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Archive for the ‘Street Photo’ Category

bressonbehind

Behind the Gare Saint-Lazare, 1932 Copyright © Henri Cartier-Bresson

“Se una foto è così poco interessante da farti notare la grana… allora vuol dire che è una foto veramente noiosa.”
Ai tempi della pellicola, quando il rumore si chiamava grana, questa frase circolava ogni tanto nei fotoclub.
Oggi forse non più. Abbiamo sviluppato una maggior sensibilità nei confronti della qualità delle immagini. Ci siamo abituati ad un livello tecnico molto più alto, favorito anche dalle grandi capacità delle nostre macchine digitali, che sono in grado di sfornare immagini di una qualità che in passato non era quasi concepibile.
Ma rumore, nitidezza e tonalità dei colori, rimangono aspetti, di certo rilevanti in una foto, ma non necessariamente i più importanti.
A volte capita che oggi venga dato più valore a questi elementi che non al messaggio, alla storia e alle emozioni che un’immagine porta.
Insomma, forse vale la pena avere un po’ di “grana” a cui far caso quando una foto non è interessante. No?
🙂

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HoliIl tempo è uno dei cardini della fotografia. L’immagine fotografica è statica per sua natura, ma questa sua immobilità non definisce il lasso di tempo in cui il fotogramma è stato realizzato.
Una foto può essere stata scattata in un millesimo di secondo o durante un intervallo ben più lungo e questa caratteristica ha sempre segnato l’arte fotografica, mantenendone l’identità anche quando da essa sono derivate altre forme comunicative, come il cinema.
Oggi ti propongo qualcosa che forse rappresenta una nuova evoluzione, è una sorta di fotografia animata, il fotogramma che si espande dinamicamente nel tempo.
Holi tecnicamente è un video, ma se lo guardi capisci che in realtà è una cosa diversa, è un’opera a metà strada tra fotografia e filmato. Lo trovo bellissimo.
È stato realizzato da Variable, innovativa casa di produzione newyorchese che è una sorta di collettivo di creativi in grado di produrre, evidentemente, cose davvero notevoli.
Guardalo a schermo intero perché ne vale la pena.
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Triplo cortocircuito

Sono in debito con Marco Benna, che mi ha scritto per segnalarmi questo strepitoso cortocircuito fotografico da aggiungere all’omonima serie dedicata ai fotografi fotografati.
Si tratta, a dire il vero, addirittura di un triplo cortocircuito visto che ne sono protagonisti ben tre grandi figure della fotografia degli anni settanta.
Lo scatto è opera di Lee Friedlander, fotografo che proprio insieme a Garry Winogrand, che nell’immagine è ripreso di spalle, è ritenuto padre della street photography.
Poi c’è quel tipo strano, fotografato in una posa estrosa, giusto davanti all’ingresso del MOMA di New York. Sai chi è?
Si tratta di una delle più importanti figure della fotografia della seconda parte del novecento: John Szarkowski.
Szarkowski, oltre che fotografo, è stato un importante storico, critico e curatore di mostre ed esposizioni fotografiche. Direttore del Museum Of Modern Art di New York dal 1962 al 1991 può essere a ben diritto considerato tra le più grandi, influenti e visionarie personalità che la moderna fotografia abbia avuto a disposizione per crescere e svilupparsi nella forma d’arte che oggi conosciamo.

Grandioso cortocircuito! Grazie Marco!
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I precedenti cortocircuiti fotografici:

#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston
#5: Alfred Stieglitz fotografato da Gertrude Käsebier
#6: Steve McCurry fotografato da Tim Mantoani
#7: Robert Capa fotografato da Gerda Taro
#8: Gerda Taro fotografata da Robert Capa
#9: Robert Mapplethorpe e Patti Smith fotografati da Norman Seef
#10: Triplo cortocircuito: John Szarkowski fotografato da Garry Winogrand fotografato da Lee Friedlander

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Il duello by Pega

Il duello – © Copyright 2011 Pega

E tu chiedi il permesso prima di fare una foto?
Tutti noi giriamo con le nostre fotocamere ed osserviamo, scattiamo, ci divertiamo insomma. Che si tratti di una passeggiata in centro o di un viaggio esotico, ci piace cogliere i dettagli, gli attimi, i colori e le espressioni delle persone, per poi farne qualcosa di nostro, magari condividerli online. Puro piacere personale insomma.
Ma siamo sicuri che i soggetti che immortaliamo siano d’accordo con questa visione? Stiamo rispettando chi passeggia per i cavoli suoi, oppure lavora, magari in condizioni non invidiabili e preferirebbe non essere fotografato?
Non sono sicuro, ma a volte penso che bisognerebbe avere il coraggio di chiedere il permesso, anche solo accennare alla nostra intenzione di fotografare, in ogni caso comunicare al soggetto le nostre intenzioni. E qui sta il punto: la comunicazione tra fotografo e persona ritratta è un fattore che pesa, incide, cambia l’immagine stessa ed è un elemento che rischia di essere smarrito nell’infinito fluire di scatti che caratterizza molto dell’attuale modo di fotografare.
Sì lo so che questo ragionamento porterebbe alla fine degli scatti rubati e di un certo tipo di fotografia di strada, ma è anche vero che oggi, nell’era dei social network e non più dei negativi nel cassetto, prima di immortalare una persona e condividerne l’immagine con l’intero pianeta potrebbe essere educato averne il consenso, al limite anche a posteriori dello scatto. Potrebbe bastare anche solo un’occhiata, un cenno di assenso. Un grazie cordialmente accettato.
E tu che ne pensi? Chiedi il permesso?

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Severity

Severity – © Copyright 2011 Pega

Lo dico subito: non sono un grande estimatore delle foto fatte di nascosto, dello scatto rubato, dell’istante che il fotografo ferma da lontano ad insaputa del soggetto.
Nonostante riconosca il fascino ed anche il valore di questo tipo di fotografia, non la trovo adatta al mio modo di fotografare e quindi solo di rado mi capita di provarci. Ciò non toglie che la foto candid rappresenti comunque un filone che ogni fotografo dovrebbe conoscere e, almeno una volta, approfondire, in special modo avvicinandosi a ciò che viene chiamato comunemente “street”.
Come non proporre quindi un assignment basato proprio su questo tema? Nel fine settimana prova ad affrontare la sfida: esci, appostati e scatta. Puoi nasconderti e catturare i tuoi personaggi da lontano con il teleobiettivo oppure optare di immergerti nell’ambiente con una focale corta e, per dirla con le parole di Steve McCurry, “provare a diventare invisibile”. A te la scelta.
Dopo, come al solito, puoi condividere le tue immagini inserendole in un commento qui sotto: mi farà molto piacere.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Quanto saresti disposto a pagare per riavere il tuo archivio fotografico a seguito di un’ipotetica perdita? Pensaci bene. Prova a tirar fuori un valore. Cento euro? Duecento, cinquecento, mille? Sii sincero con te stesso e scrivi questa cifra.
E’ bene che si tratti solo di un’ipotesi perché in alcuni casi di perdita dati, questi non tornano disponibili nemmeno per tutto l’oro del mondo.

Magari è deformazione professionale o forse è l’effetto dell’aver visto lo sconforto negli occhi di chi ha perso il suo archivio. Il fatto è che tra i miei propositi c’è di parlare di backup ogni tanto; diciamo almeno una volta l’anno, mi pare il minimo.
Oggi quindi ti ripropongo alcune considerazioni che ritengo sempre più o meno valide e comunque almeno utili per pensare un po’ a questa faccenda.

Sadness

Sadness – © Copyright 2008 Pega

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Scatti in digitale?

Lo fai (vero?) un sano e regolare backup del tuo archivio fotografico? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Lo dico perché ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perché gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva il suo intero archivio. Roba da mettersi a piangere.
Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel è aumentato anche il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

Copie su Hard Disk esterni
Il prezzo dei piccoli hard disk esterni removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la replica dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi interessanti e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è facile associare al NAS una o più  unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.

Copie su DVD
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi di questa tecnologia, per certi aspetti un po’ datata, sono il ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di copia che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.

Copie su nastro (DAT)
E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è molto adatta a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono costose.

Storage su Internet
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa, che sembrerebbe essere la soluzione ideale, sono i lunghi tempi di trasferimento dei dati ed anche i costi, anche se alcune recenti novità come quella di Flickr che regala un terabyte di spazio o garantisce spazio illimitato per un paio di decine di euro all’anno, fanno ben sperare su questo fronte.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di :

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio dei dati sui supporti di backup. Meglio se in modo automatico.

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati !

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte della cifra (quella che ti invitavo a scrivere all’inizio del post) proprio nel tuo sistema di backup.

Ah, dimenticavo: se vuoi fare una buona azione… DILLO ANCHE AI TUOI AMICI. Magari condividendo proprio questo articolo.

🙂

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Skater by Pega

Skater – © Copyright 2010 Pega

La fotografia non è fatta solo di immagini. Non mi riferisco all’impegno o al tempo che richiede, nemmeno alle emozioni e sensazioni che uno scatto sa regalare. La vera essenza della fotografia è ciò che la rende un mezzo straordinario: il potere di avvicinare e connettere le persone.
Inizia quando si impara, spesso c’è la figura di un mentore, un maestro, o anche solo un conoscente che dà i primi consigli e con cui si sviluppa un rapporto che non si dimentica.
Poi c’è il soggetto. La fotografia vera, quella con la F maiuscola, ti spinge ad avvicinarlo e conoscerlo, perché è proprio entrando in sintonia ed “accordandosi” con esso che vengono fuori gli scatti più belli. Quelli indimenticabili.
Infine c’è l’osservatore. Il rapporto tra il fotografo e l’osservatore è affascinante, con il secondo che tende a proiettare se stesso e le sue emozioni su ciò che il primo ha realizzato, generando quello che è il vero risultato dell’estro artistico: l’effetto sulla terza persona, quella che guarda l’immagine.
Sono solo tre dei tanti esempi di come la fotografia mette in connessione le persone. E’ un canale di comunicazione che si appoggia sull’istinto visuale di cui tutti siamo dotati e che si trasforma e muta continuamente, regalando continui stimoli.

Altri casi di questo effetto di connessione sono anche le conoscenze e le amicizie che si sviluppano tra appassionati che frequentano un fotoclub o magari un gruppo su un social network. O anche quelle tra un qualsiasi blogger ed i suoi lettori.
E tu hai qualche altro esempio?
🙂

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Helmut Newton 1Helmut Newton è il fotografo che negli anni settanta portò il nudo nell’estetica fashion, proponendo immagini talmente nuove e provocatorie da trasformare per sempre il concetto stesso di fotografia di moda.
Leggendarie sono le sue pubblicazioni White Women (1976), Sleepless Nights (1979) ma più di tutti lo spettacolare Big Nudes (1981) fatto in gran parte di foto realizzate in esterni, spesso in strada, con modelle in atteggiamenti sensuali o inquietanti, dove il rapporto con le immagini fashion divenne solo una scusa per portare avanti un progetto puramente artistico.
Helmut Newton 2Con questi lavori Newton si conquistò un posto da protagonista nella fotografia del secondo Novecento, dimostrando la capacità di sondare una dimensione che andava oltre la pura estetica, un terreno non convenzionale fatto di ambiguità ed erotismo ma anche violenza e morte. In sostanza una visione cruda della realtà dove all’osservatore tocca un ruolo di interpretazione molto importante.
Alcune immagini di Newton hanno trovato un posto di tutto rispetto nella storia di questa disciplina e sono particolarmente famose, come il ritratto di Andy Warhol nella stessa posa di una statua della Madonna fotografata in una chiesa toscana, oppure la foto di Nastassia Kinsky che abbraccia una bambola dalle sembianze di Marlene Dietrich.

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:-( + :-) :-)

🙂 + 🙂 🙂 – © Copyright 2009 Pega

Robert Capa diceva: “Se le tue foto non sono buone vuol dire che non sei abbastanza vicino al soggetto”. Hai mai pensato a quanto è importante la distanza fisica che separa il fotografo dal soggetto e quanto ciò contribuisca a quello che la foto comunica?
La distanza effettiva è un elemento che in qualche modo influisce sul risultato della fotografia perchè “l’obiettivo osserva in entrambe le direzioni” e più si è vicini più si entra inevitabilmente a far parte della scena.
Fotografare una persona da lontano non è la stessa cosa che farlo a distanza ravvicinata, non c’è teleobiettivo che possa sostituirsi alla componente fisica dell’evento.
Non voglio dire che sia sempre e comunque meglio essere vicini al proprio soggetto, intendo solo sottolineare la differenza che c’è tra le due situazioni.
Da lontano si ha distacco, freddezza, minore coinvolgimento… con il teleobiettivo si è al di fuori della scena, è un’osservazione asettica, non ci si intromette, non si introduce alcun elemento di disturbo… il soggetto può rimanere inconsapevole e non tende a coinvolgere il fotografo.
Da vicino si è invece “insieme” al nostro soggetto, partecipi della scena con tutto quello che ne può conseguire. La foto a distanza ravvicinata obbliga il fotografo a manifestarsi, a rendere esplicite le sue intenzioni, a farsi a sua volta osservare.
Anche quando il soggetto è una cosa inanimata, la foto a distanza ravvicinata ha un sapore diverso. Mentre si fotografa si percepiscono i dettagli, a volte suoni ed odori, si coinvolgono insomma anche gli altri sensi… e questo può rendere diverso l’atto stesso del fotografare e quindi anche la foto.
Scattare da vicino è poi a volte anche una vera sfida, specie con se stessi. E solo raramente ci si pente di averci provato.
🙂

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È la foto di un ragazzino in bici.
Sembra un po’ incerto ma l’espressione è di impegno, quasi di una certa fierezza. È la sua nuova bici, una bicicletta “come quella dei grandi”, altro che il vecchio triciclo. Camicia a quadri e pantaloni corti. Una curiosa fascia bianca gli orna la testa, è con buona probabilità il segno di un recente “passaggio a cresima”.
La composizione è semplice, pulita. Sulla sinistra una finestra chiusa, in basso a destra una piccola presa d’aria nel muro dell’edificio che il ragazzo sta costeggiando. Non c’è altro.
Sapore d’estate e di tanti anni passati. Siamo a Firenze, intorno al 1940.

Non sono sicuro sull’autore di questa foto che adoro. Molto probabilmente la scattò mio nonno, anche perché quello in bici… è mio padre.
🙂

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