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Archive for the ‘People’ Category

FirstScanImageSembra di parlare di preistoria ma era solo il 1957, poco più di cinquanta anni fa.

In un laboratorio del NIST (National Institute of Standards and Technology) Russell Kirsch generò, tramite una scansione ottica, quella che può essere considerata la prima immagine digitale della storia.

Si trattava della riproduzione su calcolatore di una fotografia di suo figlio all’età di tre mesi. L’immagine aveva la “vertiginosa” risoluzione di 176X176 punti e misurava solo 5,5cm.

Erano gli anni della grande diffusione della fotografia (analogica) a livello popolare. Era da poco stata lanciata sul mercato la Leica M, mentre l’anno successivo sarebbe stata introdotta la mitica Nikon F, seguita a breve dalla prima fotocamera completamente automatica : la Agfa Optima.

Ma il digitale era ormai nato, piccolo ed apparentemente innocuo… ma cresceva inesorabile…

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Bass Guitar player by Pega

Bass Guitar player - © Copyright 2008 Pega

Può sembrare una banalità ma non lo è…
Se chiedi ad una persona che scrive qual è la cosa più importante per uno scrittore, quale attività più aiuta a sviluppare il talento di saper creare testi interessanti, originali e coinvolgenti, la risposta sarà sempre la stessa: leggere.

Qualcosa di analogo capita quando si parla con chi vive di musica. L’ascolto di una varietà di generi ed il costante contatto con le opere e la produzione altrui, sono il tipico atteggiamento di chi poi trasforma in prodotti musicali la propria vena creativa.

Per le arti visive, e quindi anche per la fotografia, è esattamente lo stesso.
E’ sì importante formarsi tecnicamente ed acquisire le basi per essere in grado di utilizzare con abilità i nostri strumenti, ma altrettanto fondamentale è l’attività di continua “alimentazione” della nostra creatività e capacità di critica attraverso l’osservazione del lavoro altrui, in particolare di ciò che è reputato di livello eccellente, meglio se nel settore che più ci interessa.

Insomma… vuoi essere un bravo fotografo di ritratti? Devi studiare con costanza il lavoro dei grandi del ritratto. Ti interessano i paesaggi o la fotografia naturalistica? Devi assolutamente seguire ed approfondire con regolarità la produzione dei massimi esponenti di questa specialità.
La regola vale per qualunque altro filone fotografico. Le fonti non mancano. Mostre, esposizioni, libri, riviste ed ovviamente internet… ci sono infinite possibilità.

Nonostante questo, che in effetti può anche apparire banale, mi è però capitato più volte di rilevare che, tra gli appassionati di fotografia, questa “voglia” di studiare il lavoro altrui non è così diffusa.

E tu quanto eserciti questa attività di “lettura fotografica”?

🙂

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Leonardo

Leonardo – Courtesy and Copyright m|art/Martino Meli

In uno dei primi Sharing Workshop, abbiamo avuto l’occasione di toccare con mano ed approfondire un tipo di produzione creativa che non tutti conoscono. Non è fotografia, ma una forma affascinante di computer art.
Si tratta dell’arte frattale.

Ci ha “iniziati” a questa specialità un mio caro amico, Leonardo Mancini, che con il nome d’arte “The Slider”, è piuttosto conosciuto tra gli specialisti di questa forma espressiva particolarmente seguita sopratutto sul sito di condivisione di opere ed immagini DeviantArt.

E’ stato bello vedere l’interesse e le espressioni di meraviglia dei partecipanti al workshop che, con la loro sensibilità nei confronti delle immagini data dalla condizione di appassionati fotografi, hanno seguito con attenzione la presentazione di Leonardo che è partito spiegando come nascono queste immagini, proseguendo nell’illustrarci il suo lavoro ed un po’ anche il suo workflow.

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Reticle – Copyright The Slider

Colgo quindi l’occasione per fare a “The Slider” qualche domanda e continuare un po’, anche fuori dal workshop ed insieme ai lettori del blog, l’approfondimento sui frattali.

Ciao Leonardo. Nello Sharing Workshop lo hai raccontato ai presenti, ma condividiamo anche con i lettori del blog com’è che hai iniziato ad interessarti di frattali.
Nel lontano 1987, su una rivista di computer,  trovai un articolo che parlava di un certo Benoît Mandelbrot  – matematico polacco – e della sua teoria dei frattali. Leggere l’articolo e copiare sul Commodore 64 il listato in basic fu tutt’uno. L’immagine che ne venne fuori mi colpì moltissimo per la sua armoniosità. Agli inizi degli anni 90, con il mio primo computer (un 80386 dotato di coprocessore matematico), mi divertii ad esplorare i frattali, anche se all’epoca per realizzare una semplice immagine in bassissima risoluzione potevano occorrere diverse ore. Da allora l’interesse per i frattali non si è mai spento e ha ripreso vigore con i nuovi programmi disponibili in internet grazieanche alla grande potenza di calcolo dei moderni computer. Basti pensare che le mie prime immagini degli anni 90 vengono oggi create in meno di un secondo!

 

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Gnarly – Copyright The Slider

Ci spieghi in breve di cosa si tratta quando si parla di frattali?
Per definizione un frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero che non cambia aspetto anche se visto con una lente di ingrandimento.
Le immagini frattali sono immagini realizzate tramite funzioni matematiche ricorsive.
Detto così  può sembrare un argomento cervellotico, in realtà esistono diversi programmi dei quali io utilizzo Ultra Fractal ed Apophysis che rendono la creazione di frattali un’esperienza quasi totalmente artistica e svincolata da conoscenze matematiche.
Occorre avere una minima capacità di composizione, saper scegliere i colori adeguati e avere molta pazienza visto che i programmi richiedono un po’ di pratica per essere padroneggiati.
All’inizio visto che con i tutorial gratuiti non riuscivo ad ottenere granché, ho seguito qualche corso a pagamento che avendo una struttura più organica mi ha permesso di superare lo scoglio iniziale.

 

leaf_by_theslider

Leaf – Copyright The Slider

Cosa cerchi nelle immagini che realizzi?
Nelle immagini che creo cerco sempre di evitare il caos.
Con Ultra Fractal il programma che prediligo, si possono creare immagini multi livello (come in Photoshop) e quindi, se non si sta attenti, è molto facile avere immagini confuse dovute ai troppi livelli usati.
Adoro le spirali, che sono alla base di tanti frattali e dedico molto tempo alla scelta dei colori. Una palette azzeccata può dar vita ad immagini molto belle che altrimenti rischierebbero di essere troppo banali.
Sono molto affascinato dai dettagli e spesso “esplorare” un frattale è paragonabile ad ammirare l’infinitamente piccolo con un microscopio o l’infinitamente grande attraverso un telescopio.

C’è qualche progetto su cui stai lavorando o che ti piacerebbe realizzare?
In questo momento sto seguendo un corso avanzato su Apohysis ed una volta finito vorrei approfondire il programma per conto mio.
Sicuramente vorrei  anche poter realizzare animazioni frattali visto che finora non ho avuto ancora modo di cimentarmi in questa “estensione” delle immagini pure e semplici.
Faccio anche parte di una community su DeviantArt e mi piacerebbe poter dare un mio contributo per aiutare chi si affaccia al mondo dei frattali.

In che rapporto metti le immagini frattali con la fotografia?
Creando immagini frattali, ci si rende conto ben presto che cambiare un paramentro in modo impercettibile può dar luogo ad immagini molto diverse tra loro. Ecco quindi che realizzare un frattale può essere una cosa di pochi minuti come pure un’esperienza di qualche giorno, in attesa dello “scatto” perfetto.
Quando  lavoro ad un’immagine, spesso, provo le stesse emozioni di quando, attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, cerco la composizione ideale per quello scatto; soprattutto quando si tratta di foto macro dove dettagli invisibili prendono vita.
La natura che ci circonda ha, in molti casi, una struttura frattale, si pensi ad esempio ai rami degli alberi, ai fulmini, alle corolle dei fiori o alle galassie nello spazio profondo. Molto spesso quindi lavorare su un frattale risveglia ricordi di immagini familiari.

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Un grazie a Leonardo per la sua preziosa partecipazione allo Sharing Workshop e per la voglia di condividere il suo lavoro con noi. Personalmente trovo che sia sempre molto stimolante esplorare nuovi campi della produzione di immagini e che questo aiuti molto a far crescere l’artista che è in tutti noi.
Per chi volesse approfondire la conoscenza di “The Slider” consiglio di cliccare qui per raggiungere la sua gallery su DeviantArt.

Alla prossima!

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Dennis Hopper

© Dennis Hopper - Autoritratto

Sen’è andato ormai da qualche tempo, ma ogni volta che mi capita di rivederne le gesta non posso che ricordarlo con una particolare forma di affetto: è l’attore e regista americano Dennis Hopper.
In molti lo associano a mitici film come “Gioventù bruciata” con James Dean o “Easy rider” che interpretò e diresse. E’ stato un personaggio un po’ fuori dalle righe nella Hollywood dello scorso secolo ed è forse per questo che a me è sempre piaciuto.
Lo ricordo però anche per un’altra sua passione, che forse non tutti sanno, la fotografia.
Fu lo stesso James Dean a regalargli una macchina fotografica, quasi anticipando quel fantastico ruolo di fotografo un po’ folle che poi avrebbe avuto in Apocalypse Now. Da quel momento lo scattare foto nelle tante situazioni che gli capitavano accompagnò sempre Hopper, rivelandone un talento visuale tutt’altro che ordinario.

Paul Newman

Paul Newman -© Copyright Dennis Hopper

Non molto tempo fa mi ero imbatutto in una pubblicazione edita da Taschen (ma dal prezzo inarrivabile) dal titolo: “Dennis Hopper: Photographs 1961-1967” e fogliandola ne ero rimasto proprio ammirato.
Ho ritrovato sul web molti di quegli splendidi scatti in bianco e nero. E’ molto facile vederli come risultato di una ricerca con “Dennis Hopper photographer”. Sono foto ricche di fascino, ma lo stesso tempo grezze: ritratti intensi e particolari, come quello di Paul Newman qui accanto ed anche scene dai set hollywoodiani o dalle sale di registrazione, oltre a qualche autoritratto.
Con lo sbocciare della pop-art Hopper esplorò anche la pittura e la poesia, rivelando un discreto talento anche in questi campi e dimostrando quindi una grande ecletticità riconosciuta anche recentemente quando, negli scorsi mesi, era stato selezionato tra gli artisti partecipanti alla mostra inaugurale del MOCA (Museum of Contemporary Art) di Los Angeles.

Ciao Dennis.
Have an easy ride.

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:-( + :-) :-)

🙂 + 🙂 🙂 - © Copyright 2009 Pega

Hai mai pensato a quanto è importante la distanza che ti separa dal soggetto che stai fotografando? Quanto questa dimensione contruibuisca a ciò che la foto comunica?

Parlo della vicinanza fisica del fotografo a ciò che viene fotografato e non del risultato che si ottiene usando focali diverse.
La distanza effettiva è un elemento che in qualche modo influisce sul risultato della fotografia e rende assolutamente pertinente la famosa espressione “l’obiettivo osserva in entrambe le direzioni” .

Fotografare una persona da lontano non è la stessa cosa che farlo a distanza ravvicinata, non c’è teleobiettivo che possa sostituirsi alla componente fisica dell’evento.

Con questo non voglio dire che sia sempre e comunque meglio essere vicini al proprio soggetto, voglio solo sottolineare solo la differenza che c’è tra le due situazioni.

Da lontano si ha distacco, maggiore freddezza, minore coinvolgimento… con il teleobiettivo si è al di fuori della scena, è un’osservazione asettica, non ci si intromette, non si introduce alcun elemento di disturbo… il soggetto (naturalmente se è umano o animale) può essere inconsapevole e non tende ad attrarre o coinvolgere il fotografo nelle sue emozioni.
Tutto questo diviene presente nella fotografia, la caratterizza in un modo più o meno manifesto.

Da vicino si è invece “insieme” al nostro soggetto, partecipi della scena, coinvolti… con tutto quello che ne può conseguire. La foto a distanza ravvicinata obbliga il fotografo a manifestarsi, a rendere esplicite le sue impressioni, a farsi a sua volta osservare.
Anche quando il soggetto è una cosa inanimata, la foto a distanza ravvicinata ha un sapore diverso. Mentre si fotografa si percepiscono i dettagli, a volte suoni ed odori, si coinvolgono insomma anche gli altri sensi… e questo può rendere diverso l’atto del fotografare e quindi anche la foto stessa.

A volte fotografare da vicino è una piccola sfida, specie con se stessi e solo raramente ci si pente di averci provato.

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Sax Lady

Sax Lady - © Copyright 2009 Pega

Oggi voglio tornare su un argomento tecnico di fotografia digitale e sottolineare la mia opinione a proposito dell’importanza di scattare in RAW.
Con una certa regolarità mi capita di essere coinvolto in discussioni tra chi tende a sfruttare le potenzialità dell’utilizzo di questo tipo di formato e chi invece preferisce la praticità del JPG, magari sostenendo che i risultati sono addirittura migliori.

Il RAW è l’immagine catturata dal sensore della fotocamera, senza alcun trattamento. Non è come alcuni dicono “l’equivalente digitale del negativo”, è decisamente di più : è l’equivalente digitale della “pellicola ancora da sviluppare”.
Il RAW non è un’immagine pronta. Si, la si può visualizzare con i programmi che gestiscono questo tipo di formato, ma è “grezza”, poco contrastata, i colori sono un po’ sbiaditi…
Se si vuole tirar fuori la foto è necessario “sviluppare” il RAW con un software adatto, come Lightroom, Camera RAW, Picasa o i prodotti Nikon View NX e Capture. Solo così si può arrivare al risultato finale. E le potenzialità sono notevoli.

Con il JPG invece ogni macchina digitale, immediatamente dopo lo scatto, “processa” i dati rilevati dal sensore e produce la foto “finita”, aggiungendo un po’ di contrasto, saturando i colori ed applicando una serie di algoritmi che portano poi al salvataggio file sulla scheda di memoria. Questi passaggi ed elaborazioni equivalgono a quello che un tempo era lo sviluppo del negativo e come tutti i processi di questo mondo, introducono un insieme di fattori di imperfezione oltre ad un elemento di “non ritorno” nei confronti dei dati originariamente presenti sul sensore.
Far “trattare” l’immagine RAW direttamente a bordo della macchina è quindi un po’ come portare un rotolino presso un laboratorio con sviluppo rapido… Magari è ok… ma non è proprio il massimo.

Se si vuol mantenere il massimo controllo e la massima qualià sul processo di “sviluppo” è meglio farlo presso un “laboratorio specializzato e professionale… cioè sul PC con un adeguato software ed operando delle scelte specifiche per ogni immagine.

Poter avere il RAW è quindi, secondo me, fondamentale per chiunque voglia seriamente poter lavorare con le proprie foto, conservando il vero originale catturato dal sensore, gestendo al meglio il contrasto e la fase di elaborazione dei colori ed anche fare cose che con il RAW si possono fare molto bene, come modificare l’esposizione ed il bilanciamento del bianco.

Non ci sono dubbi… ancora RAW RULES !

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Giant steps

Giant steps - © Copyright 2008 Pega

Hai mai provato a fare foto senza fare affidamento sul mirino e sugli automatismi della tua fotocamera?
Ti propongo questo divertente esperimento. E’ al tempo stesso un semplice esercizio ed un istantaneo balzo indietro di un secolo e mezzo nella storia della tecnica fotografica.
Prendi un pezzetto di nastro adesivo ed usalo per attaccare un piccolo pezzo di cartoncino sull’oculare o sul display della tua macchina.
Dedicati a fare almeno 30 o 40 foto in queste condizioni, stimando esposizione e messa a fuoco, immaginando la composizione…
Non ci saranno distrazioni tecnologiche o dubbi sul funzionamento degli automatismi…
Chissà… potresti anche rimanere entusiasta dei risultati…

🙂

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Piera

Piera - © Copyright 2008 Pega

Per questo fine settimana voglio proporre un assignment che trovo tra i più affascinanti. Un terreno su cui ogni appassionato di fotografia si trova prima o poi a confrontarsi : gli occhi.

Fotografare gli occhi è diverso, gli occhi possono guardarti mentre vengono inquadrati, possono studiarti mentre a tua volta li studi.
Gli occhi ti mettono in contatto diretto con il soggetto, con le sue emozioni, la sua mente.
Gli occhi possono essere il dettaglio in un ritratto o gli unici protagonisti dell’intera foto. Possono essere umani o animali, veri o anche artificiali… sta a te la scelta.

In questi giorni prova a fotografare gli occhi. Cercali e fissali nelle tue immagini. Prova ad usare al meglio la luce per illuminarli con magia. Vedrai che non sono un soggetto facile…

Poi, come ormai propongo sempre, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
E’ divertente ed interessante condividere. E può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Nick Ut

© Copyright 1972 Nick Ut / The Associated Press

Questa terrificante immagine fu scattata da un fotografo dell’Associated Press di nome Nick Ut nel giugno del 1972.
E’ una foto che descrive tragedia ed orrore assoluti.

Siamo in piena guerra del Vietnam, un bombardamento al napalm ha appena colpito il piccolo villaggio di Trang Bang. E’ una strage ed alcuni piccoli superstiti corrono via disperati.
Tra questi c’è una bambina di circa nove anni che avanza nuda,  il corpo coperto di ustioni.

Nick Ut è sul posto. Fa il suo bravo lavoro di fotografo di guerra e scatta in fretta alcune immagini, poi l’angoscia prende il sopravvento. Prende la bimba e la porta in macchina all’ospedale di Saigon.
E’ gravissima ma il ricovero le salva la vita.
Per guarire le serviranno quasi due anni di ospedale e diciassette interventi chirurgici.

La bambina si chiama Kim Phùc. Una volta cresciuta e dopo gli studi a Cuba, chiederà asilo politico in Canada dove tuttora vive.
Kim è stata nominata nel 1997 ambasciatrice dell’UNESCO per il suo impegno verso le piccole vittime delle guerre in tutto il mondo, tramite la Kim Phùc Foundation International.

Il fotografo Nick UT con questa fotografia vinse il premio Pulitzer del 1972.
Lavorava per la Associated Press fin dall’età di 16 anni, dopo che suo fratello, anch’egli fotografo di questa agenzia, era stato ucciso in Vietnam.

La fotografia, divenuta poi una testimonianza universale dell’orrore di tutte le guerre, fu inizialmente respinta dall’Associated Press. Nel 1972 il nudo frontale di una bambina non era accettabile sulle immagini destinate a circolare su giornali e TV, ma alla fine l’importanza ed il valore dell’immagine furono chiari a tutti e la foto fu pubblicata.

Non so se conoscevi questa storia.

Nonostante il suo potere descrittivo ed evocativo, questo è un caso in cui la fotografia non è stata in grado di cambiare granchè. Quello che questa immagine racconta continua a succedere.
Tragedie con cui l’umanità ha scelto di voler convivere e che continuano ripetersi, innumerevoli volte, cambiando solo dettagli, luoghi e nomi.
Anche ieri.
E magari anche oggi stesso.

😦

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Ho conosciuto Pynomoscato al recente Sharing Workshop dove è intervenuto parlandoci delle sue esperienze di fotografia HDR ma da tempo seguivo il suo interessante stream su Flickr e già prima di conoscerlo dal vivo gli avevo chiesto di essere ospite di questo blog con un’intervista.
Eccola in versione integrale, in fondo puoi trovare tutti i riferimenti alla produzione ed al lavoro on line di questo appassionato fotografo.

Pynomoscato

Ciao Pino. Innanzitutto voglio ringraziarti per quest’intervista.
Seguo da tempo il tuo lavoro su flickr e da poco il tuo sito. Ci racconti qualcosa di te prima di parlare di fotografia ?
Sono io a ringraziare te per avermi dato l’opportunità di dire la mia e voglio complimentarmi per l’attività che svolgi attraverso il tuo blog.
Difficile parlare di sé… da quando mi conosco, penso di essere uno che ha sempre avuto un’estrema necessità di sperimentarsi e di comunicare. Mi piace andare fino in fondo, sono pignolo e non mi accontento mai. Riconosco quando raggiungo un obiettivo e quando mi accade sono già proiettato al successivo. Ringrazio la vita (o chi per lei) per le meravigliose persone che mi ha fatto conoscere e che tanto mi hanno dato.

Come hai iniziato a fotografare ?
Avrei periferico mi domandassi: come hai iniziato a “immaginare”. Fotografare per me equivale ad elaborare un’idea, un fatto, un evento, una rappresentazione, una storia, un racconto. Ho iniziato con la pittura e il mio primo quadro a olio era un tramonto sul mare, un luogo che avevo visto e che ho dipinto sulla base del ricordo che avevo di quel luogo. Nel ’90 è arrivato il computer e mi sono messo a fare grafica, ho disegnato interfacce per la realizzazione di software per bambini (ho fatto anche il maestro di scuola elementare per 20 anni). Quindi diciamo che creavo da zero e realizzavo metafore con l’obiettivo di provocare reazioni logiche e cognitive. Non ti nascondo che per me la fotografia è arrivata dopo…praticamente in digitale. A parte un’Agfa come regalo della prima comunione e un altro paio di buone compatte a pellicola, ho avuto una reflex analogica Canon per un’estate e poi la Sony DSC-F505V con ottica Zeiss. Insomma dopo la grafica (Photoshop e Illustrator, ma anche il 3d) è arrivata la fotografia come dimensione e anche come disciplina. Posso affermare serenamente di essere un fotografo digitale, anche se ho letto e studiato l’esperienza analogica di cui ne sono profondamente affascinato.

Il Battistero

Il Battistero - Copyright 2010 Pynomoscato

La tua fotografia è più ispirazione o ragionamento, qual’è il tuo atteggiamento quando sei “sul campo” ? Tendi a seguire dei progetti o ti muovi per istinto ?
redo di stare dentro tutte queste cose. Vediamo se mi riesce di spiegare. La fotografia per me ora è diventata una necessità.. cosa vuol dire.. che non so stare più di una settimana senza fotografare. Quindi c’è un piacere che è a prescindere. Non faccio reportage, non sono un ritrattista e nemmeno un patito per le macro, mi piace andare in giro con la macchina fotografica, osservare e scattare, quindi si, potrei dire di istinto, anche se al momento dello scatto già immagino quale può essere il risultato dopo averla lavorata al computer. Faccio così anche perché è ciò che mi posso permettere sul piano dell’impegno quotidiano: lavoro e ho tre figli (la più grande ha 9 anni) e mia moglie è un medico di ospedale.. quindi pensa tu quanto tempo ho a disposizione. Ho la fortuna però di percorrere un tragitto meraviglioso da casa al lavoro: tutti i giorni parto dall’isolotto e raggiungo la mia sede di lavoro (ANSAS ex-indire) dalle parti di piazza dei Ciompi. Mi faccio i lungarni in scooter e le occasioni per fotografare non finiscono mai: mi fermo, parcheggio lo scooter come capita e scatto.
Non ti nascondo però che sono molto affascinato dall’idea di lavorare su un progetto… anzi ti confesso che sto lavorando ad un progetto, ma non ti dico di più, vedremo.. spero di farti sapere qualcosa fra qualche mese.

Che attrezzatura usi?
Mi sono sempre mosso sul marchio Canon, prediligo lo scatto veloce, quasi di istinto e la tradizione vuole che questa macchina risponde a questo tipo di esigenza. Ho avuto l’ottima 20d per quattro anni. Con lei ho scoperto il piacere di usare la reflex. Da settembre scorso uso la 5d Mark II. La scelta è stata dettata dall’esigenza di avere un full frame e sfruttare le ottiche EF per quello che sono. E’ una macchina straordinaria seppur con qualche limite che può essere superato affidandosi all’esperienza analogica, che purtroppo io non ho sperimentato, ma che ho comunque studiato. Con la 20d ho usato ottiche più o meno buone, dal Canon 17-85mm f/4-5.6 IS EF-S USM Lens, al Sigma 70-300mm f4-5.6 APO DG Lens, al Tamron 28-75mm F2.8 AF SP Di. Ma dopo aver acquistato il Canon EF 70-200mm f2.8 L USM ho capito che non c’era storia, quindi ho preso l’universale Canon 24-70 mm f/2.8 L USM e il gioiello Canon EF 16-35 mm f2.8 L USM e recentemente mi sono “svenato” con il Canon EF 100 mm f2.8 L Macro IS USM. Fortunatamente ho potuto piazzare le discrete vecchie ottiche insieme alla 20d e ho così potuto prendere la 5d markII. E so anche che non è finita qui. Gli accessori a corredo sono Tripod manfrotto, Canon flash 580 Ex e l’ormai indispensabile Canon RS-80N3 Remote Switch per le situazioni non in movimento.

 
Tramonto al Cestello

Tramonto al Cestello - Copyright 2010 Pynomoscato

Ho notato che una buona parte del tuo lavoro è caratterizzata da tecniche HDR. Ci puoi dire qualcosa a questo proposito ed al tuo workflow di postproduzione?
Ormai su Flickr vengo riconosciuto come un fotografo HDR. Trovo che sia una tecnica affascinante e devo dire che mi da tante soddisfazioni. Non pratico l’HDR classico, quello descritto sul libro di David J. Nightingale per intenderci. Mi piace riprendere situazioni dinamiche e in movimento e quindi creo le diverse esposizioni a partire dal file Raw. Non agisco solo sull’esposizione, ma lavoro anche sugli altri parametri (schiarita, chiarezza, temperatura, etc). Lavoro al massimo della qualità (tiff 16 bit) per avere a disposizione il maggior numero di informazioni. Poi entra in gioco Photomatix, carico i tiff prodotti precedentemente e manipolo nuovamente l’immagine usando quasi tutti i controlli che il programma mette a disposizione. Quando il risultato mi soddisfa, salvo il file e lo riapro ancora in Photoshop (cs4) e di solito rifinisco con le funzioni del sottomenu “esposizione”, infine si va sullo sharpner per per ottenere un maggiore microcontrasto e ottenere quindi altra qualità nel dettaglio e nella definizione. Ora dopo circa un anno di sperimentazione posso dire di ottenere dei risultati per me soddisfacenti.
Comunque per ottenere dei buoni risultati non basta assolutamente saper smanettare tutti quei cursori. Alla base ci deve essere sempre un bello scatto, pulito e con la giusta luce.. insomma prima di mettersi a lavorare con l’HDR bisogna applicare le regole immortali dell’analogico. Questa tecnica ci può restituire delle immagini “fantastiche”, ma anche molto definite. Il concetto è che si lavora con le luci e quindi è possibile dare luce laddove è più scuro e più ombra laddove hanno esagerato le alte luci. Alla fine è una tecnica complessa e impegnativa, sempre che si vogliano ottenere dei risultati di un certo livello.
E’ un discorso molto lungo che di certo non si può affrontare in un’intervista. Le cose che qui ti ho detto sono solo il 30 per cento delle operazioni che si mettono in atto, c’è ad esempio la problematica del rumore che può essere risolta in diversi modi, il problema che certe zone dell’immagine possono piacere col rumore e altre no e quindi si va con la tecnica del fotomontaggio. Uso Photoshop da tanti anni e mi pare di conoscerlo sempre poco… Ma il digitale secondo me è bello per questo, per le infinite possibilità di trasformare l’immagine. Ovviamente ognuno ha il suo punto di vista e della fotografia lo può soddisfare un aspetto piuttosto che un altro. Sono ad esempio molto felice di aver conquistato diversi fotografi “tradizionali”, non entro ne in conflitto, ne in competizione, perché sono convinto che ognuno di noi ha da dire delle cose belle, intelligenti e interessanti al di là della tecnica che usa e questo mi basta per entrare nel contenuto del messaggio.

La domanda classica che faccio agli ospiti di questo blog: cosa significa per te la tua fotografia ?
Tante cose, ma in particolare mi piace la relazione che si crea tra me e l’altro da me. Ti copio qui una definizione di me che trovi sia sul mio profilo personale di flickr, sia sul mio sito personale (www.pynomoscato.it) che suona così: …la cosa che più mi intriga è mettere quell’occhio in un buco e vedere che al di là, ogni volta, c’è sempre qualcosa di diverso da me.

Se ti chiedessero “qual’è il tuo genere”, cosa risponderesti?
No, non mi sento di stare in un genere, anche perché ho moltissimo da imparare. L’unica cosa che un po’ mi sento di affermare o che potrei azzardare è… mi sento un fotografo “di luce di ambiente”, nel senso che non so cosa sia uno studio fotografico, anche se mi piacerebbe moltissimo sperimentarlo. Poi magari per qualcuno sono un accadierrista…

Hai mai avuto occasione di esporre o pubblicare il tuo lavoro ? Hai progetti di questo genere per il futuro?
Quando dipingevo ho fatto qualche mostra, ma con la fotografia no.. spero presto di riuscire a farne una, quando ci riuscirò te lo dirò

L’ultima domanda è sempre la stessa per gli ospiti di questo blog… : -) . Se tu avessi l’opportunità di incontrare un grande fotografo e ti fosse concesso di fargli una sola domanda, cosa gli chiederesti?
Io un grande fotografo l’ho incontrato, ma quando l’ho incontrato non ero consapevole e quindi non gli ho fatto nessuna domanda, se oggi lo incontrassi ancora gli chiederei la cosa per la quale non mi sento mai abbastanza appagato: come si fa a comandare la luce? Quel fotografo era Gianni Giansanti, quello che ha fotografato il ritrovamento di Moro nella Renault 4, che ha fotografato il papa polacco (andatelo a vedere www.giansanti.com) , una persona incredibilmente entusiasta del suo lavoro, io sono stato uno dei maestri di sua figlia alla scuola elementare ero il maestro che insegnava il computer, circa 15 anni fa, in quel periodo in cui io facevo anche il grafico. Gianni era curioso del digitale che in quel periodo cominciava a prendere piede in modo insistente e quindi si era creata quella condizione di scambio di conoscenze. Solo che io in quel momento della mia vita non ero preso dalla fotografia, ma da altre cose e quindi non c’è stato un seguito. peccato perché Gianni è morto il 18 marzo dello scorso anno a causa della solita brutta malattia. L’avevo cercato qualche tempo prima, ma non sono più riuscito a parlarci… Dopo che mi sono innamorato della fotografia, lo penso spesso. Se vi va potete leggere qui il mio tributo a questo grande fotografo: www.flickr.com/photos/pinomoscato/3582322325/in/set-72157617751226341/

Un grazie a Pino per questa interessante intervista.
Per chi vuole approfondire la sua conoscenza consiglio una visita attenta al suo stream su flickr ed al suo sito www.pynomoscato.it

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