Questa è la seconda parte di un breve aneddoto. Se non l’hai già fatto, ti consiglio vivamente di leggere la prima parte nel post “differenze e distanze” , prima di proseguire. E’ importante per apprezzare pienamente il senso di questo breve racconto.
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L’esperienza con l’anziano signore in quel remoto villaggio della Cina era stata significativa.
Così il giorno seguente, dopo alcune ore di viaggio, quando Alby si trovò di fronte ad un’altra interessante opportunità fotografica, si ritenne preparato.
Il villaggio in cui si trovava adesso, si inerpicava per le pendici di una montagna con un’atmosfera pittoresca ed incredibilmente fotogenica.. come le due anziane signore che, incuriosite da questo straniero ma aperte e sorridenti, stavano su una porta proprio davanti a lui.
Alby, fiducioso dell’esperienza precedente, chiese alla sua interprete di parlare alle donne spiegando con cortesia le sue intenzioni di fotografo abituato a non chiedere alcun compenso.
Il sorridente rifiuto delle due anziane lo lasciò sbigottito, ma anche divertito.
“In questo villaggio è tradizione che gli anziani si facciano fare una foto quando sono in punto di morte, per lasciare un ultimo ricordo ai propri cari”, spiegò l’interprete.
Come non rimanere ammirati da questo scatto di Cartier-Bresson?
Insieme ad alcune fotografie di cui ho avuto occasione di parlare in questo blog ma anche a tante altre, rappresenta un caso di capolavoro fotografico.
Bresson è passato alla storia per le splendide foto che realizzava con una 35mm, una Leica piccola e leggera che gli consentiva di essere quanto più possibile “nel posto giusto al momento giusto”, realizzando il suo ideale dello scatto in quello che lui definì il “momento decisivo”.
Questa definizione lo ha consacrato tra i mostri sacri della fotografia del novecento ma è sicuramente molto riduttiva, facendo troppo spesso pensare a Bresson come ad un campione di prontezza di riflessi, come se tutto il suo lavoro fosse focalizzato a premere il pulsante dell’otturatore con gran tempismo…
Leggendo ed approfondendo la sua vita attraverso i suoi scritti e quelli di chi l’ha conosciuto si scopre facilmente che non è assolutamente così. Per certi versi Bresson è stato vittima delle sue stesse definizioni.
La cattura del “momento decisivo” era sempre frutto di grande studio, valutazione e ricerca. Una ricerca che era continua. Quando parlava con una persona Bresson sembrava irrequieto, pareva voler continuamente provare un’angolazione diversa per fare una fotografia, era come se cercasse sempre di mettere l’interlocutore su uno sfondo adeguato. La sua passione artistica era tale che l’attenzione era costantemente focalizzata alla scoperta di nuove inquadrature e scatti.
La foto Hyères è un esempio di questa straordinaria tensione creativa, uno scatto che è diventato così famoso, ma che non è frutto di un colpo di fortuna o di una gran prontezza di riflessi, come potrebbe sembrare.
Bresson effettuò decine di esposizioni dall’alto di quella scalinata.
Evidentemente aveva trovato una composizione che lo affascinava, un insieme che era perfetto, o quasi… mancava solo quel dettaglio di dinamismo, quel qualcosa che doveva passare e che andava fermato in quel punto…
Passarono e furono fotografate varie persone in varie condizioni e punti. Ma fu l’uomo in bicicletta che rese lo scatto perfetto.
Scatti in digitale?
Lo fai (vero?) un sano e regolare backup del tuo archivio fotografico? Ne hai una o più copie di sicurezza ?
Lo dico perchè ogni tanto parlo con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perchè gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva TUTTE le sue foto.
Roba da mettersi a piangere.
Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel delle nostre immagini è aumentato notevolmente il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.
– Copie su CD/DVD.
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di peristenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità e non cercare il risparmio a tutti i costi.
– Copie su nastro (DAT).
E’ una tecnica la cui applicabilità è conveniente solo a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono molto costose.
– Copie su Hard Disk rimuovibili
I prezzi dei piccoli hard disk rimuovibili sono scesi sotto la soglia dei 0,25 Euro a Gb.
E’ una soluzione pratica ed efficace.
– Storage su Internet.
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono grandi quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa che potrebbe essere la soluzione ideale sono i costi ed i lunghi tempi di trasferimento dei dati.
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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è farlo.
E non dimenticare di :
– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.
– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…
– Effettuare frequentemente e regolarmente il salvataggio dei dati sui supporti di backup
– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati!
Una domanda : quanto saresti disposto ipoteticamente a pagare per riavere il tuo archivio fotografico in caso di perdita ? Pensaci sul serio. E’ solo un’ipotesi perchè in tutti i casi di perdita di dati (eccetto quello un po’ inedito ed inusuale di “rapimento”) i dati non tornano indietro nemmeno con tutto l’oro del mondo.
Pensaci bene, poi considera seriamente di andare ad investire almeno una parte di quella cifra per il tuo sistema di backup.
Adoro questa foto. Paul Strand la scattò durante un suo periodo di permanenza in Italia.
Erano gli anni del dopoguerra e Strand stava lavorando con Cesare Zavattini ad un progetto che sarebbe diventato il libro “Un Paese”.
L’immagine è apparentemente semplice, ma fin dalla prima volta che l’ho vista mi è apparsa come un capolavoro di intensità e composizione, un ritratto fotografico straordinario anche per la storia che racconta.
La scena ritrae un gruppo di persone che stanno nei pressi di quella che si intuisce essere la loro casa.
Dalle condizioni dell’edificio e dai tanti particolari che si possono notare nell’aspetto e nell’abbigliamento, non è difficile dedurre che si tratta di persone povere. L’Italia usciva dall’abisso della seconda guerra mondiale e questa era una condizione molto comune in quel periodo.
Anche se aiutati dal titolo dell’opera, è intensa la sensazione che i cinque uomini ritratti siano fratelli e l’anziana donna la loro madre, figura molto forte accentuata dalla posizione quasi centrale nella composizione.
La matriarca è vestita in modo austero, è abbastanza immediato pensare che si tratti di una vedova. Sono passati già alcuni anni, ma la probabile perdita del marito durante la guerra è una tragedia che sembra quasi permeare il bianco e nero di questa immagine.
Accanto a lei quello che, almeno a me, appare come il maggiore dei fratelli, colui che in qualche modo ha preso il posto del padre nella vita della famiglia. E’ l’unico del gruppo ad essere messo di fianco, appoggiato allo stipite, la testa leggermente piegata in avanti, quasi ad esprimere impercettibilmente il peso delle responsabilità della sua posizione nella famiglia.
La composizione è magistrale.
Il modulo circolare raggiato della ruota della bicicletta è ripreso dall’elemento posto sopra la porta e da quello che probabilmente è un mobile con specchio semicircolare posto nello scuro della stanza all’interno.
Le teste delle persone si trovano tutte su livelli diversi ed i loro sguardi, non indirizzati all’obiettivo, danno vita a piccoli rivoli di curiosità nell’osservatore. Cosa starà guardando per esempio l’uomo in piedi all’estrema sinistra? E suo fratello seduto accanto che guarda deciso verso destra?
E’ facile farsi trasportare da una foto come questa ed appassionarsi, chiedersi com’era la vita di questi Italiani del primo dopoguerra; immaginare, guardandoli in questa foto, i caratteri e le relazioni tra questi fratelli.
Meno male è arrivato.
Che dire oggi se non Buon Natale ?
Passa una bella giornata tra auguri, regali , parenti o quello che comunque questa ricorrenza ti riserva.
Probabilmente, se sei un lettore di questo blog e quindi forse un appassionato di fotografia, potrebbe capitarti di fare qualche scatto. Approfittane per dei ritratti, avrai probabilmente l’opportunità di fare foto in famiglia. Quale occasione è migliore del Natale per invitare le persone a farsi fotografare ?
Eh si, domani è Natale.
Finalmente dirà qualcuno, ed io sono totalmente d’accordo.
Con stasera si esaurisce la folle corsa ai regali, diminuisce il traffico, la gente si rilassa un po’, si attenua il flusso delle pubblicità in cassetta della posta…
Domani sarà un delirio di messaggi sms e posta elettronica con gli auguri… ma il peggio sarà passato ( 🙂 ) e potrebbe essere l’opportunità per qualche scatto simpatico, fuori o anche in casa.
Vuoi provare a fare una foto simpatica ?
Dopo il pranzo (o la cena) di Natale, se sei in compagnia di di alcune persone, radunale facendole mettere in posa per una foto. Non posizionarle come al solito tutte in fila come una squadra di calcio, ma prova a metterle in cerchio, come in un bel girotondo.
Poi prendi uno sgabello o meglio una scala, falli sorridere e scatta da lassù ! Se usi un flash e ti è possibile, allontanalo dalla macchina (oppure usa altre sorgenti di luce).
Se non avevi mai preso in considerazione una foto di gruppo fatta in questo modo considera questo suggerimento come un mio tentativo di condivisione delle idee, una sorta di piccolo pensierino di Natale.
Chissà, magari ne verrà fuori uno scatto natalizio un po’ diverso al solito…
Se lo fai (e non ti sei rotto l’osso del collo con quella scala) mi fai sapere com’è andata ?
🙂
Ed a me cosa piacerebbe come regalo di Natale ?
Beh, se questo blog ti piace, parlane ad una persona appassionata di fotografia. Ne sarò felicissimo.
Non posso essere sicuro che per tutti sia così ma, almeno per me, fotografare è anche una questione di “allenamento”.
Quasi come se fosse un’attività sportiva, non mi è possibile stare a lungo senza fare uno scatto, lasciando a casa la macchina fotografica, sperando poi di potermi “attivare” di colpo un certo giorno e riuscire a far foto interessanti e decenti (almeno dal mio punto di vista s’intende !).
Sia gli aspetti tecnici che quelli creativi mi richiedono una sorta di stato di forma, che riesco a mantenere solo esercitandomi regolarmente.
L’analogia con lo sport non finisce qui. Sembra che, anche trovandomi in uno stato di buon “allenamento”, non mi sia possibile uscire e scattare subito ottenendo i migliori risultati, ma mi sia necessaria una breve fase di “riscaldamento”.
Ho infatti notato che nelle occasioni in cui mi capita di far foto, quasi mai combino qualcosa di buono ai primi scatti ma sempre dopo un po’.
Trovo comunque che tutto questo sia assolutamente naturale e che come tutte le discipline, anche la fotografia richieda quell’insieme di automatismi, specie di tipo psicomotorio, che solo con la regolarità e la continuità nel tempo si riesce ad affinare e rendere fluidi.
Non so se per te è la stessa cosa, ma se così fosse… probabilmente basta adattare il famoso detto e metterlo in pratica.
Va bene anche una compatta, anche il telefonino… basta fare una foto al giorno…
Spunto di oggi : la gente impazzita per le compere di Natale è un soggetto fantastico per “allenarsi”…
Non so se hai avuto modo di provare quello a cui accennavo nel precedente post di questa serie “degustazione (phototasting)”.
Suggerivo un piccolo esperimento : fare l’esperienza di osservare a lungo una foto, studiarla per qualcosa come trenta minuti… una vera e propria seduta di fotodegustazione… qualcuno forse penserà.. fotomeditazione…
Oggi ho un’altra proposta, una cosa apparentemente contraria, qualcosa che però, sottolineo, dovrebbe essere provato solo dopo quel primo esperimento di natura così meditativa.
Ecco qua. Si tratta di affrontare un lungo e duro lavoro : visionare con criterio 5.000 (cinquemila) fotografie.
Non è ovviamente un’impresa che si possa fare in un pomeriggio, non avrebbe senso. Prendilo invece come una sorta di progetto, impegnandoti a completarlo in un lasso di tempo ben determinato.
Vuoi farlo in un anno ? Saranno circa 20 foto al giorno. Sei mesi ? Più o meno quaranta al giorno.
Scegli le tue immagini da qualunque fonte ti piaccia. Vanno benissimo libri di fotografia, riviste, il web, i social network, i giornali, periodici, quello che vuoi. Migliore la qualità di questo flusso di immagini, tanto meglio sarà.
Per ogni foto esamina le carattersitiche dello scatto, la composizione, la luce, lo sfuocato, l’atmosfera , l’effetto reso, se ti trasmette emozioni e perchè.
A differenza del precedente esperimento non si tratta di passare tantissimo tempo con ogni foto ma questo non vuol dire dare solo un’occhiata fugace, non servirebbe a niente.
Studia bene ogni foto, cerca di capire come il fotografo ha ottenuto l’effetto e come faresti tu a fare uno scatto del genere.
Alcuni imparano meglio partendo dalle basi: “questa è una fotocamera”, “clicca qui”, “cos’è l’otturatore”, “come funziona il diaframma”, etc, etc…
Altri hanno bisogno di partire dai risultati : vedono una foto che li affascina ed iniziano ad imparare come si fa per ottenere quell’effetto… un percorso al rovescio.
Fotografia o meno, discorso similare è per i canali di apprendimento.
C’è chi ha bisogno di un insegnante che lo guidi e gli trasmetta le conoscenze, c’è chi preferisce leggere libri e testi autorevoli, chi ancora si trova meglio sperimentando, sbagliando ed imparando dall’esperienza.
Esistono molti modi di imparare ed il bello è che non ce n’è uno migliore degli altri. Sono tutti validi perchè ognuno ha il suo metodo ideale e l’importante è arrivare a far propria una materia, capendo qual’è il percorso che ci è più congeniale.
Ogni strada per l’apprendimento ha i suoi pregi ed i suoi difetti, ad esempio partendo dai risultati e lavorando al contrario per scoprire come ottenerli si rischia di perdersi interi filoni della materia, mentre seguendo la via classica, che parte dalle basi, ci si può perdere e magari annoiarsi prima di trovare quei primi risultati che fanno scoccare la scintilla di una vera passione.
E’ importante cercare di rendersi conto di qual’è il proprio migliore modo di imparare, aiuta moltissimo nel riuscire ad evitare percorsi inutili e faticosi e regala tempo prezioso.
Da un paio di giorni Alby era in giro per piccoli villaggi di una zona rurale del nord della Cina.
La sua passione per la fotografia lo aveva condotto in luoghi decisamente fuori dalle rotte turistiche perchè quello era ciò che cercava.
Un uomo anziano uscì silenziosamente da una vecchia casa. Era un soggetto magnifico per un bel ritratto, Alby chiese subito alla sua interprete di parlare all’uomo per avere il permesso di fotografarlo.
La giovane donna si avvicinò al vecchio e dopo essersi rispettosamente inchinata gli parlò brevemente.
L’anziano parve pensare per alcuni attimi, poi scosse la testa in modo inequivocabile…
Peccato, un vero peccato.
Dopo alcuni secondi di delusione una curiosità incontrollabile si fece strada in Alby che chiese all’interprete di rivolgersi ancora all’uomo chiedendo, se possibile, la ragione del rifiuto.
La donna raggiunse di nuovo il vecchio, ascoltà le sue parole e poi le tradusse ad Alby.
L’uomo aveva detto di aver rifiutato perchè essendo molto povero non aveva denaro per potersi pagare delle fotografie.
Ovviamente Alby fece spiegare all’uomo che non si trattava certo di un servizio a pagamento e che lui fotografava per passione.
Il vecchio lo guardò con attenzione, poi sorrise ed acconsentì con grande entusiasmo.
Non sempre siamo in grado di interpretare correttamente le reazioni degli altri.
Specie quando si è divisi da grandi distanze culturali e sociali.
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