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Posts Tagged ‘fotografia’

World fastest turtle

World fastest turtle – © Copyright 2008 Pega

Pian pianino, lento, lesto, veloce, velocissimo!
Siamo in grado di rendere questi concetti nelle nostre foto? Certo che si.
Per questo sessantunesimo weekend assignment il tema che ti propongo è proprio legato al concetto di: velocità.
La fotografia, nonostante la sua intrinseca caratteristica di indipendenza dal tempo, ha comunque la possibilita di generare nell’osservatore l’idea del movimento ed è proprio in tale direzione che ti invito a fare qualche esperimento in questo fine settimana.
Puoi usare il panning per rendere il movimento nella sua rapidità o anche provare ad ingannare l’osservatore come nel mio scatto sopra. Puoi interpretare l’assignment come ti pare.
Dopo, se vuoi, posta la tua foto condividendo “il prodotto della tua missione” in un commento qui sotto. Confrontarsi con gli altri lettori del blog è interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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20120704-231617.jpg

C’era davvero della bella gente l’altra sera a Firenze in occasione dell’incontro the film gang returns che abbiamo organizzato proprio negli stessi giorni di quello dello scorso anno.
Un gruppetto di appassionati con al collo le loro gloriose “vecchiette” a pellicola, entusiasti partecipanti a questo piccolo evento dedicato alla fotografia analogica.
E’ stato divertente vederli in azione e passeggiare con loro, formando una curiosa comitiva di persone caratterizzata da questi accessori un po’ retrò.
C’era chi, come il sottoscritto, aveva portato la sua vecchia biottica, chi la macchina a telemetro, ma non mancavano anche dei veri e propri classici della storia delle reflex come anche qualche giocattolino in plastica.
Grazie ad un prezioso suggerimento di Guido Masi siamo saliti sulla Torre di Arnolfo (che caratterizza Palazzo Vecchio) eccezionalmente aperta alle visite proprio in questi giorni. Posto bellissimo da cui si gode una vista del centro di Firenze che è a dir poco mozzafiato.
Insomma è stato ancora una volta piacevole tornare a scattare con la pellicola, dimenticando magari anche solo per una sera, il digitale e la sua tecnologia.
Non posso che dire: “arrivederci alla prossima!”

Un grazie a tutti i partecipanti che invito (quando avranno sviluppato e poi stampato le loro foto) a linkare qui i loro scatti.

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Viviamo in un’epoca visuale, dove la tecnologia ci ha aperto le porte verso nuove possibilità, nuove percezioni.
Oggi abbiamo a disposizione immagini straordinarie generate da strumenti come microscopi, telescopi, fotocamere ad alta velocità o su spettri di frequenze non visibili, che ci permettono di accedere a visioni che i nostri predecessori potevano solo immaginare.
Sono contenuti che spesso esprimono un valore che supera quello scientifico: di frequente, infatti, siamo davanti a qualcosa dal forte spessore estetico, e perché no… artistico.
Questi nuovi stimoli a cui siamo sottoposti non sono quindi solo una fonte di informazione e cultura ma rappresentano anche nuove opportunità di ispirazione ed un nutrimento per la nostra creatività.

Il video sotto è una piccola raccolta di questo tipo di stimoli: attraverso la voce di alcuni scienziati, il filmato racconta come dimensioni e distanze non siano più barriere e che attraverso i passi avanti che sono stati fatti dalla tecnologia, siamo riusciti a vedere l’universo, il tempo e l’umanità, sotto una luce diversa.

Trovo sia interessante tenere tutto ciò a mente quando usiamo le nostre fotocamere o smartphone dotati di caratteristiche e prestazioni che fino a pochi anni fa erano solo nella fantasia di alcuni lungimiranti sognatori.
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Cosplay beauty

Cosplay beauty – © Copyright 2010 Pega

[continua dal post precedente]

…ed insomma… Fotone si era spento.
Dopo aver attraversato lo spazio e rimbalzato sul viso di una splendida fanciulla, era finito in una strana scatoletta e su quel suo “sensore”. Così avevano fatto tanti suoi compagni di viaggio, anch’essi toccando, chi il viso, chi il vestito, chi le cose che circondavano la ragazza.
Il sensore era uno strano congegno, una sorta di luogo di riproduzione. Su questo si posavano e morivano i fotoni generando altre piccole creature fatte di pura energia, gli elettroni.

La magia dell’evento era che il flusso degli elettroni che usciva dal sensore, replicava il modo con cui i fotoni vi erano arrivati dall’esterno. Descriveva forma e colore di ciò su cui questi erano rimbalzati prima di arrivare: insomma gli elettroni portavano con loro l’immagine dell’ultima cosa toccata dai fotoni.

I piccoli elettroni si mossero tutti insieme e dopo aver girovagato nel loro piccolo ambiente naturale di circuiti interni a quella scatola finirono per posarsi e fermarsi per sempre. Avevano trovato la loro meta su una comoda superficie rettangolare, una sorta di mielario estraibile dalla scatola stessa.

Rimasero lì per qualche tempo, finché una persona estrasse quella piccola scheda. Come un apicoltore che prende il telaio melario dall’arnia, lo spostò ed inserì in un congegno capace di leggere l’informazione portata dagli elettroni.
Questa macchina era capace di estrarre il frutto conservato nella scheda e generare un nuovo flusso di elettroni contenente l’immagine originaria della ragazza.

Questa nuova genia di creature fatte di energia vagò ancora per circuiti fino ad approdare ad una nuova superficie di riproduzione, stavolta più grande e non più racchiusa in una scatola.
Qui avvenne l’ultima magia: gli elettroni donarono la loro vita per chiudere il ciclo e far nascere una nuova generazione di piccoli fotoni, identici a quelli arrivati dallo spazio, liberandoli in maniera ordinata e perfetta proprio per ricreare nell’occhio dell’osservatore l’originaria immagine della bella fanciulla delineata dal volo dei loro simili giunti dalla stella lontana.

Fine.

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Si, è una storiella scema. E forse anche incompleta. Perchè? Perchè in realtà i fotoni giunsero sulla retina e qui morirono per dar vita ad altri elettroni che viaggiarono fino al cervello dove definitivamente ricrearono l’immagine della fanciulla.

🙂

© 2012 Pega

Altre “storie da una foto”:
La porta
Capitan M|artin von Melik
Viva Viva, La Befana!
Il viaggio di Fotone
Alieni

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Il Sole chiuso

Il Sole chiuso – © Copyright 2011 Pega

Da qualche parte tra le spire di una galassia c’era una volta una stella, un immenso agglomerato di tanti (ma tanti) piccoli atomi di idrogeno, tutti fitti fitti ammassati e schiacciati insieme dall’enorme massa di quel corpo celeste perso nel vuoto dell’universo.
Un giorno, due di quei minuscoli atomi cedettero alla pressione e decisero di unirsi, fondersi e scomparire, lasciando al loro posto un lampo di energia.
E questo lampo viaggiò.
In sè conteneva misteriose creature tra cui una strana forma di vita un po’ energia ed un po’ particella, infinitamente piccola e veloce, che si chiamava fotone.
Fotone viaggiò solo alcuni minuti, coprendo in questo breve lasso di tempo una grandissima distanza che è difficile persino immaginare. Ad un certo punto, sul suo cammino, incontrò un bel pianeta blu che permise solo a particelle come lui di avvicinarsi e penetrare la sua atmosfera.
In un istante Fotone attraversò strati sempre più densi di aria, limpida e chiara, arrivando fin quasi a terra. Lì, in una limpida giornata di sole, rimbalzò sul viso di una bella ragazza.
Era la prima volta che cambiava direzione da quando era nato, dopo milioni di chilometri di viaggio, la sua avventura era quasi alla fine. Il rimbalzo lo portò ad entrare in uno strano barattolo dotato di lenti, dietro al quale il fotone finì in una scatoletta contenente uno strano congegno, su cui si spense.
Fotone era finito su quel particolare aggeggio insieme a tanti suoi simili, compagni di viaggio nati con lui pochi minuti prima sulla stella lontana.
Non fu la fine perchè lo spegnersi della loro breve vita aveva appena dato origine ad una nuova storia.

[continua nel prossimo post]

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Ansel Adams

Si dice che le frasi dei personaggi illustri siano una delle fonti più importanti di ispirazione ed insegnamento.
La fotografia non è esente da questa regola e c’è una frase di Ansel Adams che credo sia una delle più significative mai dette.

“You don’t take a photograph, you make it”.

La traduzione in italiano non è efficacissima, ma in sostanza Adams voleva esprimere l’importanza di un atteggiamento attivo che il fotografo deve assumere quando realizza i suoi scatti.
“Cosa includere e cosa escludere”,”qual’è il soggetto”,”a chi è destinata”,”che emozioni deve suscitare”, “a chi potrà davvero interessare”. Sono solo alcune delle domande che potrebbero aiutarci a “creare” (to make) la foto, ed assumere quindi proprio il comportamento a cui Adams faceva riferimento.
E’ un approccio alla fotografia pragmatico e rigoroso, a cui si sono rifatte intere generazioni di artisti, tra cui moltissimi grandi nomi.
Ma non è l’unica possibilità. Esistono anche altre strade, tra cui quella di una fotografia più istintiva, più casuale ed opportunista, forse caotica, fatta di scatti meno meditati in cui magari riconoscere solo a posteriori il valore comunicativo, rendendosi conto che a volte può essere comunque molto elevato.
Sono punti di vista che, secondo me, non devono obbligare a scegliere da che parte stare perché, una volta razionalizzati, si può anche decidere di prendere qualcosa dall’uno e dall’altro, coltivando con consapevolezza una propria e personalissima “via fotografica”.

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Downhill riders

Downhill riders – © Copyright 2009 Pega

Per la missione fotografica di questo fine settimana ti propongo qualcosa di non facile, una sfida che però potrebbe saper regalare discrete soddisfazioni.
Ti invito ad esplorare fotograficamente quello che nella cultura orientale è il concetto dello “Yohaku-no-bi” ovvero la “bellezza di ciò che manca” , il gusto di esprimere il bello attraverso il togliere o il nascondere.
Per questo weekend assignment ti invito a fotografare lo spazio negativo.

A differenza di altre arti, della musica per esempio, dove per togliere si ricorre al “non mettere”, in fotografia si ha la possibilità di esplorare questo aspetto in due modi.
Il primo è quello di cui parlavo nel post “l’arte del levare” di qualche tempo fa, il secondo è invece quello di creare uno spazio negativo nelle nostre immagini.
Lo spazio negativo può essere ciò che circonda il nostro soggetto e lo esalta, crea drammaticità ed intensità nell’immagine, oppure può essere il soggetto stesso della nostra fotografia.

In questo fine settimana prova ad affrontare liberamente questo tema ed a realizzare qualche scatto. Dopo, se vuoi, condividi le tue immagini inserendole in un commento qui sotto. È divertente confrontarsi e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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A true classicLo avevo promesso e quindi rieccomi, ad un anno dall’ultimo appuntamento con la “film gang“, a riproporre una serata totalmente dedicata alla pellicola.

Si, parlo di trovarsi con al collo quelle vecchie scatolette in cui si mette il rotolino e che fino a qualche tempo fa erano il normale strumento con cui si realizzavano le fotografie.
Se non ne hai una puoi fartela prestare o magari comprarne una usa e getta. In ogni caso ci trovermo Mercoledì 4 Luglio per una passeggiata fotografica analogica nel centro di Firenze con la luce del tramonto e della prima serata.
Come il precedente, si tratta di un incontro aperto a tutti ma esclusivamente riservato a chi si presenterà munito solo di fotocamera a pellicola e voglia, anche soltanto per una sera, di lasciare da parte il digitale e catturare immagini analogiche.

L’appuntamento è per le 19 in Piazza della Stazione, sulla scalinata curva a pochi metri dal capolinea del tram

Da lì ci muoveremo guidati da un atavico istinto analogico, che ci porterà a vagare per scorci ameni e concludere la serata quando la luce mancherà e la fame ci chiamerà, tutti insieme, verso una frugale e finale piadina.

Che ne dici?
Vieni, sarà divertente!

p.s. Ringrazio chi vorrà confermare la propria partecipazione in un commento a questo post o scrivendo a pegaphotography@gmail.com

p.p.s Sei lontano da Firenze e ti è davvero difficile partecipare? Prova a chiamare i tuoi amici appassionati di fotografia ed organizzare la stessa cosa nella tua città. Faccelo sapere che poi ci scambiamo le foto! 🙂

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Lo Zen e il tiro con l'arco

Lo Zen e il tiro con l’arco

C’è un piccolo libro che più o meno tutti abbiamo letto.
E’ “Lo Zen e il tiro con l’arco” il racconto scritto da Eugen Herrigel, un professore di filosofia tedesco, che scelse di imparare in modo classico questa antica arte Giapponese, affidandosi ad un “Sensei” : un maestro Zen appunto.
Herrigel ne ricavò un’importante esperienza di vita, qualcosa che lo cambiò dall’interno e nel libro questa intensità c’è tutta.
Lo Zen e il tiro con l’arco è una lettura sovente suggerita da qualcuno che ne è rimasto affascinato o che comunque lo ritiene un piccolo gioiello da condividere.

Tempo fa, ritrovandolo su uno scaffale della mia libreria, decisi di rileggerlo (e lo si fa in un’oretta dato che sono circa novanta pagine) provando a fare quello che con lo Zen si può praticamente sempre: modificare totalmente l’oggetto dell’arte di cui si parla in origine, mantenendo però intatta la filosofia… lasciando quindi inalterato l’approccio.

E così rilessi il libro sostituendo la parola “arco” con “macchina fotografica” e “bersaglio” con “soggetto”. Lo “scoccare della freccia” diviene il “far scattare l’otturatore” ed il “volo” di questa si trasforma nel concetto di “‘esposizione”.

Ne viene fuori qualcosa di davvero interessante.
Da provare.

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