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Archive for the ‘Culture’ Category

Three women

Three women - © Copyright 2000 J. Moller

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Three women,
themselves
survivors of the violence,
watch as the remains of relatives
and former neighbors
who were killed in the early 1980’s
are exhumed.

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Voglio tornare ancora sull’argomento del titolo e dell’importanza che le parole possono avere quando accompagnano una fotografia.
E’ stato molto interessante leggere i contributi e la bella discussione che ha accompagnato il mio recente post al riguardo ed ho deciso di voler aggiungere qualcosa, definendo ancora meglio il mio punto di vista sull’importanza del titolo e del testo quando questi accompagnano l’immagine.

La foto sopra è uno scatto appartenente al portfolio “Our Culture is Our Resistance”, un bel lavoro sulla situazione del Guatemala prodotto dal fotografo Jonathan Moller.
E’ un’immagine che con l’aggiunta del messaggio verbale portato dal titolo e dalla sua didascalia, assume un valore ed una carica emotiva molto superiore.

Non tutte le foto hanno bisogno di parole, ma una foto come questa ne viene così arricchita che sarebbe un gran peccato se il fotografo non le avesse messe.

Moltissime fotografie non sono solo mere immagini, sono essenzialmente delle storie. Ma se la storia non viene interamente raccontata da quello che è visibile si rischia di non cogliere la bellezza dell’opera nel suo insieme, magari proprio la bellezza che sta anche nel non far vedere.

Con la breve didascalia ecco che la fossa in cui guardano le donne, il loro legame con i corpi che vengono esumati, il luogo in cui ci troviamo ed anche la data, divengono elementi condivisi con l’osservatore e parte integrante dell’opera.

Non proprio tutte le fotografie raccontano una storia, ma almeno per quanto riguarda le opere che con l’immagine creano nella nostra mente l’emozione e la magia del racconto, credo che le parole siano un complemento, non sempre ma spesso, fondamentale.
Un elemento a cui credo che dovremo sempre più dedicare attenzione ed al cui riguardo anche impegnarci a coltivare una certa capacità creativa.

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Per chi volesse approfondire il lavoro di Jonathan moller il suo sito è : http://www.jonathanmoller.org/

 

 

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Freedom

Freedom - © Copyright 2010 Pega

Esattamente un anno fa scrivevo il primo post di questo blog, nato un po’ per gioco ma anche spinto dalla voglia di approfondire conoscenze e condividere punti di vista sulla fotografia (e non solo).

Un anno divertente ma anche impegnativo in cui ho visto, con mia meraviglia e sopresa, moltiplicarsi i lettori e la partecipazione.
E’ stato bello intervistare alcuni fotografi che stimo ed anche conoscerne molti di persona in occasione di eventi come lo Sharing Workshop e la Florence Photowalk.

Un anno fatto di 280 post, quasi 30.000 visite ed oltre 500 commenti. Cifre che non sono certo enormi ma che per me sono importanti e spingono a continuare, cercando sempre di portare idee e spunti di riflessione , con lo spirito di confrontarsi ed imparare.

Un grazie a tutti i lettori ma in particolare a chi mi ha dato una mano accettando con entusiasmo di essere intervistato, a chi segue regolarmente e commenta gli articoli, fornendo il prezioso contributo del proprio punto di vista e delle proprie esperienze.
A questo proposito ricordo a tutti che per essere sempre aggiornati è possibile usare i feed RSS o anche l’apposita funzione “Email Subscription” presente premendo il bottone “sign me up” nella colonna di destra, subito sotto alle foto flickr, che permette di ricevere la notifica via email dei nuovi post (l’indirizzo email rimane riservato ed è tutto gratis 🙂 ).
Un’altra funzione interessante introdotta di recente è la possibilità di condividere i post su Facebook o Twitter semplicemente con un click sui bottoni a fondo pagina.
Se un articolo ti è piaciuto prova ad utilizzare questa funzione per farlo leggere anche ad altre persone, non costa niente ed io te ne sarò davvero grato.

Bene. Spero di poter continuare ad averti tra i lettori e ti invito a non esitare ogni volta che vorrai intervenire per esprimere la tua opinione o critica, come ho detto molte volte questo blog è uno spazio aperto ad ogni contributo, come aperta ad ogni contributo è l’iniziativa dello Sharing Workshop di cui avremo un prossimo evento a breve e per cui ho in mente alcuni ulteriori sviluppi per il 2011.

A presto !

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Giulia

Giulia - © Copyright 2009 pega

Auto, moto, bus, bici, treni, aerei, navi, calessi, monopattini, slitte… chi più ne ha più ne metta…

Quotidianamente abbiamo a che fare con gli oggetti che ci permettono di spostarci, muoverci, viaggiare.
Si tratta di qualcosa che non di rado si presta bene a divenire il soggetto di qualche scatto interessante, e così per questo weekend ho pensato di invitarti a fare qualche foto proprio pensando ai mezzi di trasporto. 

Di sicuro non ci dovrebbero essere problemi ad averne a disposizione, ne siamo circondati. E così il fulcro della foto potrebbe anche essere nel rapporto, che a volte è di amore odio, che si ha con questi prodotti dell’ingegno umano.

Nel weekend prova a fotografare con occhio attento i normali mezzi di trasporto che hai intorno, oppure vanne a cercare qualcuno particolare, fanne comunque i protagonisti di qualche tuo scatto e poi, se vuoi, mostracelo postando un commento con il link alla tua foto.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Charles EbbetsMike Stimpson è un fotografo creativo che si diletta con un particolare tipo di still life.

La sua specialità è l’utilizzo dei piccoli personaggi del LEGO, sia per creare scatti originali che riprodurre immagini famose.

Ne sono un esempio questa sua “reinterpretazione” della famosa foto “Lunch atop a skyscraper” di Charles Ebbets (immagine assolutamente vietata a chi soffre di vertigini) in cui si vedono gli operai di un grattacielo in costruzione nella New York degli anni venti, seduti tutti tranquilli a mezz’aria per la loro inquietante pausa pranzo.

Tienammen

L’estro di Stimpson è anche rivolto ad immagini più recenti, come questa riproduzione della famosa foto dello studente davanti ai carri armati di piazza Tienanmen.

Ho trovato sul suo sito molti altri esempi di questa sua passione per la Lego Photography, non solo nel senso della riproduzione di immagini note ma anche con altre opere originali ed ironiche, sempre create con piccoli personaggi in plastica.

Ne è un esempio la foto  intitolata  “American Beauty” che puoi vedere qui sotto, chiaramente ispirata al famoso film.

American BeautyInsomma, se ti piace il genere, vai a dare un’occhiata al sito  www.mikestimpson.com .

Forse non sarà mai considerato un grande maestro della fotografia ma trovo che si tratti di un ottimo esempio di come si possa fare qualcosa di originale senza bisogno di avere per forza grandi soggetti o meravigliosi paesaggi…
A volte basta rovistare con un po’ di fantasia tra i vecchi giocattoli.

🙂

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Tatoopsy

Tatoopsy – © Copyright 2009 Pega

Tempo fa avevo postato alcune riflessioni a proposito dei titoli che diamo o meno, alle nostre fotografie. E’ un tema che mi piace e su cui ho una personale opinione. Sono convinto si tratti di un argomento che merita davvero attenzione e vedo che non sono l’unico a pensarla così.
Qualche giorno fa infatti mi ha scritto Salvatore Ambrosi, amico e lettore del blog , proponendo alcune riflessioni che voglio riportare qui:

“Un mio vecchio amico, fotografo e curatore di mostre, mi consiglia di non mettere il titolo alle fotografie. Motivo: “E’ roba che fanno i fotoamatori.”
Una volta non mettevo titoli alle foto. L’ho fatto quando ho cominciato ad inserirle su Fickr, perchè c’era un apposito spazio da riempire. Dapprima sono stati titoli descrittivi, in seguito li ho considerati un completamento dell’immagine, quasi una parte del loro trattamento.
Come hai scritto una volta in un commento, facendomi felice,”aggiungono spessore”. Un altro mio amico dice che “indicano una strada”.
Per contro devo riconoscere che nessuno dei grandi maestri ( tranne forse Duane Michals, ma le sue erano sequenze) ha dato un titolo a una fotografia che non fosse un’indicazione geografica e temporale.
Inoltre mi pongo la domanda: che differenza c’è tra la fotografia amatoriale e la fotografia d’autore? E chi è che giudica che un’immagine debba appartenere ad una o all’altra di queste categorie?
Ti affido queste domande e questi pensieri sperando che possano essere abbastanza interessanti come futuro argomento di discussione per il blog.
Io mi arrovello da diverso tempo su foto amatoriale e foto d’autore, vedo cose stupide che vengono celebrate, o per lo meno esposte come foto d’arte, e foto amatoriali, molto decenti, che vengono snobbate come poco interessanti. E qual’è il ruolo del critico ? E’ uno che guida o uno che imbroglia ?”

:-(+:-) :-)

😦 + :-):-) © Copyright 2009 Pega

Beh, Salvatore mi affida un argomento per niente semplice.
Io sono solo un appassionato, il mio background di conoscenze e cultura dell’arte è limitato, in sostanza sono semplicemente una persona curiosa che ama approfondire.
Di certo però ho una mia opinione ed eccola: per me non esiste alcuna differenza netta tra la foto amatoriale e quella d’autore, esiste piuttosto differenza tra la foto casuale e la Fotografia.

Cerco di spiegarmi meglio. Quando una persona decide di fotografare e mette nell’atto della creazione dell’immagine (che secondo me non si limita solo al momento dello scatto ma anche alle fasi successive di sviluppo o postproduzione) una sua volontà di creare qualcosa frutto della sua voglia di comunicare, del suo gusto estetico ed estro creativo, allora è Fotografia.
Chiunque fa Fotografia è un autore ed un artista.
La foto casuale “inquadra e scatta”, fatta senza pensare veramente a cosa si vuole realizzare, la foto ricordo, turistica o meno, quello che gli anglosassoni chiamano “snapshot” ed i puristi “istantanea”, molto spesso (anche se non proprio sempre) cade al di fuori da quella che personalmente considero “Fotografia”.

Detto questo poi nasce ciò che è la successiva storia del lavoro dell’artista, il successo che il pubblico gli riserva, l’eventuale apporto del fattore “notorietà” e l’attenzione che i “critici” gli dedicano. E si finisce in un terreno veramente impervio ed imprevedibile.

E’ davvero difficile essere sintetici sull’intera questione. Torno quindi intanto sul discorso del titolo.
Per me è prerogativa e diritto dell’artista dare il titolo alle proprie opere, esattamente come è suo diritto deciderne tutti gli astri aspetti di “postproduzione” analogica o digitale che sia.
Cosa hanno fatto i “grandi” (che in genere comunque hanno vissuto e prodotto le loro opere in un recente o lontano passato) secondo me conta davvero poco, specie se si vuole essere davvero liberi di creare.

Se l’autore pensa che il suo lavoro non abbia bisogno di titolo farà bene a lasciare i suoi scatti privi di aggiunte, se invece crede che il titolo possa in qualche modo completare l’opera… beh allora sarà importante lavorare anche su quello.

E per quanto riguarda i critici?
Davvero un bel tema… Ne parliamo in un prossimo post.

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Backup Generator

Backup Generator - © Copyright 2010 Pega

C’è poco da fare, subisco il fascino dei luoghi decadenti, lasciati a se stessi ed in più di un caso mi è capitato di addentrarmi a fotografare qualcuno di questi posti, un esempio è il mio breve racconto sul manicomio abbandonato…

Quasi sempre si tratta di vecchi edifici in rovina, ex strutture produttive o sanitarie, più raramente abitative, comunque sempre pericolose da visitare e quindi quasi sempre l’accesso vi sarebbe vietato.
Le ragioni dei pericoli che l’esplorazione di questi luoghi comporta sono evidenti: costruzioni cadenti, non manutenute da anni che nascondono mille insidie. A questo si può aggiungere la possibilità di incontri indesiderati.

Non sono certo l’unico a subire questa attrazione ed infatti è facile trovare in rete il lavoro di molti fotografi, frutto delle loro missioni in ambienti abbandonati.
Ho addirittura trovato un decalogo del comportamento che un perfetto “fotografo-esploratore-di-luoghi-abbandonati professionista” dovrebbe avere 🙂
Diciamo che non lo condivido pienamente, ma sicuramente contiene alcuni spunti validi e quindi lo riporto integralmente come l’ho trovato : cioè in spagnolo

1ª – Lo mas importante: No ser visto ni al entrar ni al salir.
2ª – No pintamos ni dejamos nombres, con la foto basta, la intención es conservar el lugar tal y como lo abandonaron.
3ª – No desvelamos nunca la localización de los sitios, es muy importante conservar estos lugares a salvo de los vándalos, de personas que pueden destruirlo.
4ª – No nos llevamos ningún objeto de valor, los fotografiamos y los dejamos para que los que vengan detrás también lo disfruten.
5ª – Para entrar en un abandono, no rompemos nunca ni ventanas, ni puertas. Buscamos otra entrada, otra alternativa.

Beh, che dire…
Comunque PRUDENZA !

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Credo che l’esperienza di esporre al pubblico il proprio lavoro sia molto importante per chi ama fotografare.
Ho avuto occasione di parlarne con l’amico Angelo Oliviero, amico e frequentatore di questo blog che ha accettato di raccontarci cos’è stata per lui l’esperienza della mostra “Poggio lo Sguardo”, realizzata a Poggio a Caiano qualche settimana fa.

Poggio lo sguardoCiao Angelo. Ci racconti un po’ com’è nata l’idea della mostra ?
L’idea di organizzare questa mostra è nata con la disponibilità di uno spazio espositivo interessante, si tratta di un posto molto bello anche se afflitto da varie difficoltà dovute alla scarsa illuminazione e al fatto che si trova all’aperto. Bizzeffe è uno spazio estivo gestito dalla cooperativa sociale “Il Grappolo” insieme ad altri volontari e Viola Belli (una di questi volontari) ha contattato Giulia Pagliai (un’amica fotografa) che poi ha contattato me e gli altri fotografi. Da lì è partito il tutto…

Qual è l’aspetto organizzativo che ha dato a te ed agli altri partecipanti più difficoltà ?
Sicuramente il problema maggiore per noi è stato il fattore tempo. Abbiamo organizzato la mostra circa un mese e mezzo. Ci è stata data quest’opportunità e noi l’abbiamo raccolta come una sfida facendo continui incontri ed organizzando il tutto usando anche facebook e la posta elettronica. Il giorno precedente all’inaugurazione siamo arrivati a scambiare addirittura 140 email! Oltre ai tempi stretti abbiamo avuto problemi con le cornici (molto economiche e poco affidabili) e con l’illuminazione (scarsa e “fastidiosa”).
Ma abbiamo fatto tesoro di quello che abbiamo imparato.

Scale Geometriche - Scale Cromatiche

Scale Geometriche - Scale Cromatiche - Copyright 2010 Angelo Oliviero

 

Cosa ti ha guidato nella scelta del tema che hai proposto per la tua esposizione ?
Voglio precisare che il mio ruolo è solo quello di co-organizzatore nella realizzazione della mostra. Il gruppo che ha realizzato la mostra è fatto da 10 persone (otto fotografi, un grafico e una ragazza che ci ha aiutato sin dall’inizio fino all’allestimento del banchetto per l’inaugurazione).
Durante il nostro primo incontro abbiamo deciso di scegliere un tema unificante e allo stesso tempo che lasciasse libertà ai fotografi. Il nome “Poggio lo Sguardo” è stato scelto dal gruppo ed indica una raccolta di foto che raccontano il comune di Poggio a Caiano. Questa scelta è stata quantomeno doverosa dato che è stata Poggio a Caiano stessa ad ospitarci e decidargli il tema delle fotografie è stato per noi un piacere. All’interno di questo tema ognuno dei fotografi ha scelto un “sottotema” così da realizzare una piccola mostra personale.
Il tema della mia personale era “Scale geometriche – scale cromatiche”. L’ho scelto perché ammiro molto la geometria delle scale della Villa Medicea di Poggio a Caiano e sono stato varie volte a visitarla ed a fotografarla. E questo tipo di attenzione mi ha permesso di andare più a fondo con il tema e di elaborarlo meglio nonostante il poco tempo a disposizione.

Dicci qualcosa sul processo di stampa.
Per la stampa ci siamo affidati allo studio Nonsolofoto di Poggio a Caiano. Da loro abbiamo ottenuto anche una piccola sponsorizzazione che ci ha concesso per questo un notevole sconto sul costo di stampa. Tutte le stampa erano nel formato 30×40. Questo formato non ci ha aiutato molto dato che non è nella proporzione (3:2) adottata dalle nostre Reflex. La maggior parte degli autori hanno preferito adottare un crop per riempire completamente la superficie stampata con le fotografie. Io ho scelto di adottare una cornice bianca intorno ad una foto di dimensioni 20×30. Sono contento di questa scelta ma devo dire che anche le stampe a pieno formato erano davvero splendide.
Tengo a precisare che lo stampatore ci ha garantito che le foto non avrebbero avuto alcuna elaborazione rispetto al file originale. Molti service di stampa tendono a “migliorare” le fotografie. Noi volevamo invece avere un risultato quanto più possibile simile ai provini che avevamo precedentemente stampato in formato 10×15.
Dato che ho parlato di uno degli sponsor, vorrei cogliere l’occasione di citare il negozio d’informatica Essedi Shop di Prato che ci ha fornito, come sponsorizzazione il proiettore che abbiamo usato per proiettare una raccolta di molte delle foto realizzate per la mostra (anche quelle non stampate). Le immagini sono state proiettate sul muro di perimetrale e l’effetto è stato davvero affascinante…

Scale Geometriche - Scale Cromatiche

Scale Geometriche - Scale Cromatiche - Copyright 2010 Angelo Oliviero

 

Come si è sviluppato il rapporto con gli altri fotografi che esponevano ?
La maggior parte dei fotografi li ho conosciuti ad un corso di fotografia di base organizzato dalla Circoscrizione Prato Centro. Il nostro rapporto di amicizia e la condivisione della nostra passione si sono poi consolidati frequentando insieme il corso di “Fotografia Creativa” tenuto da Andrea Abati presso il Dryphoto 2 a Prato.

Insomma è stata una bella esperienza? Hai qualcos’altro che vorresti condividere ?
E’ stata un’esperienza molto bella. Faticosa, non senza momenti di sconforto dovuti alla paura di non riuscire ad avere il risultato sperato, ma completamente appagante. Non era la prima mostra colletiva per me, ma era la prima organizzata insieme ad un gruppo di persone senza la guida e il supporto di un insegnante o di un gruppo fotografico. Abbiamo imparato tante cose e ne faremo tesoro. Farsi aiutare semplifica le cose, ma rende il tutto più piatto e meno interessante…
Qualcos’altro da condividere? Beh, invito gli altri fotografi a provarci così come ho provato io. Scegliere un tema, studiarlo, elaborarlo, tornare tante volte a fotografare nello stesso posto, scegliere come stampare, dove esporre etc etc. Sono cose che dovrebbero fare tutte le persone che amano la fotografia.
Fare fotografia non significa perdere ore su photoshop per limitarsi a pubblicare un’immagine martoriata solo su Flickr o peggio su Facebook…

Hai altri progetti in mente ?
Per settembre è prevista la mostra conclusiva del laboratorio di fotografia che ho seguito quest’anno con Andrea Abati. La mostra avrà come tema lo sviluppo e la riqualificazione della zona di Prato Nord. Oltre alle fotografie saranno esposti anche dei progetti di riqualificazione della zona realizzati da degli studenti di Architettura. Secondo me il risultato sarà davvero interessante. Sono molto curioso di vedere quale sarà il risultato finale.
Per il resto il nostro gruppo sta lavorando ad un paio di progetti per delle mostre. (una a S. Mauro a Signa, una a Firenze).

Ormai che ci sei, dai raccontaci qualcosa sulla tua passione per la fotografia e di come hai iniziato.
Quella per la fotografia è stata per me a lungo tempo una di quelle passioni “nascoste” o latenti. Una di quelle passioni a cui non si dà sfogo per mancanza di tempo o per sfiducia in sè stessi. Ho sempre guardato le foto con un certo interesse e non di rado mi perdevo ad ammirare le raccolte fotografiche proposte da Repubblica Online. Poi, nel 2006, successivamente ad un mio viaggio a New York ho deciso di provare investendo nell’acquisto della mia prima macchina fotografica (una Lumix FZ50) e iscrivendomi ad un corso. Da allora la fotografia non mi ha mai abbandonato ed è parte integrante delle mie giornate. Anche senza macchina fotografica, si fotografa sempre e non è difficile per me fermarmi ad ammirare la bellezza di un’ombra particolare che si proietta sull’asfalto.

Un domanda classica che faccio sempre: cosa significa per te la tua fotografia ?
Domanda classica a cui è difficile rispondere. Risponderò in breve dicendoti che per me la fotografia è una di quelle cose che rende così bella ed affascinante la vita. Vivo la fotografia come un mondo misterioso ed affascinante che quotidianamente mi svela sempre qualcosa di nuovo. Spero di non annoiarmi mai e di continuare a ricevere senza interruzione stimoli perché altrimenti sarebbe davvero un peccato… Permettimi di salutare e ringraziare i partecipanti alla mostra “Poggio lo Sguardo”.
E’ anche merito loro se sei qui a farmi queste domande. Eccoli :
I fotografi:
Francesca Bolognesi
Nicoletta Bonfà
Michele Lazzerini (
http://www.flickr.com/mick_the_mic)
Irene Lazzarini Simone Lazzarini (
http://www.francesimo.it)
Franca Mollica (
http://www.francesimo.it)
Giulia Pagliaia (
http://www.flickr.com/photos/giuliagiulai)

 e i collaborari:
Andrea Daviddi Pamela Caprioli

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Grazie Angelo per  l’interessante contributo.
Per chi fosse interessato a vedere le immagini, la galleria della mostra è visibile a questo indirizzo su flickr  mentre alcune foto dell’allestimento e dell’inaugurazione possono trovarsi qui.

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The last roll

Steve Mc CurryLa Eastman Kodak Co. produttrice della mitica pellicola Kodachrome, dopo aver tempo fa annunciato ufficialmente la chiusura delle linee di produzione, ha deciso di affidare l’ultimo rotolino da 36 pose prodotto al fotografo Steve McCurry.

McCurry non ha bisogno di presentazioni. E’ uno dei fotografi storici del National Geographic, è sua la “Ragazza Afgana” definita come la più riconosciuta e premiata foto della storia della rivista e suoi sono centinaia di fantastici scatti dai più remoti angoli del globo che in tanti anni si sono potuti scoprire sul mensile (a questo proposito ricordo, per chi se lo fosse perso, il magnifico allegato che National Geographic proponeva in Gennaio e tutto dedicato a McCurry).

Certo che nemmeno la Kodachrome ha bisogno di presentazioni. E’ stata la pellicola più venduta per una buona parte del ventesimo secolo, a partire dagli anni ’30 durante la Grande Depressione che fu immortalata da molti fotografi con immagini ricche di colori saturi e nitidezza. Anche la capacità di mantenere nel tempo la qualità era una apprezzata caratteristica di Kodachrome ma proprio il tempo le si è voltato contro, i manager della società si sono resi conto che l’onda del digitale ha preso il sopravvento e reso impossibile sostenere la produzione di questo tipo di pellicola.

Ed adesso McCurry ha l’onore e l’onere di “gestire” quest’ultimo cimelio.
Cosa ne farà ?
Ha già iniziato un suo progetto : girerà il mondo alla ricerca di scatti significativi. 36 pose “finali” per il Kodachrome, sarà il soggetto di un documentario del national geographic che vedremo nel prossimo inverno, per cui McCurry lavorerà cercado di dare un degno saluto finale a questo strumento che lo ha accompagnato per buona parte della sua carriera. 
 “Ho pensato che il miglior modo di onorare la memoria di questa pellicola fosse di andare a fotografare luoghi e persone che rappresentano simboli. E’ nel mio DNA fotografare storie dove si svolge l’azione ed questo aiuta raccontare la condizione umana” ha detto McCurry.

E’ un bel progetto ed anche una bella responsabilità per il grande fotogiornalista americano. Solo 36 scatti per un lavoro che nasce per rimanere nella storia.

Una situazione di notevole pressione per un fotografo, anche di grande esperiena come McCurry, non trovi ?

Un gran bell’assignment.
E tu verso cosa volgeresti il tuo obiettivo in una condizione del genere ?

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Cielo Ipholaroidico

Cielo IPholaroidico - © Copyright 2010 Pega

In questo weekend voglio proporti di fotografare il tempo.
Il tempo meteorologico intendo.

E’ un soggetto perennemente a nostra disposizione, che si tratti di un temporale estivo, della nebbia mattutina o del sole che crea crepe nel terreno arido, possiamo decidere di sceglierlo come soggetto di qualche scatto.

Se segui questo blog sai che sono convinto dell’utilità di porsi ogni tanto una “missione” fotografica e provare a fare delle foto con in mente un certo tipo di risultato, credo veramente che sia un ottimo modo per coltivare la propria creatività ed anche le abilità fotografiche.
Il secondo passo è poi la condivisione con gli altri dei risultati di queste semplici missioni e per farlo non hai che da postare in un commento sotto il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione in cui avrai postato i tuoi scatti.

Bene, allora non resta che provarci. Nel weekend prova a fotografare il meteo, fanne il protagonista di qualche tuo scatto e poi, se vuoi, mostracelo.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Downhill riders
Downhill riders – © Copyright 2009 Pega

Nella cultura orientale c’è un concetto che mi ha sempre affascinato.
I Giapponesi lo chiamano “Yohaku-no-bi” è la “bellezza di ciò che manca” , il gusto di esprimere il bello attraverso il togliere o il nascondere.

A differenza di altre arti, della musica per esempio, dove per togliere si può solo far ricorso al “non mettere”, in fotografia si ha la possibilità di esplorare questo filone creativo in due modi.
Il primo è quello di cui parlavo nel post “l’arte del levare” di qualche tempo fa, il secondo è invece quello di creare uno spazio negativo nelle nostre immagini.  
Lo spazio negativo può essere ciò che circonda il nostro soggetto e lo esalta, crea drammaticità ed intensità nell’immagine, oppure può essere il soggetto stesso della nostra fotografia.

La prossima volta che sei a fotografare prova sperimentare questo concetto, lascia che lo spazio negativo faccia parte di qualche tua immagine.

Ah, dimenticavo… lo spazio negativo non deve essere necessariamente… nero.

🙂

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