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Archive for the ‘People’ Category

Different people

Different people - © Copyright 2009 Pega

Sarà il segno dei tempi.
Siamo ormai assuefatti al polarismo, alla voglia di netta separazione tra giusto e sbagliato tra bene e male. E’ una faccenda piuttosto complessa, sicuramente non è alla portata di questo blog…
Guardando però il mondo della fotografia come se le sue caratteristiche di arte visiva la rendessero capace di riflettere molti fenomeni si vede, forse più che in altre forme di espressione, un incredibile sviluppo di queste “prese di parte”.
Tutti ne siamo più o meno coinvolti o testimoni.

Si va dalla patetica e perenne lotta Nikonisti contro Canonisti alle continue diatribe tra puristi dell’analogico e “tecnologici” del digitale. Poi c’è il conflitto tra chi sostiene che le foto vere sono solo quelle che non subiscono alcuna postproduzione e chi invece dice che la libertà deve essere assoluta e che se è il caso si può anche usare Photoshop per appiccicare il sole in una foto fatta di notte. Non tralasciamo poi la sfida tra i fautori della sola luce naturale contro quelli del flash, il grande contro il medio formato, Kodak contro Ilford, PC contro Mac ed infinite altre contrapposizioni più o meno serie.

Non sto dicendo che non si debba avere le proprie opinioni o che non si debba mai prendere una parte ma solo che a volte questa necessità di appartenenza viene vissuta con troppa importanza.
Alla fine queste diatribe si scoprono spesso sterili e noiose. Però ogni tanto ci si può anche divertire ad osservare come le persone, una volta aderito a qualcuna di queste “fazioni”, possano velocemente cambiare le loro azioni, argomentazioni ed addirittura frequentazioni.

E tu? Stai in una qualche fazione?

🙂

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Gironzolando per Youtube ho trovato questo semplice ma interessante video sul ritratto con flash.

Il bravo Dom Bower ci spiega in modo molto chiaro (anche per chi non è fluido con l’inglese) come si possono ottenere dei risultati apprezzabili nel ritratto, usando semplicemente uno o due flash.
Le differenze tra gli scatti sono evidenti.

Buona visione !

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Oggi voglio parlare di un’altra tra le risposte che ho ricevuto alla domanda che qualche tempo fa feci sul post : “Una sola Fotografia”.

E’ il punto di vista di Angelo, che alla mia richiesta sul blog rispose con una mail semplice ed essenziale, contenete solo questa immagine :

tank_man_tienanmen

Il rivoltoso sconosciuto di Piazza Tiananmen (@ Copyright Jeff Widener - Associated Press)

Si tratta com’è evidente di una delle immagini che ritraggono un rivoltoso, rimasto ad oggi sconosciuto, che durante le manifestazioni di protesta del giugno del 1989 in Piazza Tienammen a Pechino, fronteggiò da solo e disarmato una colonna di carri armati.

E’ una foto simbolo. Un’immagine potente ed intensa. 
Probabilmente non serve aggiungere altro, ma ho voluto chiedere ad Angelo un suo breve commento che accompagnasse la sua scelta. Eccolo :

“Dare una motivazione scritta significa un po’ togliere del significato alla fotografia perché non sarei mai in grado di scrivere un testo capace di trasmettere le emozioni che ricevo guardando quella foto.
Usare delle parole per descriverla e motivarne la scelta è come togliere un po’ di fascino o spostare l’attenzione di chi la guarda in direzione del mio punto di vista.
Prima di mandare l’immagine ho pensato: “ora gli spiego il perché” e poi ho realizzato che quella foto è cosi’ potente che non è necessario spiegare… 
L’ho scelta perché porta con sé tanto significato. Tanti concetti che qualcuno può dare per scontato ma che sono fondamentali. Quella foto è un inno alla libertà.
Probabilmente è questo il motivo per cui la voglio salvare. Perché senza la libertà non si possono nemmeno fare fotografie. E con questo potrei ricollegarmi alla campagna di Photography is not a Crime…”

Libertà…
I segni dell’erosione della libertà si iniziano a percepire anche quando si intaccano possibilità apparentemente secondarie come la libertà di fotografare…
Ne parlavamo giusto un paio di giorni fa…

Grazie Angelo per il tuo contributo

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ATTENZIONE

Su gentile richiesta degli attuali iscritti, lo Sharing Workshop è stato spostato a SABATO 17 Aprile.

Per chi non sapesse di cosa si tratta invito a leggere qui la descrizione dell’iniziativa che è gratuita ed aperta a tutti.
Chiunque è appassionato di fotografia, non importa il livello, è il benvenuto.

Ci sono ancora un paio di posti disponibili e chi volesse partecipare è invitato a scrivere a sharingworkshop@gmail.com .

Non esitare, sarà divertente.

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Tatoo Master

Tatoo Master - © Copyright 2009 Pega

Ti propongo una sorta di “missione” per questo weekend, un assignment fotografico. Il tema è “un sorriso”.

Vai in cerca di persone che vogliono sorridere al tuo obiettivo e scatta. Prendi quella che sarà la foto che ritieni migliore, quella che più ti piace e postala sul tuo album online poi metti il link in un commento qui sotto.

Condividi il migliore sorriso che saprai catturare in questo weekend.

Buon fine settimana.

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Trendy elements

Trendy elements - © Copyright 2009 Pega

Ormai ci siamo assuefatti al “quick cut”, quella precisa scelta di regia e montaggio che nel mondo del video opta per contuinui cambi di inquadratura, scene brevissime, dinamiche e veloci, quasi dei flash che si susseguono.

E’ una tendenza che nel corso degli anni si è sviluppata sempre di più. Partita in origine dal mondo dei videoclip si è trasferita ben presto in quello degli spot pubblicitari, per approdare ormai in qualsiasi produzione visiva: dalla fiction ai telegiornali, al cinema.

Dicevo che ormai ci siamo abituati, siamo stati pian piano “impostati” per sfruttare quella capacità del nostro cervello di saper “cogliere al volo” la sintesi, di “surfare” tra le informazioni audiovisive in un flusso sempre più veloce e denso, spesso ricchissimo di suggestioni pubblicitarie.

Personalmente però sto cominciando a provare una forma di rigetto nei confronti di questo stile. Una sorta di intolleranza.
Odio il quick cut perchè ha iniziato a farmi parzialmente perdere la capacità di fermarmi a guardare, godere di una scena, studiarne le caratteristiche con calma. E questo è tanto più grave se questa “superficialità” la andiamo ad usare con le fotografie.

Le foto vanno gustate. Già in precedenti post accennavo al piacere di studiare a fondo le immagini, di “ascoltarle” a lungo quasi come si fa con un pezzo musicale o anche come si assapora con calma un calice di buon vino.

Il quick cut è invece un atteggiamento, un’impostazione, un modo diverso di guardare che crea un’abitudine che tende ad allontanarci da tutto questo.
Ed è un gran peccato.

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Aranci aranci ! Cu avi i guai s'i chiànci!

Aranci aranci ! Cu avi i guai s'i chiànci! - © Copyright 2008 Pega

Giorni fa, davanti alla vetrina di un negozio che espone attrezzatura fotografica mi è involontariamente capitato di sentire una simpatica discussione tra due fotografi. Si trattava di due persone sulla cinquantina, apparentemente non dei novellini e presumibilmente con diversi anni di passione fotografica alle spalle.

Entrambi sostenevano che l’esperienza in fotografia si misura sopratutto nel numero di scatti effettuati e non assolutamente in “anni”. Per scatti non intendevano le volte che si è schiacciato il pulsante dell’otturatore ma piuttosto il numero di “prodotti fotografici” effettivamente completati, che siano stampe su carta, pubblicazioni online o cos’altro.

Uno dei due sosteneva che il minimo di esperienza per poter iniziare a “fare sul serio” è di circa diecimila scatti (10.000), l’altro considerava questa cifra assolutamente insufficiente e proponeva circa il triplo…

Sinceramente non mi era mai capitato di esaminare la cosa da questo punto di vista e devo dire che sono rimasto piuttosto allibito. E’ un discorso che in qualche modo trovo allo stesso tempo folle ed interessante, decisamente estremo ma non del tutto privo di una sua ragion d’essere…

Ovvio che tutto sta nel definire che cosa si voglia dire con “fare sul serio” e con “esperienza” ed altrettanto ovvio è che non è poi così importante valutare così queste grandezze perchè potrebbe essere di nessuna utilità, ma alla fine la cosa devo dire che mi ha un po’ incuriosito e fatto rimuginare…

Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi…

🙂

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Tra le mail che ho ricevuto in risposta al mio post “Una sola Fotografia” , in cui chiedevo quale fosse la foto che in una immaginaria catastrofe avresti scelto nel caso fosse possibile salvarne una sola, c’e quella di Daniele che sceglie questo scatto di Jacques Henri Lartigue :

Delage Automobile

Delage Automobile, A.C.F. Grand Prix, Dieppe Circuit, June 26, 1912 - Photography by J.H.Lartigue©Ministère de la Culture-France/AAJHL

E’ una scelta particolare, ovviamente personale, ma non è la discussione di questa l’oggetto del post, quanto il grande fotografo autore di questo storico scatto.

Io ho scoperto Lartigue quasi per caso, non leggendo di fotografia ma invece cercando foto ed immagini dei primordi dell’aviazione.
Mi accorsi subito di non aver trovato solo interessanti immagini di pionieristiche macchine volanti, ma sopratutto un artista riconosciuto come un maestro. Anzi un bambino maestro.

lartigue_23 September 1912

23 September 1912 - Photo J.H.Lartigue©Ministère de la Culture-France/AAJHL

Jacques Henri Lartigue nasce a Parigi nel 1894 in una famiglia facoltosa. Il padre, appasisonato di fotografia, gli regala all’età di soli sette anni la prima macchina fotografica. Con questa Henri fa quello che qualunque bambino avrebbe fatto : inizia a fotografare ciò che gli sta intorno, ciò che gli piace, con il talento e la libertà creativa che proprio i bambini sanno esprimere così bene.
E’ anche a causa di una salute cagionevole ed un fisico gracilino che lo rendono più propenso alla figura di “osservatore” che non a quella di protagonista, che il giovanissimo Lartigue documenta quelle che erano le passioni e le avventure degli amici e dei giovani membri della sua famiglia, tra cui il fratello “Zissou” che si diletta a costruire aeroplani ed automobili nel castello di famiglia.

lartigue_Zissou

Zissou, Louis and the Gardener Martin, 1909 - Photo J.H.Lartigue©Ministère de la Culture-France/AAJHL

E’ la dinamicità e la spontaneità di queste foto dei primi del novecento che mi ha colpito, Lartigue era un bambino che scattava con una macchina primordiale eppure riusciva a creare immagini fantastiche, che suscitano ammirazione ancora oggi, come quella scelta da Daniele dove il movimento e l’atmosfera sono catturati in un modo assolutamente perfetto.

Lartigue sperimentò anche diverse tecniche fotografiche decisamente futuristiche per il tempo, tra queste la fotografia stereoscopica ed alcune tecniche di sovraimpressione, alla ricerca di effetti che oggi definiremo “speciali”.

Crescendo, la vita artistica di Jacques Henri Lartigue si sposta principalmente sulla pittura e la sua carriera sarà lunga e produttiva, mantenendo comunque un discreto interesse e successo anche in ambito fotografico con una propensione verso le scene di strada e mondane che lo hanno fatto definire anche come uno dei pionieri della fotografia di moda . E’ facile trovarne online tutti i dettagli, le esperienze e la produzione, molto estesa, che donò integralmente alla Francia prima della sua morte.

A mio parere però quello che lascia il segno è il giovanissimo Lartigue. E’ il bambino prodigio, la sua capacità di saper scegliere e trasmettere il momento, l’atmosfera. Una capacità che, almeno a mio avviso, si diluì molto nel corso degli anni.

Come disse Picasso : “Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi”, un’affermazione valida anche per un grande maestro come J.H. Lartigue.

 

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Teaching each other

Teaching each other - © Copyright 2008 Pega

Oggi ti invito a qualcosa che esce dal blog e si sposta nel mondo reale.
Non si tratta quindi solo di un articolo da leggere o di foto da guardare, sto parlando di un piccolo evento, un esperimento. Lo Sharing Workshop è un’idea che ho da un po’ e credo sia l’ora di provarla realmente.
Ecco di che si tratta.

Il concetto alla base di questa iniziativa è quello di creare un’occasione di condivisione attiva, attraverso un vero incontro tra un piccolo gruppo di persone appassionate di fotografia.
Ogni partecipante sarà sia fruitore che protagonista, perchè il workshop sarà suddiviso in brevi sessioni di circa 20 minuti in cui, a turno, ognuno prenderà la parola ed andrà ad esporre per gli altri un suo argomento a tema fotografico.

Se intendi partecipare sappi che potrai parlare di ciò che vuoi: quello che più ti piace o interessa, potrebbe essere ciò che hai appena iniziato a studiare oppure quello su cui hai lavorato per una vita. Non importa a che livello. Tutti gli argomenti sono graditi ed assolutamente ben accetti purchè attinenti alla fotografia.
L’idea di fondo è quella di mettere in condivisione una propria conoscenza o competenza e verificare quanto questo non solo sia gradito agli altri, ma anche come sia utile per se stessi.
A puro titolo di esempio faccio un breve elenco di possibili temi :

– Esporre un proprio lavoro fotografico illustrandone agli altri il tema
– Parlare di una tecnica fotografica o di postproduzione
– Raccontare un’esperienza personale, una storia da condividere, il lavoro o la vita di un fotografo che ammiri
– Illustrare un proprio punto di vista sulla fotografia o sul processo creativo
– Stimolare e condurre una breve discussione aperta su un tema specifico
– Proporre un esercizio o un “challenge” fotografico” sviluppabile insieme agli altri sul momento

Ogni intervento dovrà essere completamente a cura del partecipante, anche nel senso di eventuali attrezzature che ognuno dovrà portarsi se necessario. Ad esempio le foto stampate per chi parlerà del lavoro suo o di altri o un PC per chi volesse parlare di postproduzione. Il piccolo numero di partecipanti previsto serve a rendere semplice e snello questo aspetto.

Si tratta in ogni caso di partecipare al workshop con spirito attivo e di condivisione, per questo si chiama “Sharing Workshop“.

Lo Sharing Workshop si svolgerà a Firenze nella giornata di Sabato 17 Aprile dalle ore 10. Il luogo di incontro verrà comunicato agli iscritti.
La partecipazione è gratuita ma limitata ad un numero massimo di sei (6) persone.
Non ci sono vincoli di età o livello tecnico. Se sei interessato potrai partecipare indipententemente dal fatto che tu sia un principiante o un professionista, l’importante è comprendere lo spirito dell’iniziativa : tutti possono imparare da tutti.

Per iscriverti manda una e-mail a sharingworkshop@gmail.com indicando, possibilmente, su quale argomento vorrai svolgere la tua sessione di workshop. 

Ti piace ? Allora vieni. Sarà divertente.

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L’inverno prima o poi ci saluterà…
E sarà il momento per provare due scatti nel bosco come in questo video di Bert Stephani.
Un setup semplice con uno o due flash e una modella paziente…
E un “birrino” 🙂

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