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Posts Tagged ‘photography’

Downhill riders
Downhill riders – © Copyright 2009 Pega

Nella cultura orientale c’è un concetto che mi ha sempre affascinato.
I Giapponesi lo chiamano “Yohaku-no-bi” è la “bellezza di ciò che manca” , il gusto di esprimere il bello attraverso il togliere o il nascondere.

A differenza di altre arti, della musica per esempio, dove per togliere si può solo far ricorso al “non mettere”, in fotografia si ha la possibilità di esplorare questo filone creativo in due modi.
Il primo è quello di cui parlavo nel post “l’arte del levare” di qualche tempo fa, il secondo è invece quello di creare uno spazio negativo nelle nostre immagini.  
Lo spazio negativo può essere ciò che circonda il nostro soggetto e lo esalta, crea drammaticità ed intensità nell’immagine, oppure può essere il soggetto stesso della nostra fotografia.

La prossima volta che sei a fotografare prova sperimentare questo concetto, lascia che lo spazio negativo faccia parte di qualche tua immagine.

Ah, dimenticavo… lo spazio negativo non deve essere necessariamente… nero.

🙂

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Sadness

Sadness - © Copyright 2008 Pega

Qual’è la tua etica fotografica? Si, l’atteggiamento con cui decidi o meno di fotografare qualcosa o qualcuno la cui condizione non è invidiabile. Non parlo di fotografare con un’ottica fotogiornalistica per farne un lavoro che possa in qualche modo denunciare ed aiutare. Sebbene anche questo sia un terreno molto difficile e discusso, non è quello di cui sto parlando.
Io qui mi riferisco ai parametri ed i limiti che ognuno di noi usa per procedere o meno a scattare una foto artistica, quindi diciamo “fine a se stessa”, o comunque realizzata per esprimere la propria personale vena creativa e le proprie emozioni.

Lo so, lo so, è una questione complicata, ed infatti personalmente mi trovo in difficoltà nel muovermi su quello stretto confine quadrilaterale dove convergono arte, cinismo, denuncia e cattivo gusto.

Vengo al dunque. Secondo te è giusto fotografare, ad esempio quando si viaggia, le persone che vivono in condizioni di indigenza, o anche un più nostrano senza tetto? O un’anziana mendicante? E’ forse cinico dare dei soldi per chiedergli di posare? O è ancor più cinico fotografare da lontano con un bello zoom o semplicemente voltarsi dall’altra parte?

Mettiamoci per un attimo nei panni di chi viene fotografato. Cosa penseremmo noi nella sua condizione?
E lo stesso ragionamento vale per i luoghi. Penso alle schiere di fotografi, professionisti e non, che si sono precipitati in zone colpite da eventi terribili (dall’uragano Katrina al terremoto dell’Aquila), fotografando quelle che fino a pochi giorni prima erano le dimore di persone ora sprofondate nella tragedia. Quale sarebbero le tue sensazioni se sapessi che qualcuno è entrato in quella che era la tua casa, fotografando le tue cose ed i tristi resti, per farne un suo personale lavoro artistico?

Io non so, non ho una posizione decisa, ma trovo che sia un importante terreno di riflessione.
Probabilmente ognuno trova la sua risposta in quell’istante in cui porta la macchina fotografica all’occhio e decide o meno di scattare.

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In concomitanza con la Worldwide Photowalk a cui abbiamo partecipato organizzando una passeggiata fotografica anche a Firenze lo scorso 24 Luglio, era stato anche indetto un concorso fotografico di livello mondiale tra tutti i trentatremila partecipanti alle oltre mille photowalk in giro per il mondo nella stessa data.

A Firenze, come leader della photowalk locale, mi sono trovato a dover scegliere la vincitrice fra le foto inserite sull’apposito sito e devo dire che non è stato per niente facile…

Ho deciso quindi di postare qui una sorta di breve spiegazione di quali sono stati i parametri ed i ragionamenti che hanno portato alla mia decisione. Si tratta di valutazioni totalmente personali e soggettive, sicuramente esposte a qualsiasi tipo di critica o disaccordo, è evidente, ma condividerle fa parte dello spirito che anima questo blog.

Spero possa essere interessante leggerle.

Dunque, la foto che ho scelto come vincitrice del contest è “Il Rinascimento è Analogico” di Martino Meli (m|art).

Il Rinascimento è Analogico

Il Rinascimento è Analogico - Copyright Martino Meli 2010

Come a volte succede con alcune cose che poi si finisce per apprezzare molto, devo dire che che appena l’ho vista è subito scattata in me l’idea che questa fosse la foto vincitrice. Resomene conto ho però combattuto questo impulso istintivo, sopratutto per studiare e valutare comunque in modo approfondito tutte le foto partecipanti a questo piccolo ma comunque “fiero” contest. 🙂

Sebbene molte delle altre immagini presentino spunti creativi, gusto artistico, simpatia ed ottima tecnica, alla fine “Il Rinascimento è Analogico” ha mantenuto quella “posizione di testa” che si era quasi subito guadagnata.

Insomma, almeno per quanto mi riguarda, l’istinto non mi aveva ingannato.

Cos’è dunque che mi piace in questa foto ?

Innanzitutto il soggetto, anzi i soggetti.
Martino ha saputo miscelare con grande maestria vari temi, cominciando quello principale e perfettamente a fuoco : il fotografo.
La persona fotografata è Francesco, uno dei partecipanti alla photowalk fiorentina appunto. La sua posizione non lascia dubbi sul fatto che stia fotografando ma quello che mi piace di più è l’insieme dei dettagli che flirtano amabilmente col titolo : la macchina fotografica “presumibilmente” (e lo era davvero) analogica, il laccetto che fa immaginare un esposimetro nascosto in tasca, ma anche il fantastico cappello che arriva direttamente dagli anni sessanta.

C’è poi l’altro soggetto, la magnifica facciata di S.Maria Novella, che richiama direttamente al luogo della nostra photowalk ed al titolo. La leggere sfuocatura la rende una presenza maestosa ed affascinante.
Fantastico è il legame che il titolo aiuta a concepire tra questi due soggetti che oserei definire principali, ma c’è anche un altro legame che solo dopo un po’ di osservazione ho potuto realizzare a livello conscio : è la postura del fotografo che meravigliosamente richiama le linee sinuose della facciata creando una sorta di eco compositiva che trovo di gran classe. E’ forse questo uno degli aspetti che probabilmente ha contribuito fin da subito a farmi piacere questa foto.
Altro interessante dettaglio compositivo è l’allineamento della “linea di tiro” del fotografo con gli elementi della basilica. Anche questo credo contribuisca in modo significativo alla struttura dell’immagine.

Il terzo elemento che mi ha colpito è il bambino che gioca, una presenza perfetta in quello che alla fine per tutti noi è divertimento ed esperienza di diletto. Sinceramente sembra messo lì proprio apposta da un abile regista.

Naturalmente si potrebbe continuare a lungo andando ad analizzare ancora di più questa foto, probabilmente scovandoci e “proiettandoci” chissà quali elementi o messaggi che forse l’autore nemmeno aveva in mente ma proprio questo è il bello della foto-degustazione (non so se hai avuto occasione di leggere i miei post 1 , 2 , 3 al riguardo).

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, che personalmente non tendo a considerare prioritari, la foto è comunque notevole. Il bianco e nero uscito dalla Rollei di Martino è ricco di tutte le tonalità, il bianco della chiesa è vivo, i dettagli nitidi quanto basta.

Insomma è una gran foto. No ?

Bene. Quindi complimenti a Martino Meli che si aggiudica il contest della Photowalk di quest’anno. A lui un piccolo premio offerto dagli sponsor ma sopratutto l’accesso al contest mondiale.
IN BOCCA AL LUPO MARTINO !

🙂

Ma non è finita qui.
Devo fare i miei complimenti a TUTTI i partecipanti alla photowalk ed in particolare al contest. Le foto sono tutte davvero notevoli e la scelta è stata un lavoraccio.
Dato che tra le immagini partecipanti spiccavano comunque delle vere e proprie perle, ho deciso di assegnare dei titoli secondari, assolutamente arbitrari e non ufficiali.
Ma ne parlerò nel prossimo post…

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Ansel Adams

Ansel Adams

Tempo fa è rimbalzata in rete una notizia che sicuramente ha incuriosito chi è appassionato di fotografia. Pare che una decina di anni fa un tipo di nome Rick Norsigian avesse scovato in un mercatino delle pulci in California, un paio di scatole piene di vecchi negativi su lastra di vetro acquistandoli per 45 dollari dopo un po’ di trattativa col venditore che ne chiedeva ben settanta.

Poi, consigliato da un amico fotografo, Rick decise di far studiare la calligrafia delle scritte sui contenitori e sulle scatole arrivando a scoprire e far “certificare” che si tratta di foto del grande Ansel Adams.

La cosa ha avuto una notevole econ nella comunità fotografica perchè questi lavori apparterrebbero ad un periodo di Adams di cui si è perso tutto perchè la sua camera oscura bruciò in un incendio negli anni ’40, portandosi via 5000 scatti : gran parte del suo lavoro giovanile.

Sembra che questi 65 negativi si siano salvati perchè portati da Ansel ad un corso di fotografia che stava tenendo a Pasadena nel 1940 e visto l’immenso interesse che suscitano, pare possano essere oggetto di una agguerritissima lotta per l’aggiudicazione da parte di collezionisti e musei. Si è parlato di un valore totale che sfiora i 200 milioni di dollari e quindi la notizia ha fatto capolino anche sulla stampa non specializzata.
Non male per un acquisto da 45$ al mercatino eh ?

Beh, ora però pare stiano spuntando dei dubbi.
Alcuni fotografi hanno provato a studiare alcuni di questi scatti, scoprendo che invece potrebbe trattarsi del frutto di una fotocamera che non era quella di adams ma quella di suo zio, col quale Ansel andava a fotografare in quel periodo.
Qualcuno addirittura comincia a sostenere che sia tutta una bufala…

Un bell’enigma eh… Di sicuro ne sentiremo riparlare…

In ogni caso… se ancora avevi dubbi non ti resta che iniziare davvero la tua collezione di “lavori” di altri fotografi, proprio come dicevo in un post di qualche giorno fa…
Chissà che quelle stampe non possano diventare un giorno di notevole valore ! 🙂

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Oggi ti voglio proporre un video didattico di Gavin Hoey, un simpatico fotografo inglese che è molto bravo nel realizzare questo tipo di materiale e lo fa con qualità e semplicità.

Qui Gavin ci fa vedere quanto possa essere versatile un apparentemente banale sfondo grigio e come lo si possa sfruttare per realizzare ottimi ritratti in studio, ottenendo l’effetto di sfondi diversi semplicemente cambiando il posizionamento delle luci.

Come sempre mi scuso con chi non è totalmente a suo agio con la lingua inglese ma devo anche dire che il video è davvero semplice e facilmente apprezzabile.

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WWPW2010

Non ti sei ancora iscritto o iscritta alla Photowalk di Firenze del 24 Luglio 2010 !!!???

Non puoi mancare !
Si tratta del più grande evento al mondo della cosiddetta “fotografia sociale” e si svolgerà in contemporanea in più di mille città in tutti e cinque i continenti sotto forma di passeggiate fotografiche a cui potranno partecipare gratuitamente fotografi di qualunque tipo e livello, divertendosi, socializzando ed imparando gli uni dagli altri.

In questo momento c’è un numero totale di iscritti che complessivamente supera i trentaduemila (!).
Avrò il piacere di condurre la Photowalk di Firenze di quest’anno e quindi… ti aspetto !
Sarà l’occasione per incontrarsi, conoscersi, ammirare insieme le bellezze di Firenze e vedere un sacco di altri appassionati di fotografia.

Per tutti i dettagli e per l’iscrizione, che dà diritto di partecipare al contest per i premi messi in palio dall’organizzazione visitare http://worldwidephotowalk.com/walk/firenze-toscana-italia/

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glasto

Vuoi fare uno scatto veramente supervisitato che le persone accorreranno a vedere e taggare ?
Beh, allora prova a far qualcosa di simile a quello che si può trovare sul sito  del festival di Glastonbury dove è stata scattata una mega foto al pubblico presente: circa 70.000 persone.

La foto, una panoramica di quasi 180 gradi e 75 mila pixel di ampiezza, ha una qualità che permette lo zoom fino a potersi facilmente riconoscere e “taggare” on line, cosa che è già stata fatta da oltre 5.600 partecipanti.

Come se non bastasse il sito Glastotag è interfacciato con Facebook e questo rende davvero notevole la viralità dell’iniziativa.

Un’idea interessante, non trovi ?

Clicca qui per accedere al sito Glastotag.

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gf1

No, non sono passato al lato oscuro della fotografia… almeno non ancora… 🙂

Lo so, suona decisamente dark ma in realtà EVIL è solo l’acronimo per “Electronic Viewfinder Interchangeable Lens” ed è una tipologia di macchine fotografiche di cui, sono convinto, sentiremo molto parlare.

Oggi chi vuole una fotocamera digitale dalle caratteristiche professionali o almeno semi professionali tipicamente sceglie tra le tante buone reflex presenti sul mercato.
La scelta della reflex è dovuta a molti fattori ma, in particolare, ad alcune caratteristiche che oggi solo acquistando questa tipologia di macchina si possono avere contemporaneamente, come la dimensione e qualità del sensore, un mirino accurato ed un sistema di ottiche intercambiabili.

I problemi che ogni possessore di reflex però rileva sono gli stessi presenti fin dai tempi della pellicola : ingombro, pesantezza, rumorosità dello scatto.

La generazione “EVIL” sembra andare a scalfire questo dominio quasi incontrastato della reflex, proponendo macchine di livello elevato, dotate praticamente di tutte le caratteristiche desiderabili, comprese le lenti intercambiabili ed un mirino che utilizzando piccoli monitor ad altissima risoluzione può eguagliare (ed in qualche caso anche superare) la precisione e la fruibilità del mirino reflex classico.
Tutto questo eliminando l’intero meccanismo dello specchio, ottenendo quindi dimensioni molto compatte e notevole silenziosità di scatto.

Olympus e Panasonic Lumix sono state le prime aziende a lanciare sul mercato questo tipo di macchine mentre Sony sta proprio in questi giorni svelando la sua Alpha NEX-3.

Canon e Nikon sembravano stare alla finestra ma voci insistenti dicono che Nikon presenterà la sua EVIL al prossimo Photokina 2010 a Colonia.

Staremo a vedere….

Intanto… usiamo la forZa…………………

🙂 🙂 🙂

 

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SW_mosaic

Lo avevo promesso ai partecipanti del primo e sono felice di poter annunciare il secondo.
Il prossimo Sharing Workshop si svolgerà Domenica 19 Settembre a Firenze.

Se non sai di cosa si tratta ti invito a visitare l’apposita pagina dedicata a questa iniziativa che è aperta a tutti gli appassionati di fotografia.

La formula di questo secondo evento ricalcherà quella del primo, svoltosi lo scorso 17 Aprile a Villa Petraia ma, a differenza del precedente, si svolgerà sull’arco dell’intera giornata, prevedendo quindi anche una meritata pausa pranzo tutti insieme.

Negli Sharing Workshop ogni partecipante è sia fruitore che protagonista, perchè l’incontro viene suddiviso in brevi sessioni di circa 20 minuti in cui, a turno, ognuno prende la parola ed espone per gli altri un suo argomento a tema fotografico.

Se intendi partecipare sappi quindi che potrai parlare di ciò che vuoi, non importa a che livello, tutti gli argomenti sono graditi ed assolutamente ben accetti purchè attinenti alla fotografia.

La partecipazione è gratuita ma limitata ad un numero massimo otto (8) persone.

Non ci sono vincoli di età o livello tecnico. Se sei interessato potrai partecipare indipententemente dal fatto che tu sia un principiante o un professionista, l’importante è comprendere lo spirito dell’iniziativa : tutti possono imparare da tutti.

Per iscriverti manda una e-mail a sharingworkshop@gmail.com indicando, possibilmente, su quale argomento vorrai svolgere la tua sessione di workshop.

Dettagli sull’orario ed il punto di ritrovo saranno poi comunicati a tutti gli iscritti all’approssimarsi della data.

Ti piace ? Allora vieni. Sarà divertente.

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Between two layers

Between two layers - © Copyright 2009 Pega

Tutti facciamo un sacco di scatti.
Specie chi fotografa in digitale si trova ad accumulare migliaia di immagini, a volte decine di migliaia.
Questa gran quantità di lavoro però, proprio come succedeva (e succede ancora) a chi si ritrovava con scatoloni pieni di negativi mai stampati, non ha un gran futuro finchè non raggiunge uno stato di “prodotto finito” e “lascia il nido”… divenendo fruibile agli altri.
Che tipo di futuro riservi ai tuoi scatti? Lasci che si ammucchino in scatoloni (reali o virtuali) o li condividi, li fai vivere nel mondo?
Sicuramente uno dei percorsi più semplici per permettere ai nostri lavori di raggiungere un minimo di possibili fruitori sia quello della condivisione online. Flickr, DeviantArt o lo stesso Facebook sono piataforme che non hanno bisogno di presentazioni.
Ma trovo che la sola pubblicazione digitale, sebbene assolutamente dignitosa rispetto allo stoccaggio, sia comunque una forma incompleta… o quanto meno ridotta.
Credo che il vero completamento per una foto sia la stampa.
Ma non è tutto.
Una pila di foto stampate è ancora come una cucciolata in uno scatolone, questi “piccoli” devono essere accompagnati all’esterno, si deve fare in modo che le nostre foto incontrino dei nuovi proprietari. Solo così le nostre foto avranno veramente un futuro.
Proponile per la pubblicazione, vendile sul tuo sito oppure al mercatino, o anche regalale a chi dimostra di apprezzarle.
Le tue foto probabilmente meritano molto di più che ammuffire in un hard disk o in uno scatolone in cantina.

🙂

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