qui la foto famosa beneficiò del lavoro di colui che spesso restava nell’ombra, in questo caso Pablo Inirio, uno dei più grandi maestri di camera oscura della storia della fotografia.
Ecco qui sotto il bozzetto con le istruzioni di stampa, un trattamento che adesso possiamo facilmente fare su Photoshop o deleghiamo alla nostra fotocamera (quando scattiamo in jpg). Con la pellicola ci voleva gran manualità ed esperienza, così si lavorava prima dell’avvento del digitale. Un bel documento per chi spesso discute sul tema della postproduzione, che fa capire come la questione stia tutta nel gusto e nella misura, non nel principio o nella tecnica.
Pensaci la prossima volta che giudichi i tuoi scatti senza prima averli “processati”.
Weekend assignment #65 : textures
Posted in Black and White, Culture, tagged assignment, blog, compito, creatività, dettagli, fine settimana, pegaphoto, superfici, textures, weekend on 01/09/2012| 4 Comments »
Trame, dettagli che si ripetono, moduli e forme fatte di vuoti e pieni che si bilanciano…
Da secoli esiste l’arte di creare idee grafiche per caratterizzare i tessuti e dare un’alternativa ai colori uniti, mentre in tempi recenti le textures sono diventate l’elemento fondamentale per dare solidità alle superfici create nella computer grafica.
Ma di textures si può parlare anche in fotografia, possono essere un elemento scelto per rendere più interessante lo sfondo o una superficie, ma anche un vero e proprio soggetto fotografici.
Ed è proprio su questo tema che ti invito a realizzare qualche immagine per il sessantacinquesimo weekend assignment che appunto si intitola: textures.
In questo fine settimana prova a dedicare attenzione alle superfici che normalmente ti circondano, osservale quando la luce le raggiunge in modo radente e scopri quali nascondono forme e trame interessanti.
Crea qualche astratto sfruttando questi dettagli perché proprio questo è lo spirito dell’assignment, poi, se ti va, posta in un commento qui sotto la tua foto condividendo “il prodotto della tua missione”. Confrontarsi è divertente e può aiutarti a scoprire persone che apprezzano le tue immagini.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.
Nobuyoshi Araki
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, video, tagged araki, arte, artista, Bjork, fotografia, fotografo, giappone, Japan, nobuyoshi, nudo, oscenità, pornografia, Tokyo, Yakuza on 16/08/2012| 4 Comments »

Yakuza – © Copyright 1994 Nobuyoshi Araki
Nobuyoshi Araki è uno dei più conosciuti e controversi fotografi giapponesi viventi. La sua fotografia si insinua nei vicoli malfamati di Tokyo per documentare il vuoto emotivo dei quartieri a luci rosse, l’oscenità di luoghi e situazioni ai bordi della legalità con scatti carichi di grande energia.
E’ un fotografo borderline ed è per questo che lo trovo interessante.
Per il contenuto delle sue immagini è stato più volte arrestato per violazione delle leggi giapponesi sull’oscenità ed indicato come misogino, in particolare per alcuni suoi scatti degli anni ’80 riguardanti l’industria del sesso nel distretto di Kabukicho, poi pubblicati nel libro “Tokyo Lucky Hole”.
Sebbene anche il curatore di un museo ospitante le sue opere sia stato arrestato per averle esposte, Araki in realtà non ha mai subito condanne ed il suo inquietante lavoro alla fine è sempre stato riconosciuto come di notevole valore artistico.
Incredibilmente prolifico, Araki ha al suo attivo oltre 350 pubblicazioni ed è considerato il più produttivo artista Giapponese mai esistito.
Tra le persone che ne sostengono il lavoro c’è Björk, l’eclettica musicista islandese che ha scelto Araki per le copertine di alcuni suoi album.
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Ancora sull’autocritica
Posted in Black and White, Culture, People, tagged autocritica, blog, fotografia, giudizio, obiettività, pega, tempo on 06/08/2012| 3 Comments »
Ancora qualche riflessione sull’autocritica, di cui parlavo in un precedente post.
Fare un passo indietro e provare a guardare con distacco le proprie foto può essere una buona strategia per riuscire ad essere maggiormente obiettivi nel giudicarle. Un fattore importante in questo senso è il tempo. Imparare ad attendere un po’, aspettare qualche ora, o meglio qualche giorno, prima di decidere se la nostra foto è degna di nota o da cestinare. Riguardandola a mente fresca, magari dopo un bel sonno, può risultare diverso rispetto ai primi momenti a caldo dopo lo scatto.
E poi il fattore forse più importante: ogni foto porta con se un messaggio o una storia, è così quasi sempre. Può essere anche semplice, addirittura banale, ma se un’immagine è troppo debole su questo fronte allora anche la migliore tecnica può rivelarsi inutile.
Le emozioni contano. Chiediamoci di cosa parla la nostra foto, che cosa racconta e trasmette.
Chiediamocelo, dando a noi stessi il tempo per meditare e ad essa il tempo di mostrarcelo. Il giudizio arriverà più sereno e probabilmente anche più onesto.
Weekend assignment #62 : paesaggio urbano
Posted in Architecture, Black and White, Culture, tagged assignment, città, costruzioni, edilizia, fine settimana, fotografia, paesaggio urbano, Urban landscape, weekend on 21/07/2012| 3 Comments »
Qualche tempo fa proponevo un assignment classico: il paesaggio, per questo weekend voglio suggerirne una variazione. Si tratta sempre di osservare e provare a catturare una scena di vaste dimensioni che abbiamo davanti, solo che stavolta ti invito a scegliere il tuo soggetto esclusivamente tra le aree urbanizzate.
Per questo sessantaduesimo weekend assignment il tema che ti propongo è proprio il paesaggio urbano.
Grandi scenari cittadini, palazzi maestosi o orribili mostri; punta il tuo obiettivo alla ricerca di qualcosa di significativo e scatta le tue foto provando a seguire questa idea. Come sempre puoi interpretare l’assignment come ti pare.
Dopo, se vuoi, posta la tua foto condividendo “il prodotto della tua missione” in un commento qui sotto. Confrontarsi con gli altri lettori del blog è interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.
Lunghe esposizioni… anzi lunghissime
Posted in Architecture, Black and White, Culture, History of photography, People, Technique, tagged arte, bianco e nero, fotografia, grande formato, longexp, lunga esposizione, lunghe, lunghissime, Michael Wesley, molto, MOMA, moolto, mooolto, Museum of Modern Art, New York, pellicola, pinhole, tempo, time on 15/07/2012| 1 Comment »
Il tempo, si sa, è qualcosa di relativo. Quanto deve essere lunga un’esposizione per essere considerata una lunga esposizione? Forse almeno un secondo? Trenta secondi? Due minuti? Un’ora?
C’è chi è andato ben oltre, realizzando fotografie con esposizioni lunghissime, di giorni, mesi o addirittura anni.
E’ il caso dei fotografi che si sono cimentati con l’Analemma o qualche artista specializzato in fotografia pinhole.
Ma il vero fuoriclasse in questo settore è un fotografo tedesco di nome Michael Wesley che nel 2001 fu incaricato dal Museo di Arte Moderna di New York (MOMA) di usare la sua tecnica per documentare i lavori di ristrutturazione del museo durati TRE anni.
Michael utilizzò fotocamere di grande formato caricate con speciali pellicole, posizionandole in punti strategici adatti a documentare i lavori. Gli otturatori di queste macchine fotografiche rimasero aperti per qualcosa come trentaquattro mesi.
Nelle immagini si vede il movimento del sole ma sopratutto la sovrapposizione delle strutture edilizie, con un effetto che oserei definire magico; si avverte in modo strano ed inquietante lo scorrere di un lungo periodo, congelato in un singolo fotogramma.
Durante questa lunghissima esposizione la foto si modifica continuamente, con strati di dettagli che distruggono i precedenti, formando un processo che lascia sopravvivere solo le informazioni più forti: quelle che sono rimaste più a lungo esposte ed illuminate. Un processo che la rende molto potente dal punto di vista concettuale perchè richiama la forma della realtà in cui viviamo, con eventi che sovrascrivono i precedenti e dove niente dura per sempre.
Sono foto che andrebbero gustate nel grande formato stampato in cui sono state esposte proprio al MOMA, in cui si possono scovare dettagli incredibili, se si ha tempo e voglia di osservare con attenzione l’immagine.
Wesley sostiene di aver molto sperimentato per mettere a punto la sua tecnica sulle lunghe esposizioni, un metodo che gli permette di gestire la reazione delle pellicole per periodi che possono andare anche ben oltre quelli citati per il MOMA, si parla addirittura di decine di anni (!).
Se ti interessa il suo lavoro puoi trovare altre informazioni e molti suoi scatti nel suo libro Open Shutter, pubblicato alcuni anni fa.
La storia dietro l’immagine
Posted in Architecture, Black and White, Culture, Decay, tagged didascalia, fotografia, immagine, storia, testo, titolo on 09/07/2012| Leave a Comment »
Quante foto sono interessanti e significative per l’autore mentre risultano del tutto prive di senso per l’osservatore?
Ogni immagine ha dietro la sua storia e solo il fotografo è colui che conosce pienamente la situazione dello scatto. È il fotografo che sa cosa c’era intorno, ricorda la situazione con le sue emozioni, sensazioni, rumori, odori…
La fotografia è solo un piccolo spicchio di quel momento, una porzione visuale che lo può rappresentare anche in modo potente ed evocativo, ma quasi mai pienamente. Ci sono capolavori di grandi fotografi che hanno questa capacità e che addirittura sanno andare oltre, ma diciamocelo, molte nostre foto non sono così eccezionali.
E così, ancora una volta, mi capita di riflettere su quanto sia importante arricchire la singola immagine con altre informazioni, scritte o visuali, che aiutino l’osservatore a godere pienamente della pura fotografia.
Un titolo adeguato, una didascalia, una breve storia o presentazione, o anche l’accostamento con altre immagini, possono essere elementi che fanno una gran differenza.
Non credo sia giusto “sperare” che la foto da sola sia sempre abbastanza. Sì, a volte può esserlo, eccome, ma in molti altri casi la foto nuda è insufficiente.












