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Archive for the ‘Technique’ Category

MonopiedebastoneChi si è preso un po’ di vacanza in montagna sa bene quanto sia prezioso un buon bastone.
Se però si ha voglia anche di portarsi un minimo di attrezzatura fotografica e magari si dispone di un bel tele oppure si pensa di fare qualche scatto in condizioni di bassa luminosità ecco che nasce l’esigenza di avere con sè un treppiede o… al limite un monopiede.

Perchè allora non darsi un po’ al fai-da-te ed unire le due cose?
Ecco un simpatico progetto di quei matti di Cameratechnica, un sito con ottimi spunti sul fai da te fotografico che ti raccomando.
Si tratta di trasformare un normale bastone in legno in un monopiede sempre a tua disposizione.

Semplice, facile ed economico.
🙂

Eccoti il link : http://www.cameratechnica.com/2011/03/22/diy-project-convert-a-hiking-stick-into-a-self-standing-monopod/

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Giorni fa parlavo della nuova linfa data alla fotografia analogica istantanea da The Impossible Project, l’azienda che ha rilevato un ex stabilimento Polaroid e ricominciato a produrre film per questo tipo di macchine.
Lo sapevi che da una stima fatta proprio da Impossible pare che nel mondo ci siano ancora circa 300 milioni di queste macchine fotografiche ancora in grado di funzionare? (!!!).

Dicevo appunto che la qualità non è proprio ancora all’altezza dei prodotti originali, ma è anche vero che la sfida non è facile. Ci sono un sacco di problematiche tecniche e per farsi un’idea di come funzioni la realizzazione di una pellicola istantanea ti consiglio di dare un’occhiata a questo video.
Buona visione!

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Robert Cornelius

Era l’Ottobre del 1839. Robert Cornelius era un esperto di chimica e metallurgia che lavorava al servizio di una coppia di imprenditori americani nel neonato e promettente settore della fotografia: Joseph Saxton e Paul Beck Goddard.
Negli Stati Uniti il metodo inventato dal francese Daguerre ed importato oltreoceano da Samuel Morse (si quello del codice telegrafico) si stava spandendo a macchia d’olio.
Uno dei maggiori limiti di questa nuova industria era però la lentezza del processo.
Il dagherrotipo infatti, oltre a richiedere una lunga e laboriosa preparazione della lastra ed una serie di attente operazioni per lo sviluppo, necessitava anche di esposizioni lunghssime. Ciò limitava molto le possibilità di sfruttamento dell’idea a fini ritrattistici perchè era davvero molto difficile far stare perfettamente immobili i soggetti per decine di minuti.
Per questo, come molti altri in contemporanea, i datori di lavoro di Cornelius stavano cercando una strada per abbreviare questi tempi, sfruttando tecniche meccaniche, fisiche e chimiche.
Fu così che durante una serie di esperimenti che combinavano una particolare tecnica di lucidatura della lastra con l’uso di un accelerante chimico, Cornelius decise di effettuare un autoritratto.
Tolse il tappo all’obiettivo e si piazzò davanti alla fotocamera per poco più di un minuto.
Il risultato non fu niente male per il brevissimo tempo di esposizione utilizzato e fu così che la sua tecnica fu perfezionata e contribuì significativamente allo sviluppo di questo settore.

Ma quel che forse più conta è che questo fu sicuramente il primo autoritratto della storia della fotografia.
E’ un’immagine in cui appare  un giovane un po’ scapigliato ma molto attento e concentrato sul suo lavoro. Alcuni studiosi considerano questa lastra addirittura come il primo vero ritratto ravvicinato di una persona eseguito con una tecnica fotografica.
Il “self” di Robert Cornelius fa parte dell’archivio Daguerreotype collection della Library of Congress, consultabile anche online.

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Hai presente il timbro clone di Photoshop?
Ecco… un gruppo di ricercatori ha messo a punto un sistema in grado di applicare questo tipo di tecnologia non solo ad una singola immagine ma ad un intero flusso video, tutto questo in tempo reale (!)
E’ qualcosa che personalmente trovo un po’ inquietante, specie in questi tempi in cui si parla spesso di “realtà aumentata” e percezione del mondo che viene sempre più gestita attraverso il mezzo audiovisivo.

Guarda questo video e tieni a mente che tutto ciò è già di pubblico dominio e a disposizione di chi vorrà sfruttare questo concetto di “realtà diminuita”.
.

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Poeraloid Polaroid

Film Gang POERALOIDS - © Copyright 2011 Pega

Beh, dopo tanti anni di “vacanza” la mia Polaroid è stata costretta a tornare per qualche ora al lavoro.
I risultati sono decisamente scadenti, addirittura peggiori di quanto non possa sembrare nell’immagine sopra, tanto che è stato appositamente coniato un nuovo termine per descrivere questo tipo di fotografie: POERALOIDs.

In occasione dell’incontro Film Gang di martedì 12 Luglio scorso a Firenze, sono però spuntate anche un certo numero di gloriose e ben più valide “vecchiette” a pellicola. Erano saldamente al collo dei fieri partecipanti a questo piccolo evento dedicato alla fotografia analogica ed è stato bello vederle in azione ed anche farsi notare nell’affolato centro storico sfoggiando il loro fascino classicheggiante 🙂

C’erano vecchie biottiche e reflex più o meno recenti, macchinette di bachelite ed in plastica, otturatori a molla e filtri cross screen, c’era pure una fotocamera stenopeica in legno con cui il mitico “Lomba” ha scattato a raffica… con esposizioni che però sono di alcuni minuti!

Insomma è stato divertente tornare, magari per qualcuno anche solo per una sera, a scattare con la pellicola, dimenticando completamente il digitale e gli automatismi.
Penso che lo rifaremo.
Un grazie a tutti i partecipanti che invito (quando avranno sviluppato e poi stampato le loro foto) a linkare qui i loro scatti.

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L’ho già detto che adoro i time lapse? Beh, penso proprio di si.
Rimango sempre affascinato dai risultati prodotti da chi si cimenta in questa tecnica che unisce fotografia e video, sopratutto da chi sperimenta realizzazioni sempre più sofisticate, che magari prevedono il movimento della fotocamera ed il conseguente progressivo cambio di inquadratura durante il filmato.

Ma quello che ti voglio far vedere oggi è ancora un passo avanti: è un time lapse veramente stellare, nel senso che le stelle e la via lattea sono le protagoniste assolute.
È stato realizzato da Randy Halverson in South Dakota. Si tratta di una serie di sequenze realizzate intervallando ogni due o tre secondi delle lunghe esposizioni notturne, che rendono l’atmosfera quasi magica.
Il lavoro colpisce non solo per la qualità delle foto e la tecnica usata che comprende traslazioni e rotazioni del punto di ripresa, ma anche per il gusto compositivo che caratterizza tutto il filmato.

Guardalo e lasciati ipnotizzare perchè è bellissimo. Buona visione.

Un grazie a Leonardo per la segnalazione.

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The underwater projetcTi consiglio vivamente la visione di alcune fotografie di Mark Tipple che lasciano decisamente senza fiato.

Fanno parte di quello che lui chiama The Underwater Project e sono realizzate piazzandosi sott’acqua nei pressi di una spiagga di Sydney e realizzando queste magnifiche immagini subacquee caratterizzate da un’incredibile trasparenza e luce.
Io ne sono rimasto ipnotizzato e sebbene non credo sia possibile ottenere niente del genere nelle nostre acque, sarei fortemente tentato di provarci…

Qui anche uno splendido video. Ah, che meraviglia, sembra di sentire il fragore delle onde.
Buona visione!

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Red Moon

Red Moon - © Copyright 2008 Pega

Nella serata del prossimo 15 giugno, sperando che possa essere sgombra dalle corpose nuvolone che hanno caratterizzato questi ultimi tempi, avremo l’occasione di vedere e fotografare un evento interessante.
Si tratta di una eclisse totale di Luna, che in Italia sarà osservabile già in “prima serata” per proseguire fino circa alla mezzanotte.

L’eclisse vedrà il nostro bel satellite immergersi totalmente nel cono d’ombra della Terra, questo le conferirà una caratteristica colorazione rossastra: la Luna rossa appunto.
Il fenomento avrà inizio alle 20.23 con l’ingresso cono d’ombra ed il conseguente aspetto “morsicato”, poi dalle 21.20 circa si potrà godere della Luna Rossa con centralità poco dopo le 22.00.
Il fenomeno si concluderà intorno alla mezzanotte con l’uscita dal cono d’ombra terrestre ed  avrà quindi una durata totale di oltre tre ore, dandoci modo di poterlo gustare in tutta calma e provare a realizzare qualcosa di buono anche con le nostre macchine fotografiche.

Per i più “scientifici” o per chi non potrà essere all’aperto e con il naso all’insù a godersi questa serata particolare, segnalo il sito del Parco Astronomico Sidereus dove saranno pubblicate in tempo reale le immagini da telescopio.

Un ringraziamento a Mery per l’interessante segnalazione.

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Anch’io, come tantissime persone che hanno visto questa incredibile foto di Frans Lanting sul National Geographic, mi sono chiesto come diavolo abbia fatto questo fotografo a realizzare un’immagine del genere.

L’autorevolezza della rivista è certamente sufficiente per accettare senza dubbi l’affermazione che non si tratta di una foto ritoccata o addirittura di un disegno; certo che la visione è veramente surreale.
La curiosità su come sia stato possibile realizzarla hanno spinto la “photo editor” Elizabeth Krist ad intervistare il fotografo per chiedergli informazioni su questo piccolo capolavoro realizzato in Namibia e pubblicarne i dettagli sul Magazine online.

Lanting ha innanzitutto scelto di usare una grande duna di sabbia rossa come sfondo. E’ una duna molto alta, di circa 400 metri, che insieme ai particolari tronchi d’albero, caratterizza la zona del Dead Vlei.
Ha saputo poi aspettare il momento giusto, la luce perfetta.
Dopo aver studiato il luogo ha deciso che l’ora ideale per uno scatto significativo sarebbe stata quella poco dopo l’alba, con la luce del sole del primo mattino all’altezza giusta per illuminare soltanto la sabbia rossa della duna e non il bianco suolo di polvere che circonda gli scheletrici alberi. In questo modo il terreno, chiarissimo ma ancora in ombra, acquista la tonalità blu del cielo sereno dell’alba.
La forte differenza di luce tra la duna ed il suolo è stata gestita da Lantig con un filtro graduato che ha permesso di ridurre il contrasto, altrimenti eccessivo. E’ questo l’unico “trucco” utilizzato dal fotografo, oltre ad una scelta di taglio (crop) effettuata in fase di postproduzione.
Le macchie bianche che spiccano sulla duna altro non sono che piccoli cespugli bianchi sfuocati dall’effetto del teleobiettivo, sfruttato anche per schiacciare al massimo la prospettiva.

Non c’è che dire: è un capolavoro.

Puoi trovare tutta l’intervista (in Inglese) sul sito del National Geographic.
Se sei interessato ad acquistare questa immagine come stampa artistica puoi contattare direttamente il fotografo all’indirizzo: gallery@lanting.com

 

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pinhole egg

I don't wanna grow up - © Copyright 2010 Francesco Capponi

Peccato che mi sia accorto di questa idea fantastica solo dopo la scorsa Pasqua, si perchè altrimenti questo post l’avrei sicuramente fatto uscire in quei giorni.
Si tratta dell’intuizione di un giovane artista perugino, Francesco Capponi, che con creatività e maestria ha realizzato una delle macchine fotografiche più geniali che mi sia capitato di vedere.
L’idea di fondo è affascinante e comune ad altri casi di fotografia stenopeica: la fotocamera che si trasforma in fotografia;
Francesco ha però coniugato questo con il concetto atavico che lega la nascita di una creatura all’uovo in cui questa si forma ed ha inventato l’uovo stenopeico (Pinhegg).

Il processo che porta alla creazione di questi veri e propri pezzi d’arte è semplice da descrivere, decisamente meno semplice da realizzare in pratica.
pinhole egg cameraSi tratta di svuotare un uovo, praticarci un’apertura laterale, pulirlo a dovere e, in camera oscura, spalmarne l’interno di emulsione fotosensibile.
Su un lato aperto viene applicata poi una piccola lamina metallica su cui è stato praticato un piccolissimo foro (stenopeico).

L’uovo è per sua natura, oltre che delicato, anche semitrasparente e quindi questa “fotocamera” va maneggiata con molta attenzione ed utilizzata avvolta in un panno nero che viene rimosso dalla zona del foro quanto basta per ottenere l’esposizione.

Rientrati in camera oscura si effettua il processo di sviluppo e poi di fissaggio per rivelare l’immagine negativa che si crea all’interno dell’uovo e che diviene, con il guscio stesso, il prodotto finale di questo esperimento affascinante.

E’ così che quindi l’uovo è sia fotocamera che fotografia, in un percorso che Francesco descrive come disseminato di moltissime “frittate” ma anche di notevole soddisfazione quando si raggiunge il risultato.

Che dire : una gran bella idea per la prossima Pasqua no ?
Nel frattempo ti invito a dare un’occhiata al sito di Francesco Capponi ed anche all’interessante articolo da lui scritto sul sito Lomography.

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