Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘passione’

Luce. Ombra ed altri dettagli

Luce, ombra ed alcuni dettagli – © Copyright 2012 Pega

Oggi riflessione contorta.
Dunque, ci sono le cose importanti e ci sono le cose che ci interessano, non sempre i due concetti coincidono. A volte può capitare che la nostra mente tenda a scivolare verso le seconde, una deriva più o meno cosciente che in qualche caso scatena una sorta di senso di colpa.
Può succedere anche con la fotografia, come con mille altre passioni e interessi.
Se questo ti accade può essere utile farti una domanda: perchè?
Non è detto sia facile rispondere, ma potrebbe essere importante.

Read Full Post »

Foto di gruppo by Livietta

Foto di gruppo – @ Copyright 2013 Livietta

Ebbene sì, mi trovo da tempo nel tunnel della la Polaroid a strappo e devo metterti in guardia visto che più passano i mesi e più mi convinco che si tratti di una cosa pericolosa e da sconsigliare perché dà dipendenza 🙂
Il fatto è che con la Polaroid si entra di colpo in un universo parallelo. La fotografia istantanea è un po’ passato ma anche presente, forse anche futuro, il tutto arricchito dalla percezione che ogni foto è un pezzo unico, un po’ imprevedibile, di sicuro irripetibile.
Anche il costo vivo (circa 1,2€) di ogni scatto diviene un elemento del gioco, secondo me addirittura un valore aggiunto che, oltre a far meglio percepire il “peso” della foto che alla fine si ha in mano, porta il fotografo a valutare con maggior attenzione ogni click e lo costringe a fare considerazioni che con il digitale sono spesso ormai dimenticate.
Specie con il formato “peel apart”, in cui mi sono imbattuto, si tratta poi di fotografare su negativi di notevoli dimensioni. Il fotogramma del Pack 100 è infatti 3,25×4,25 pollici, non un grande formato a tutti gli effetti ma sicuramente una dimensione notevole rispetto ai sensori APC ed anche al 35mm. Questo si lega con il fascino classico ed immutabile della stampa a contatto che avviene proprio nelle nostre mani, quando si estrae la busta dalla fotocamera ed inizia il processo di sviluppo e stampa, seguito poi dalla gustosa operazione di separazione della fotografia finale dal suo negativo.
Ed è proprio in queste fasi, dopo l’esposizione, che ci si trova con in mano un mini laboratorio fotografico mobile. Qui il fotografo è ancora parte del processo, interagisce e può influire con le sue decisioni sui tempi di sviluppo o anche intervenire con un suo contributo creativo, alterando o addirittura stravolgendo il risultato finale. Mi riferisco, ad esempio, alla possibilità data dalla pellicola “peel apart”, di completare la stampa su un supporto diverso dalla sua carta, trasferendo l’immagine su cartoncino, legno o stoffa.
E non è tutto: anche il negativo è sfruttabile. Non è il caso di buttarlo come indicato nelle istruzioni, ci si può divertire a recuperarlo sciogliendo con la candeggina la patina nera che lo copre sul retro della busta.
Insomma: un piccolo universo di possibilità creative
.

.

Read Full Post »

Colorpack IIICon un incauto acquisto su Ebay del valore di ben €10,75 sono entrato in possesso di qualcosa che ho subito considerato un piccolo gioiellino: una vecchia Polaroid Colorpack III.
Commercializzata intorno al 1970 questa macchinetta faceva parte della linea di fotocamere rigide pensate per utilizzare pellicole “a strappo” ovvero le Polaroid serie-100 Land Pack, che non si trovano più in commercio. Fortunatamente però funziona anche con le Fujifilm FP-100 tutt’ora in produzione e di facile reperibilità.
Mi è arrivata dalla Francia con tanto di scatola e polistirolo originale, sembra nuova e mi è bastato metterci due pile stilo per provare i primi scatti: che meraviglia.
Usare questo tipo di fotocamere è qualcosa che consiglio a chiunque sia appassionato di fotografia, specie ai “nativi digitali”.
Scattare è allo stesso tempo semplice e complesso, ogni scatto è una piccola storia.
Le regole sono sempre le stesse ma l’esperienza cambia. La messa a fuoco è manuale e si ha solo un curioso ausilio: un rettangolo rosso visibile nell’oculare in cui va posizionata la testa del soggetto ed avere di conseguenza una distanza di 1,5 metri, consigliata per i ritratti. Il libretto di istruzioni dice che nel caso di bambini o persone con lunga barba bisogna approssimare 😀
Poi occhio alla luce ed alla scarsa “intelligenza” dell’esposimetro che, specie se confrontata con quella di qualunque digitale attuale, richiede un po’ di ragionamenti su ciò che si ha davanti e su come regolare di conseguenza una rotellina per la compensazione dell’esposizione.
Quando si è pronti non resta che schiacciare con decisione il pulsante di scatto provocando un bel “CLACK”. A questo punto si tira fuori dalla macchina una busta contenente l’insieme di negativo, carta e acidi vari che nello “strappo” vengono spalmati all’interno ed avviano il processo di sviluppo.
Un paio di minuti, che fidandosi si possono far scandire da un timer meccanico posizionato sul lato della fotocamera, ed è il momento di separare la stampa dal negativo. Facendo attenzione a non impiastricciarsi le mani con gli acidi, si apre la busta e ci si trova con un’immagine che sembra magica, i colori prendono corpo mentre la guardi. Ha un sapore tutto particolare: è una Fotografia istantanea fatta con una Polaroid a strappo.

Svelamento by g_u

Svelamento – © Copyright 2013 Ugo Galasso

Read Full Post »

 Edward Weston - Nude woman -

Nude woman – Edward Weston

Magari non ci hai mai pensato, per molti non è una cosa a livello cosciente, ma per quasi tutti i fotografi esiste una foto che rappresenta un personale punto di riferimento. È quella che in un più o meno remoto passato ha fatto scattare qualcosa e, almeno in parte, è “responsabile” della nascita di un interesse particolare per la Fotografia.
Non è assolutamente detto che si debba trattare dell’opera di qualche fotografo importante, ma nel mio caso l’immagine che ritengo la principale indiziata è una famosa foto di Edward Weston. La vedi qui a fianco: Nude woman, un capolavoro che il grande maestro del bianco e nero realizzò nel 1936. Ne rimasi affascinato da ragazzino e resta a tutt’oggi una delle foto che amo di più in assoluto, per l’insieme di armonia, grazia, rigore, sensualità, talento e grandissimo senso estetico che rappresenta.
E tu ce l’hai una foto che ti ha “avvicinato alla fotografia”?

Read Full Post »

Stages of a photographer
Mi sono deciso a stampare questo grafico che avevo trovato tempo fa sul web e l’ho appeso nei pressi del pc. È buffo: ogni volta che lo guardo mi ritrovo a posizionarmi su punti incoerenti con i precedenti. A volte sono più avanti, altre torno indietro, poi ancora avanti.
Non mi dispiacerebbe però provare a realizzarne una versione un po’ modificata, adattata alle esperienze vissute direttamente. Troppo divertente!
E tu, dove ti posizioni?

Read Full Post »

fortuna

– o { © Copyright 2010 Albi Tai

Torno a citare questo magnifico cigno in bianco e nero, una forma perfetta, colta con maestria da Alberto Montalbetti (Aka Albi Tai) che l’ha inserito come elemento di una sua galleria su Flickr intitolata L’occasione fa l’uomo fotografo.
In questa galleria l’autore si schermisce e parla di fortuna: scatti che lui indica quasi come casuali, in cui si è trovato al posto giusto nel momento giusto.
Ecco, appunto: “al posto giusto nel momento giusto” ma anche e sopratutto preparato. Siamo sicuri che si tratti davvero di avere fortuna? Io non credo proprio, o almeno credo che il peso della fortuna sia davvero relativo.
E’ la passione la chiave. La ricerca costante ed attenta, l’occhio che quasi senza volerlo cerca continuamente inquadrature e la mente che immagina composizioni quasi in automatico…

Coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere un grande maestro come Henri Cartier-Bresson raccontano che egli sembrasse sempre irrequieto: mentre ti parlava si muoveva quasi come a studiare l’inquadratura a cercare la giusta composizione e valutare lo sfondo. Si guardava continuamente intorno, osservava le cose e le persone in modo fotografico, anche quando non aveva con sè la macchina.
La sua leggendaria capacità di cogliere il “decisive moment” non era fortuna.

Insomma, la fortuna c’entra solo in minima parte.
Possiamo piuttosto considerarla come la capacità di essere sempre preparati, di saper cogliere al meglio le oppurtunità che continuamente ci si presentano, senza lasciarcele sfuggire.

Read Full Post »

20120704-231617.jpg

C’era davvero della bella gente l’altra sera a Firenze in occasione dell’incontro the film gang returns che abbiamo organizzato proprio negli stessi giorni di quello dello scorso anno.
Un gruppetto di appassionati con al collo le loro gloriose “vecchiette” a pellicola, entusiasti partecipanti a questo piccolo evento dedicato alla fotografia analogica.
E’ stato divertente vederli in azione e passeggiare con loro, formando una curiosa comitiva di persone caratterizzata da questi accessori un po’ retrò.
C’era chi, come il sottoscritto, aveva portato la sua vecchia biottica, chi la macchina a telemetro, ma non mancavano anche dei veri e propri classici della storia delle reflex come anche qualche giocattolino in plastica.
Grazie ad un prezioso suggerimento di Guido Masi siamo saliti sulla Torre di Arnolfo (che caratterizza Palazzo Vecchio) eccezionalmente aperta alle visite proprio in questi giorni. Posto bellissimo da cui si gode una vista del centro di Firenze che è a dir poco mozzafiato.
Insomma è stato ancora una volta piacevole tornare a scattare con la pellicola, dimenticando magari anche solo per una sera, il digitale e la sua tecnologia.
Non posso che dire: “arrivederci alla prossima!”

Un grazie a tutti i partecipanti che invito (quando avranno sviluppato e poi stampato le loro foto) a linkare qui i loro scatti.

Read Full Post »

Mariotti

Il “coso” di Mario Mariotti – © Copyright 2012 Pega

 

È facile cadere nella “dipendenza” da Instagram. Basta uno smartphone e cominci a far foto, rendendoti conto che ti puoi divertire molto, concentrandoti sul contenuto, sul risultato, senza tante preoccupazioni tecniche, usando la miglior fotocamera esistente al mondo: quella che hai sempre con te.
È evidente l’influenza che questo modo di fotografare sta avendo in rete, un’influenza che si fa ovviamente sentire anche su chi è appassionato di fotografia e lo era ben prima dell’avvento di questi nuovi strumenti per realizzare immagini, insieme ai modi con cui si condividono in rete i risultati.
Ma c’è un aspetto particolare che, secondo me, indica l’enorme impatto che Instagram sta avendo: è il forte aumento delle immagini di formato quadrato che ora si vedono in giro. Fino a pochissimo tempo fa le foto quadrate erano rimaste una nicchia, delle rarità che solo i nostalgici dell’analogico (anche quelli ormai digitalizzati) ogni tanto sfoderavano, memori della gloria dell’antico “medio formato”.
E invece ecco che ora, all’improvviso, sui social network si vedono foto quadrate ovunque. Sono immagini che nascono rettangolari sui sensori di iPhone o telefoni vari, ma che poi Instagram ti costringe a “squadrare”, definendo uno stile particolare che é stato immediatamente seguito da moltissime applicazioni fotografiche, ma anche riscoperto da tanti appassionati di fotografia.
Ecco, questo sì che vuol dire “avere influenza“.

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »