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Henri Cartier Bresson Rue Mouffettard

Rue Mouffettard (1954) - Henri Cartier Bresson

Ci sono delle foto che, a dispetto di regole e tecnica, lasciano il segno. Sanno colpire ed arrivare dritte al cuore dell’osservatore, trasmettendo in un modo inequivocabile emozioni e sensazioni.

Non di rado si tratta di immagini tecnicamente imperfette, in cui sono presenti errori anche grossolani, che il classico “critico” non esiterebbe ad evidenziare.

Sto parlando delle fotografie che sono riuscite a liberarsi dalla morsa del perfezionismo, quel terribile virus che prima o poi infetta tutti i fotografi nel corso della loro attività.

Il perfezionismo è un malanno da cui non sempre è facile svincolarsi e contro il quale tanti grandi artisti hanno ingaggiato continue sfide durante tutta la loro carriera.

Non confondere la curiosità, la voglia di imparare e di far le cose di qualità, con il perfezionismo. Quest’ultimo è subdolo e strisciante, arrogante e prepotente, ti porta ad avvitarti su te stesso ed è anche un assassino: uccide la creatività.

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Cinquecento rossa

Cinquecento rossa - © Copyright 2009 Pega

Se nel precedente weekend assignment ti invitavo a fotografare le cose storte , in questo voglio fare qualcosa di  apprentemente simile ma profondamente diverso.
Stavolta la missione fotografica del fine settimana è dedicata al rendere storti, o meglio un po’ inclinati, soggetti che per loro natura sarebbero invece perfettamente dritti. 
E’ facile rendersi conto che non di rado l’inclinazione può cambiare totalmente il carattere di ciò che stiamo fotografando e ciò ci dice in sostanza che anche questo è un parametro che possiamo sfruttare con la nostra creatività.

E così per l’assignment di questo weekend il tema fotografico è : l’obliquità.

In questo fine settimana pensa, guarda e scatta obliquo.
Componi inquadrature secondo la diagonale del tuo mirino e prova a studiare composizioni che sfruttino questa impostazione.
A volte ciò che sembra ordinario se osservato dritto può assumere un gran fascino quando fotografato con una certa inclinazione.

Insomma, mentre la volta scorsa ti invitavo a fare foto dritte a coste storte, stavolta l’invito è a creare scatti storti di cose dritte.
Provaci, poi come al solito ti invito a condividere “il tuo prodotto della missione” e pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto che avrai realizzato.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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shuttle_launchStefanie Gordon era a bordo di un aereo di linea quando al suo finestrino è apparsa questa visione. Si trattava dello Space Shuttle Endeavour appena lanciato ed in fase di ascesa dopo aver “bucato” lo strato di nubi.

Una scena che non è da tutti giorni vedere e così la brava Stefanie ha preso il suo Iphone ed ha scattato.

Ma non è tutto.
Appena atterrata ha pensato bene di pubblicare l’immagine su Twitter, usando l’applicazione TwitPic e così si è trovata in pochi minuti con un buon migliaio di followers in più ed anche qualche testata come ABC, CNBC e BBC che cercavano di contattarla per ottenere quella ed altre immagini da pubblicare.

Credo che sia un esempio di quanto straordinari siano questi piccoli aggeggi dotati di fotocamera che abbiamo sempre con noi e di come possano essere davvero preziosi in così tante occasioni, divenendo incredibilmente potenti specie quando li sfruttiamo connessi alla rete.

Insomma, tieni il tuo cameraphone sempre a portata di mano, ne potrebbero uscire scatti incredibili ed imprevedibili ma attenzione… bisogna conoscere bene gli strumenti che si usano….
In questo caso per esempio l’entusiasmo della povera Stefanie si è spento velocemente quando è stata informata che secondo  i termini di servizio di TwitPic, si cedono e trasferiscono i diritti delle immagini che si postano attraverso questo network.
Così le agenzie di stampa hanno pagato TwitPic e non Stefanie.

Meditate gente, meditate…

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Cassetta storta

Cassetta storta - © Copyright 2011 Pega

C’è poco da fare, devo confessare che non di rado mi colpiscono ed affascinano le cose storte.
Dal ramo di un albero che ha patito la furia del vento o si è dovuto far strada per trovare la luce, ai nasi più improbabili che si possono incrociare per strada, fino ad una cassetta della posta installata in modo maldestro.

Non proprio sempre, ma più frequentemente di quanto ci si potrebbe aspettare, le cose storte hanno un loro fascino, so che non vale solo per me.
A volte hanno fascino persino per chi ha sempre la tentazione di cercare di raddrizzarle.

E così per l’assignment di questo weekend eccoti il tema fotografico da svolgere : le cose storte.

Prova a cercare di affrontare questa missione cercando e fotografando cose che sono effettivamente storte, anche solo un poco.
Quindi non fare una foto storta di una cosa dritta ma foto dritta di qualcosa che è storto. 🙂

Lo so, questo fine settimana l’assignment è un po’ folle, ma forse è per questo che potrà risultare divertente.
Come al solito ti invito a condividere “il tuo prodotto della missione” e pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto che avrai realizzato.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Leika o-series 1923

La notizia ha fatto velocemente il giro del mondo: in questi giorni si è segnato il record per la fotocamera più costosa mai venduta.
Si tratta di una vecchia Leika o-series del 1923 che è stata battuta all’asta presso Westlicht per la “modica” cifra di un milione e trecentoventimila euro.
Apparenente ad un lotto di soli 25 pezzi realizzati al fine di testare il mercato per questo tipo di fotocamere, la piccola Leica, tuttora perfettamente funzionante, è la seconda di questa serie ad essere stata proposta e venduta in un’asta pubblica.

Devo dire che un prezzo così enorme per un apparecchio fotografico, anche quando sicuramente raro ed importante, a me appare veramente eccessivo.
Ha davvero senso pagare una cifra del genere per aggiudicarsi questo piccolo pezzo di storia? E l’acquirente avrà mai intenzione di caricarci un rullino e provare a fare qualche scatto?

Probabilmente sono domande destinate a rimanere senza risposta. 
Certo che a questo punto posso comunque iniziare a coltivare qualche speranza di poter piazzare ad un buon prezzo anche la mia piccola Rollei del 1945… 
Che dici, provo a sottoporla a qualche casa d’aste? Stavo pensando ad una base di almeno 500.000 euro… 🙂 🙂 🙂

E tu hai qualche vecchio cimelio da vendere?
Ecco nel video sotto com’è andata l’asta della Leika. Dacci un’occhiata, magari chissà… un giorno l’oggetto in vendita potrebbe essere qualcosa che hai nella tua cantina.



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20:00
20:00 (Winter Holter) – © 2011 Pega

Il frigo è una risorsa interessante.
Anche fotograficamente parlando intendo.
Si presta ad essere “ritratto” in molti modi. Puoi immortalarlo chiuso come un forziere, magari con i classici magneti attaccati sopra, oppure scegliere di aprirlo e lavorare con quella luce fredda che proviene dall’interno…
Puoi celebrarne l’opulenza cogliendolo subito dopo una bella spesa al supermercato o fissandolo triste e vuoto in un caldo pomeriggio d’estate al ritorno dalle vacanze.

Insomma: che sia nuovo o vecchio, congelato o sbrinato, il frigo ha proprio un suo fascino. Sarà forse perchè racchiude quello che mangeremo e quindi ciò che saremo domani, o forse perchè sbirciando tra i suoi contenuti ci si può divertire ad immaginare qualcuno dei gusti o delle abitudini di chi lo possiede.

Resta il fatto che si tratta comunque di un oggetto che in molti si cimentano a fotografare, tanto che on line abbondano i progetti in cui questo elettrodomestico è il protagonista.

E tu hai mai provato a fotografare il tuo frigo? O magari quello di qualche parente, amico o vicino?

Beh se lo hai fatto, o lo farai, ti invito  postare qui sotto la foto, semplicemente incollandola o linkandola in un commento.

Questo è il post ufficiale del frigo condiviso.  🙂 🙂 🙂

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Dai un’occhiata fuori dalla finestra di casa o dell’ufficio.
Se noti un cantiere che sta iniziando i lavori potresti provare ad emulare questo spettacolare progetto di un certo Ramon, un “timelapser” francese, che ha realizzato un filmato utilizzando qualcosa come 45.000 scatti effettuati nei tre anni che sono stati necessari per demolire un grattacielo nel quartiere d’Issy-les-Moulineaux a Parigi e costruirne uno nuovo : la “torre” Sequana.

Ramon ha piazzato una reflex Pentax K110D sul tetto di un eliporto poco distante, lasciandola fissata per tutto il tempo necessario, connessa con un cavo per l’alimentazione e lo scarico progressivo delle immagini.

Mi era capitato di vedere dei timelapse di ore, giorni, in qualche caso diversi mesi, ma un progetto così lungo è veramente notevole.

Gustatelo fino in fondo perchè sul finale la sequenza è riprodotta in modo accelerato e l’intero periodo dei tre anni è ripercorso in soli 20 secondi.

Buona visione!

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sb 900Prima e seconda tendina, sync, high speed…
Può proprio capitare di non avere le idee chiare su come funziona questo piccolo e misterioso oggetto chiamato flash.

In questo breve video Paul Duncan ci spiega, in modo veramente efficace, come funziona la sincronizzazione del flash e quali sono le questioni relative alle tendine ed alla velocità dell’otturatore.
E’ un caso che dimostra come con professionalità si possa rendere piuttosto semplice ciò che in genere viene visto come molto complicato.
Buona visione.

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Robert Frank

Robert Frank

Avere qualche difficoltà perchè si sta fotografando, o anche solo si ha in mano una fotocamera, non è un problema solo dei nostri (paranoici) tempi.
Nel 1955 il famoso fotografo Robert Frank stava viaggiando in auto nell’Arkansas, lavorando a quella che sarebbe poi divenuta la sua grande e storica opera: il libro “The Americans”.
Non aveva violato alcuna legge ma fu fermato da una pattuglia della polizia che lo considerò sospetto, anzi particolarmente sospetto, dopo aver notato nella sua auto un certo numero di “macchine fotografiche”.
Gli agenti decisero così di arrestarlo e detenerlo per un interrogatorio.
La disavventura in cella non fu di lunga durata e fortunatamente  non impedì a Robert Frank di continuare il suo magnifico lavoro che uscì circa tre anni dopo.

Per chi fosse interessato ai dettagli, ecco il testo del rapporto dell’agente che effettuò l’arresto. Curioso notare come il fatto che il bagagliaio fosse pieno di macchine fotografiche sia stato considerato dall’agente come fattore sospetto.

Department of
ARKANSAS STATE POLICE
Little Rock, Arkansas

December 19, 1955

Alan R. Templeton, Captain
Criminal Investigations Division
Arkansas State Police
Little Rock, Arkansas

Dear Captain Templeton:

On or about November 7, I was enroute to Dermott to attend to some business and about 2 o’clock I observed a 1950 or 1951 Ford with New York license, driven by a subject later identified as Robert Frank of New York City.

After stopping the car I noticed that he was shabbily dressed, needed a shave and a haircut, also a bath. Subject talked with a foreign accent. I talked to the subject a few minutes and looked into the car where I noticed it was heavily loaded with suitcases, trunks and a number of cameras.

Due to the fact that it was necessary for me to report to Dermott immediately, I placed the subject in the City Jail in McGehee until such time that I could return and check him out.

After returning from Dermott I questioned this subject. He was very uncooperative and had a tendency to be “smart-elecky” in answering questions. Present during the questioning was Trooper Buren Jackson and Officer Ernest Crook of the McGehee Police Department.

We were advised that a Mr. Mercer Woolf of McGehee, who had some experience in counter-intelligence work during World War II and could read and speak several foreign languages, would be available to assist us in checking out this subject. Subject had numerous papers in foreign langauges, including a passport that did not include his picture.

This officer investigated this subject due to the man’s appearance, the fact that he was a foreigner and had in his possession cameras and felt that the subject should be checked out as we are continually being advised to watch out for any persons illegally in this country possibly in the emply of some unfriendly foreign power and the possibility of Communist affiliations.

Subject was fingerprinted in the normal routine of police investigation; one card being sent to Arkansas State Police Headquarters and one card to the Federal Bureau of Investigation in Washington.

Respectfully submitted,
Lieutenant R.E. Brown, Lieutenant
Comanding
Troop #5
ARKANSAS STATE POLICE
Warren, Arkansas

REB:dlg

[fonte: Thomas Hawk]

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Paul Strand - Toadstool-and-grasses-1928

Toadstool and Grasses - Georgetown, Maine 1928 - Paul Strand

In questa fotografia che Paul Strand realizzò nel 1928 c’è la sintesi di una delle sue affermazioni più importanti. Strand diceva che per usare onestamente la fotografia si deve avere un reale rispetto per ciò che ci si trova davanti ed esprimerlo attraverso un insieme di valori tonali quasi infinito.

Se la seconda parte della frase si riferisce ad aspetti tecnici ed estetici, la prima parte è invece riferita a qualcosa che può essere definito come “moralità fotografica”.

Questo rispetto, che trasforma il soggetto da occasione a ragione di una fotografia era il concetto di base di quel movimento a cui Strand apparteneva denominato straight photography.

Lo stesso Strand riuscì solo nella fase matura della sua carriera ad essere veramente coerente con questa filosofia, quando abbandonata ogni sperimentazione si dedicò ad una fotografia calma e naturale.
La famosa foto del fungo rimane uno degli scatti più influenti di questo periodo del grande fotografo. Non si tratta, come potrebbe  apparire a prima vista, della descrizione fredda e scientifica un soggetto botanico ma piuttosto della realizzazione di un panorama in miniatura.
L’immagine è composta rigorosamente, con quell’attenzione alla luce ed agli spazi che in precedenza era stata tipicamente dedicata solo alla rappresentazione delle grandi viste naturali o dei panorami. Il riferimento è a quella fotografia nauralistica e di paesaggio che specie nella seconda metà dell’ottocento era stata realizzata dai grandi maestri che avevano scoperto (visualmente) il nuovo continente.

Esauriti i grandi spazi, quella di Strand era una nuova forma di esplorazione, matura, intima ed attenta, completamente dedicata il microcosmo naturale.

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