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Oggi ti voglio segnalare una interessante serie di brevi video interviste a fotografi famosi che sono state realizzate e messe a disposizione online.
Si tratta della trasmissione “The Photograph”, fatta di mini documentari prodotti per il canale tematico satellitare Virgin Television ma che ora si possono vedere anche direttamente sul web.
Sono ben fatti, doppiati in italiano e ci fanno conoscere alcuni importanti artisti tra cui anche gli italiani Fontana e Galimberti, oltre veri e propri miti come McCurry o Zimmermann, attraversando quindi generi fotografici anche molto diversi: dal fotogiornalismo alla fotografia d’arte.
Ogni settimana tocca ad un grande nome, cinque minuti in cui il fotografo si racconta con immagini e parole, spiegando la sua visione e le sue opere.

Se ti interessa puoi trovare tutti gli episodi di The Photograph sull’apposita pagina del sito di Virgin Radio Television.

Buona visione.

Martin

Capitan M|artin von Melik – Copyright 2012 Pega

Il capitano Martin von Melik è un uomo di mare. Si imbarcò da giovanissimo sui piccoli bastimenti fuorilegge che, mettendo ogni giorno a rischio la vita dei propri equipaggi, facevano la spola tra le coste britanniche e la Francia occupata portando vitali risorse ed informazioni alla resistenza analogica.
Dopo la guerra accettò per alcuni anni il comando di una lenta ma solida unità mercantile che lo vide solcare i mari di mezzo mondo trasportando merci di varia natura e provenienza, probabilmente anche di contrabbando, tra cui pellicole scadute e apparecchi fotografici ormai obsoleti ma ancora efficaci, di cui lui stesso era utilizzatore.
Ora naviga con una grossa imbarcazione da pesca d’altura alla ricerca di quella che considera la vera missione della sua vita: catturare un carangide di straordinarie dimensioni che si narra viva nelle profonde e fredde acque invernali dei litorali Toscani.
Più di una volta ha incrociato la sua lenza con l’enorme bestia, mai riuscendo a trattenerlo nè fotografarlo, è stato quindi costretto a ricorrere a tecniche ed attrezzature di dimensioni progressivamente maggiori nel tentativo di vincere la devastante forza dell’animale. Lenze in acciaio ed esche artificiali a misura di capodoglio sono il suo normale corredo insieme ad agili apparecchi fotografici impermeabili usa e getta, rigorosamente analogici.
Forte e leggendaria, tra gli uomini che hanno navigato con lui, è la sua fiducia nelle tradizionali metodologie di pesca, fotografia e navigazione, che sempre lo hanno tratto d’impaccio nelle situazioni più difficili e tempestose.
In questa foto è ritratto al tavolo da carteggio del suo bastimento. Qui opera studiando il mare e le rotte di pesca, ricorrendo esclusivamente a compasso e squadrette analogiche in barba ad ogni forma di moderna tecnologia digitale.
😀 😀 😀

[Ogni tanto mi diverto ad inventare una storia scema partendo da una mia foto. Prometto di non farlo spesso 🙂 E tu ci hai mai provato?]

Altre “storie da una foto”:
La porta
Alieni
Viva Viva, La Befana!
Il viaggio di Fotone
La discendenza di Fotone

Backup re-reloaded

Sarà per una deformazione professionale o perché ho visto lo sconforto e la disperazione negli occhi di chi ha perso il suo archivio, il fatto è che tra i miei propositi c’è di parlare di backup ogni tanto; diciamo almeno una volta l’anno, mi pare il minimo.
Oggi ripropongo quindi alcune considerazioni che ritengo sempre valide e che con l’occasione ho un po’ aggiornato.

Sadness

Sadness – © Copyright 2008 Pega

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Scatti in digitale?

Lo fai (vero?) un sano e regolare backup del tuo archivio fotografico? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Lo dico perché ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perché gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva il suo intero archivio.
Roba da mettersi a piangere.

Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel delle nostre immagini è aumentato notevolmente il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

Copie su Hard Disk esterni
Il prezzo dei piccoli hard disk esterni o removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la copia dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi davvero interessanti e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è possibile associare al NAS una o più  unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.

Copie su DVD
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi legati a questa tecnologia, che per certi aspetti è da considerare un po’ datata, sono quelli del ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di backup che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.

Copie su nastro (DAT)
E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è perfetta per chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono abbastanza costose.

Storage su Internet
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa che potrebbe essere la soluzione ideale sono i costi ed i lunghi tempi di trasferimento dei dati.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di :

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio dei dati sui supporti di backup. Meglio se in modo automatico.

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati !

Una domanda : quanto saresti disposto ipoteticamente a pagare per riavere il tuo archivio fotografico in caso di perdita? Pensaci sul serio. E’ solo un’ipotesi perché in moltissimi casi di perdita di dati (eccetto quello un po’ inedito ed inusuale di “rapimento”) questi non tornano disponibili nemmeno con tutto l’oro del mondo.

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte di quella cifra per il tuo sistema di backup.

Feticismo fotografico

All and nothing

All and nothing – © Copyright 2009 Pega

“There’s nothing wrong with loving a camera — as long as it remains platonic”
(Non c’è niente di male nell’amare una macchina fotografica – finchè rimane platonico)

Ho trovato questa ironica frase del fotografo americano Gregory Simpson che fa riflettere sull’importanza, a volte morbosa, che in qualche caso viene data all’attrezzatura, in particolare alla macchina fotografica ed al suo “corpo”.
Si certo, la fotocamera è importante, è il nostro strumento. Va curata e trattata bene, manutenuta e protetta ma è pur sempre solo una parte (transitoria, per altro) del nostro corredo.
Eppure ogni tanto capita di conoscere qualcuno che le rivolge un’attenzione spropositata, dandole un’importanza eccessiva decisamente feticista.

Ma quello che mi lascia definitivamente perplesso è quanto questo attaccamento morboso raramente si rifletta anche in una vera, profonda ed intima conoscenza della macchina nei suoi aspetti di funzionamento, nelle sue vere peculiarità.
Lo dico perchè ho conosciuto persone in grado di pulire con un cencetto bagnato la macchina ad ogni utilizzo, strofinandola ed alitandoci sopra, di riporla nella sua scatola dopo ogni uscita e di portarla quasi mensilmente a pulire il sensore. Queste stesse persone però si scopre che non hanno mai letto completamente il manuale del loro “tesoro” e non conoscono nemmeno la metà delle potenzialità e caratteristiche.

Insomma un feticismo fotografico che a mio vedere è piuttosto preoccupante
🙂

bibblioteca

Biblio – © Copyright 2009 Pega

Come sempre l’idea è quella di svolgere un piccolo compito durante il corso del fine settimana e provare a sviluppare un tema fotografico. E’ un semplice esercizio che aiuta a coltivare la creatività e migliorare le nostre capacità di fotografi.
Prima che davvero arrivi la primavera eccomi quindi a proporti un tema piuttosto “invernale” per questo weekend assignment : gli interni.

La fotografia d’interni è una vera e propria specializzazione caratterizzata da una tecnica non facile ed esistono molti professionisti che ne hanno fatto un vero cavallo di battaglia. Io in questo caso però intendo semplificare molto e ti propongo solo di fare qualche foto dove sia l’interno di un ambiente creato dall’uomo il soggetto che caratterizza la foto. Forme, geometrie architettoniche, ma anche arredi e persone, va bene tutto.
Messo così è un tema facile dove puoi sbizzarrirti. Ti invito poi, come al solito, ad un secondo passo ovvero la condivisione con gli altri dei risultati di queste semplici missioni. Per farlo non hai che da postare in un commento il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione in cui avrai postato i tuoi scatti.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Giudizio

Il Giudizio – © Copyright 2010 Pega

A tutti noi fa piacere che gli altri dimostrino apprezzamento per le nostre foto.
Questa forma di riconoscimento non è certo la sola ma è una delle motivazioni (razionali o inconsce) che per molti contribuiscono a stimolare la voglia di fotografare e dar sfogo alla propria vena artistica producendo immagini da mostrare al resto del mondo.
Ma questo riconoscimento non è detto che ci sia sempre, anzi diciamo che può proprio non esserci ed a qualcuno accade che nella cerchia di persone che vedono le sue fotografie non ci sia nessuno che le apprezzi.
Che si tratti di gusti o di preparazione, il fatto è che in tale situazione può capitare di deprimersi e perdere motivazione. Non sono rari i fotografi che per questo motivo non riescono ad avviarsi come professionisti o che da amatori smettono di mostrare le proprie foto agli altri, finendo per tenersele solo per sè.

Il riconoscimento non deve essere un elemento cardine e nemmeno un obiettivo da raggiungere. Semmai sarà una conseguenza, che arriverà se e quando lo vorrà, senza regole o tempi certi.

Fai le foto che ti piacciono, impara, sperimenta, approfondisci, insegui la qualità, fatti guidare dal tuo istinto artistico e dai tuoi gusti. Sguinzaglia la tua creatività senza farti influenzare delle critiche, o peggio, dal disinteresse che ti si dovesse manifestare intorno. E quando sei soddisfatto delle tue foto fai in modo che in molti possano vederle.
Il tuo pubblico non è detto che sia vicino, anzi è decisamente improbabile che lo sia, e proprio per questo è importante mostrare i propri lavori a più persone possibile: perchè solo allargando il proprio pubblico si scopre che esiste sempre chi davvero apprezza le nostre immagini.
Se la cerchia del tuo pubblico diviene abbastanza grande, e va oltre la famiglia e gli amici, scoprirai che esisteranno ancora persone non interessate alla tua fotografia, come ci sarà poi anche qualche forte critico, ma non mancheranno mai gli ammiratori.
🙂

Challenge reloaded

Arco lamp - Copyright 2009 Pega

Arco lamp – Copyright 2009 Pega 

L’attraversare periodi di scarsa ispirazione, momenti poco creativi e produttivi, è un’esperienza che accomuna praticamente tutti gli appassionati di fotografia; probabilmente non è azzardato dire che è un fenomeno condiviso da una gran parte di coloro che producono forme d’arte.
E così ecco che oggi voglio riproporre un post di un po’ di tempo fa in cui proponevo un semplice esercizio, che ritengo sempre valido.
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Crisi fotografica? Non hai ispirazione? Stai invidiando quei favolosi fotografi del National Geographic che girano il mondo a far foto? Beati loro che hanno un sacco di opportunità? Beh. Ti propongo una cura.
Ecco le regole : prenditi un’ora esatta di tempo, sessanta minuti in cui scattare un intero rotolino di foto. Hai una digitale? Bene allora considera che dovrai fare 30 o 40 fotografie. Il luogo sarà a tua scelta ma la caratteristica fondamentale è che deve essere di ridotta estensione. Diciamo che l’idea potrebbe essere quella di usare una stanza della tua casa. Se vuoi stare all’aperto va bene un piccolo giardino, l’orto o anche un angolo del tuo quartiere, ma molto circoscritto.
I soggetti saranno esclusivamente gli elementi, oggetti, persone o dettagli, presenti nel luogo scelto. Ogni soggetto dovrà essere ritratto in modo da permettere a chiunque di capire di cosa si tratta.
Pensa e studia ogni foto come se fosse destinata alla pubblicazione o all’esposizione… sei un artista e quello è il tuo modo di realizzare capolavori. Non fotografare un soggetto per più di una volta.

Ecco qua. E’ un esercizio stimolante, una specie di booster della creatività… provare per credere.
🙂

Granelli di sabbia

Il Dr. Gary Greenberg è specializzato in un tipo particolare di fotografia: la microfotografia della sabbia.
Sul suo sito sandgrains.com c’è una galleria di spettacolari immagini in cui colori e dettagli nascosti tra i minuscoli granelli divengono i protagonisti di un paesaggio affascinante catturato con il microscopio, capace di farci rimanere a bocca aperta pensando a quanta bellezza ci possa essere in una manciata di sabbia.

La tecnica usata va ben oltre la semplice fotografia macro e l’autore è una vera e propria autorità nel campo, con al suo attivo numerosi brevetti relativi alla realizzazione di immagini di questo tipo, tanto che tra i vari soggetti che compaiono nel portfolio di questo particolare autore c’è anche la polvere proveniente dalla Luna, raccolta durante le missioni Apollo.

Interessante e da vedere anche il video che ho trovato, un esempio di quello di cui è capace Greenberg.
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Crepe

Flaws (The crepa project) – © Copyright 2011 Pega

Il tempo è un fattore molto relativo, si sa. Davanti ad un capolavoro come Monna Lisa si può rimanere incantati per minuti, decine di minuti… forse ore.
Esperti d’arte e curatori di esibizioni sostengono che per poter davvero apprezzare pezzi del genere sarebbero necessari almeno 10 minuti di osservazione attenta. Eppure i monitoraggi effettuati presso importanti opere esposte dimostrano che il pubblico, anche in condizioni di poco affollamento, si sofferma appena a vederle ed  il tempo medio di permanenza davanti ad un quadro come la Gioconda è meno di trenta secondi. Più o meno come un veloce spot in TV.
Considerando quindi mezzo minuto per un capolavoro assoluto come Monna Lisa che succede nei casi di opere un po’ meno importanti, come magari quelle presenti in una esposizione fotografica o negli album online?
Hai mai pensato a quanto spesso tendiamo ad osservare le fotografie in modo rapido e superficiale?
Eh si, di nuovo il tempo… in questo caso dal punto di vista dell’osservatore, ma ancora una volta elemento chiave.
Sarebbe importante riuscire veramente a gustare le immagini che gli altri ci propongono, goderne osservandole nei dettagli, nelle caratteristiche ed anche valutarne la qualità, magari da angolazioni e distanze diverse quando esposte fisicamente.

E tu quanto ti soffermi ad osservare una foto? E quanto conta per te se è una stampa esposta in una galleria, pubblicata in un libro o è un’immagine digitale su uno schermo? Piccola, grande, ben illuminata o… retroilluminata. Per te fa differenza sul tempo che le dedichi?

E’ interessante ragionare sul tempo che da osservatori dedichiamo alle foto degli altri perché probabilmente è in una qualche relazione con quello che gli altri a loro volta dedicano alle nostre.

Levitazione digitale

How to levitate

Levitating Photographer 48/365 – © Copyright 2011 Louish Pixel

Ti piacerebbe provare a realizzare un’immagine come questa?
In genere non sono un grande estimatore di questo tipo di fotografia che trovo un po’ troppo dipendente dalla manipolazione digitale, certo è che i risultati possono essere proprio divertenti.
La tecnica è tutto sommato semplice: si fanno due scatti: il primo senza il soggetto ed il secondo con questo piazzato in modo improbabile, appoggiato a supporti (in questo caso uno sgabello) che poi vengono rimossi in postproduzione, cancellati con il tipico timbro clone di Photoshop.
Poi si fondono le due immagini ed ecco il risultato, con una qualità che mette alla prova l’occhio più attento.
Se ti interessa approfondire e fare un tentativo ecco il video in cui Louish Pixel ci spiega la tecnica in modo piuttosto completo.
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