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Posts Tagged ‘creatività’

Piera

Piera - © Copyright 2008 Pega


C’è una frase di Georges Braque a cui voglio dedicare il post di oggi:: “La limitazione dei mezzi determina lo stile, dà vita a nuove forme e dà impulso alla creatività”.

Leggila con attenzione perché racchiude una delle grandi verità che hanno reso la fotografia così affascinante ed importante fin dal primo momento della sua invenzione.

Braque non era un fotografo ma è comunque una figura che non ha bisogno di presentazioni e può essere considerato tra quelli che segnano la storia dell’arte moderna. Fu infatti insieme a Picasso il fondatore del movimento cubista.

Credo che la questione della limitazione dei mezzi sia davvero fondamentale in fotografia, mi è già capitato in precedenza di parlarne.
Le caratteristiche di incompletezza, dall’intrinseca limitazione dell’inquadratura, al singolo istante colto nel tempo, fino alla selettività del fuoco o delle tonalità di colore, sono ciò che costringe il fotografo a esprimersi il più possibile sul soggetto; sul contenuto, cercando di sfruttare al meglio quelle limitazioni.

E così, è proprio comprendendo questi vincoli ed imparando a gestirli facendoli propri, che molti grandi artisti hanno realizzato i loro capolavori.

Hai mai pensato a questo aspetto ed a quanto ciò sia in contrasto con le tendenze di perfezionismo tecnologico che però da sempre accompagnano il mondo della fotografia?

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pinhole egg

I don't wanna grow up - © Copyright 2010 Francesco Capponi

Peccato che mi sia accorto di questa idea fantastica solo dopo la scorsa Pasqua, si perchè altrimenti questo post l’avrei sicuramente fatto uscire in quei giorni.
Si tratta dell’intuizione di un giovane artista perugino, Francesco Capponi, che con creatività e maestria ha realizzato una delle macchine fotografiche più geniali che mi sia capitato di vedere.
L’idea di fondo è affascinante e comune ad altri casi di fotografia stenopeica: la fotocamera che si trasforma in fotografia;
Francesco ha però coniugato questo con il concetto atavico che lega la nascita di una creatura all’uovo in cui questa si forma ed ha inventato l’uovo stenopeico (Pinhegg).

Il processo che porta alla creazione di questi veri e propri pezzi d’arte è semplice da descrivere, decisamente meno semplice da realizzare in pratica.
pinhole egg cameraSi tratta di svuotare un uovo, praticarci un’apertura laterale, pulirlo a dovere e, in camera oscura, spalmarne l’interno di emulsione fotosensibile.
Su un lato aperto viene applicata poi una piccola lamina metallica su cui è stato praticato un piccolissimo foro (stenopeico).

L’uovo è per sua natura, oltre che delicato, anche semitrasparente e quindi questa “fotocamera” va maneggiata con molta attenzione ed utilizzata avvolta in un panno nero che viene rimosso dalla zona del foro quanto basta per ottenere l’esposizione.

Rientrati in camera oscura si effettua il processo di sviluppo e poi di fissaggio per rivelare l’immagine negativa che si crea all’interno dell’uovo e che diviene, con il guscio stesso, il prodotto finale di questo esperimento affascinante.

E’ così che quindi l’uovo è sia fotocamera che fotografia, in un percorso che Francesco descrive come disseminato di moltissime “frittate” ma anche di notevole soddisfazione quando si raggiunge il risultato.

Che dire : una gran bella idea per la prossima Pasqua no ?
Nel frattempo ti invito a dare un’occhiata al sito di Francesco Capponi ed anche all’interessante articolo da lui scritto sul sito Lomography.

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Sharing Workshop #4

Sharing Workshop #4 - Punta Ala ed Isola d'Elba - 20,21,22 Maggio 2011

Ecco, questa è la “ciurma” che ha partecipato a quello che definirei come il Mitico-Sailing-Sharing-Workshop.

Sono stati giorni intensi, divertenti e molto interessanti, passati insieme a parlare di fotografia (ma anche di altro) a bordo di una barca a vela di dodici metri, navigando nelle splendide acque dell’arcipelago toscano.
Un esperimento, partito un po’ come una scommessa, che grazie alle doti dei partecipanti si è subito rivelato un’occasione ideale per conoscersi meglio e condividere la passione per la fotografia.
Imbarcate per questo Sharing Workshop c’erano sia persone che avevano già avuto modo di prendere parte a questo tipo di inziativa sia facce nuove che comunque, senza alcun problema hanno subito colto lo spirito che caratterizza questa idea : la voglia di provare a creare un’occasione di scambio reciproco di conoscenze ed argomenti.
Com’è ormai tradizione, chi prima ha ascoltato si è poi messo in gioco per svolgere la sua parte di workshop, il tutto non più nel breve volgere di qualche ora, com’era sempre stato negli eventi precedenti, ma sfruttando tutto l’arco del weekend in barca.
E così tra un bordo di bolina ed un piatto di pasta gustato all’ancora, si è parlato degli argomenti portati dai partecipanti, come gli errori in fotografia, della creazione di immagini senza fotocamera, di storia della vela e della fotografia, il tutto saltando tra teoria e pratica quasi senza soluzione di continuità e ritrovandosi anche a tarda sera a sfruttare il buio di una caletta per sperimentare light painting e lunghe esposizioni.
Insomma un’esperienza che non è per niente facile descrivere in poche righe e che quindi voglio provare a condividere con un paio di brevi estratti video che puoi vedere qui sotto.
Il primo è stato realizzato durante l’interessante porzione di workshop tenuta da m|art, il secondo durante una virata,  manovra dell’imbarcazione in cui si sono impegnati i più o meno esperti membri dell’equipaggio…

Davvero un grazie sincero a tutti i partecipanti, e… buon vento! 🙂

Puoi dare un’occhiata ad alcune foto realizzate dai partecipanti durante questi eventi nell’apposito gruppo Flickr.

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Sei interessato a partecipare ad uno dei prossimi Sharing Workshop?
Scrivi a: sharingworkshop@gmail.com

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Dali Atomicus

Dali Atomicus - Philippe Halsman 1948

Ben prima dell’avvento del digitale e di strumenti di fotoritocco come Photoshop, c’era chi comunque si ingegnava per realizzare immagini che lasciassero tutti a bocca aperta.
Tra questi c’era il famoso fotografo di origini austriache Philippe Halsman.
Nato a Riga nel 1906 da una famiglia di origini ebree, Halsman fu costretto a lasciare l’Austria in giovane età per una serie di problemi con la giustizia collegati ad una misteriosa morte del padre ed alle incalzanti problematiche legate alla nascente campagna antisemita.

Trasferitosi in Francia iniziò a lavorare per importanti riviste di moda come Vogue, facendosi notare e divenendo abbastanza famoso per il suo personale stile di ritratto, molto nitido e dalle tonalità scure, che lo differenziava dai clichè in uso al tempo.
Ma anche in Francia i problemi razziali crescevano e così, con l’aiuto del suo amico Albert Einstein, Halsman si trasferì negli Stati uniti dove nel 1941 incontrò il pittore surrealista Salvator Dalì.

Con Dalì iniziò una proficua collaborazione che produsse alcuni scatti divenuti storici come quello che puoi vedere qui sopra : Dali Atomicus, realizzato nel 1948.
Gli oggetti sospesi, Salvator Dalì a mezz’aria come i tre gatti che sembrano essere stati lanciati insieme alla secchiata di acqua furono il risultato di un lavoro che, a detta di Halsman, richiese ben 28 tentativi prima di riuscire
Il titolo è in stretta relazione con un’opera su tela dello stesso Dalì denominata Leda Atomica e visibile nello scatto giusto dietro ai mici volanti.

E’ una fotografia tutta dedicata al concetto di sospensione, che lascia di stucco ancora oggi e stupisce ancor di più se si pensa che fu realizzata in un periodo ben anteriore a qualsiasi possibilità di ritocco digitale.

(Poveri gatti…)

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Pencil vs CameraEcco, queste sono cose che mi affascinano. E’ quando la creatività si esprime riuscendo ad attraversare i confini che così spesso delimitano troppo rigidamente le arti. Succede quando due forme espressive diverse si fondono in un’unica opera.
Nella storia ci sono tanti casi di canali creativi distinti che si mescolano fino ad arrivare a volte ad essere quasi in simbiosi. Per esempio poesia e recitazione, musica ed immagini (da cui derivarono prima i diorami e poi il cinema), poesia e  scultura o anche molte altre combinazioni più o meno antiche. Ma quello che trovo particolare è come esista sempre qualcuno che riesce a rielaborare le forme espressive in modo diverso e connettere due arti così vicine ma anche così lontane come il Disegno e la Fotografia, magari facendolo in modo semplicissimo.
Pencil vs CameraE’ il caso di Ben Heine, un artista belga che da tempo seguo su Flickr, che riesce in un colpo solo ad essere pittore, illustratore, fotografo, ritrattista ma anche caricaturista.
Heine ha studiato sia arte che giornalismo, sviluppando un suo stile che trovo straordinario, in particolare per quanto riguarda delle sue personalissime creazioni che raccoglie in un set denominato “Pencil vs Camera” (Matita contro Fotocamera) contenente una incredibile serie di opere che lui definisce a metà tra immaginazione e realtà (“Imagination Vs Reality”).
Io non sono un granchè con matita o pennelli ma so che tra i lettori di questo blog ci sono persone che potrebbero cimentarsi in qualcosa del genere… perchè non provarci?

🙂

Ben Heine

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Mirabeu Bas - Monaco

Mirabeu Bas - Monaco © Copyright 2011 Pega

Eccoci ad un nuovo assignment, questa sorta di appuntamento quindicinale con una piccola “missione fotografica”,  un’occasione (o una scusa) per dedicare qualche momento alla fotografia e provare a scattare secondo un compito predeterminato.

Per questo weekend ecco qual’è il tema : le curve.

Non intendo solo curve stradali ovviamente, anche se la mia qui sopra lo è in modo inequivocabile.
Il tema può essere interpretato in modo libero e quindi con questo assignment ti invito a cercare la curva come forma, come sinuosità naturale o artificiale che sovente anche da sola, riesce a catturare ed affascinare l’occhio con la sua armonia e purezza.

Le curve sono ovunque…  bisogna solo cercarle e vederle, a volte separarle dal resto.

In questi giorni prova a fotografare le curve, di qualsiasi tipo ed in qualunque declinazione… rendile l’elemento chiave di qualche tuo scatto.

Poi, come ormai propongo ad ogni assignment, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
Bando alla timidezza, non invare mail private. Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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20:30

20:30 (Winter Holter) - © 2011 Pega

Con l’avvento del digitale ci siamo più o meno tutti abituati a scattare un sacco di foto. Ma veramente un sacco.

Non c’è più quella limitazione che dava il rullino, quella sensazione che ad ogni esposizione corrisponda un costo, com’era ai tempi della pellicola, del suo conseguente sviluppo e frequente stampa.

Ora si scatta a raffica, senza preoccupazioni, consapevoli che l’immagine, se non riuscita, sarà comunque sempre scartabile a posteriori.

È una gran libertà, un valore che rende la fotografia ancor più fantastica e divertente, permettendoci di esprimere la nostra creatività sperimentando senza troppi limiti.

C’è però un aspetto che non mi piace. È quell’accumularsi di foto, a volte così simili tra loro, quell’accatastarsi di migliaia di files nei nostri hard disk.

Sono dati che nella maggior parte dei casi non riusciamo più a cancellare, anche se spesso ragionandoci bene, sarebbe proprio il caso.

C’è una massima famosa che dice “una delle cose più importanti in fotografia è l’imparare a scegliere cosa tenere e cosa buttare“.

Beh, credo che la capacità di cancellare le proprie foto sia un qualcosa che dobbiamo imparare a fare meglio, specie ora nell’era del digitale.

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https://i0.wp.com/farm3.static.flickr.com/2665/3700494172_598ed0705f.jpg

Ipotiposi - © Copyright 2009 Pega

Hai mai provato a porgere una tua foto ad una persona chiedendo apertamente di dare un parere su quel tuo lavoro? Intendo un parere approfondito, una lettura, non solo un “mi piace” o “non mi piace”.
La cosa in genere si dimostra interessante, in particolare se si tratta di foto relizzate con intento creativo, quando insomma le immagini hanno una certa velleità artistica tesa a trasmettere un qualche messaggio.

Quello che succede è un fenomeno curioso: l’osservatore tende, indipendentemente dalla sua propensione o meno all’atteggiamento critico, ad iniziare a proiettare emozioni e contenuti sulla tua fotografia.
Il risultato di queste proiezioni è poco prevedibile ma sempre molto legato a quello che è l’Io dell’osservatore stesso, alle sue esperienze, alla sua cultura ed al suo stato d’animo in quel momento.
La persona, in sintesi, proietta se stessa nella tua foto e la foto si comporta come uno specchio in cui essa si studia, in genere senza nemmeno accorgersene.

E’ un esperimento interessante, specie se si ha l’opportunità di farlo con persone dalle esperienze, età e culture diverse dalle proprie.
Provaci o raccontami se hai già sperimentato in proposito.

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20:00
20:00 (Winter Holter) – © 2011 Pega

Il frigo è una risorsa interessante.
Anche fotograficamente parlando intendo.
Si presta ad essere “ritratto” in molti modi. Puoi immortalarlo chiuso come un forziere, magari con i classici magneti attaccati sopra, oppure scegliere di aprirlo e lavorare con quella luce fredda che proviene dall’interno…
Puoi celebrarne l’opulenza cogliendolo subito dopo una bella spesa al supermercato o fissandolo triste e vuoto in un caldo pomeriggio d’estate al ritorno dalle vacanze.

Insomma: che sia nuovo o vecchio, congelato o sbrinato, il frigo ha proprio un suo fascino. Sarà forse perchè racchiude quello che mangeremo e quindi ciò che saremo domani, o forse perchè sbirciando tra i suoi contenuti ci si può divertire ad immaginare qualcuno dei gusti o delle abitudini di chi lo possiede.

Resta il fatto che si tratta comunque di un oggetto che in molti si cimentano a fotografare, tanto che on line abbondano i progetti in cui questo elettrodomestico è il protagonista.

E tu hai mai provato a fotografare il tuo frigo? O magari quello di qualche parente, amico o vicino?

Beh se lo hai fatto, o lo farai, ti invito  postare qui sotto la foto, semplicemente incollandola o linkandola in un commento.

Questo è il post ufficiale del frigo condiviso.  🙂 🙂 🙂

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Panem et calciantes

Panem et calciantesi - © Copyright 2010 Pega

L’assignment per questo fine settimana è sottilmente legato al precedente.
Mentre nel #30 ti invitavo ad uscire a fotografare con uno scopo di estrema sintesi (tornare a casa con una sola immagine), oggi voglio provare a stimolare la tua creatività in modo ancora diverso.

Per la missione fotografica di questo weekend scegliti un soggetto e con questo e solo questo produci almeno dieci scatti significativi ed il più possibile interessanti.
Fai come se si trattasse di doverti concentrare a documentare, valorizzare e descrivere ad altri ciò che hai scelto per essere il centro delle tue attenzioni fotografiche per questo assignment. Fai finta di dover preparare del materiale per un reportage o una tua esposizione artistica tutta dedicata solo a questo soggetto.

In genere non lo faccio, ma stavolta voglio provare a darti un consiglio: scegli un soggetto banale, non andare necessariamente a cercare qualcosa che sia intrinsecamete interessante. In questo modo l’assignment sarà più stimolante e probabilmente anche più divertente.
Dai provaci, i risultati potrebbero meravigliarti.  

Naturalmente puoi svolgere questo esercizio dedicandoci del tempo tutto insieme o anche scegliendo di ritrarre il tuo soggetto in momenti diversi, a te la scelta.

Insomma, in questo weekend prova a svolgere assignment e poi, se vuoi, mostraci il tuo lavoro postando un commento con il link per vedere cosa è venuto fuori.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere le tue foto visitatori che le apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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