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Archive for the ‘History of photography’ Category

Kennedy_Monroe
E’ stata venduta a New York, ad un’asta di Bonhams che si è fermata alla “modica” cifra di novemila dollari, questa fotografia che ritrae Marilyn Mornroe in compagnia di John F Kennedy.

L’immagine, in cui appaiono anche il fratello di John ed il vicepresidente Lyndon Johnson, che di lì a poco avrebbe preso il posto di JFK dopo il suo assassinio, fu scattata il 19 maggio del 1962 al Madison Square Garden, pochi minuti dopo che Marilyn aveva cantato “Happy Birthday Mr President” durante una convention del partito democratico.

I servizi segreti, preoccupati per le voci che in quel periodo parlavano di una relazione tra Marilyn e JFK, erano impegnati a far sparire ogni immagine che mostrasse i due insieme. Lo scandalo che ne poteva conseguire era da evitare a tutti i costi e fu quindi deciso di requisire gli scatti di quella serata.
Gli agenti della CIA prelevarono i negativi direttamente dalla camera oscura del fotografo ufficiale della Casa Bianca Cecil Stoughton, ma evidentemente questo sfuggì…

La fotografia a volte riesce a sopravvivere a tutto…

🙂

[Courtesy Bonhams]

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Sarà il 3D il futuro della fotografia?
Avremo tra le mani stampe tridimensionali quando racconteremo ai nostri figli o nipoti delle vecchie fotografie a due sole dimensioni?

StereoCamera

Fotocamera stereoscopica – 1865

La ricerca della terza dimensione in fotografia non è cosa nuova.
Già nella seconda metà dell’ottocento erano stati inventati e diffusi i cosiddetti stereogrammi, speciali coppie di foto scattate con macchine biottiche. Queste erano progettate appositamente per catturare immagini stereoscopiche che poi si osservavano attraverso un particolare visore inventato da un signore che si chiamava Wendell Holmes. Tra il 1860 e gli anni venti del novecento gli stereogrammi ebbero una diffusione notevole, divenendo un fenomeno di costume che spesso viene considerato come anticipatorio della televisione.

Visore di Holmes

Visore di Holmes – 1870

Gli stereogrammi si regalavano e si collezionavano, servivano per conoscere con un realismo senza precedenti luoghi lontani percepiti prima solo attraverso visioni bidimensionali pittoriche o fotografiche. Fu una vera rivoluzione.

Il 3D ha poi avuto, almeno per il grande pubblico, un periodo di stasi ma si vede ora un gran fiorire di nuovi spunti e tecnologie.
Una di queste è quella che puoi vedere in questo video : una tecnica di stampa fino ad oggi usata in ambito militare denominata Zscapes e prodotta da una società chiamata Zebra Imaging. Si tratta di stampe olografiche che rendono l’effetto tridimensionale senza bisogno di indossare occhiali o altro.
Nel video sotto un esempio di foto 3D del centro di Seattle.
Chissà se non ci ritroveremo a breve ad averne qualcuna anche nelle nostre case.

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Felix Tournachon (Nadar)

Felix Tournachon (Nadar) - Autoritratto - 1855

Nadar è ricordato nella storia tra i grandi fotografi, ma la fotografia non era il suo unico interesse.
Fu scrittore e disegnatore caricaturista, attivista politico e pioniere del volo in pallone. Fu inoltre molto amico di pittori ed artisti intellettuali nella Parigi della seconda metà dell’ottocento ed ebbe l’occasione di produrre ritratti di importanti personalità del suo periodo.

Fu proprio dalle sue frequentazioni nell’ambiente dei pittori che Nadar trasse molti spunti importanti da riportare nella fotografia, arrivando a miscelare con maestria elementi tipici della tradizione pittorica con le caratteristiche del nuovo media.

La sua capacità di cercare pose e composizioni molto classiche si univa alla cinica ricerca di quei dettagli che i pittori tendevano a tralasciare, se non ad omettere volutamente. Parlo delle imperfezioni tipiche dei volti o dei vestiti, che rendono le foto di Nadar così importanti.

Fu per questo che preferiva evitare il più possibile di ritrarre donne, riteneva infatti che la fedeltà fotografica fosse una caratteristica che produceva risultati “così realistici da non soddisfare nemmeno le posatrici più belle”.

Fu nel 1874, quando la sua vena fotografica stava ormai declinando, che si guadagnò un posto nei testi di storia dell’arte affittando il suo studio ad un piccolo gruppo di artisti indipendenti che oggi chiameremmo “underground”.
L’iniziativa fu allora giudicata un fallimento ed uno di quei pittori addirittura disse “L’unica cosa che ne è venuta fuori è l’etichetta impressionismo, una definizione che detesto.”
Quel pittore si chiamava Pierre Auguste Renoir.

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Oggi voglio segnalarti una interessante serie di video prodotti da BBC Four chiamati The Genius of Photography.
Si tratta di sei cortometraggi dedicati ad un’arte che, come dice il narratore, in oltre 170 anni di storia ci ha emozionati ed arricchiti, stupiti ed a volte delusi, ma che sicuramente ci ha intrigato con la sua evoluzione ed i geni artistici che l’hanno interpretata.

Sono video molto ben fatti che puoi trovare raccolti e visibili sul canale Youtube di BBC Four : The Genius of Photography.
Questo e questo è il primo della serie, un interessante documentario sulle idee e le figure che furono protagonisti degli albori della fotografia.

Buona visione.
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Il Canon 1200mm f/5.6 L è decisamente un obiettivo fuori dal comune.
Fu presentato sul mercato nel 1992 divenendo subito oggetto di “mitologia fotografica”. Veniva prodotto al limitatissimo ritmo di due all’anno ed un tempo di consegna di diciotto mesi.

Un oggetto esclusivo ed impegnativo, dal peso di oltre 16 Kg, con prestazioni dedicate ai più esigenti fotografi naturalisti o sportivi.
Accoppiandolo ad un duplicatore di focale ed oggi ad una macchina con fattore di crop, è possibile arrivare ad avere con questo bestione, un’ottica equivaLENTE ad un 3840mm (!!!)

Ce ne sono pochissimi in giro e se pensi di poterne acquistare uno sappi che la quotazione attuale è sui 120 mila dollari…  

Qui sotto un video in cui il fotografo Bryan Carnathan ci da un assaggio delle potenzialità di questo straordinario obiettivo.

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Kodak AdÈ di oltre un secolo fa, esattamente dell’Aprile del 1910, questa pubblicità sul settimanale statunitense Saturday Evening Post.

Era un annuncio di una modernità quasi sconcertante : parlava di fotocamere “alla portata di tutti”, oggetti che esprimono il loro potenziale anche “nelle mani di un bambino”.

Per chi non ha dimestichezza con l’inglese posto qui sotto la traduzione.
Vale la pena leggerla oggi, nell’era del digitale, delle compatte da 16Mpixel e dei telefoni con fotocamera…  e pensare che si tratta di un annuncio che ha più di un secolo…

“Niente è più divertente per i bambini, di fare fotografie.
E sarai sorpreso di scoprire che splendide foto può fare anche un ragazzino di sette o otto anni con una Brownie o una Kodak.
I loro scatti sono particolarmente interessanti quando ci sono due o più fratellini in famiglia. Le foto che si fanno reciprocamente non sono solo un divertimento per loro ma rimangono fonte di gioia per i genitori quando i ragazzi crescono.
Queste immagini colpiscono perchè sono spontanee : mostrano i ragazzi come sono, nei luoghi intorno a casa, dove vivono tutti i giorni.
E poi la fotografia è educativa; insegna ad osservare; mostra alle giovani menti che vale la pena fare le cose per bene – ed oggigiorno non è costosa.
Le fotocamere Brownie costano da uno a dodici  dollari,  una molto buona che scatta immagini 2,25×3,25 costa solo due dollari. Poi ci sono le Kodak da cinque dollari ed oltre, in varietà per tutti i gusti e scopi.
E tutte con la “Semplicità Kodak”.

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Picasso Centauro

Era il 1949, nel pieno dell’epoca d’oro delle grandi riviste di fotogiornalismo, quando Gjon Mili incontrò Pablo Picasso nel sud della Francia.
Mili, nato in Albania nel 1904, era emigrato in America negli anni ’20 e qui aveva studiato al MIT divenendo un pioniere della fotografia con luci artificiali e stroboscopiche, fu tra i primi a sperimentare l’uso del flash elettronico. Picasso Life uomo che corre

L’interesse per la fotografia lo spinse ben oltre la ricerca scientifica portandolo ad iniziare una collaborazione con la celebre rivista Life, una collaborazione destinata a durare per tutta la sua vita.

Mili cercò e trovò Picasso su una spiaggia e gli mostrò alcuni suoi scatti realizzati con la tecnica del “light painting”.
Subito l’artista spagnolo ne rimase affascinato e nacque tra i due l’idea di provare a creare delle opere di luce: disegni che sarebbero scomparsi nel momento stesso in cui venivano creati ma che la macchina fotografica poteva immortalare insieme al loro creatore.

Picasso vaso di fioriFu così che decisero di provarci, dandosi appuntamento una sera, all’imbrunire.

Con una piccola torcia elettrica in mano Picasso disegnò “il Centauro” ed altre affascinanti creature ed oggetti.

Era nata una nuova e strana forma espressiva, frutto della sinergia creativa tra uno scienziato della luce ed un genio del tratto.

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Cavalli Gericault.
Prima del 1878 era convinzione comune che nel galoppo del cavallo, l’istante in cui tutte le zampe sono sollevate da terra fosse quello di massima estensione.
Ne sono prova moltissimi dipinti come l’esempio a fianco, il noto Le derby d’Epsom, realizzato nel 1821 dal pittore francese Théodore Géricault.

Ma nel 1872 un ricco signore, che per inciso era anche il governatore della California, ingaggiò una scommessa con alcuni facoltosi amici : sosteneva che il cavallo rimaneva sollevato in un momento che non era quello di massima estensione.

L’incarico di cercare di realizzare una prova “inconfutabile” fu affidato al  fotografo Eadweard Muybridge, al tempo già abbastanza noto per le sue immagini naturalistiche scattate nel Parco Nazionale di Yosemite.

Nel 1878, dopo molti tentativi,  Muybridge riuscì finalmente a fotografare con successo un cavallo in corsa utilizzando una serie di 24 fotocamere poste lungo un tracciato rettilineo ed otturatori singolarmente attivati da fili tesi sul percorso del cavallo.  
Quello che risultò fu una sequenza fotografica chiamata The Horse in motion che provò come gli zoccoli si sollevassero dal terreno contemporaneamente solo nel momento di compressione.

cavallo

Il lavoro di Muybridge non rappresentò solo la vincita di una sostanziosa scommessa e nemmeno solo una pietra miliare nella storia della fotografia (e poi del cinema), fu anche il consolidamento del concetto, tuttora riconosciuto, che la fotografia ha un vero e proprio valore di prova.

Ma fu anche un avvenimento che sconvolse la pittura.

L’idea che esistesse uno strumento che poteva provare l’errore dell’occhio umano e rendere in un sol colpo superate alcune visioni pittoriche influenzò seriamente l’attività di molti artisti che iniziarono ad affidarsi sempre più al mezzo fotografico come base di partenza per il loro lavoro.
Lo stesso Degas, proprio basandosi sulle foto di Muybridge sviluppò un approfondito lavoro sul movimento e le posizioni dinamiche del cavallo. 

La simbiosi tra pittura e fotografia aveva raggiunto una nuova fase.

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Robert Frank restaurant

Restaurant - US1 Leaving Columbia, South Carolina - © Copyright 1958 Robert Frank

Una foto apparentemente banale, un’istantanea un po’ storta ed anche poco nitida. Potrebbe averla scattata chiunque ? Forse.

E’ uno scatto di Robert Frank, tratto dal famoso libro “The Americans“, che il fotografo svizzero realizzò grazie ad una sovvenzione della fondazione Guggenheim, che lo portò per due anni in giro negli Stati uniti del boom economico del dopoguerra.

Come dicevo, ad un’osservazione distratta questa foto può apparire male eseguita, ordinaria ed insignificante.
Studiandola e cercando invece di interpretarne il simbolismo, viene fuori un’opera d’arte decisamente significativa, che pone Frank proprio tra i più grandi interpreti del concetto di messaggio simbolico in fotografia.

E’ il 1955, siamo in piena guerra fredda.
Il piccolo ristorante è vuoto, silenzioso.
Non c’è nessuno… perchè siamo nel mezzo dell’olocausto nucleare.
Il bagliore accecante che proviene dalla finestra e che ad un occhio distratto può apparire come una scadente gestione dell’esposizione è in realtà l’effetto di una bomba atomica.

Alla televisione parla un personaggio che ho un po’ faticato per identificare : si tratta di uno dei primi predicatori televisivi, un certo Oral Roberts. La sua predica, sicuramente ricca di morale e spiritualità viene impartita tecnologicamente, freddamente, attraverso l’etere. 
Ad ascoltarlo c’è il deserto.

Frank nel suo viaggio trovò un’America dove era in corso un incredibile sviluppo e si stava raggiungendo un benessere mai conosciuto ma anche dove la vita appariva progressivamente sempre più superficiale e priva di valori. Un’America che spesso lo deluse e lo preoccupò.

Questa è la foto di un ristorante vuoto in mezzo al deserto nucleare.

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Il ritratto fotografico cattura un brevissimo istante, cerca di congelare in quella frazione di secondo l’essenza di una persona, le sue emozioni e la sua intensità. Quando a realizzarlo è un fotografo di talento si tratta di una meravigliosa forma d’arte che, nonostante la relativa “giovinezza” della fotografia, affonda le sue radici nella storia dell’umanità.

LongPortraitIl “long portrait” è un ulteriore passo avanti.
L’idea è incredibilmente semplice: si tratta di creare le stesse condizioni di un ritratto tradizionale ma invece di realizzare “solo” una foto si realizza un breve video.
Non ci sono altri elementi oltre alla persona ritratta, è un’unica scena con una inquadratura fissa, non ci sono musiche o parlato e la durata può essere di alcune decine di secondi o qualche minuto.
I risultati che ne scaturiscono possono avere un’intensità veramente notevole.

Come esempio voglio portarti uno dei long portrait realizzati dal fotografo newyorkese Clayton Cubitt, un artista dallo stile crudo e molto diretto, che da tempo sperimenta questa forma di ritratto.
Cubitt ha chiesto a Graciella Longoria di posare nel giorno del primo anniversario della morte del padre della modella in un incidente stradale.

E’ un’opera decisamente intensa e particolare. Può piacere o meno.
Io ne sono rimasto piuttosto colpito.
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Qui altri video e long portrait di Clayton Cubitt su Vimeo.

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