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Archive for the ‘Technique’ Category

Il Dr. Gary Greenberg è specializzato in un tipo particolare di fotografia: la microfotografia della sabbia.
Sul suo sito sandgrains.com c’è una galleria di spettacolari immagini in cui colori e dettagli nascosti tra i minuscoli granelli divengono i protagonisti di un paesaggio affascinante catturato con il microscopio, capace di farci rimanere a bocca aperta pensando a quanta bellezza ci possa essere in una manciata di sabbia.

La tecnica usata va ben oltre la semplice fotografia macro e l’autore è una vera e propria autorità nel campo, con al suo attivo numerosi brevetti relativi alla realizzazione di immagini di questo tipo, tanto che tra i vari soggetti che compaiono nel portfolio di questo particolare autore c’è anche la polvere proveniente dalla Luna, raccolta durante le missioni Apollo.

Interessante e da vedere anche il video che ho trovato, un esempio di quello di cui è capace Greenberg.
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How to levitate

Levitating Photographer 48/365 – © Copyright 2011 Louish Pixel

Ti piacerebbe provare a realizzare un’immagine come questa?
In genere non sono un grande estimatore di questo tipo di fotografia che trovo un po’ troppo dipendente dalla manipolazione digitale, certo è che i risultati possono essere proprio divertenti.
La tecnica è tutto sommato semplice: si fanno due scatti: il primo senza il soggetto ed il secondo con questo piazzato in modo improbabile, appoggiato a supporti (in questo caso uno sgabello) che poi vengono rimossi in postproduzione, cancellati con il tipico timbro clone di Photoshop.
Poi si fondono le due immagini ed ecco il risultato, con una qualità che mette alla prova l’occhio più attento.
Se ti interessa approfondire e fare un tentativo ecco il video in cui Louish Pixel ci spiega la tecnica in modo piuttosto completo.
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Eirik Solheim è un fotografo e blogger norvegese, ne parlai in un precedente post a proposito di un timelapse, da lui realizzato, che concentrava un intero anno in due minuti di video. Oggi voglio proporti un’altra sua creazione, stavolta tutta nel dominio della fotografia vera e propria.
E’ un progetto che Eirik ha creato sempre piazzando la sua reflex digitale alla finestra e facendole scattare un fotogramma ogni mezz’ora, raccogliendo 3888 immagini di dimensione 3888×2592 pixel: un anno di scatti ogni trenta minuti.
Finita questa fase Eirik si è poi messo al lavoro con il computer ed ha estratto una striscia verticale larga un singolo pixel da ognuna delle foto, in modo che ogni striscia fosse l’adiacente rispetto a quella estratta dal fotogramma precedente.
Ricomponendo la sequenza di queste colonne di pixel è andato quindi a ricreare un’immagine particolarissima: un anno intero in una singola foto.

one year in one image

one year in one image – © Copytight 2010 Eirik Solheim

La scena è quella di un bosco norvegese con le sue stagioni, gennaio a sinistra, dicembre a destra, primavera ed estate al centro. Trovo che sia un’immagine con una caratteristica di sintesi semplicemente straordinaria.
Complimenti ad Eirik, un bel risultato frutto di passione e creatività, ma anche di costanza e tecnica. Se vuoi puoi dare un’occhiata anche ad altri suoi scatti e sue idee sul suo  album flickr.

Insomma questa della foto fatta con le strisce di pixel è un’idea davvero creativa, sfruttabile in moltissimi modi. Per esempio io avrei pensato ad un bel progetto 365 – “una foto (e striscia) al giorno” usando per soggetto la mia faccia appena alzato… 😀

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Era il 2 Febbraio del 1947.
Una curiosa scatoletta magica veniva presentata al congresso della Optical Society of America, si trattava della prima macchina fotografica istantanea: la Polaroid Land camera.
Nata dal genio di Hedwin Herbert Land, fisico ed inventore specializzato in filtri ottici (a lui dobbiamo i filtri polarizzatori), la Polaroid nacque quasi per gioco dato che fu inizialmente ideata per soddisfare un capriccio della piccola Jennifer, figlioletta di Hedwin, che si lamentava di non poter subito vedere le fotografie scattate.
L’azienda di Land, Polaroid Corporation, esisteva già dal 1937 con all’attivo numerosi prodotti interessanti: dai mirini militari agli occhiali da sole, ma la fotocamera istantanea divenne subito il prodotto di punta.
Nel primo giorno di lancio sul mercato furono venduti quasi tutti gli esemplari (la mitica Model 95) sebbene il prezzo non fosse dei più abbordabili: 89 dollari del 1948.
Sessantacinque anni non sono tanti per la quasi bicentenaria storia della fotografia ma sicuramente la Polaroid ha lasciato un segno importante.
Schiacciata dall’arrivo del digitale, ha subito l’avvento di una tecnologia che le ha tolto proprio il primato su cui si era basato il suo successo: la possibilità di vedere immediatamente il risultato dello scatto e così il progressivo ma inesorabile calo che nel 2007 arriva all’inevitabile pensionamento del settore delle fotocamere istantanee, con la conseguente chiusura degli stabilimenti di produzione delle pellicole.
Ma la storia di questa affascinante invenzione non sembra giunta al termine e continua, birforcandosi in due strade distinte. Da un lato il manipolo di “eroi analogici” dell’Impossible Project che dal 2008 hanno intrapreso, fondando una nuova azienda, la difficile strada del riavvio della produzione e commercializzazione delle pellicole, dall’altro il nuovo impulso digitale di casa Polaroid che, investendo nel marketing ed assoldando addirittura Lady Gaga come “direttore creativo”, ha presentato una nuova macchina istantanea (digitale): la GL30.
Non so chi riuscirà a raccogliere l’eredità sostanziale di questo grande marchio, quel che è certo è che un bell'”in bocca al lupo” la vecchia Polaroid se lo merita proprio.

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Avedon_instructions

Oggi ti ripropongo un vecchio post.
Lo scrissi subito dopo aver trovato questa immagine: uno splendido esempio di come si lavorava prima dell’avvento del digitale ed un interessante documento per chi spesso discute sul tema della postproduzione delle fotografie.
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Quante appassionate discussioni sull’opportunità o meno di intervenire sulle immagini digitali. Da una parte i puristi del “non si tocca nulla”, dall’altra gli smanettoni.
E’ curioso, ma secondo me, la diatriba non ha molto senso.
La postroduzione è sempre esistita e la questione eventualmente non sta negli aspetti tecnologici ma nella “misura”, nella capacità di trovare il giusto limite oltre il quale non andare.
A parte il fatto che anche in molte altre forme d’arte si può parlare tranquillamente di postproduzione, e senza problemi di tabù (pensiamo alla musica, al cinema ma anche alla stessa pittura), comunque la fotografia ha avuto fino dai suoi albori il processo dell’immagine tra le sue caratteristiche peculiari.
Non è forse postproduzione lo sviluppo del negativo?
E che dire della stampa? Della scelta della carta e del trattamento? Mai sentito parlare di “sviluppo selettivo”?
Quante variabili poteva controllare il fotografo in camera oscura e poi in fase di stampa? Molte, davvero molte.
Ansel Adams ci scrisse un intero libro “The Print”.

L’immagine sopra è un documento interessante.
Si tratta dello schizzo di istruzioni di esposizione con cui Richard Avedon istruiva il suo “stampatore”.
In inglese suona curioso e stranamente tecnologico: ”Avedon’s instructions to his printer”.

[Image from : http://claytoncubitt.tumblr.com/%5D

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Penetrazione tecnologica

Penetrazione tecnologica – © Copyright 2010 Pega

In fotografia la macchina è semplicemente uno strumento, è soltanto il mezzo attraverso cui il fotografo fissa la sua visione.
Lo stesso vale per tutte le possibili tecnologie usate: analogico, digitale, grande o piccolo formato, istantanee, JPG, RAW, PC o MAC, obiettivi, flash ed altri mille accessori, sono solo strumenti… semplici utensili.
A volte ci focalizziamo un po’ troppo su attrezzatura ed aspetti tecnici e credo che prendere un po’ di distanza da questi sia una cosa importante per chi fotografa, perché ogni aspetto tecnico porta con sè dei vincoli creativi che possono limitare le nostre capacità ed intuizioni.
E così anche l’abbracciare in modo troppo selettivo un solo filone tecnologico è un limite da valutare con attenzione, perchè rischia di incanalare troppo la creatività.
Scegliere di fotografare solo in un certo formato, solo in analogico (o digitale), solo senza flash, solo senza postproduzione o secondo chissà quali mille altri “solo”, è alla fine un vincolo che si ritorce sul fotografo e sulla sua visione.
Aprirsi ad una molteplicità di strumenti a disposizione è un vantaggio che va sfruttato, cercando ovviamente di trovare la giusta misura ed imparando ad usare al meglio quelli che si scelgono, divertendosi anche di più.

Non autoimprigionarti in una tecnologia, perché come diceva qualcuno: “Se il tuo unico strumento è un martello, il mondo ti apparirà come un chiodo”.

   

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storm on SaturnDa oltre un anno c’è qualcosa di affascinante e misterioso che si sta svolgendo nell’atmosfera di Saturno.
La sonda Cassini, di cui già parlavo in un vecchio post , ha fotografato fin dalla fine del 2010 gli effetti di quello che sembrava un uragano in fase di formazione.
Una tempesta che con tanto di fulmini e saette dalle proporzioni inimmaginabili si è sviluppata nel corso di tutto il 2011, fino a coinvolgere un intero emisfero di quel pianeta così enorme.

Ne parlo perchè la sonda ci invia delle imagini che trovo semplicemente meravigliose dal punto di vista fotografico.
Sono come bellissimi astratti, dalle forme misteriose ed affascinanti, che rapiscono quando associati al concetto dell’enormità quasi inconcepibile di ciò che rappresentano.

Se vuoi, puoi dare un’occhiata all’apposita pagina “The Saturn Storm Chronicles” sul sito del laboratorio immagini della missione Cassini.

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Ramette defying gravity

© Copyright Philippe Ramette

Il fotografo francese Philippe Ramette sembra aver trovato il modo di battere la forza di gravità. Realizza i suoi scatti pazzeschi, in cui appare in posizioni del tutto impossibili, senza bisogno di ricorrere a tecniche di post produzione digitale. Insomma niente Photoshop.
Come fa?
In realtà Philippe non è solo un bravo fotografo creativo, è anche uno scultore ed è specializzato nel realizzare speciali supporti in metallo che permettono di assumere posizioni improbabili che ingannano l’occhio, sembrando davvero esempi di vittoria sulla legge di gravità.
Nella foto qui sotto puoi vedere un backstage di esempio in cui si vede come Ramette prepara le sue “pose”. Puoi trovare inoltre altri suoi lavori sul sito della Galerie Xippas.

Il suo stile è un esempio di creatività e maestria realizzativa che trovo notevole e mi piacerebbe proprio provare a realizzare qualche scatto (magari semplice semplice) seguendo la sua idea.
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Philippe Ramette

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Mi piacciono molto i video backstage in cui si vedono i fotografi all’opera, specie quelli dove si può sbirciare il setup delle luci e l’attrezzatura ma anche il rapporto che si sviluppa con i soggetti durante le sessioni di scatto.

Oggi te ne propongo un paio del fotografo commerciale Kevin Winzeler, girati durante la realizzazione di materiale destinato a spot e pubblicità.
C’è sempre un sacco da imparare…
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I fotografi si dividono in due categorie: quelli a cui la macchina fotografica è caduta per terra e quelli a cui deve ancora cadere 🙂

Eh si. Pensiamo un attimo a quanto è importante per la nostra attrezzatura, fatta di costose fotocamere ed obiettivi, quel laccetto che ci permette di trasportarla comodamente appesa ad una spalla o al collo.
C’è un dettaglio che spesso trascuriamo ed è il metodo con cui sistemiamo e fissiamo quel laccetto. Conosco personalmente almeno un paio di persone la cui macchina ha rischiato grosso a causa di una tracolla fissata male e così ecco che oggi ti propongo un video al proposito.
E’ un tutorial in cui Kent Weakley ci spiega una semplice tecnica per sistemare correttamente e definitivamente il laccetto della tracolla, risolvendo anche il problema degli estremi che in questo modo rimangono nascosti.

A volte ci vuole anche un po’ questa roba…
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