Quella qui sopra è una delle prime fotografie della storia.
Fu realizzata nel 1826 da Nicèphore Nièpce a Le Gras in Francia e ritrae semplicemente ciò che il primo fotografo aveva a “portata di scatto” : la vista dalla finestra della sua stanza.
In realtà non si tratta della sua prima foto in assoluto, pare che siano esisite almeno un paio di immagini di poco precedenti a questa, andate però distrutte.
Per realizzare queste pionieristiche fotografie Nièpce utilizzò delle lastre di peltro cosparse di un derivato del petrolio denominato “bitume di giudea” che ha la caratteristica di indurirsi con la luce e permettere così la successiva eliminazione delle parti non indurite, l’inchiostrazione e la stampa finale su carta.
Interessante evidenziare le bassisime caratteristiche di sensibilià di questo tipo di primordiale tecnologia che costringeva a pose notevolmente prolungate, come nel caso della foto sopra, realizzata con circa otto ore di esposizione.
Esattamente 108 anni fa nasceva uno dei fotografi più influenti e famosi della storia: Ansel Adams.
Credo che sia superfluo scrivere un post sulla vita e le opere di questo grande maestro ma in questo giorno voglio proporre un breve video come piccolo omaggio a questo straordinario protagonista della fotografia del ventesimo secolo… e chissà, forse anche del ventunesimo…
C’è una domanda che ho fatto spesso agli ospiti di questo blog.
E’ una domanda che oggi faccio a te che leggi questo post, proponendoti di provare a condividere su questo spazio il tuo punto di vista.
La domanda è : Cosa significa per te la tua fotografia ?
La risposta può non essere semplice, quel che è certo è che si tratta di un qualcosa di completamente soggettivo.
Se vorrai collaborare a questo piccolo esperimento te ne sarò grato.
Non hai che da scrivere un commento contenente una breve lista di almeno cinque parole o brevi frasi che rappresentino tue risposte alla domanda.
Vorrei provare a costruire nel weekend un bell’elenco di “cosa può significare la fotografia”.
Immagina per un attimo che una terribile catastrofe stia per abbattersi sul mondo delle immagini e che per qualche fantascientifico motivo tutte le fotografie esistenti al mondo stiano per essere distrutte.
Immagina ora di avere la possibilità di salvarne una. Una sola foto tra milioni di immagini che sono state create dall’inizio della storia della fotografia fino ad oggi.
Dai capolavori dei grandi maestri alle tue foto d’infanzia o delle vacanze… tra tutte puoi salvarne una sola…
Quale sceglieresti? E perché?
Partecipa a questo mio esperimento.
Invia una mail a pegaphotography@gmail.com con il file o il link all’immagine che scelta. Aggiungi un breve testo di spiegazione della tua personalissima scelta.
Nelle prossime settimane mi piacerebbe poter fare qualche post partendo dalle vostre risposte a questa folle domanda…
Avvicinati al tuo soggetto, avvicinati ancora di più…
Non parlo di usare lo zoom. Avvicinati con i piedi… entra quasi a contatto con chi o cosa stai fotografando…
A volte è solo quando riesci a creare questa “intimità fotografica” che realizzi come davvero poter inquadrare e comporre la foto, e lo scatto viene fuori.
Ed è quasi come se nella foto potessero entrare anche elementi diversi… come l’odore o il respiro…
Una volta Robert Capa ha detto : “Se le tue foto non sono abbastanza buone è perchè non sei abbastanza vicino“.
Non sono un grande appassionato di fotografia fashion ma lo sono dei video in cui si vedono lavorare fotografi che operano in questo genere.
Qui Jay McLaughlin all’opera :
50mm “prime lens” come dicono gli anglosassoni.
Con la sua focale fissa il “cinquantino” ti spinge a spostarti, girare intorno al tuo soggetto, provare ad avvicinarti o allontanarti per cercare la giusta inquadratura… a “zoomare con i piedi”.
Il cinquantino ti costringe a piegarti, ad inginocchiarti, ad assumere pose strane, a volte ridicole, a volte senti la schiena o qualche giunto che si lamenta…
Col cinquantino non puoi cedere alla pigrizia e questo aiuta moltissimo a trovare scatti nuovi e particolari.
Il cinquantino è veloce, meravigliosamente luminoso e ti permette di scattare in condizioni dove con altre ottiche ti servirebbe il flash.
La sua massima apertura è così ampia che la profondità di campo è così ridotta da rischiare di sbagliare completamente la foto, ma quando inizi a gestirla puoi sfruttare questa caratteristica a tuo vantaggio, per ottenere dei bellissimi sfuocati.
Il cinquantino è compatto e leggero, sta anche in tasca. Quella reflex che a volte è così vistosa ed ingombrante si trasforma in una fotocamera che quasi passa inosservata, che non intimidisce. E le persone che fotografi sono maggiormente a loro agio.
E’ con il cinquantino che maestri come Cartier-Bresson, Capa e tanti altri, hanno sfornato molti dei loro capolavori
Il cinquantino non è troppo costoso. Quasi tutte le marche ne propongono uno da f/1.8 che costa meno di qualsiasi zoom e la sua nitidezza e qualità dell’immagine è assolutamente incomparabile.
Io lo adoro.
Se non l’hai mai fatto, prova il cinquantino.
Sempre più spesso mi capita di ricevere mail di lettori del blog che mi esprimono i loro complimenti ed incoraggiamenti. Devo dire che mi fa molto piacere, sinceramente.
Leggo con attenzione e rispondo sempre ad ogni contatto email e l’indirizzo che trovi nella pagina “about” è sempre a disposizione per contattarmi direttamente.
C’è però un invito che vorrei fare in generale a tutte le persone che leggono questo blog e che, come vedo dalle statistiche, sono sempre in aumento: le tue domande e le tue riflessioni sentiti libero o libera di postarle in un commento; lascia una traccia che anche gli altri possano apprezzare.
Non ci sono problemi o vincoli, è un blog aperto a tutti ed a qualsiasi punto di vista. E’ uno spazio nato per condividere pensieri e riflessioni sulla fotografia.
Se lasci un commento puoi anche scegliere di essere informato automaticamente via email quando altri lettori aggiungeranno altri commenti al tuo, e la discussione sarà più viva ed interessante, anche per lungo tempo.
Può infatti succedere che qualcuno giunga su quel post grazie ad un motore di ricerca, anche dopo giorni o mesi che è stato scritto, e voglia commentare, aggiungendo il suo pensiero al tuo.
Comunque, grazie ancora per i complimenti e gli incoraggiamenti. Li apprezzo sul serio. Ed apprezzerò moltissimo anche se mi aiuterai ad aumentare ancora il numero di persone appassionate di fotografia che leggono questo blog. Può essere semplice. Informa i tuoi amici, le persone che conosci come appassionate di foto, manda loro il link https://pegappp.wordpress.com te ne sarò davvero grato.
E’ una pietra miliare della fotografia del novecento, è “The Americans” di Robert Frank, il libro frutto di un viaggio di quasi due anni che il fotografo svizzero fece verso la metà degli anni cinquanta grazie ad una sovvenzione della fondazione Guggenheim, andando a ritrarre con la sua 35mm quella che era l’America del boom economico, con tutto quello che ciò voleva dire.
Ne venne fuori uno splendido lavoro che l’introduzione scritta da Jack Kerouac aiutò a raggiungere un meritato successo editoriale.
E’ un libro che non può mancare in casa di chi è appassionato di fotografia e ti consiglio proprio di farci un pensierino.
Le immagini sono davvero molto belle, composte in una sequenza assolutamente magistrale ed accompagnate da didascalie che arricchiscono ancor di più l’insieme di sensazioni che questo grande reportage regala.
Frank per questo progetto, usò qualcosa come 670 rullini di pellicola 35mm per un totale di oltre 20.000 fotografie.
Con questa mole di materiale avviò poi un enorme lavoro di selezione e filtraggio che lo portò a stampare circa un migliaio di provini e da questi il set finale che risulta nel libro di circa 80 foto.
Con l’era del digitale ci siamo un po’ dimenticati quanto possa essere importante e bello prendere in mano una foto, guardare l’oggetto fisico “fotografia”.
Lo schermo del monitor non è in grado di dare le stesse sensazioni di una buona stampa perchè alla fine non è proprio solo nell’immagine il fascino di una foto.
E’ anche la forma, l’odore della carta, la delicatezza che ispira nel maneggiarla…
Che sia una stampa tradizionale o una a getto d’inchiostro, l’atto stesso di poter guardare da vicino ed osservare i dettagli, i riflessi, poterla girare, inclinare o disporre su un piano insieme ad altre, è un qualcosa che ha un gusto tutto particolare.
Robert Mapplethorpe disse : “I never liked photography. Not for the sake of photography. I like the object. I like the photographs when you hold them in your hand”.
Prova a stampare un po’ di più le tue foto. Prova anche solo con una comune stampante a getto d’inchiostro usando della buona carta per stampa fotografica.
E anche se la qualità non sarà sublime vedrai che apprezzerai in modo inaspettato alcuni tuoi scatti, e potrà anche succedere che cambierai il tuo giudizio su altri.
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Una sola fotografia
18/02/2010 di Pega
Immagina per un attimo che una terribile catastrofe stia per abbattersi sul mondo delle immagini e che per qualche fantascientifico motivo tutte le fotografie esistenti al mondo stiano per essere distrutte.
Immagina ora di avere la possibilità di salvarne una. Una sola foto tra milioni di immagini che sono state create dall’inizio della storia della fotografia fino ad oggi.
Dai capolavori dei grandi maestri alle tue foto d’infanzia o delle vacanze… tra tutte puoi salvarne una sola…
Quale sceglieresti? E perché?
Partecipa a questo mio esperimento.
Invia una mail a pegaphotography@gmail.com con il file o il link all’immagine che scelta. Aggiungi un breve testo di spiegazione della tua personalissima scelta.
Nelle prossime settimane mi piacerebbe poter fare qualche post partendo dalle vostre risposte a questa folle domanda…
🙂
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