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Archive for the ‘People’ Category

Colored drinks

Colored drinks – © Copyright 2008 Pega

Hai regalato qualche fotografia per questo Natale? Intendo la fotografia come oggetto, come opera finita, magari stampata o addirittura incorniciata. Parlo non solo di fotografie tue, ma anche di eventuali scatti di altri fotografi, celebri o meno, poco importa.
Sì, perché regalare Fotografia è il più bel modo per condividere la tua passione, per cercare di trasmettere ad altri l’interesse che abbiamo per questa forma d’arte, ma anche per permettere ad alcune immagini di “vivere” e prendere la loro via nel mondo.
Insomma hai regalato almeno una fotografia? No? Allora ti propongo un esperimento da fare nei giorni di Natale, proprio in occasione di qualche cena con amici o parenti. Organizzati ed al momento giusto, meglio se verso la fine del pasto quando tutti sono satolli e rilassati, chiedi ai presenti, di raggrupparsi. Non escludere nessuno e falli mettere in posa mostrando bene ciò con cui hanno gustato la miglior pietanza: valgono forchette e cucchiai come anche bicchieri o piatti. Chiedi ai più allegri di assumere una qualche posa insolita, ad esempio con un vassoio sulla testa, il bicchiere o la posata in bocca. Assecondali nell’inventare pose sceme, specie se ne suggeriscono di interessanti. Prova a non posizionare le persone nella classica fila di fronte alla fotocamera, cerca piuttosto di metterle in cerchio, tipo girotondo. Poi prendi uno sgabello o una scala e, facendoli sorridere, scatta un po’ di foto da lassù.
Sai poi cosa? Dovresti fare una bella stampa per ogni partecipante e regalargliela con un sorriso.
Ti assicuro che non sarà una di quelle foto che vengono buttate.
Buon Natale e Buone Feste!

🙂

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Buon Natale Cinemagraphs

Copyright Jamie Beck

I Cinemagraphs sono fotografie con elementi in movimento, una forma d’arte in cui si sono specializzati il grafico creativo Kevin Burg e la fotografa Jamie Beck, creando un filone che sta riscuotendo un discreto successo, sopratutto negli Stati Uniti, dove alcuni marchi importanti hanno iniziato ad usare questo tipo di immagini per la propria comunicazione.
La natura mista di questa, che è forse limitativo chiamare solo tecnica, la rende particolare: il Cinemagraph mantiene tutta la capacità evocativa dell’istante fotografico ma, in aggiunta, gode della forza dinamica tipica delle immagini in movimento.
La realizzazione prevede la ripresa del soggetto sia con tecnica fotografica che in video, usando la stessa fotocamera. Nella successiva fase di postproduzione vengono miscelati gli elementi in movimento e realizzato il prodotto finale che non è altro che una GIF animata.
Visitando il sito di Jamie Beck ne ho trovati di veramente belli, in grado di trasmettere un’atmosfera quasi magica. Immaginandoli visualizzati su uno schermo molto grande, ho pensato che alcuni potrebbero risultare veramente ipnotici.
Insomma la fotografia che esce dalla frazione di secondo in cui è stata scattata; una sorta di paradosso visivo molto interessante.

Lincoln - Cinemagraph

Lincoln – Copyright Jamie Beck

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Cinemagraphs™ è un marchio registrato di Jamie Beck & Kevin Burg

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Bresson_by_Burri 1Bresson_by_Burri 2
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Ed eccolo il mitico HCB, che si sporge da una finestra sulla Fifth Avenue per fotografare qualcosa che ha attirato la sua attenzione giù per strada.
Per questo dodicesimo appuntamento con il cortocircuito fotografico, serie dedicata ai fotografi fotografati, siamo a New York, nel palazzo dove ha sede Magnum Photos.
In queste due immagini Cartier Bresson è immortalato da un collega, anche lui membro della mitica agenzia: René Burri.
Mentre gli scatti ed il nome di Bresson, il maestro del “momento decisivo”, sono universalmente noti anche al di fuori del mondo degli appassionati di fotografia, quelli di René Burri non godono della stessa fama. Eppure questo importante personaggio può essere senz’altro considerato tra le più influenti figure della fotografia dello scorso secolo, in particolare per il ruolo che lo ha reso protagonista della trasformazione artistica del reportage.
Nato a Zurigo nel 1933, Burri si interessò, prima che di fotografia, di pittura e cinema. Fu coinvolto nelle attività dell’agenzia Magnum dal suo collega ed amico Werner Bischof che lo presentò agli altri soci con un reportage sulla vita dei bambini sordomuti, che fu subito pubblicato in prestigiose riviste tra cui Life.
Viaggerà in tutto il mondo per Magnum, divenendone anche presidente negli anni ottanta, sviluppando uno stile profondo e personale, caratterizzato da scelte formali rigorose, ma con una visione del mondo garbata e profondamente umana, sempre condita da una immancabile dose di ironia.
Celebri sono i suoi reportage su Picasso, Giacometti e Le Corbusier, come anche quelli su Fidel Castro e Che Guevara. Immagini spesso note al grande pubblico molto più del loro autore.

I precedenti cortocircuiti fotografici:

#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston
#5: Alfred Stieglitz fotografato da Gertrude Käsebier
#6: Steve McCurry fotografato da Tim Mantoani
#7: Robert Capa fotografato da Gerda Taro
#8: Gerda Taro fotografata da Robert Capa
#9: Robert Mapplethorpe (con Patti Smith) fotografati da Norman Seef
#10: Szarkowski fotografato da Winogrand fotografato da Friedlander
#11: Andy Warhol fotografato da Robert Mapplethorpe

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Go Pro

Copyright Axel Tritton

Ci sono situazioni in cui non basta appoggiare la macchina da qualche parte per farsi un autoscatto. Ad Axel Tritton, qui sopra, non sarebbe stato sufficiente nemmeno un buon treppiede e neanche un passante disponibile a premere il pulsante di scatto. Forse un palloncino ad elio con appesa la fotocamera avrebbe potuto fare al suo caso ma, in effetti, un buon bastone telescopico era la soluzione più semplice.
Axel ed il suo collega avevano appena passato la notte appesi alla parete di El Capitan, nel parco Yosemite ed un autoscatto proprio ci stava bene.
A volte farsi un bel “self” è un ottimo modo per documentare un’esperienza personale e, anche quando non si tratta di una scalata di tre giorni su una parete a picco in California, realizzare autonomamente una foto che documenti un momento memorabile, è un’opportunità che ogni buon fotografo non dovrebbe mai lasciarsi sfuggire.
E così, pensando a qualche tua prossima avventura, valuta quale potrebbe essere l’accessorio ideale per un autoscatto memorabile. Sì, ok, il bastone telescopico è carino, ma sai quale sarebbe un’altra idea? Un drone volante radiocomandato!
😀 😀 😀
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Singing & Swinging

Singing & Swinging – © Copyright 2011, Pega

Leggerezza è il tema fotografico che ti propongo per questo fine settimana.
Non è mai banale provare a catturare in una foto ciò che in realtà è dominio di sensi diversi dalla vista e nel caso della leggerezza la questione si amplia ulteriormente.
L’assignment non è vincolante sul concetto puramente fisico, ti invito infatti a cercare di raffigurare in fotografia un soggetto che in, qualche modo, porti la mente dell’osservatore verso l’idea di leggerezza, sia questa una leggerezza materiale, emotiva, stilistica o di qualsiasi altra natura.
Una sfida ancor più complessa e stimolante, potrebbe essere poi il tentare di racchiudere, nella stessa immagine, più aspetti del concetto di leggerezza.
Come al solito, il weekend assignment è un’occasione (o una scusa) per dedicare qualche momento alla fotografia, seguendo un compito predeterminato, e con l’obiettivo di stimolare la propria creatività.
In questi giorni prova a fotografare la leggerezza e rendila l’elemento chiave di qualche tuo scatto. Poi ti invito a pubblicare, in un commento, il link alla tua foto. Condividere le proprie immagini con gli altri lettori è divertente.
Buon weekend!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Bischof, 1942

Werner Bischof, primi lavori, circa 1942

“Ho sentito il dovere di avventurarmi nel mondo e di esplorarne il vero volto. Condurre una vita soddisfacente, di abbondanza, ha accecato molti di noi che non riescono più a vedere le difficoltà immense presenti al di là delle nostre frontiere.”

Prima delle immagini, sono queste sue brevi parole a far subito intuire chi era Werner Bischof. Nato a Zurigo nel 1916 studiò arte ed iniziò a lavorare come fotografo pubblicitario ma, nonostante un discreto successo, ben presto si accorse che non era quella la sua strada. Nel 1945 accettò un incarico da parte della rivista Du che lo portò a girare l’Europa postbellica e documentare le condizioni di vita delle persone.

Bischof, Germany

Friburgo, Germania 1945

Rimase segnato da questo suo primo incarico. La sua attenzione si volse subito verso le persone, specie i più deboli, le vittime innocenti del recente conflitto, sviluppando l’idea di fotografia come testimonianza della dimensione esistenziale e delle sue difficoltà.

Bischof

Corea, 1951

Nel 1949 fu invitato a far parte dell’agenzia Magnum, allora composta dai soli cinque soci fondatori: Capa, Cartier-Bresson, Rodger, Seymour e Haas.
Nella veste di fotoreporter (definizione che non amava) viaggiò prima in India e poi in Giappone per documentare la guerra in Corea. Vi rimase un anno intero, carpito dal fascino e dall’eleganza della sua cultura, che catturò con scatti assoluti.

Giappone - Bischof

Giappone, 1951

Nel 1953 si volge verso il nuovo mondo. Prima viaggia per alcuni mesi nel cuore degli Stati Uniti seguendo la creazione della nuova rete autostradale, poi va in Sudamerica dove è intenzionato a fotografare alla gente, descrivere la vita quotidiana. Un’idea che, sapeva benissimo, non avrebbe entusiasmato le testate per cui lavorava. È sulle Ande, a soli trentotto anni, che trova una terribile morte, in un incidente d’auto mentre viaggia verso una miniera in alta quota.
Gran parte del lavoro di Bischof è stato valorizzato solo in tempi molto successivi alla sua morte, grazie al figlio Marco che, nel 1986 decise di pubblicare alcuni estratti dai suoi diari e dalla corrispondenza, oltre ad un archivio fotografico inedito.

Chicago, Illinois, 1953

Chicago, 1953

C’è una cosa, di cui non molti parlano, che mi ha affascinato di questo fotografo. Bischof è stato uno dei pochi fotoreporter del “periodo d’oro” del fotogiornalismo anni ’50 e ’60 ad usare il colore.
In quegli anni, per motivi tecnici ed economici, le testate stampavano solo in bianco e nero, creando un terreno formale a cui la maggior parte di un certo tipo di fotografi è rimasta rigidamente ed a lungo ancorata, anche ben dopo l’avvento della quadricromia. Werner Bischof fu invece tra i primi ad esplorare il reportage anche a colori, riuscendo ad interpretarlo con coordinate artistiche ed estetiche indipendenti e personali, sicuramente diverse da quella sorta di mainstream monocromatico che ancora oggi tende a dominare il genere.

Una volta disse: “Davvero io non sono un fotogiornalista. Purtroppo non ho alcun potere contro questi grandi giornali, non posso nulla, è come se prostituissi il mio lavoro e ne ho davvero abbastanza. Nel profondo del mio cuore io sono sempre, e sempre sarò, un artista.”

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Guzman Sì, la luce è tutto. Guarda questo video, realizzato da Nacho Guzman, in cui la modella viene ritratta con luci che cambiano di colore, ruotano e modificano continuamente la loro posizione.
Il risultato è quasi ipnotico, trasmette un certo senso di inquietudine.
Ci sono momenti in cui il volto si trasforma così tanto da sembrare una persona diversa. Veramente impressionante.
Credo che, dopo averlo visto, sarà difficile lasciare al caso l’illuminazione dei nostri prossimi ritratti…

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Trendy elements

Trendy elements – © Copyright 2009 Pega

Siamo assuefatti al “quick cut”, quella precisa scelta di regia e montaggio che nel mondo del video opta per continui cambi di inquadratura, scene brevissime, dinamiche e veloci, quasi dei flash che si susseguono.
E’ una tendenza che nel corso degli anni si è sviluppata sempre di più. Nata nei videoclip si è trasmessa al mondo degli spot pubblicitari, per approdare ormai in qualsiasi produzione visiva: dalla fiction ai telegiornali, al cinema.
Ormai ci siamo abituati, siamo stati pian piano “addestrati” a sfruttare quella capacità del nostro cervello di saper “cogliere al volo” la sintesi, di “surfare” tra le informazioni audiovisive, in un flusso sempre più veloce e denso, spesso ricchissimo di suggestioni pubblicitarie.
Personalmente ho sviluppato però nel tempo, una forma di rigetto nei confronti di questo stile. Una sorta di intolleranza.
Odio il quick cut perché ha iniziato a farmi parzialmente perdere la capacità di fermarmi a guardare, godere di una scena, studiarne le caratteristiche con calma. E questo è tanto più grave se questa superficialità la andiamo ad usare con le fotografie.
Le foto vanno gustate. Già in precedenti post accennavo al piacere di studiare a fondo le immagini, di “ascoltarle” a lungo quasi come si fa con un pezzo musicale o anche come si assapora con calma un calice di buon vino.
Il quick cut è invece un atteggiamento, un’impostazione, un modo diverso di guardare, che tende ad allontanarci da tutto questo.
Ed è un gran peccato.

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Foto segnaleticaC’è stato un tempo in cui, quando ci si metteva davanti ad una macchina fotografica, lo si faceva sempre con gran serietà. La fotocamera era rispettata e considerata come un potente strumento in grado di catturare e proiettare l’immagine della persona, oltre i confini fisici e temporali.
E così, anche quando si trattava di ritrarre dei criminali in prigione, fotografo e “modello” non prendevano la cosa per niente sotto gamba. Attenzione ai dettagli, all’abbigliamento, alla posa ed alla luce, ecco com’erano le foto segnaletiche negli anni intorno al 1920.
Dimmi se il personaggio sopra non sembra uscito da una fiction.
Che ne pensi? Non sono notevoli questi ritratti? Se vuoi, eccone sotto qualche altro, proveniente direttamente dalle galere statunitensi e dal “periodo d’oro delle foto segnaletiche e dei criminali eleganti”: gli anni venti del secolo scorso.
Foto segnaletiche, anni 20

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Feeding swans

A man feeding swans in the snow – Copyright 2013, Marcin Ryczek

Ogni anno seguo con curiosità il concorso International Fine Art Photography Award. L’edizione 2013 si è da poco conclusa con la proclamazione dei vincitori ed io non posso fare a meno di condividere uno degli scatti premiati, che trovo davvero notevole.
È la foto vincitrice del primo posto nella categoria Paesaggio e Natura, realizzata dal fotografo polacco Marcin Ryczek. La trovo straordinaria, è un’immagine che potrei ammirare per ore, degna di un grande maestro.

Quest’anno il concorso ha ricevuto più di cinquemila scatti da fotografi provenienti da tutto il mondo. Per vedere le foto degli altri vincitori e dei finalisti, is sito ufficiale della manifestazione è: www.internationalfineartphoto.com

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