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DIY vibration detectorC’è chi la questione della nitidezza la prende parecchio sul serio.
Sul sito Camera Technica (www.cameratechnica.com) che ti segnalo e che spesso visito alla scoperta di prove ed idee interessanti, hanno pubblicato un semplice esperimento per vedere quanto il movimento dello specchio influenza la nitidezza delle immagini che realizziamo con le nostre reflex.

Ebbene, il video che puoi vedere qui sotto è stato realizzato montando un puntatore laser sulla macchina posta su treppiede in modo da amplificare e rendere visibili i piccoli movimenti del corpo della fotocamera.
Si nota quanto sia grande la differenza di stabilità tra quando si scatta con la normale pressione del dito sul bottone dello scatto, quando invece lo si fa tramite telecomando o autoscatto e quando infine si opta per sommare ad uno scatto telecomandato anche l’opzione di sollevamento preventivo dello specchio che molte macchine prevedono.

Lo specchio è un elemento fondamentale di tutte le reflex ed è la soluzione che, fin dalla prima storica fotocamera di questo tipo, è presente e contraddistingue questa classe di macchine fotografiche, permettendo la visualizzazione dell’inquadratura direttamente attraverso l’obiettivo.
Nelle SLR (le moderne fotocamere ad una sola lente) lo specchio c’è ancora come un tempo e, tramite un meccanismo, si solleva velocemente un attimo prima dell’esposizione per poi tornare in posizione subito dopo.
L’esperimento di Camera Technica dimostra però che il suo movimento introduce delle vibrazioni tali da alterare in modo rilevante la qualità di una immagine quando i tempi di esposizione sono lunghi.

Cercare e trovare l’opzione con cui forzare il movimento dello specchio in modo che questo avvenga con molto anticipo rispetto allo scatto, o ancora meglio usare il live view (per le macchine che ne dispongono) è quindi una buona indicazione per tutti i fotografi che intendono ottenere la massima qualità dalla loro attrezzatura in caso di lunghe esposizioni.

Guardando alle già esistenti o prossime generazioni di fotocamere senza specchio (mirrorless) è nel frattempo proprio assurdo rovinare la nitidezza di una buona e costosa lente, lasciandola alterare dalle vibrazioni del buon vecchio specchio no ? Quindi… mirror up!
🙂

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Shutter speed

shutterIn questi giorni mi capita di sentire i partecipanti al prossimo Sharing Workshop #4 e di parlare con loro circa gli argomenti che saranno oggetto dei rispettivi contributi all’evento.
In questo, come in casi precedenti, ho notato che a volte le persone tendono a preoccuparsi molto del fatto che forse il loro apporto potrebbe non essere “abbastanza interessante” o “del livello adeguato”.

Ecco, questa è una preoccupazione che, a prescindere dal partecipare o meno ad un evento come quello a cui ho fatto riferimento, spesso coglie chi è appassionato di fotografia : la paura di non essere all’altezza.

E’ una paura del giudizio altrui, un eccessiva umiltà, timore della critica e del confronto che può arrivare addirittura ad impedire di mostrare agli altri il prodotto della propria passione e creatività.

In realtà quando si tratta di approfondire e sviluppare qualcosa che ci piace, che si tratti di far vedere le proprie foto (o di contribuire ad uno sharing workshop) a livello amatoriale nessuno stabilisce mai un livello da raggiungere o un interesse minimo da soddisfare.
Sono solo vincoli che ci creiamo tutti da soli.
A volte non è il cosa ma è il come.

Non sono proprio sicuro di essere riuscito a spiegarmi, ecco quindi un esempio di come si possa riuscire a sviluppare un argomento, in questo caso un argomento tecnico, che in molti giudicherebbero troppo banale o poco interessante in un workshop di fotografia.
E’ un breve video che ho trovato e che tratta del “tempo di esposizione” : un concetto di base che in genere anche i fotografi alle prime armi conoscono bene e e su cui si potrebbe considerare che c’è ben poco da dire.
Ed invece secondo me questo potrebbe essere tranquillamente oggetto di “condivisione” ed approfondimento, perchè alla fine ne viene fuori un qualcosa di sempre interessante, a tutti i livelli.
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Backup again

Ho deciso di parlare ancora di backup, anzi di farlo d’ora in poi almeno una volta l’anno.
L’ho deciso qualche giorno fa quando un conoscente appassionato di fotografia mi ha contattato per avere qualche consiglio su come “recuperare tutto il suo archivio fotografico PERSO nell’hard disk rotto del suo PC”

Oggi ripropongo quindi un vecchio post… sempre valido. 

Sadness

Sadness - © Copyright 2008 Pega

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Scatti in digitale ?

Lo fai (vero ?) un sano e regolare backup del tuo archivio fotografico ? Ne hai una o più copie di sicurezza ?
Lo dico perchè ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perchè gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva TUTTE le sue foto.
Roba da mettersi a piangere.

Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel delle nostre immagini è aumentato notevolmente il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

– Copie su DVD.
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di peristenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità e non cercare il risparmio a tutti i costi.

– Copie su nastro (DAT).
E’ una tecnica la cui applicabilità è conveniente solo a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono abbastanza costose.

– Copie su Hard Disk rimuovibili
Il prezzo dei piccoli hard disk rimuovibili è sceso sotto la soglia dei 0,25 Euro a Gb.
E’ una soluzione pratica ed efficace.

– Storage su Internet.
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono grandi quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa che potrebbe essere la soluzione ideale sono i costi ed i lunghi tempi di trasferimento dei dati.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di :

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e regolarmente il salvataggio dei dati sui supporti di backup

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati !

Una domanda : quanto saresti disposto ipoteticamente a pagare per riavere il tuo archivio fotografico in caso di perdita ? Pensaci sul serio. E’ solo un’ipotesi perchè in moltissimi casi di perdita di dati (eccetto quello un po’ inedito ed inusuale di “rapimento”) questi non tornano disponibili nemmeno con tutto l’oro del mondo.

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte di quella cifra per il tuo sistema di backup.

snow koala sunset flower

Snow Koala with Sunset Flower - © Copyright 2009 Pega

Sai cos’è la pareidolia?
Se non lo sai ti invito a leggere questo post perchè l’assignment di questo fine settimana è proprio questo: pareidolia.
Si può essere più o meno naturalmente portati verso questa vera e propria forma d’arte ma in ogni caso il cercare con attenzione e lavorare con occhio e mente a “caccia” di figure umane o animali che emergono dall’osservazione di oggetti inanimati è una strada che tutti possono provare a percorrere.
Se non l’hai mai fatto inizia dalle cose semplici, poste su un solo piano, come occhi e bocca nelle facciate degli edifici, nel frontale delle automobili, tra le nuvole o nei dettagli degli oggetti.
Potrà capitarti poi di scovare immagini interessanti anche sovrapponendo piani diversi e sarà proprio sperimentando questa fase che potrai divertirti molto.
Per qualcuno la pareidolia è divenuta una vera e propria passione, come dimostrano i gruppi dedicati su Flickr.
Dunque, in questo weekend provaci con questo nuovo assignment e poi come sempre, se vuoi, condividi il tuo lavoro con gli altri lettori del blog postando un commento con il link.
Sono proprio curioso di vedere cosa viene fuori. E poi condividere le proprie immagini è costruttivo e divertente!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

L’effetto specchio

https://i0.wp.com/farm3.static.flickr.com/2665/3700494172_598ed0705f.jpg

Ipotiposi - © Copyright 2009 Pega

Hai mai provato a porgere una tua foto ad una persona chiedendo apertamente di dare un parere su quel tuo lavoro? Intendo un parere approfondito, una lettura, non solo un “mi piace” o “non mi piace”.
La cosa in genere si dimostra interessante, in particolare se si tratta di foto relizzate con intento creativo, quando insomma le immagini hanno una certa velleità artistica tesa a trasmettere un qualche messaggio.

Quello che succede è un fenomeno curioso: l’osservatore tende, indipendentemente dalla sua propensione o meno all’atteggiamento critico, ad iniziare a proiettare emozioni e contenuti sulla tua fotografia.
Il risultato di queste proiezioni è poco prevedibile ma sempre molto legato a quello che è l’Io dell’osservatore stesso, alle sue esperienze, alla sua cultura ed al suo stato d’animo in quel momento.
La persona, in sintesi, proietta se stessa nella tua foto e la foto si comporta come uno specchio in cui essa si studia, in genere senza nemmeno accorgersene.

E’ un esperimento interessante, specie se si ha l’opportunità di farlo con persone dalle esperienze, età e culture diverse dalle proprie.
Provaci o raccontami se hai già sperimentato in proposito.

La Legotron

legotron

Già altre volte ho avuto l’occasione di parlare di Lego e fotografia.
Stavolta è perchè ho trovato il sito di un simpatico genio del fai-da-te, un certo Cary Norton, che ha progettato e  costruito una macchina fotografica grande formato usando i mattoncini Lego: la Legotron Mark I.
Si tratta di una 4×5 che il fotografo ha assemblato aggiungendoci un’ottica acquistata su Ebay per 40$.
Il sistema di messa a fuoco è semplicissimo e si basa sullo scorrimento di una sezione dentro l’altra della “scatola” di Lego.
Non c’è molto di più in questa macchina se non una slitta per l’inserimento della lastra. 

ashley legotron

Quello che poi serve è pazienza e competenza nell’uso di questo  apparecchio che, come ben sa chi ha avuto modo di utilizzare questo tipo di fotocamere, difficilmente permette di lasciare le cose al caso ma d’altro canto è in grado di regalare grandi soddisfazioni.
Ne è un esempio il ritratto qui a fianco realizzato con la Legotron.
Adesso Cary sta lavorando ad una seconda versione di questo progetto, un perfezionamento che sarà contrassegnato dalla sigla Mark II e che, come per la prima versione, potrai a breve vedere descritta nei particolari sul suo sito.
Ok, io adesso ti saluto e vado a rovistare in cantina per vedere se ho abbastanza mattoncini Lego… 🙂

I fondi del caffè

@ 2011 Antologia

Strane forme rimangono residue sul fondo della tazzina.
Forme che ad un occhio distratto non dicono niente ma che, fermandosi ad osservare e a cercare, rivelano pian piano delle figure: soggetti e concetti che germogliano quasi a vista d’occhio.

Quella che stai guardando è una foto di Antologia, amica lettrice del blog che mi invita a provare con questa sua immagine, quello che io definisco come fotodegustazione .
E’ un modo di guardare le fotografie alla ricerca di elementi e sensazioni che emergono guardando con calma, magari a lungo, molto a lungo, proprio come quando si degusta un vecchio liquore o, in questo caso, un caffè raro.
Questo approccio all’osservazione della fotografia non vuole essere una critica, piuttosto un modo diverso e creativo di gustare un lavoro, cercando nuove proiezioni e significati.
La fotodegustazione è quindi simile al classico approccio della lettura fotografica, ma con un maggiore tentativo di proiettare nelle immagini di altri, sensazioni personali molto soggettive.

Per quanto mi riguarda, ho avuto bisogno di molto tempo per poter cominciare a vedere bene questa immagine.
E’ quasi come se fosse una fusione di più dimensioni diverse, quasi delle realtà parallele che convivono dentro questa tazzina.
Credo che le emozioni che questa foto è in grado di trasmettere siano completamente legate al riuscire a visualizzare le forme umane ed animali che affiorano tra le macchie e le linee dei fondi del caffè.
Un profilo umano chiaramente visibile sul lato destro, ma anche la moltitudine di piccole faccine ed occhietti che si accalcano nel centro, possono assumere un carattere quasi inquietante e, a mio parere, caratterizzano in modo intenso l’immagine.

Mi sono divertito a degustare questa tazzina e devo dire che non ho potuto fare a meno di pensare quanto questo esercizio possa essere simile a quello atavico della lettura dei fondi del caffè, dove le magari discutibili capacità divinatorie si sommano a quelle di lettura della pareidolia.
Ringrazio Antologia per il suo contributo e ti invito a dare un’occhiata al suo album Flickr dove puoi anche trovare questa foto ed i molti commenti e note che la accompagnano.

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Ti piacerebbe vedere “fotodegustata” una tua foto ?
Bene, scrivi a pegaphotography@gmail.com allegando una tua fotografia o il link ad una immagine di tua produzione che vorresti essere pubblicata e analizzata qui.
La posterò volentieri con un mio tentativo di degustazione aperto ai contributi di chi vorrà partecipare con commenti ed osservazioni.

La WVIL è in arrivo

WVIL cmeraEccola l’ho trovata.
E’ la fotocamera del futuro, almeno il mio.

L’acronimo WVIL sta per Wireless Viewfinder Interchangeable Lens e caratterizza un progetto di Artefact, un importante gruppo di ricerca internazionale che si occupa di realizzare soluzioni creative di design e tecnologia.

L’idea WVIL è la logica evoluzione della convergenza che già da tempo stiamo osservando tra il mondo della fotografia e quello dei dispositivi personali mobili. Consiste in un apparecchio che a prima vista parrebbe molto simile ad un palmare/smarphone con attacco per lenti tradizionali.
L’ottica, a cui viene collegato uno speciale sensore full-frame capace di dialogare via wireless con la fotocamera, può essere quindi utilizzata connessa al corpo macchina ma anche staccata e “controllata” da remoto espandendo enormemente la fruibilità dell’apparecchio.

Il bello è che il progetto prevede, oltre ad un interessante ventaglio di caratteristiche ed innovazioni, anche la piena compatibilità con gli obiettivi per macchine reflex attualmente in commercio.
Fantastico no ?
Per il momento la WVIL è solo un concept ma per quanto mi riguarda potrei prenotarla fin d’ora.

Chissà quale produttore imboccherà per primo questa nuova strada… per ora accontentiamoci di vederla in azione nel video qui sotto.
Osservalo nei dettagli, è notevole.

Cos’hai in frigo ?

20:00
20:00 (Winter Holter) – © 2011 Pega

Il frigo è una risorsa interessante.
Anche fotograficamente parlando intendo.
Si presta ad essere “ritratto” in molti modi. Puoi immortalarlo chiuso come un forziere, magari con i classici magneti attaccati sopra, oppure scegliere di aprirlo e lavorare con quella luce fredda che proviene dall’interno…
Puoi celebrarne l’opulenza cogliendolo subito dopo una bella spesa al supermercato o fissandolo triste e vuoto in un caldo pomeriggio d’estate al ritorno dalle vacanze.

Insomma: che sia nuovo o vecchio, congelato o sbrinato, il frigo ha proprio un suo fascino. Sarà forse perchè racchiude quello che mangeremo e quindi ciò che saremo domani, o forse perchè sbirciando tra i suoi contenuti ci si può divertire ad immaginare qualcuno dei gusti o delle abitudini di chi lo possiede.

Resta il fatto che si tratta comunque di un oggetto che in molti si cimentano a fotografare, tanto che on line abbondano i progetti in cui questo elettrodomestico è il protagonista.

E tu hai mai provato a fotografare il tuo frigo? O magari quello di qualche parente, amico o vicino?

Beh se lo hai fatto, o lo farai, ti invito  postare qui sotto la foto, semplicemente incollandola o linkandola in un commento.

Questo è il post ufficiale del frigo condiviso.  🙂 🙂 🙂