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Archive for the ‘Black and White’ Category

Peschereccio

Santa Lucia - © Copyright 2012 Martino Meli

Solo pochi giorni fa, nel porto di Livorno, l’amico Martino scattava questa foto di un peschereccio di nome Santa Lucia.

E’ l’immagine in bianco e nero di un’imbarcazione da pesca, tranquilla all’ormeggio, al sicuro nel porto dopo una giornata di lavoro.
Una foto che qualcuno può considerare pittoresca, forse banale, ma è anche emblematica di quella vita e lavoro che sanno essere duri come pochi altri.
Una foto che guardata attentamente rivela tanti particolari che evocano quel rapporto di amore e rispetto per il mare che solo chi lo vive quotidianamente conosce bene.
Una foto scattata solo pochi giorni fa.
Poi la tragedia.
Ieri il peschereccio Santa Lucia è naufragato.
È affondato portandosi via due vite e lasciando in tremenda angoscia i parenti di un terzo disperso.

L’immagine di Martino è stata pubblicata sui giornali. Adesso trasmette sensazioni diverse.
Per chi apprende la storia, questa foto è ora simbolo di dolore e morte, di uomini che hanno perso la vita mentre lavoravano per le loro famiglie.

Il significato di una fotografia in bianco e nero, scattata durante una tranquilla passeggiata al mare in un bel pomeriggio d’inverno, è profondamente cambiato.

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Chance Meeting

Chance Meeting - © Copyright Duane Michals

Una delle idee creative che voglio provare a sperimentare nel prossimo anno è ispirata dal lavoro di un nome che forse conosci, ma forse anche no.
Ricordo di aver visto per la prima volta il lavoro di Duane Michals quasi per caso parecchio tempo fa, guardando le immagini che accompagnavano l’album “Sincronicity” dei Police ed andando a cercare chi fosse il fotografo. Da allora mi è capitato solo raramente di incontrare le sue foto, ma ogni volta che succede ne rimango sempre colpito.

Michals propone un tipo di fotografia che a me appare quasi antitetica rispetto all’approccio dei grandi maestri dell'”attimo decisivo”, il suo stile tende a dilatare il momento e a descrivere un breve lasso di tempo attraverso una serie di fotogrammi realizzati in sequenza.
Ne è un esempio il lavoro sopra intitolato Chance Meeting, una serie di fotografie che mostra due uomini che si incrociano per strada. Un’idea che trovo molto interessante per come spinge l’osservatore a proiettarci una storia, anzi ben più di una.
Michals ha realizzato parecchie di queste sequenze fotografiche, a volte costruendole a volte catturandole, comunque proponendo ogni volta diverse chiavi di lettura che possono andare dall’umorismo alla sensazione di inquietudine.
È un filone creativo che trovo davvero interessante e che, secondo me, spinge a provarci con proprie storie e idee.

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Twittering and noise

Cinguettio e rumore - © Copyright 2010 Pega

Dammi retta: la prossima volta che vedi qualcosa che cattura il tuo occhio fotografico, non esitare.
Che tu stia passeggiando, guidando la macchina o una bici, fermati e fai quella fotografia. Subito.
Si perchè alcune delle cose che ci capita di notare e che ci fanno pensare ad una opportunità fotografica sono una combinazione complessa di elementi che potrebbero non riproporsi mai più.
La luce, emozioni o tensione, persone o oggetti, una situazione particolare…  non è detto che questo insieme di fattori si combini nuovamente in futuro o che tu possa essere lì per fare quella foto.
Specie se hai con te l’attrezzatura ed hai fatto anche la fatica di prenderla e portartela dietro, non lasciare mai che la pigrizia ti impedisca di fare quella foto. Monta la lente giusta, cerca l’inquadratura e scatta.

Segui il tuo istinto creativo, coltivalo lasciandogli realizzare le immagini che intuisce.
Un minuto di ritardo ad un appuntamento o sul rientro a casa sarà un piccolo prezzo che un giorno potrebbe essere ampiamente ripagato.

🙂

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Miguel EndaraUseresti una stampante ad aghi per creare un pezzo d’arte? Si, intendo una dot matrix dei vecchi tempi, quelle con la testina e gli aghi inchiostrati. 
No? Nemmeno se questa stampante fosse “umana”?
Miguel Endara si è messo in testa un’idea ed ha realizzato un ritratto di suo padre usando una tecnica manuale a pennarello ispirata alle tecnologie di stampa a matrice di punti, che poi sono le stesse normalmente usate anche nel caso delle stampanti a getto d’inchiostro che spesso usiamo per portare su carta le nostre fotografie digitali.

Il lavoro di Miguel ha un fascino particolare perchè incrocia in modo suggestivo vecchio e nuovo, antico e moderno, manualità e tecnologia.
Il disegno e la pittura a punti hanno radici che affondano nel passato ed in tradizioni culturali importanti come quella del tatuaggio, ma anche rimandi a tecnologie ed automatismi che sono proprie del mondo delle immagini digitali, dei dot, dei bit, dei pixel.
Non è un caso che l’immagine del ritratto altro non sia che la faccia di suo padre appoggiata sulla lastra di uno scanner (digitale appunto).

Non so quanti pennarelli abbia consumato Endara emulando con precisione il comportamento di una stampante nelle oltre duecento ore che sono servite per realizzare i 3.2 milioni di punti che compongono il ritratto, quel che è certo è che il risultato ha un discreto fascino.
Il video sotto, per altro molto ben fatto, racconta il “making of” di questo piccolo capolavoro.

Lo sai cosa mi piacerebbe? Mi piacerebbe poter commissionare a Miguel Endara la stampa a mano di una mia foto digitale.
🙂

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Dear old Lady

Dear old Lady - © Copyright 2010 Pega

Oggi ti ripropongo un vecchio post, un breve aneddoto che mi è realmente capitato.
Ci ho ripensato parlando con una persona a proposito di “nativi digitali”, una generazione poco o per niente consapevole di cosa fosse la fotografia dei tempi della pellicola.
Dunque… rieccolo:

Stavo provando degli scatti con una vecchia macchina analogica. Niente di che, il mio soggetto era un portone nel centro storico di Firenze. Provo varie inquadrature, mi contorgo un po’ come a volte succede…
Incidentalmente, subito accanto al portone si trova una fiammante motocicletta sportiva.
Faccio per allontanarmi ed un ragazzino di giovanissima età, che ho stimato sui 10/12 anni, si avvicina dopo avermi osservato mentre scattavo e, probabilmente pensando che il mio soggetto fosse la moto, indica la macchina fotografica chiedendomi : “posso vedere come sono venute?”
Ho un attimo di esitazione, d’istinto quasi gli porgo il dorso nero della fotocamera ma poi ci penso, mi fermo e gli dico : “beh, non è possibile. E’ a pellicola”.

Il ragazzino mi guarda come se fossi un deficiente, o peggio uno che gli sta raccontando qualche balla. Poi esclama : “Che cosa? Come sarebbe pellicola?” E senza nemmeno aspettare il mio tentativo di risposta si gira e se ne va…

Menomale che non gli ho detto “E’ analogica”…

🙂

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Teaching each other

Teaching each other @ Copyright 2008 Pega

“A great photograph is one that fully expresses what one feels, in the deepest sense, about what is being photographed.”
(Una grande fotografia è la piena espressione di ciò che l’autore sente del soggetto che sta fotografando, nel senso più profondo).

E’ una frase di Ansel Adams che trovo straordinaria e che può essere considerata tra le più belle definizioni di cosa davvero caratterizzi una grande fotografia.

Non si tratta di tecnica, di qualità dell’immagine, nitidezza, contrasto o saturazione dei colori. Non si tratta nemmeno di formato, struttura o composizione.
Si tratta di emozioni e sensazioni.

Un insegnamento che mi piacerebbe tenere sempre a mente, per cercare, nel tempo, di realizzare se non una grande foto, almeno qualche foto interessante.

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Dissenso generazionale - Copyright 2009 Pega
Dissenso generazionale – Copyright 2009 Pega
Art ain’t easy… but autocritic is way harder…
Come riuscire ad essere costruttivamente autocritici ?

Oggi voglio riproprre un vecchio post che pubblicai tempo fa, nelle prime settimane di vita del blog. 
E’ una riflessione che mi è tornata in mente mentre stavo valutando alcune mie foto, cercando di capire se mi piacessero o meno e se fossero adatte ad essere pubblicate.
Mi perdonerai se sei un vecchio lettore o forse lo rileggerai traendone lo spunto per provare ad aggiungere un tuo contributo.

Ragionando sul valore comunicativo ed emotivo che si può attribuire ad una propria fotografia in modo indipendente dall’opinione degli altri, mi sono trovato a pensare a che processo seguire per dare un giudizio artistico il più possibile “meditato” su alcuni miei scatti.
Il fine di questa sorta di “valutazione” è quello di sviluppare un maggiore senso critico nello scegliere a quali foto dedicare maggiore attenzione in termini di trattamento e successiva eventuale stampa o pubblicazione su web.
Non mi è risultata cosa facile perchè, ovviamente, essendone io il creatore tendo naturalmente a dare alla foto una interpretazione ed un valore che non sono per niente assoluti o forse nemmeno condivisibili con gli altri.
Ho comunque provato a raffinare un semplice criterio che si basa sul fondamento che la foto deve essere interessante e “funzionare”, da tre punti di vista.

Tre pilastri che “sostegono” la foto.

Il primo è il punto di vista del fotografo stesso. Se non sono soddisfatto io della foto è inutile andare avanti. Devo sentire che in qualche modo l’immagine ha per me un significato, mi trasmette qualcosa, insomma “funziona”.
Il mio punto di vista di osservatore del soggetto ripreso deve essere soddisfatto in termini estetici, tecnici ed emotivi.

Il secondo punto di vista è quello del soggetto ritratto. A qualcuno potrà sembrare un’assurdità specie nel caso dei soggetti inanimati, ma la mia tendenza è quella di personificare comunque il soggetto ed immaginarne il punto di vista come elemento fotografato. Spesso si sente dire che in fotografia il fotografo guarda il soggetto attraverso l’obiettivo ma il soggetto guarda il fotografo attraverso la stessa lente. E’ proprio questo che intendo. In qualche modo ci deve essere una reciprocità. Una storia sostenibile e percepibile, che renda il punto di vista del soggetto interessante e caratterizzante questo aspetto della foto.

Terzo ed ultimo punto è quello dell’osservatore, del fruitore della foto… del pubblico insomma.
Dal suo punto di vista l’osservatore finale cosa troverà nella foto ? Se la foto ha un senso solo per i primi due elementi di questa analisi ma non per il terzo, la foto non funziona comunque. E’ il caso di scatti che hanno un grande significato emotivo per chi li ha scattati ma nessun messaggio per un estraneo che vede quella foto.

Tutto questo è una mia visione personale, una sorta di processo di valutazione che prova ad essere, se non oggettivo, almeno bilanciato e rispettoso di quelli, che nella mia idea, sono gli altri soggetti coinvolti.

Non nascondo che esiste in me la curiosità di sapere quali invece sono i processi che altri seguono per fare una simile valutazione. Quindi, rifacendomi ad un precedente post, non escluderei che la mia domanda ad un fotografo che stimo, nell’ipotesi provocatoria di poterne fare una soltanto, potrebbe essere proprio : “come valuti il valore artistico e comunicativo di una tua foto” ?

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wet plate collodionLa tecnica fotografica delle lastre al collodio, inventata da Frederick Scott Archer,  era in voga intorno al 1850 e consisteva nell’usare una lastra di vetro trattata con una sostanza viscosa chiamata collodio in grado di trattenere sulla superficie liscia il nitrato di argento fotosensibile.
La qualità delle immagini non era quella (forse tuttora ineguagliata) dei dagherrotipi su lastra di rame ma il metodo era più semplice ed economico ed aveva il vantaggio di produrre negativi da cui poter ottenere molteplici stampe.

E’ un metodo affascinante che permette un approccio artigianale e consente anche oggi di provare a cimentarsi con queste tecniche basilari che sono parte integrante della storia della fotografia.
In questo video il fotografo David Hyams ci mostra tutto il processo che serve per arrivare ad avere foto che nascono esattamente come quelle di più di un secolo e mezzo fa.
Viene una gran voglia di provarci… No?

Le fasi descritte nel video sono :

1) Pulitura accurata della lastra di vetro
2) Applicazione del collodio sulla lastra, facendo in modo che si distribuisca perfettamente (la fase può svolgersi alla luce).
3) Immersione della lastra in un contenitore buio contenente una soluzione di nitrato d’argento.
4) Inserimento (al buio/luce rossa) della lastra trattata nell’apposito contenitore/scatola a tenuta di luce (plate holder).
5) Posizionamento del plate holder contenente la lastra nella macchina fotografica ed esposizione.
6) Sviluppo in un bagno di solfato di ferro.
7) Fissaggio usando una soluzione contenente tiosolfato di sodio.

Fonte: Cliff Shapiro

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Per alcuni la fotografia di strada diviene quasi un modo di essere e di vivere.
E’ stato il caso di grandi maestri come per esempio Henri Cartier-Bresson o Walker Evans, che trovarono nella “street” la loro principale vena artistica, ma anche di tanti fotografi contemporanei più o meno famosi che si appassionano specializzandosi in questo tipo di produzione fino a farne il loro interesse principale. 

E’ il caso di Chris Weeks, che ha realizzato un ebook gratuito molto ben fatto sulla street photography e lo ha messo a disposizione per tutti su Deviantart.
Si tratta di un bel lavoro di 160 pagine in cui sono raccolte idee creative e suggerimenti che ne fanno una lettura molto stimolante, tutto questo anche grazie al contributo di un piccolo gruppo di altri fotografi che hanno collaborato con lui fornendo immagini e pensieri personali riguardanti questo affascinante settore della fotografia, che ne viene fuori come un’arte al tempo stesso facile ed istintiva ma anche incredibilmente difficile.
Belle ed anche numerose le immagini che accompagnano il testo, tutte in bianco e nero nel segno della street photography più classica. 

Lo trovi qui. Te lo consiglio.
Buona lettura.

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Con la Worldwide Photowalk, a cui abbiamo partecipato organizzando una passeggiata fotografica anche a Firenze lo scorso 2 Ottobre, era stato indetto un concorso fotografico tra tutti i partecipanti alle oltre mille photowalk in giro per il mondo nello stesso weekend.

Come leader della photowalk locale, anche quest’anno ho avuto l’onore e l’onere di dover scegliere la vincitrice fra le foto inserite sull’apposito sito.

Non è stato facile fare questa scelta ed è per questo che, oltre a proclamare il vincitore, pubblico in questo post alcune note sui fattori che mi hanno portato alla decisione finale.

Si tratta ovviamente di valutazioni del tutto soggettive, totalmente esposte a qualsiasi tipo di critica o disaccordo, ma condividerle fa parte dello spirito che anima questo blog.

Dunque, la foto che ho scelto come vincitrice del contest fiorentino è quella di Guido Masi.

Florence Photowalk 2011 by Guido Masi
Florence Photowalk 2011 – © Copyright 2011 Guido Masi

Come lo scorso anno ho finito per cedere al fascino dei toni del bianco e nero analogico ma anche e sopratutto all’insieme di elementi che sono sintetizzati in questo scatto.

La ragazza, che con la sua bici si è fermata sul ponte e non resiste alla voglia di fare anche lei (come noi della photowalk) una foto ed immortalare la nostra Firenze, è insieme alla città stessa il chiaro soggetto di questa bella immagine. Viene inserita sapientemente da Guido in una composizione dove la stratificazione presente nella parte bassa dell’immagine si scontra con l’uniformità granulosa del cielo, mentre un insieme di linee, forme e punti salienti che appartengono ai cinque piani principali (strada, bici e ragazza, marciapiede, muretto, ponte sullo sfondo) si allineano.

Questi allineamenti (parlo, ad esempio, delle ruote della bicicletta che sono quasi tangenti sia alla striscia bianca che alla base del muretto, dei mozzi allineati sulla fascia di sbalzo del marciapiede o del manubrio “appoggiato sul muretto”) casuali o intenzionali che siano, regalano comunque alla foto un’armonia che trovo affascinante.

Si potrebbe continuare a lungo divertendosi ad analizzare ancora di più questa immagine, probabilmente scovandoci e “proiettandoci” chissà quali elementi o messaggi che forse l’autore nemmeno aveva in mente. Proprio questo è il bello di quella che a me piace chiamare “foto-degustazione” (Rif. 1 , 2 , 3).

Complimenti a Guido Masi che si aggiudica il contest di quest’anno. A lui il piccolo premio offerto dagli sponsor della manifestazione ma sopratutto l’accesso al concorso mondiale.

Devo comunque fare i miei complimenti a TUTTI i partecipanti alla photowalk ed in particolare ai partecipanti al contest ai quali ho deciso di assegnare alcuni titoli secondari, assolutamente arbitrari e non ufficiali che pubblicherò in uno dei prossimi post…

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