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Archive for the ‘Technique’ Category

jumpology halsman windsor

A proposito di Philippe Halsman, del quale parlavo giusto qualche post fa, è interessante citare un suo particolarissimo approccio ad un certo tipo di ritratto che lo rese celebre negli anni cinquanta.
Si tratta di una sorta di filosofia dello scatto che lui denominò “Jumpology“.
In quel periodo Halsman era stato incaricato dalla NBC di realizzare una serie di fotografie a personaggi molto famosi tra cui importanti nomi dello spettacolo come Bob Hope e Marilyn Monroe ma anche celebrità della scena politica come Richard Nixon, i coniugi Ford ed i Windsor.
Mentre svolgeva questo lavoro si accorse che chiedendo ai suoi soggetti di saltare e scattando quando questi si trovavano a mezz’aria, il risultato della foto diveniva più interessante.
Lo stesso Helsman disse : “Quando chiedi ad una persona di saltare, la sua attenzione si concentra principalmente sull’atto del salto e la maschera cade, rivelando la vera persona“.
Fu così che nel 1959 pubblicò un interessante libro intitolato Philippe Halsman’s Jump Book in cui oltre ad una approfondita discussione sulla “Saltologia” appaiono bel 178 celebrità ritratte a mezz’aria.

Devo confessare che sono rimasto un po’ incuriosito da questa cosa e non ho quindi potuto fare a meno di provare anch’io a fare qualche ritratto in stile Jumpology…
🙂

Basic Magic

Basic Magic - © Copyright 2010 Pega

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Dali Atomicus

Dali Atomicus - Philippe Halsman 1948

Ben prima dell’avvento del digitale e di strumenti di fotoritocco come Photoshop, c’era chi comunque si ingegnava per realizzare immagini che lasciassero tutti a bocca aperta.
Tra questi c’era il famoso fotografo di origini austriache Philippe Halsman.
Nato a Riga nel 1906 da una famiglia di origini ebree, Halsman fu costretto a lasciare l’Austria in giovane età per una serie di problemi con la giustizia collegati ad una misteriosa morte del padre ed alle incalzanti problematiche legate alla nascente campagna antisemita.

Trasferitosi in Francia iniziò a lavorare per importanti riviste di moda come Vogue, facendosi notare e divenendo abbastanza famoso per il suo personale stile di ritratto, molto nitido e dalle tonalità scure, che lo differenziava dai clichè in uso al tempo.
Ma anche in Francia i problemi razziali crescevano e così, con l’aiuto del suo amico Albert Einstein, Halsman si trasferì negli Stati uniti dove nel 1941 incontrò il pittore surrealista Salvator Dalì.

Con Dalì iniziò una proficua collaborazione che produsse alcuni scatti divenuti storici come quello che puoi vedere qui sopra : Dali Atomicus, realizzato nel 1948.
Gli oggetti sospesi, Salvator Dalì a mezz’aria come i tre gatti che sembrano essere stati lanciati insieme alla secchiata di acqua furono il risultato di un lavoro che, a detta di Halsman, richiese ben 28 tentativi prima di riuscire
Il titolo è in stretta relazione con un’opera su tela dello stesso Dalì denominata Leda Atomica e visibile nello scatto giusto dietro ai mici volanti.

E’ una fotografia tutta dedicata al concetto di sospensione, che lascia di stucco ancora oggi e stupisce ancor di più se si pensa che fu realizzata in un periodo ben anteriore a qualsiasi possibilità di ritocco digitale.

(Poveri gatti…)

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Pencil vs CameraEcco, queste sono cose che mi affascinano. E’ quando la creatività si esprime riuscendo ad attraversare i confini che così spesso delimitano troppo rigidamente le arti. Succede quando due forme espressive diverse si fondono in un’unica opera.
Nella storia ci sono tanti casi di canali creativi distinti che si mescolano fino ad arrivare a volte ad essere quasi in simbiosi. Per esempio poesia e recitazione, musica ed immagini (da cui derivarono prima i diorami e poi il cinema), poesia e  scultura o anche molte altre combinazioni più o meno antiche. Ma quello che trovo particolare è come esista sempre qualcuno che riesce a rielaborare le forme espressive in modo diverso e connettere due arti così vicine ma anche così lontane come il Disegno e la Fotografia, magari facendolo in modo semplicissimo.
Pencil vs CameraE’ il caso di Ben Heine, un artista belga che da tempo seguo su Flickr, che riesce in un colpo solo ad essere pittore, illustratore, fotografo, ritrattista ma anche caricaturista.
Heine ha studiato sia arte che giornalismo, sviluppando un suo stile che trovo straordinario, in particolare per quanto riguarda delle sue personalissime creazioni che raccoglie in un set denominato “Pencil vs Camera” (Matita contro Fotocamera) contenente una incredibile serie di opere che lui definisce a metà tra immaginazione e realtà (“Imagination Vs Reality”).
Io non sono un granchè con matita o pennelli ma so che tra i lettori di questo blog ci sono persone che potrebbero cimentarsi in qualcosa del genere… perchè non provarci?

🙂

Ben Heine

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20110514-231245.jpg

Questo signore si chiama TM Wong. Ha una gran passione per la fotografia, anzi per meglio dire ha una gran passione per le macchine fotografiche… In particolare per quelle analogiche… Ed ancor più in particolare per quelle in grado di realizzare foto istantanee.
Si, è uno “specialista di nicchia” il Sig. Wong fotoamatore di Hong Kong, che possiede quella che risulta essere la più numerosa collezione di fotocamere istantanee del mondo. Ne ha oltre mille.
Polaroid di tutti i tipi (ovviamente), ma anche Fuji, Kodak ed anche altre marche. Potrebbe scegliere una macchina al giorno per tre anni prima di aver utilizzato almeno una volta tutta la collezione che, comunque, è in continua crescita (la puoi vedere nei dettagli sul suo sito).
Quella di Wong è una passione che fino a qualche tempo fa sembrava condannata ad un futuro puramente nostalgico, parevano infatti ridotte al lumicino le speranze di riuscire a reperire pellicole adatte.
Con la nascita dell’Impossible Project i giochi si sono però riaperti e le speranze di tanti appassionati di fotografia istantanea analogica sono rifiorite.
Sebbene i prezzi siano un po’ alti è finalmente tornato possibile scattare con questa tecnologia e sono spuntati in tutto il mondo gruppi di appassionati ed anche negozi dove vengono commercializzate queste pellicole ormai appartenenti, insieme a fotocamere ed accessori anche non necessariamente “istantanei” a quel filone chiamato “Lomografia” (di cui parleremo in uno dei prossimi post).

Io di macchine istantanee ne ho molte meno… Beh, in effetti solo una… Però la tentazione di infilarci un cartridge e scattare come ai vecchi tempi un po’ ce l’ho.
🙂

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DIY vibration detectorC’è chi la questione della nitidezza la prende parecchio sul serio.
Sul sito Camera Technica (www.cameratechnica.com) che ti segnalo e che spesso visito alla scoperta di prove ed idee interessanti, hanno pubblicato un semplice esperimento per vedere quanto il movimento dello specchio influenza la nitidezza delle immagini che realizziamo con le nostre reflex.

Ebbene, il video che puoi vedere qui sotto è stato realizzato montando un puntatore laser sulla macchina posta su treppiede in modo da amplificare e rendere visibili i piccoli movimenti del corpo della fotocamera.
Si nota quanto sia grande la differenza di stabilità tra quando si scatta con la normale pressione del dito sul bottone dello scatto, quando invece lo si fa tramite telecomando o autoscatto e quando infine si opta per sommare ad uno scatto telecomandato anche l’opzione di sollevamento preventivo dello specchio che molte macchine prevedono.

Lo specchio è un elemento fondamentale di tutte le reflex ed è la soluzione che, fin dalla prima storica fotocamera di questo tipo, è presente e contraddistingue questa classe di macchine fotografiche, permettendo la visualizzazione dell’inquadratura direttamente attraverso l’obiettivo.
Nelle SLR (le moderne fotocamere ad una sola lente) lo specchio c’è ancora come un tempo e, tramite un meccanismo, si solleva velocemente un attimo prima dell’esposizione per poi tornare in posizione subito dopo.
L’esperimento di Camera Technica dimostra però che il suo movimento introduce delle vibrazioni tali da alterare in modo rilevante la qualità di una immagine quando i tempi di esposizione sono lunghi.

Cercare e trovare l’opzione con cui forzare il movimento dello specchio in modo che questo avvenga con molto anticipo rispetto allo scatto, o ancora meglio usare il live view (per le macchine che ne dispongono) è quindi una buona indicazione per tutti i fotografi che intendono ottenere la massima qualità dalla loro attrezzatura in caso di lunghe esposizioni.

Guardando alle già esistenti o prossime generazioni di fotocamere senza specchio (mirrorless) è nel frattempo proprio assurdo rovinare la nitidezza di una buona e costosa lente, lasciandola alterare dalle vibrazioni del buon vecchio specchio no ? Quindi… mirror up!
🙂

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shutterIn questi giorni mi capita di sentire i partecipanti al prossimo Sharing Workshop #4 e di parlare con loro circa gli argomenti che saranno oggetto dei rispettivi contributi all’evento.
In questo, come in casi precedenti, ho notato che a volte le persone tendono a preoccuparsi molto del fatto che forse il loro apporto potrebbe non essere “abbastanza interessante” o “del livello adeguato”.

Ecco, questa è una preoccupazione che, a prescindere dal partecipare o meno ad un evento come quello a cui ho fatto riferimento, spesso coglie chi è appassionato di fotografia : la paura di non essere all’altezza.

E’ una paura del giudizio altrui, un eccessiva umiltà, timore della critica e del confronto che può arrivare addirittura ad impedire di mostrare agli altri il prodotto della propria passione e creatività.

In realtà quando si tratta di approfondire e sviluppare qualcosa che ci piace, che si tratti di far vedere le proprie foto (o di contribuire ad uno sharing workshop) a livello amatoriale nessuno stabilisce mai un livello da raggiungere o un interesse minimo da soddisfare.
Sono solo vincoli che ci creiamo tutti da soli.
A volte non è il cosa ma è il come.

Non sono proprio sicuro di essere riuscito a spiegarmi, ecco quindi un esempio di come si possa riuscire a sviluppare un argomento, in questo caso un argomento tecnico, che in molti giudicherebbero troppo banale o poco interessante in un workshop di fotografia.
E’ un breve video che ho trovato e che tratta del “tempo di esposizione” : un concetto di base che in genere anche i fotografi alle prime armi conoscono bene e e su cui si potrebbe considerare che c’è ben poco da dire.
Ed invece secondo me questo potrebbe essere tranquillamente oggetto di “condivisione” ed approfondimento, perchè alla fine ne viene fuori un qualcosa di sempre interessante, a tutti i livelli.
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Ho deciso di parlare ancora di backup, anzi di farlo d’ora in poi almeno una volta l’anno.
L’ho deciso qualche giorno fa quando un conoscente appassionato di fotografia mi ha contattato per avere qualche consiglio su come “recuperare tutto il suo archivio fotografico PERSO nell’hard disk rotto del suo PC”

Oggi ripropongo quindi un vecchio post… sempre valido. 

Sadness

Sadness - © Copyright 2008 Pega

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Scatti in digitale ?

Lo fai (vero ?) un sano e regolare backup del tuo archivio fotografico ? Ne hai una o più copie di sicurezza ?
Lo dico perchè ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perchè gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva TUTTE le sue foto.
Roba da mettersi a piangere.

Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel delle nostre immagini è aumentato notevolmente il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

– Copie su DVD.
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di peristenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità e non cercare il risparmio a tutti i costi.

– Copie su nastro (DAT).
E’ una tecnica la cui applicabilità è conveniente solo a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono abbastanza costose.

– Copie su Hard Disk rimuovibili
Il prezzo dei piccoli hard disk rimuovibili è sceso sotto la soglia dei 0,25 Euro a Gb.
E’ una soluzione pratica ed efficace.

– Storage su Internet.
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono grandi quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa che potrebbe essere la soluzione ideale sono i costi ed i lunghi tempi di trasferimento dei dati.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di :

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e regolarmente il salvataggio dei dati sui supporti di backup

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati !

Una domanda : quanto saresti disposto ipoteticamente a pagare per riavere il tuo archivio fotografico in caso di perdita ? Pensaci sul serio. E’ solo un’ipotesi perchè in moltissimi casi di perdita di dati (eccetto quello un po’ inedito ed inusuale di “rapimento”) questi non tornano disponibili nemmeno con tutto l’oro del mondo.

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte di quella cifra per il tuo sistema di backup.

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snow koala sunset flower

Snow Koala with Sunset Flower - © Copyright 2009 Pega

Sai cos’è la pareidolia?
Se non lo sai ti invito a leggere questo post perchè l’assignment di questo fine settimana è proprio questo: pareidolia.
Si può essere più o meno naturalmente portati verso questa vera e propria forma d’arte ma in ogni caso il cercare con attenzione e lavorare con occhio e mente a “caccia” di figure umane o animali che emergono dall’osservazione di oggetti inanimati è una strada che tutti possono provare a percorrere.
Se non l’hai mai fatto inizia dalle cose semplici, poste su un solo piano, come occhi e bocca nelle facciate degli edifici, nel frontale delle automobili, tra le nuvole o nei dettagli degli oggetti.
Potrà capitarti poi di scovare immagini interessanti anche sovrapponendo piani diversi e sarà proprio sperimentando questa fase che potrai divertirti molto.
Per qualcuno la pareidolia è divenuta una vera e propria passione, come dimostrano i gruppi dedicati su Flickr.
Dunque, in questo weekend provaci con questo nuovo assignment e poi come sempre, se vuoi, condividi il tuo lavoro con gli altri lettori del blog postando un commento con il link.
Sono proprio curioso di vedere cosa viene fuori. E poi condividere le proprie immagini è costruttivo e divertente!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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legotron

Già altre volte ho avuto l’occasione di parlare di Lego e fotografia.
Stavolta è perchè ho trovato il sito di un simpatico genio del fai-da-te, un certo Cary Norton, che ha progettato e  costruito una macchina fotografica grande formato usando i mattoncini Lego: la Legotron Mark I.
Si tratta di una 4×5 che il fotografo ha assemblato aggiungendoci un’ottica acquistata su Ebay per 40$.
Il sistema di messa a fuoco è semplicissimo e si basa sullo scorrimento di una sezione dentro l’altra della “scatola” di Lego.
Non c’è molto di più in questa macchina se non una slitta per l’inserimento della lastra. 

ashley legotron

Quello che poi serve è pazienza e competenza nell’uso di questo  apparecchio che, come ben sa chi ha avuto modo di utilizzare questo tipo di fotocamere, difficilmente permette di lasciare le cose al caso ma d’altro canto è in grado di regalare grandi soddisfazioni.
Ne è un esempio il ritratto qui a fianco realizzato con la Legotron.
Adesso Cary sta lavorando ad una seconda versione di questo progetto, un perfezionamento che sarà contrassegnato dalla sigla Mark II e che, come per la prima versione, potrai a breve vedere descritta nei particolari sul suo sito.
Ok, io adesso ti saluto e vado a rovistare in cantina per vedere se ho abbastanza mattoncini Lego… 🙂

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Suminagashi

Il Suminagashi è un’antica arte Giapponese.
Consiste nel disegnare nell’acqua creando delle forme astratte destinate ad imprimersi poi sulla carta.
Il termine che la descrive significa “inchiostro che galleggia” ed infatti le immagini che si formano sono direttamente legate a questo processo di creazione che avviene ponendo piccole quantità di inchiostro sulla superficie di acqua o altra soluzione resa leggermente viscosa. Una volta realizzata l’opera, l’artista la completa trasferendola con grande maestria e delicatezza su un’altra superficie, stavolta solida ma assorbente, tipicamente carta o tela.
Ho trovato un video di questa affascinante tecnica che viene usata oggi proprio come duemila anni fa, quando fu sviluppata in Cina e da qui importata dai monaci Shintoisti in Giappone.
L’avevi mai vista? Pensi di avere la mano abbastanza ferma per provarci?

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