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Photoexperience In rete si possono trovare molte iniziative dedicate a chi è appassionato di fotografia, ma quella di cui vorrei parlare oggi mi ha colpito per un approccio particolare e diverso dal solito.

Si tratta di Photoexperience, un’idea di un piccolo gruppo di fotografi toscani nata per creare eventi a metà tra un workshop ed un percorso turistico, aperti ad appassionati di fotografia di qualsiasi livello.

Ho avuto il piacere di incontrare e fare qualche domanda ad Andrea Sbisà che svolge il ruolo di art director in Photoexperience ed ecco cosa mi ha detto.

Ciao Andrea. Prima di tutto ci racconti un po’ cos’è Photoexperience ?
Tutto è nato circa un anno fa quando ci siamo trovati con un paio di amici fotografi a parlare di quanto fossero state divertenti alcune occasioni in cui avevamo provato a ripercorrere le orme di qualche personaggio famoso, o ricercato le ambientazioni di importanti opere cinematografiche. Nacque quindi l’idea di provare ad organizzare meglio la cosa per renderla fruibile anche ad altre persone e così abbiamo iniziato a proporre dei workshop a tema, dove la passione per la fotografia si fonde con l’esperienza di immergersi in storie e location affascinanti in Toscana.

Windows light - © Copyright 2010 Andrea Sbisà

Gli eventi Photoexperience si svolgono tutti in Toscana ?
Per il momento si. La Toscana è ricca di spunti fotografici, di storia e scenari spettacolari, spesso utilizzati nel cinema, piuttosto che in romanzi. E’ una regione in cui ovunque si può scovare un soggetto fotografico straordinario, e che tuttora nasconde aneddoti e personaggi tutti da scoprire: del resto anche nel più piccolo paese è facile trovare orme di qualche figura che ha scritto una pagina di storia.
Se poi interessano in particolare i periodi del medioevo o del rinascimento, la Toscana è proprio il posto giusto per fotografarne i segni e le opere. A tutto questo si aggiunge la possibilità di trovare sempre una struttura ricettiva che funzioni da base per le nostre “missioni” e che permetta di completare “l’esperienza”  anche da un punto di vista del relax, e perché no, della gastronomia.
Non è detto che in futuro si possano andare a scoprire anche altre regioni ma per il momento crediamo che la Toscana sia la meta più adatta per il tipo di progetto che vogliamo far sperimentare.

Quindi oltre ad un workshop fotografico è proprio un’esperienza a contatto con la storia?
Si eccome. A volte l’esperienza è un vero e proprio “inseguire” un personaggio e le sue gesta, magari muovendosi attraverso il territorio in quelli che furono i luoghi importanti per la sua storia.
E’ un’esperienza appunto, che cerchiamo di arricchire portando ai nostri ospiti informazioni ed anche qualche piccola sorpresa.

Che durata hanno questè “fotoesperienze” ?
In genere gli eventi Photoexperience si svolgono nei week end, quindi iniziando il sabato sera e concludendosi nel pomeriggio della domenica. Abbiamo comunque realizzato anche eventi di una sola giornata, molto simili ad un workshop fotografico a tema.

Time traveller - © Copyright 2010 Andrea Sbisà

Ci puoi descrivere come si svolge in genere uno di questi eventi ?
Ci troviamo il sabato direttamente presso la struttura ricettiva che ci accoglie, in genere un agriturismo. Qui, dopo le presentazioni ed una buona cena, iniziamo con una serata che serve per introdurre l’attività dei giorni successivi, e fare conoscenza con i partecipanti..
La domenica è interamente dedicata allo svolgimento dell’esperienza fotografica che, a seconda della Photoexperience in programma, può svilupparsi in un’unica o più location.
Una meritata pausa nel mezzo della giornata permette, oltre al godimento di qualche pietanza locale, anche una verifica del lavoro svolto, e se richiesto, anche qualche approfondimento tecnico.

Come ci si iscrive ?
Ogni informazione è a disposizione sul sito www.photoexperience.it. Iscriversi è semplice: basta inviare una mail a info@photoexperience.it per indicare il numero di partecipanti ed a quale evento si vuole aderire. Non dimenticate di aggiungere un recapito per poter essere ricontattati. I costi in genere includono la sistemazione e prevedono anche quote differenziate tra fotografi ed eventuali accompagnatori.

Devo dire che la curiosità che mette questa iniziativa è notevole. Ma ci dici anche qualcosa su di te e gli altri componenti di Photoexperience ?
Il progetto di Photoexperience coniuga la mia passione per la fotografia e per i viaggi. Da esperienze personali, mi sono trovato più di una volta a cercare delle chiavi di lettura diverse del nostro territorio, scoprendo che questa ricerca regala emozioni e piacevoli sorprese. E’ stato naturale cercare di coinvolgere altri appassionati di fotografia, alla scoperta di questi ‘sentieri’.
Trovare un tema, un filo conduttore, una traccia che ci faccia vedere e scoprire la nostra Toscana in modo piacevole e stimolante, è una bella sfida.
La partenza del  progetto è stata possibile solo grazie alla collaborazione con altri amici fotografi, che per esperienze e caratteristiche personali, hanno dato completezza allo staff.

Facing elephant - © Copyright 2010 Andrea Sbisà

Ci racconti un po’ della tua storia fotografica ?
La mia storia è quella del fotoamatore appassionato, quale sono da anni.
Ho cominciato da giovanissimo a fotografare con le prime macchinette automatiche, fino ad approdare nei primi anni novanta al mondo delle reflex, e poi alla rivoluzione del digitale.
Questa mia passione mi ha portato negli anni a frequentare workshop, conoscere noti fotografi, nonché cercare di portare avanti una ricerca personale continua della bellezza nascosta nelle cose e nelle persone.
La fotografia consente di attraversare un percorso continuo di crescita, di sperimentazione e miglioramento. Sarà per questo che la passione è così grande, perché il viaggio non ha mai fine!

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Grazie ad Andrea, del quale segnalo il notevole sito personale www.andreasbisa.it ed anche lo splendido album su Flickr.
Personalmente sono molto incuriosito da questa iniziativa Photoexperience e credo che mi spingerò a sperimentarla in prima persona, per poi riparlarne ancora qui sul blog.

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Sorry, no more fuel...

Sorry, no more fuel... - © Copyright 2009 Pega

Rieccomi a proporti quella che ormai è una piccola tradizione di questo blog : la “missione fotografica” del fine settimana.
Come sai, sono convinto che uscire con una sorta di incarico sia qualcosa di divertente che può facilmente fornire spunti creativi ed anche stimolare a capire meglio lo strumento che abbiamo in mano.

La condivisione con gli altri dei risultati di queste semplici missioni è poi una naturale prosecuzione e per farlo non hai che da mettere, in un commento a questo articolo, il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione su cui avrai messo i tuoi scatti.

Per questo weekend il tema è un genere che mi appassiona : il decay.

I segni del tempo che scendono inesorabili sugli oggetti e sulle costruzioni lasciate senza cura, vecchi edifici in rovina o anche dettagli di cose di tutti i giorni come il sellino arrugginito di una vecchia bicicletta.
Il decay lo puoi trovare ovunque, basta uscire e cercarlo. Spesso è appena dietro l’angolo e non è necessario addentrarsi in luoghi abbandonati, però se ti capiterà usa la massima prudenza perchè questo tipo di ambienti è tipicamente pieno di insidie.
Per fotografare il decadimento con efficacia può essere importante scegliere luce e trattamento in modo da esaltare la drammaticità della scena e trasmettere all’osservatore emozioni forti.

Bene, in questo weekend prova quindi a cercare e fotografare il decadimento, fanne il protagonista di qualche tuo scatto e poi, se vuoi, mostracelo postando un commento con il link alla tua foto.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Giant steps

Giant steps - © Copyright 2008 Pega

Hai mai provato a fare foto senza fare affidamento sul mirino e sugli automatismi della tua fotocamera?
Ti propongo questo divertente esperimento. E’ al tempo stesso un semplice esercizio ed un istantaneo balzo indietro di un secolo e mezzo nella storia della tecnica fotografica.
Prendi un pezzetto di nastro adesivo ed usalo per attaccare un piccolo pezzo di cartoncino sull’oculare o sul display della tua macchina.
Dedicati a fare almeno 30 o 40 foto in queste condizioni, stimando esposizione e messa a fuoco, immaginando la composizione…
Non ci saranno distrazioni tecnologiche o dubbi sul funzionamento degli automatismi…
Chissà… potresti anche rimanere entusiasta dei risultati…

🙂

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laptopgrammaCos’è un “Laptogramma?”

E’ un nuovo tipo di immagine fotografica. Un po’ uno scherzo un po’ una cosa seria.
Si tratta di prendere un foglio di carta fotografica, aderirlo ad un monitor ed esporlo brevemente ad una immagine prodotta dal computer. Una volta effettuato il processo di sviluppo si avrà un laptogramma… una nuova forma d’espressione. Un po’ digitale, un po’ analogico.

Ti piace?

Ovviamente si può fare con qualunque tipo di monitor ma l’idea è nata ad una signora di nome Aditya Mandayam sperimentando sul suo laptop, da qui il nome “laptogramma”.

Aditya si è rapidamente accorta di quanto sia critico il tempo di esposizione per ottenere dei buoni “laptogrammi” e dopo aver bruciato vari fogli di carta fotografica ha messo a punto un suo workflow che prevede esposizioni molto brevi con “accensione” dell’immagine sullo schermo per pochi decimi di secondo.

Se vuoi cimentarti in questo nuovo filone creativo non ti resta che provare….

🙂

(via Wired)

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World fastest turtle
World fastest turtle – © Copyright 2008 Pega

“Devo uscire per fare delle foto” può essere un’ottima scusa per andarsene un po’ in giro, respirare un po’ di aria pulita, fare del movimento… Ecco, proprio questo.
L’assignment che ho pensato di proporre per questo fine settimana è : movimento.

In fotografia ci sono tanti modi per rendere il movimento, si può usare il mosso, il panning, la composizione stessa.
Si può creare l’idea di movimento attingendo alla pura creatività, cercando di trasmetterlo come sensazione a chi guarda la foto.

In questi due giorni prova a fotografare cercando il movimento. Scegli i tuoi soggetti tra quelli che lo possiedono naturalmente o vai in cerca di effetti inaspettati.
Fotografare il movimento è molto divertente.

Scatta le tue foto e poi, come ormai propongo sempre, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
E’ divertente ed interessante condividere. E può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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punto contra incendio (aereo)
Punto contra incendio (aereo) – © Copyright 2008 Pega

Per questo fine settimana voglio proporre un assignment dalle possibilità veramente molto ampie : una storia in una immagine.

Una foto, una singola immagine può riuscire a racchiudere in sè tutto un racconto, può far nascere e sviluppare, nella mente di chi la osserva, una sequenza di emozioni.
La storia raccontata da una foto è in realtà più nella mente di chi la guarda e la interpreta che non in quella dell’autore, ed è questo un aspetto tra i più affascinanti di questa forma espressiva.

In questi due giorni prova a fotografare cercando di raccontare una storia con una sola immagine. Cogli gli sguardi delle persone, i movimenti degli animali, i luoghi o le tracce di eventi accaduti. Prova qualche scatto che faccia nascere nella mente di chi lo guarderà, l’emozione di vederci un racconto.
Non è facile, ma potrebbe rivelarsi molto bello.

Poi, come ormai propongo sempre, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
E’ divertente ed interessante condividere. E può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Quanta ricerca ed attenzione per riuscire a riportare la realtà tridimensionale nelle due dimensioni delle nostre fotografie… E’ quasi una costante di fondo.
Ma cosa succede quando il soggetto è bidimensionale?

Ecco che può accedere qualcosa di curioso. La fotografia può aggiungere profondità ad un soggetto che non ne ha.

Sugimoto - polar bear

Polar Bear 1976 - Copyright Hiroshi Sugimoto.

Nel 1974, agli inizi della sua carriera, il fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto scattò delle foto ai diorami del museo di storia naturale di New York.
Chi ha avuto occasione di vederli dal vivo può testimoniare che si tratta di realizzazioni piuttosto artificiose: animali imbalsamati con sfondi piatti quasi improbabili… ma ecco che fotografandoli succede qualcosa; assumono un realismo che dal vivo non hanno.

Ne scaturisce un concetto che è quasi un cardine di tutta la comunicazione visiva moderna e che Sugimoto ha sintetizzato nella frase : “However fake the subject, once photographed, it’s as good as real”.

Assolutamente vero.

🙂

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Teaching each other

Teaching each other - © Copyright 2008 Pega

Oggi ti invito a qualcosa che esce dal blog e si sposta nel mondo reale.
Non si tratta quindi solo di un articolo da leggere o di foto da guardare, sto parlando di un piccolo evento, un esperimento. Lo Sharing Workshop è un’idea che ho da un po’ e credo sia l’ora di provarla realmente.
Ecco di che si tratta.

Il concetto alla base di questa iniziativa è quello di creare un’occasione di condivisione attiva, attraverso un vero incontro tra un piccolo gruppo di persone appassionate di fotografia.
Ogni partecipante sarà sia fruitore che protagonista, perchè il workshop sarà suddiviso in brevi sessioni di circa 20 minuti in cui, a turno, ognuno prenderà la parola ed andrà ad esporre per gli altri un suo argomento a tema fotografico.

Se intendi partecipare sappi che potrai parlare di ciò che vuoi: quello che più ti piace o interessa, potrebbe essere ciò che hai appena iniziato a studiare oppure quello su cui hai lavorato per una vita. Non importa a che livello. Tutti gli argomenti sono graditi ed assolutamente ben accetti purchè attinenti alla fotografia.
L’idea di fondo è quella di mettere in condivisione una propria conoscenza o competenza e verificare quanto questo non solo sia gradito agli altri, ma anche come sia utile per se stessi.
A puro titolo di esempio faccio un breve elenco di possibili temi :

– Esporre un proprio lavoro fotografico illustrandone agli altri il tema
– Parlare di una tecnica fotografica o di postproduzione
– Raccontare un’esperienza personale, una storia da condividere, il lavoro o la vita di un fotografo che ammiri
– Illustrare un proprio punto di vista sulla fotografia o sul processo creativo
– Stimolare e condurre una breve discussione aperta su un tema specifico
– Proporre un esercizio o un “challenge” fotografico” sviluppabile insieme agli altri sul momento

Ogni intervento dovrà essere completamente a cura del partecipante, anche nel senso di eventuali attrezzature che ognuno dovrà portarsi se necessario. Ad esempio le foto stampate per chi parlerà del lavoro suo o di altri o un PC per chi volesse parlare di postproduzione. Il piccolo numero di partecipanti previsto serve a rendere semplice e snello questo aspetto.

Si tratta in ogni caso di partecipare al workshop con spirito attivo e di condivisione, per questo si chiama “Sharing Workshop“.

Lo Sharing Workshop si svolgerà a Firenze nella giornata di Sabato 17 Aprile dalle ore 10. Il luogo di incontro verrà comunicato agli iscritti.
La partecipazione è gratuita ma limitata ad un numero massimo di sei (6) persone.
Non ci sono vincoli di età o livello tecnico. Se sei interessato potrai partecipare indipententemente dal fatto che tu sia un principiante o un professionista, l’importante è comprendere lo spirito dell’iniziativa : tutti possono imparare da tutti.

Per iscriverti manda una e-mail a sharingworkshop@gmail.com indicando, possibilmente, su quale argomento vorrai svolgere la tua sessione di workshop. 

Ti piace ? Allora vieni. Sarà divertente.

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Chica caliente

Chica caliente - © Copyright 2009 Pega

Ieri, parlando con una persona appassionata di fotografia, sostenevo la tesi che la chimica conta ancora molto nella fotografia.

La simpatica discussione all’inizio si è avvitata su un equivoco.
L’equivoco di quale chimica io stessi parlando.

La chimica delle pellicole, degli acidi per lo sviluppo e per la stampa sulla carta fotografica in camera oscura è legata alla fotografia analogica, che forse non è morta, ma oggettivamente pare in declino.
Sembrerebbe quindi ragionevole affermare che la chimica conta meno…

Io parlavo però di un’altra chimica: quella che governa la mente.

Digitale o analogico alla fine non è importante. Il risultato è tutto nella testa e nelle mani del fotografo, oltre che nelle reazioni dei soggetti con cui questo interagisce.

E’ la chimica delle emozioni che trasforma un click in un grande scatto, è la passione, è l’empatia che lega l’artista col suo soggetto.

Pensa a come a volte sia importante creare un legame, dialogare, entrare in sintonia con una persona prima di riuscire a fare un bel ritratto. Lo stesso vale per i fotografi naturalisti che devono entrare a far parte dell’ambiente che desiderano fotografare; si devono far accettare.

Chiamalo talento, sentimento, relazione o… ispirazione…

E’ sempre una questione di chimica.

🙂

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McCurrySe non l’hai ancora fatto ti consiglio di fare un salto in edicola e vedere se è rimasta una copia di un bel libretto che questo mese viene venduto in allegato al National Geographic.

E’ il primo di una serie che la rivista dedica ai suoi grandi fotografi e a mio parere vale veramente la pena prenderlo per ammirare alcuni meravigliosi scatti di questo famoso  fotografo di reportage.

Come mi è capitato di dire in precedenza, trovo che guardare e studiare con attenzione le immagini sia una grande scuola ed aiuti moltissimo a capire che cosa ci sta dietro a quelli che in molti considerano dei veri e propri capolavori della fotografia contemporanea.

Molto interessanti anche l’introduzione ed i testi che accompagnano gli scatti, in qualche caso con breve descrizione di come il fotografo si è impegnato per raggiungere il suo scopo, sempre con un grandissimo rispetto ed empatia con i suoi soggetti.

Dalla lettura ed osservazione di questo piccolo libro ho notato che Mc Curry lavora molto spesso con profondità di campo ridotte, cosa che a me piace molto, quasi a sottolineare una ricerca artistica che evidentemente è ben presente e che valorizza un autore così spiccatamente orientato al reportage.

Evidentemente con una qualità così elevata anche la vecchia massima che dettava legge negli anni 70/80 al National Geographic e che diceva “Learn f/8 and BE THERE” ,  poteva avere le sue buone eccezioni. Almeno nella sua prima parte !

🙂

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