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Il Canon 1200mm f/5.6 L è decisamente un obiettivo fuori dal comune.
Fu presentato sul mercato nel 1992 divenendo subito oggetto di “mitologia fotografica”. Veniva prodotto al limitatissimo ritmo di due all’anno ed un tempo di consegna di diciotto mesi.

Un oggetto esclusivo ed impegnativo, dal peso di oltre 16 Kg, con prestazioni dedicate ai più esigenti fotografi naturalisti o sportivi.
Accoppiandolo ad un duplicatore di focale ed oggi ad una macchina con fattore di crop, è possibile arrivare ad avere con questo bestione, un’ottica equivaLENTE ad un 3840mm (!!!)

Ce ne sono pochissimi in giro e se pensi di poterne acquistare uno sappi che la quotazione attuale è sui 120 mila dollari…  

Qui sotto un video in cui il fotografo Bryan Carnathan ci da un assaggio delle potenzialità di questo straordinario obiettivo.

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Kodak AdÈ di oltre un secolo fa, esattamente dell’Aprile del 1910, questa pubblicità sul settimanale statunitense Saturday Evening Post.

Era un annuncio di una modernità quasi sconcertante : parlava di fotocamere “alla portata di tutti”, oggetti che esprimono il loro potenziale anche “nelle mani di un bambino”.

Per chi non ha dimestichezza con l’inglese posto qui sotto la traduzione.
Vale la pena leggerla oggi, nell’era del digitale, delle compatte da 16Mpixel e dei telefoni con fotocamera…  e pensare che si tratta di un annuncio che ha più di un secolo…

“Niente è più divertente per i bambini, di fare fotografie.
E sarai sorpreso di scoprire che splendide foto può fare anche un ragazzino di sette o otto anni con una Brownie o una Kodak.
I loro scatti sono particolarmente interessanti quando ci sono due o più fratellini in famiglia. Le foto che si fanno reciprocamente non sono solo un divertimento per loro ma rimangono fonte di gioia per i genitori quando i ragazzi crescono.
Queste immagini colpiscono perchè sono spontanee : mostrano i ragazzi come sono, nei luoghi intorno a casa, dove vivono tutti i giorni.
E poi la fotografia è educativa; insegna ad osservare; mostra alle giovani menti che vale la pena fare le cose per bene – ed oggigiorno non è costosa.
Le fotocamere Brownie costano da uno a dodici  dollari,  una molto buona che scatta immagini 2,25×3,25 costa solo due dollari. Poi ci sono le Kodak da cinque dollari ed oltre, in varietà per tutti i gusti e scopi.
E tutte con la “Semplicità Kodak”.

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L’operazione di cambio di ottica è una di quelle cose di cui i fotografi parlano poco.
E’ sempre un po’ complicato e fastidioso cambiare obiettivo sul campo, specie quando si è in giro e non si dispone di un valido punto di appoggio. E’ così che mi interessano sempre molto i video che trovo al riguardo.

Eccone uno piuttosto semplice, in cui si vede il fotografo Vu Bui mostrarci con notevole maestria e fluidità, come effettuare un rapidissimo e sicuro “lens swap”, sfruttando una impugnatura da palmo ed una normale borsa a tracolla.

Buona visione e… buon allenamento…. 🙂

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texassilouette

Days End 2 - © Copyright 1984 Plaintiff David K. Langford

Nel 1984 un fotografo di nome Plaintiff David K. Langford scattò questa foto raffigurante la silouette di un cowboy, la foto finì su una rivista di natura e tempo libero dal nome “Texas Parks and Wildlife Magazine” e la cosa sembrò finire lì.

Alcuni mesi fa il sessantottenne Langford riceve una telefonata da un amico che gli segnala un fatto abbastanza curioso : una silouette decisamente molto simile alla sua foto dell’84 è presente sulle targhe delle automobili del Texas (!)

L’impressione che sia uno scherzo si dissolve quando una mail gli conferma l’incredibile verità : il Dipartimento della Sicurezza Stradale del Texas ha usato la sua immagine per stampare uno sticker che è apposto su quasi cinque milioni di targhe automobilistiche.

texas stickerE’ una storia  decisamente curiosa : la realizzazione del bozzetto dello sticker è frutto di un accordo di collaborazione tra il Dipartimento della Sicurezza Stradale Texano ed il Dipartimento di Giustizia, quest’ultimo ha affidato il lavoro ad un gruppo di detenuti che hanno effettuato una scansione dell’immagine proprio dalla rivista dove era stata pubblicata la foto di Langford.

Mesi di educate e pazienti richieste di compenso si sono rivelati privi di riscontro e adesso Langford ha deciso di fare causa allo stato del Texas per ottenere un risarcimento per la violazione del suo copyright.

Non sarà banale.
Lo stato del Texas scarica le colpe sul Dipartimento della Sicurezza Stradale, questo su quello  della Giustizia e quest’ultimo sui detenuti incaricati del progetto, in particolare su colui che ha effettivamente scelto l’immagine ed effettuato la scansione… che è un ergastolano.

Chissà come andrà a finire…

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Tatoopsy

Tatoopsy – © Copyright 2009 Pega

Ogni tanto propongo ai lettori di questo blog una “missione fotografica” da svolgere nel fine settimana, una sorta di incarico che spinga ad approfondire un tema in modo creativo e divertente.
Dopo aver scattato invito poi a condividere i risultati di queste semplici missioni, per farlo non hai che da mettere, in un commento a questo articolo, il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione su cui avrai messo le tue immagini.

Forse è per il fatto che si sta svolgendo il Florence Tatoo Convention 2010 che questa volta il tema mi è venuto facilmente : in questo fine settimana prova a fotografare : i tatuaggi.

E’ un tema intrigante, si può svolgere in molti modi, magari andando in giro a scovare le parti di epidermide decorata che così di frequente fanno capolino anche con gli abbigliamenti autunnali, oppure privatamente dedicandosi alle parti tatuate di qualcuno che vorrà prestarsi ad un set dedicato a questo assignment.
Sta a te decidere se sfruttare il tatuaggio come dettaglio della foto o addirittura come protagonista. Interessante potrebbe essere anche andare a scattare dove questa forma di body art nasce, magari proprio nello studio di un tatuatore professionista.

Insomma, in questo weekend prova a cercare, notare e fotografare il tatoo. Poi, se vuoi, condividi  con tutti i lettori del blog. Sarà divertente e potrà portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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AfterSi. Una foto che poteva nuocere, ma non è quella che vedi qui accanto. Quella a cui mi riferisco nel titolo di questo post non l’ho scattata.
Su quel tetto umido, senza essersi opportunamente assicurato, stava poco prima un uomo.
Lavorava a diversi metri dal ponteggio, con un piede appoggiato sul debole canale della grondaia. Sistemava le tegole.

D’istinto ho preso la macchina pensando di poterci tirar fuori un buon scatto ma poi mi sono fermato.
Ho cominciato a chiedermi se mettermi a far foto a quella persona fosse stata una buona idea.

L’accorgersi di essere osservato ed oggetto di attenzioni fotografiche lo avrebbe di certo preoccupato, aggiungendo pericolo ad una situazione già abbastanza rischiosa.

Ho preferito non farmi vedere e non scattare, per me non era così importante, per lui avrebbe potuto esserlo fin troppo.

A volte la fotografia è una cosa strana.

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Leone

Lion – © Copyright Chris Johns / National Geographic

In un allegato al National Geographic di qualche tempo fa, dedicato a Chris Johns, tra le molte splendide immagini, c’era questa foto.
E’ un leone che si muove fiero e deciso. Un forte vento investe la sua criniera facendogli socchiudere gli occhi. L’atmosfera è quella di una tempesta di sabbia, sembra quasi di poterla percepire, sentendone il sibilo.
Johns la accompagna con un breve aneddoto in cui spiega che in quell’occasione scattò tre interi rullini a quel leone nella polvere, tirandone fuori solo una foto buona: questa.
E’ un esempio di come l’istinto e l’esperienza possano guidare nell’insistere a fotografare un certo soggetto, anche in condizioni scomode o difficili, quando però si percepisce che si tratta di una vera opportunità fotografica che va colta fino in fondo.
Una lezione che chi fotografa in digitale deve apprezzare particolarmente, rallegrandosi di quanto ora, rispetto ai tempi della sola pellicola, sia più semplice, economico e quindi alla portata di tutti, continuare a scattare senza preoccuparsi troppo…
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(Chris Johns, dopo una splendida carriera come fotografo del  National Geographic Magazine , è stato nominato nel 2005 direttore (editor in chief), divenendo quindi il primo fotografo ad aver assunto questa carica nella storia della prestigiosa rivista)

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cosplay

© Copyright 2010 Trymanit

Il Cosplay è un fenomeno culturale che ha avuto origine in Giappone e su Wikipedia viene definita come “la pratica dell’indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito e interpretarne il modo di agire”.
I personaggi sono spesso scelti dal mondo dei manga o delle anime giapponesi, ma anche dai videogiochi, le band musicali, i giochi di ruolo, il cinema o la TV.

Alcuni fotografi stanno seguendo con interesse questo settore avendone intuito le potenzialità creative, specie in occasione degli eventi che in Italia si susseguono ed in qualche caso rappresentano un vero e proprio punto di riferimento per gli appassionati come ad esempio il Lucca Comics and Games che si svolge a Lucca in autunno.

Conosco vari fotografi che seguono il cosplay e tra questi c’è Trymanit, una vecchia conoscenza di questo blog, al quale ho rivolto un paio di domande sull’argomento.

Alessandro che tipo di scatti cerchi di fare quando fotografi i cosplayers ?
Al cosplayer piace moltissmo farsi fotografare, io la foto la interpreto come una specie di riconoscimento nei suoi confronti, del lavoro che ha fatto preparando con attenzione il costume (che tipicamente i Cosplayers non acquistano già fatti ma realizzano interamente in proprio, accessori compresi. N.d.r).
Quando chiedi a un Cosplayer se vuole farsi fotografare, questi si posizionerà la maggior parte delle volte, in una posa attinente al personaggio.

Quindi è il soggetto che decide la posa, se poi saranno una serie di foto, cerco di far si che le caratteristiche del cosplayer si amalghino bene con il personaggio che interpreta e l’ambiente che ci circonda. Evito di fare come alcuni fotografi che vogliono imporre la propria volontà nei confronti del soggetto, questo tra l’altro è il mio modo di intendere il ritratto in senso generale, anche quando fotografo persone non cosplayer.
La fotografia del resto non mente… quando una posa è forzata, quando tra fotografo e fotografato non c’è sintonia, nella fotografia questo si vedrà.

Come hai iniziato a fotografare i cosplayer ?
Alla base del mio interesse per questo genere c’è senz’altro la mia passione per i videogiochi, la cinematografia di fantascienza ed il Fantasy.
E’ con il Fantasy che ho iniziato a fotografare i Cosplay, nell’edizione della Festa Dell’Unicorno del 2009 a Vinci, una festa con un indirizzo prevalentemente Fantasy con al suo interno ospitato anche un’evento Cosplay.
Sono stato letteralmente rapito dal fascino di questi ragazzi che con dedizione e sacrificio indossavano i loro costumi, dalle rappresentazioni che portavano sul palco… successivamente sono andato a Lucca Comics e da li un susseguirsi di contatti.

cosplay 2

Copyright 2010 Trymanit

Come trovi i tuoi soggetti e che rapporto/dialogo si sviluppa con loro ?
Per i contatti un grande aiuto viene dai social network, Facebook su tutti. Postando le foto dei cosplayer, i tag e le conseguenti richieste di amicizia fanno si che si instaurino dei rapporti, il tutto nell’ambito del comune denominatore: il Cosplay, quindi, vieni a conoscienza degli eventi, richieste di foto, chiedere la disponibilità a foto fuori dagli eventi.

Che consigli ti sentiresti di dare a chi vuol provare questo genere di fotografia ?
Mi piacerebbe che chi si avvicina a questo mondo lo facesse semplicemente pensando che quello che stà vedendo non è una carnevalata. La passione, la dedizione con cui questi ragazzi portano avanti la loro passione è ammirevole, la pignoleria con la quale cercano la verosomiglianza con il personaggio cercando le stoffe, gli accessori, il taglio e il cucito per poi finire il giorno dell’evento, dove li vedi lì…tutti tesi che provano la scenetta sia che siano da soli, sia che facciano parte di un gruppo.
Quindi in sintesi la parola giusta è Rispetto. Gli chiedi una foto e vedi, almeno che non stiano salendo sul palco, che gli si illuminerà lo sguardo accompagnato da un sorriso e si metteranno in posa. La maggior parte sanno già quale posa assumere per il loro personaggio, ma possono anche capitare cosplayer meno smaliziatoi che con fare impacciato chiedono come mettersi.
Secondo me è importante valorizzare con la foto il lavoro che hanno fatto, il risalto dei particolari.

Quali sono le migliori occasioni e luoghi per fotografare i cosplayers?
Le migliori occasioni per fotografarli è durante gli eventi che durante l’anno si svolgono. Il più importante in assoluto è il Lucca Comics che si svolgerà l’utima settimana di ottobre.

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Grazie a Trymanit per la preziosa colaborazione ed appuntamento a Lucca con tutti coloro che volessero sperimentare questo interessante “filone”.

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Alone in the rain
Alone in the rain – Copyright 2008 Pega

Le previsioni per questo weekend non dicono niente di buono…
E’ comunque sabato e dato che è qualche tempo che non te lo propongo, rieccomi con l’idea di un assignment da sviluppare nel fine settimana.

Come al solito l’idea è quella di provare qualche scatto “a tema” perchè sono convinto che fotografare con in mente una piccola missione sia divertente e stimolante.

La condivisione con gli altri dei risultati di queste semplici missioni è poi un ulteriore passo che ti invito a fare. Basta che inserisci in un commento a questo post, il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altro sito in cui avrai messo i tuoi scatti.

Dunque il tema di oggi è semplicissimo ed anche particolarmente adatto alle previsioni meteorologiche di cui parlavo all’inizio.
Si tratta di fotografare : la pioggia.

L’idea non è solo di creare immagini di acqua che cade, ma di carpire nella foto le storie, le emozioni o le sensazioni che la pioggia porta con se.
E’ un assignment molto libero, che puoi interpretare come preferisci, l’importante è che la pioggia si un elemento cardine dello scatto.

Lo so che qualcuno preferirà rimanere a casa al calduccio ma credimi, il maltempo è in realtà un’opportunità fotografica. Esci a scattare anche se piove, non te ne pentirai.

E poi condividere con tutti i lettori del blog è divertente e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Cavalli Gericault.
Prima del 1878 era convinzione comune che nel galoppo del cavallo, l’istante in cui tutte le zampe sono sollevate da terra fosse quello di massima estensione.
Ne sono prova moltissimi dipinti come l’esempio a fianco, il noto Le derby d’Epsom, realizzato nel 1821 dal pittore francese Théodore Géricault.

Ma nel 1872 un ricco signore, che per inciso era anche il governatore della California, ingaggiò una scommessa con alcuni facoltosi amici : sosteneva che il cavallo rimaneva sollevato in un momento che non era quello di massima estensione.

L’incarico di cercare di realizzare una prova “inconfutabile” fu affidato al  fotografo Eadweard Muybridge, al tempo già abbastanza noto per le sue immagini naturalistiche scattate nel Parco Nazionale di Yosemite.

Nel 1878, dopo molti tentativi,  Muybridge riuscì finalmente a fotografare con successo un cavallo in corsa utilizzando una serie di 24 fotocamere poste lungo un tracciato rettilineo ed otturatori singolarmente attivati da fili tesi sul percorso del cavallo.  
Quello che risultò fu una sequenza fotografica chiamata The Horse in motion che provò come gli zoccoli si sollevassero dal terreno contemporaneamente solo nel momento di compressione.

cavallo

Il lavoro di Muybridge non rappresentò solo la vincita di una sostanziosa scommessa e nemmeno solo una pietra miliare nella storia della fotografia (e poi del cinema), fu anche il consolidamento del concetto, tuttora riconosciuto, che la fotografia ha un vero e proprio valore di prova.

Ma fu anche un avvenimento che sconvolse la pittura.

L’idea che esistesse uno strumento che poteva provare l’errore dell’occhio umano e rendere in un sol colpo superate alcune visioni pittoriche influenzò seriamente l’attività di molti artisti che iniziarono ad affidarsi sempre più al mezzo fotografico come base di partenza per il loro lavoro.
Lo stesso Degas, proprio basandosi sulle foto di Muybridge sviluppò un approfondito lavoro sul movimento e le posizioni dinamiche del cavallo. 

La simbiosi tra pittura e fotografia aveva raggiunto una nuova fase.

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