Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘arte’

L'equilibrista

L'equilibrista - © Copyright 2011 Lorenzo Mugna

Hai mai rischiato “troppo” per fare una foto?
A volte può capitare di trovarsi davanti ad una situazione fotografica che ci chiede di osare un po’ per portare a casa un bello scatto e non sempre ce la sentiamo.
Può trattarsi di mettere a rischio l’ottica o la stessa macchina (come nel caso sopra di m|art e la sua preziosa Rollei durante l’ultimo Sharing Workshop) come può essere invece addirittura una questione di incolumità personale.

Lo scatto pericoloso è un’esperienza in cui prima o poi tutti ci imbattiamo e vista la diversa percezione dei rischi che ognuno di noi ha, ogni caso è storia a sè.
La cosa che trovo interessante è la capacità di mettere sui piatti della bilancia rischi e potenziali risultati, mi spiego meglio : saresti disposto a rovinare completamente la tua macchina fotografica magari con annesso un bell’obiettivo in cambio della foto della tua vita? Pagheresti con qualche acciacco uno scatto assoluto da copertina?
Sono domande a cui molti fotografi professionisti rispondono senza alcuna esitazione e che probabilmente segnano quel confine che li separa dall’amatore che a volte si lascia scappare un tesoro per non sporcarsi le scarpe in una pozzanghera…
🙂

Read Full Post »

Piccolo omaggio a Man Ray

P.O.A.M.R. – © Copyright 2011 Pega

Man Ray Dead Leaf

Dead leaf, 1942 – @ Man Ray

In testa ad un post di qualche tempo fa avevo messo una mia foto intitolata POAMR (Piccolo omaggio a Man Ray); è la foto di una foglia secca mezza accartocciata.
Mi è stato chiesto di spiegare meglio in cosa consiste questo omaggio.
E’ davvero semplice: si tratta del  timido tentativo di fare uno scatto che in qualche modo richiami la famosa fotografia di Man Ray “Dead Leaf” del 1942.

La “Foglia Secca” di Man Ray apparve insieme ad altre quattro foto dell’autore nel numero di Ottobre del 1943 della rivista Minicam Photography .
Lo stesso Man Ray aveva preparato le didascalie e per questa immagine si poteva leggere “the dying leaf would be completely gone tomorrow” un tentativo di proiettare un forte sentimento di malinconia che l’artista nutriva dopo il suo rientro in America dove non era riuscito a ritrovare il successo che aveva lasciato (insieme a molte delle sue opere per le quali nutriva la forte preoccupazione che venissero distrutte) nella Francia ormai travolta dalla guerra.

La mia POAMR è una foto che ho fatto dopo aver trovato, un piena estate Mediterranea, una solitaria foglia secca con una forma che mi ha subito ricordato quella di Man Ray.
Ho scattato quasi d’istinto, proiettandoci un mio significato tutto personale, sicuramente però influenzato dalla recente lettura a cui facevo riferimento nel post.

Read Full Post »

Piccolo omaggio a Man Ray

POAMR (Piccolo omaggio a Man Ray) - © Copyright 2011 Pega

È un sacco di tempo che non scrivo un post su un libro, ma oggi ho proprio voglia di condividere una lettura che ho fatto in questi giorni: Man Ray – Sulla fotografia.

Man Ray è una figura che non ha bisogno di presentazioni. Personaggio importante ed eclettico si mosse costantemente in una ricerca senza fine che lo portò tra pittura e fotografia attraverso filoni artistici tra i più importanti del novecento.

ManRay_sulla_fotografiaNato a Philadelphia il 27 agosto del 1890 (guarda caso l’anniversario della sua nascita ricade proprio in questi giorni) da una famiglia di emigranti dell’est europeo di origini ebree, Man Ray crebbe negli ambienti artistici anarchici di New York, studiando prima pittura ma poi anche fotografia nello studio di Steiglitz, che sempre continuerà a considerare suo grande maestro.
La sua irrequietezza unita ad uno spirito di continua necessità di cambiamento e ricerca lo portarono poi a trasferirsi in Europa, a Parigi, dove Man Ray si stabilì per venti anni prima del rientro negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali.

A Parigi sviluppò gran parte del suo lavoro, sperimentando e producendo idee come i suoi famosi Rayogrammi, ma anche più semplicemente lavorando come fotografo ritrattista.
Ed è proprio il riferimento a questa sua attività, che lo portò in contatto con moltissime figure spicco del mondo artistico di quegli anni, che mi è piaciuto molto in questo volumetto.

Il libro infatti, oltre a riportare appunti e riflessioni dello stesso Man Ray che ne tracciano una figura affascinante e complessa, contiene una serie di ritratti fotografici che questi realizzò per soggetti come Picasso, Ezra Pound, un giovanissimo Dalì, Bunuel, Virginia Wolf, Mirò, Matisse e molti altri.
Si tratta di foto scattate su commissione, da un fotografo il cui studio era divenuto meta di personaggi desiderosi di ottenere una propria immagine fotografica ricca di personalità e spessore.
Ogni ritratto è accompagnato da brevi note sulle impressioni scambiate con la persona fotografata. Davvero molto interessante.
Te lo consiglio proprio.

Read Full Post »

creativeprocess
Ogni tanto mi capita di parlare con altri appassionati di fotografia, di quello che è il processo creativo e di come ognuno di noi lo interpreta e lo vive.
Si va da chi ha analizzato la cosa con scrupolo a chi non si rende nemmeno conto di creare cose meravigliose e magari si autoridicolizza.

Ecco ho trovato questo schema fantastico, per certi versi quasi definitivo, di come funziona la creatività.
Studialo bene perchè è geniale ed è un’idea di quei matti di Viruscomix.

Ti ci ritrovi? E se si, qual’è la tua “strada”?

🙂

Read Full Post »

clearing winter storm

Clearing winter storm – © 1936 Ansel Adams

Come tanti sono convinto che la creatività si esprima spesso come naturale conseguenza dell’“influenza”.
Con influenza intendo tutto quel processo di rielaborazione che l’artista compie partendo da ciò che ha visto, provato, vissuto, studiato, approfondito ed introiettato per poi produrre un’opera che risulta come nuova ed originale.

Non esiste il “creare” dal niente ed anche l’atavico concetto di “ispirazione” si rifà proprio a questo.

In fotografia, come in qualsiasi altra forma espressiva del resto, si tratta sempre di rielaborare in modo non banale il pensiero di coloro che ci hanno preceduto. La vera genialità sta nel farlo in modo personale e genuino, trovando la giusta misura nell’inserire fattori nuovi.
Si può verificare facilmente tutto questo andando a studiare i capolavori dei grandi maestri e scoprendo puntualmente che  le loro opere sono state sempre fortemente influenzate da (a volte sconosciuti ma importanti) predecessori.
Sono un emblematico esempio di questo fenomeno i famosi scatti di Ansel Adams nei grandi parchi americani. Ansel li realizzò ispirato dal lavoro di vari avventurosi pionieri dell’ottocento, che si muovevano con pesanti e primordiali attrezzature alla scoperta di una frontiera che non era solo fotografica. Sono nomi forse un po’ meno noti ma comunque importanti nella storia della fotografia. Carleton E. Watkins e Charles L. Weed avevano fotografato proprio la valle di Yosemite che rese famoso Adams ma anche William Belle, Timothy H. O’Sullivan o William Henry Jackson avevano immortalato ben prima di lui, e con uno stile decisamente simile, i grandi spazi dell’ovest americano.
Casi analoghi si possono trovare a bizzeffe nella storia dell’arte, ma rimanendo in tema fotografico, dove esempi di questo tipo sono facilissimi da trovare, possiamo citare l’emblematica influenza dei grandi classici della pittura sui fotografi recenti, com’è ad esempio il caso della Venere del Botticelli sugli scatti di Andy Warhol o David LaChapelle oppure l’impatto di Edward Hopper su Gregory Crewdson.
Insomma, la creatività è sempre espressione di newtoniana “capacità di salire sulle spalle dei giganti”, quindi  conseguenza di studio e comprensione delle opere dei propri predecessori.

Non ci sono scorciatoie.

Read Full Post »

War Photographer

James Nachtwey non è un nome noto al grande pubblico ma chi si interessa di fotogiornalismo sa che si tratta di uno dei più importanti fotoreporter di guerra tuttora in circolazione, una vera e propria leggenda vivente.
Profondamente colpito dalle immagini che provenivano dal conflitto del Vietnam, Nachtwey iniziò a dedicarsi negli anni settanta alla fotografia di reportage, percorrendo una lunga carriera che lo ha visto nelle zone più difficili: dall’Irlanda infiammata dal terrorismo dell’IRA, alla Palestina, dall’Afghanistan alla Somalia o il Kosovo.

C’è una sua frase che trovo davvero emblematica : “Society problems can’t be solved until they are identified”. Ė proprio questo il nocciolo dello spirito del fotoreporter di guerra, la spinta all’identificazione, attraverso immagini capaci di trasmettere a tutti la gravità di quei conflitti che non possono essere dimenticati ma che anzi urge assolutamente risolvere.

Di recente ho avuto occasione di vedere War Photographer, un documentario girato nel 2001 dal regista Christian Frei proprio su James Nachtwey.
Si tratta di un piccolo capolavoro che Frei realizzò seguendo il fotografo sul campo per quasi due anni, ricevendo diversi premi e nomination nell’ambito di manifestazioni internazionali sul fotogiornalismo.
L’ho trovato particolarmente bello per come presenta, nello scorrere delle immagini, questioni morali e sociali fondamentali, intrecciandole anche con riflessioni artistiche importanti.
Si tratta di elementi profondi che emergono e motivano tutti coloro che dedicano e rischiano la loro vita per fotografare la tragedia della guerra.

War Photographer è in Inglese ma con ottimi sottotitoli in Italiano. Capita di poterlo vedere su qualche canale tematico o su DVD. Te ne consiglio la visione integrale ma intanto posto qui sotto un breve estratto che ho trovato su Youtube.

Read Full Post »

Henri Cartier Bresson Rue Mouffettard

Rue Mouffettard (1954) - Henri Cartier Bresson

Ci sono delle foto che, a dispetto di regole e tecnica, lasciano il segno. Sanno colpire ed arrivare dritte al cuore dell’osservatore, trasmettendo in un modo inequivocabile emozioni e sensazioni.

Non di rado si tratta di immagini tecnicamente imperfette, in cui sono presenti errori anche grossolani, che il classico “critico” non esiterebbe ad evidenziare.

Sto parlando delle fotografie che sono riuscite a liberarsi dalla morsa del perfezionismo, quel terribile virus che prima o poi infetta tutti i fotografi nel corso della loro attività.

Il perfezionismo è un malanno da cui non sempre è facile svincolarsi e contro il quale tanti grandi artisti hanno ingaggiato continue sfide durante tutta la loro carriera.

Non confondere la curiosità, la voglia di imparare e di far le cose di qualità, con il perfezionismo. Quest’ultimo è subdolo e strisciante, arrogante e prepotente, ti porta ad avvitarti su te stesso ed è anche un assassino: uccide la creatività.

Read Full Post »

Ho trovato quasi per caso uno spot della Fujifilm, chiaramente realizzato per il mercato giapponese, di una fotocamera digitale dal gusto vintage, destinata ad un mercato abbastanza di nicchia.
Non è la macchina l’oggetto di questo post, è piuttosto il fatto che, dato lo stile classico ed un po’ retrò del prodotto, questa formula venga espressa nello spot citando più o meno esplicitamente alcuni fotografi famosi.
Nel video, che per essere una pubblicità è una piccola opera d’arte, scorrono infatti immagini che sono a momenti forti e a momenti crude, ma indubbiamente rappresentano un omaggio ad Nobuyoshi Araki e Daido Moriyama.
Si tratta di due nomi molto noti anche a livello internazionale, ma probabilmente sconosciuti ad un pubblico meno attento di quello giapponese.

Evidentemente i responsabili della comunicazione di Fujifilm conoscono bene il livello dei loro clienti.
Mi chiedo se potrebbe mai avere un qualche senso uno spot così da noi.

Ecco qui sotto un paio di scatti dei fotografi citati nel video. Sono artisti un po’ controversi e non di rado discussi, ma che personalmente trovo molto interessanti e sui quali non escludo che prima o poi mi deciderò ad imbastire un post.

Araki Yakuza 1994

Yakuza 1994 - © Copyright Nobuyoshi Araki

Daido Moriyama Tokio_2005

Tokio, 2005 - © Copyright Daido Moriyama

Read Full Post »

Dear old lady

Dear old Lady – © Copyright 2010 Pega

L’atmosfera era ideale, la luce perfetta.
Decisi di voler catturare quell’istante, ma non nel solito modo, quella volta mi ispirava l’idea di apparire nell’immagine.
E così, scelta l’inquadratura, impostati tempi ed esposizione, porsi la digitale ad una persona che era con me, chiedendole di farmi qualche scatto.
Foto personali, con un valore praticamente solo per il sottoscritto, tra cui una che scelsi di tagliare in un certo modo e poi processsare in bianco e nero.

Passa un po’ di tempo ed includo quella foto in una piccola raccolta che decido di stampare con uno dei tanti servizi online che permettono di realizzare dei libri fotografici di buona qualità.

Capita poi che quel libretto venga sfogliato proprio da quella persona a cui quel giorno passai la macchina fotografica. Apprezza le stampe ed esprime complimenti ma quando arriva a quella fatidica… l’espressione è : “Eh, però questa foto non è tua, l’ho fatta io!“.

Beh, trovo che sia una questione curiosa.
Forse chi realizza la fotografia è chi preme il bottone?
Se così fosse chissà quanti famosi ritratti realizzati da grandi fotografi come Avedon o la Leibowitz sarebbero da attribuire ai loro assistenti. Un’infinità di fotografie di paesaggio o anche autoritratti magari sarebbero opera degli automatismi delle macchine stesse (e quindi forse dei loro produttori Nikon e Canon?).

Per le persone non particolarmente appassionate alle questioni artistiche della fotografia la foto è un evento meccanico, quasi completamente automatico.
E invece non è così. La foto è un’opera complessa, sicuramente anche fatta dalla scelta del momento dell’esposizione, ma anche da tanti altri contributi che è il fotografo a scegliere, sia al momento dello scatto ma poi anche in postproduzione e stampa, quelle fasi che fin dai tempi della camera oscura rappresentano il lato nascosto ma fortemente creativo del processo artistico che genera l’opera fotografica finale.

Insomma di chi era la foto dunque?
🙂

Read Full Post »

Piera

Piera - © Copyright 2008 Pega


C’è una frase di Georges Braque a cui voglio dedicare il post di oggi:: “La limitazione dei mezzi determina lo stile, dà vita a nuove forme e dà impulso alla creatività”.

Leggila con attenzione perché racchiude una delle grandi verità che hanno reso la fotografia così affascinante ed importante fin dal primo momento della sua invenzione.

Braque non era un fotografo ma è comunque una figura che non ha bisogno di presentazioni e può essere considerato tra quelli che segnano la storia dell’arte moderna. Fu infatti insieme a Picasso il fondatore del movimento cubista.

Credo che la questione della limitazione dei mezzi sia davvero fondamentale in fotografia, mi è già capitato in precedenza di parlarne.
Le caratteristiche di incompletezza, dall’intrinseca limitazione dell’inquadratura, al singolo istante colto nel tempo, fino alla selettività del fuoco o delle tonalità di colore, sono ciò che costringe il fotografo a esprimersi il più possibile sul soggetto; sul contenuto, cercando di sfruttare al meglio quelle limitazioni.

E così, è proprio comprendendo questi vincoli ed imparando a gestirli facendoli propri, che molti grandi artisti hanno realizzato i loro capolavori.

Hai mai pensato a questo aspetto ed a quanto ciò sia in contrasto con le tendenze di perfezionismo tecnologico che però da sempre accompagnano il mondo della fotografia?

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »