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Posts Tagged ‘creatività’

Zissou

Zissou, 1911 - Photography by J.H.Lartigue©Ministère de la Culture-France/AAJHL

Ho conosciuto musicisti alla perenne ricerca del suono perfetto, della qualità assoluta dell’audio nelle registrazioni. La  loro ricerca di perfezione era tale da distoglierli quasi totalmente dal loro vero obiettivo: quello di produrre buona musica.

Per alcune persone,  il perfezionismo è un qualcosa che ha uno stretto legame con la procrastinazione. L’autocritica e la preoccupazione di produrre qualcosa che gli altri non potranno denigrare può portare a non completare e produrre un bel niente.
E’ un caso che non credo di essere il solo a conoscere.

Ci sono un sacco di bravi fotografi che, presi in questa sorta di trappola, tengono il loro lavoro chiuso in un cassetto, aspettando eternamente che sia “perfetto” prima di pubblicarlo e renderlo visibile agli altri. In genere le motivazioni che vengono addotte sono sempre di natura tecnica e mai artistica, come se in qualche modo la tecnica contasse di più…

Quasi sempre il perfezionismo non è altro che procrastinazione ed insicurezza.

Spesso si sente dire che i grandi artisti sono dei perfezionisti.
Ecco, forse questo è uno di quei dettagli che li contraddistingue. Il riuscire a bilanciare la voglia di perfezione con il saper intuire quando accontentarsi ed esporsi. E forse anche la capacità di saper gestire gli aspetti tecnici in modo tale da impedire che divengano prevalenti o, peggio, un ostacolo alla creatività.

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Attivazione reticolare

Attivazione reticolare - © Copyright 2009 Pega

Richard Avedon una volta disse : “I miei ritratti parlano molto più di me stesso che delle persone che fotografo”.

Più di una volta mi è capitato di pensare che probabilmente, non solo questa frase è estendibile a tutti noi, ma che è valida anche per tutte le foto che ritratti non sono.

Le foto che scattiamo sono un prodotto diretto del nostro essere, del modo di pensare e vedere le cose, della nostra cultura e dei simboli che usiamo per comunicare.
Sono un’espressione di quello che siamo.

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Smoke Ectoplasm

Smoke Ectoplasm - Copyright 2010 Pega

Hai mai provato la “smoke photography”?
Alcuni giorni fa ho postato sul mio album Flickr questa foto che ho chiamato “Smoke Ectoplasm”, ricevendo molti commenti e qualche richiesta di spiegazioni su “come si fa”.

E’ una tecnica molto semplice e divertente che ti consiglio di provare.
Per il setup serve un buon treppiede, uno sfondo nero, un flash remotizzabile e qualcosa che faccia un po’ di “bel” fumo: un bastoncino di incenso va benissimo.

Per questo scatto ho utilizzato come lente un 50mm fisso ma è un tipo di fotografia che si può fare praticamente con qualunque focale, anzi, su questo ti direi di dar libero sfogo alla tua creatività.

Si posiziona il bastoncino su sfondo nero con il flash a 90° rispetto alla fotocamera, praticamente devi fare in modo che la luce arrivi sul fumo parallela allo sfondo e non illumini assolutamente quest’ultimo. Può essere una buona idea usare un cartoncino o comunque qualcosa che schermi la luce nella direzione dello sfondo nero ed anche lavorare in condizioni di luce ambientale molto bassa e tempi abbastanza elevati (es: 1/250), evitando quindi ogni possibilità di “rivelazione” dello stesso.

La remotizzazione del flash può essere fatta con un normale cavo oppure con sistemi wireless all’infrarosso, come previsto da molti modelli di fotocamere e flash, o anche con economici trigger via radio che si reperiscono a poche decine di euro su ebay.

Weird Violet

Weird Violet - © Copyright 2010 Pega

Non resta poi che assicurarsi che non ci siano correnti d’aria “perturbatrici” e si può procedere con l’accendere il “generatore di fumo”, iniziando a scattare, con il consiglio di impostare fuoco manuale ed usando come riferimento il bastoncino stesso per la prima e definitiva messa a fuoco.

Credo che poi tutto stia un po’ nella fortuna, nel provare varie combinazioni di tempo ed apertura ed un po’ della capacità di essere pazienti e prolifici nel numero di scatti.

E’ divertente poi anche la fase di selezione e postproduzione, in cui andare ad immaginare strane forme e creature in quei segnali di fumo (come il mio ectoplasma che non proprio tutti vedono 🙂 ) o anche provare a sperimentare qualche tecnica di ritocco o colorazione come nel caso dell’immagine “Weird Violet” qui a fianco, scattata pochi secondi dopo a “Smoke Ectoplasm”.

Il fumo è un soggetto semiastratto che si presta molto bene ad una infinità di manipolazioni creative.

BUON DIVERTIMENTO!

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Dissenso generazionale

Dissenso generazionale - © Copyright 2008 Pega

Sono passati quasi duecento anni dall’invenzione della fotografia e nonostante i notevoli progressi tecnologici c’è una tipologia di immagini che continua ad esercitare un fascino inattaccabile: sono le fotografie in bianco e nero.

Il nostro mondo è colorato, noi vediamo a colori ed il legame che questi hanno con le emozioni è forse proprio la chiave dell’intramontabile successo delle immagini monocromatiche.

Il giallo può essere gioia e serenità, il verde speranza, il rosso amore o odio ma in una foto in bianco e nero queste emozioni non sono più manifeste.
E’ nella mente dell’osservatore che questi colori devono essere ricreati, soggettivamente e subliminalmente… andando a completare una immagine che in questo modo può acquisire una profondità emotiva ed una intensità che molte foto a colori non hanno assolutamente la possibilità di regalare.

La scala di grigi da cui sono composte le fotografie in bianco e nero è la tela emotiva neutra su cui andiamo a dipingere le nostre emozioni, ed è proprio per questo che invece risultano così innaturali le immagini monocromatiche basate su un colore diverso dal grigio.

La prossima volta che osservi una foto in bianco e nero e ne apprezzi il fascino, prova ad immaginare di quali colori la tua mente la sta dipingendo…

P

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Red light
Red light – © Copyright 2008 Pega

C’è poco da fare, è evidente a tutti che le idee migliori, quelle più originali e creative, vengono fuori proprio quando la nostra mente è libera di galoppare e muoversi senza troppe costrizioni logiche.
E’ così che a volte ci si sveglia la mattina, con una intuizione che è maturata nel sonno o nel dormiveglia…
Per qualcuno è la soluzione ad un problema a lungo studiato, per altri è l’idea per un pezzo scritto o di musica. Per un fotografo può essere il concetto o uno spunto creativo per uno scatto. 
Il momento in cui la mente riesce a partorire questi suoi prodotti può anche essere diverso o lontano dalle fasi di sonno. Può capitare sotto la doccia, in bagno, o mentre si parla di tutt’altro.
Succede che queste intuizioni siano fugaci, quasi impalpabili. Se non le si fissano subito a volte vanno perse. Per sempre.
Basta poco. Un piccolo blocchetto per appunti, il registratore vocale sul telefonino, o qualsiasi altro metodo. L’importante è prendere subito nota di queste idee… per poi valutarle e coltivarle con calma.

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Caos ciclico

Caos ciclico - © Copyright 2008 Pega

Sarà una deformazione derivata da altre mie attività, ma a volte trovo utile provare a costruire una traccia, o meglio una vera e propria checklist, che mi aiuti a fare le cose.
E’ un metodo che a volte ridicolo ma che spesso può fare la differenza tra un risultato accettabile ed un fallimento. Perchè quindi non provare con la fotografia?
Farsi delle domande prima di scattare potrebbe essere la chiave per migliorare e per fotografare in un modo che sia il più possibile attivo e creativo.
L’approccio può essere del tutto personale e bilanciato in modo variabile a seconda delle proprie inclinazioni, dando più o meno importanza agli aspetti artistici o tecnici.
Ecco un mio propotipo di checklist che sto provando a seguire prima di effettuare uno scatto…
Delle semplici domande da farsi sul momento, non tanto per cercare sempre e comunque delle risposte, quanto per approfondire le ragioni che ci spingono a fare proprio quella fotografia. 

1 – Qual’è il soggetto della foto?

2 – Mi interessa davvero questo soggetto?

3 – Questo soggetto potrà interessare a qualcun altro oltre che a me?

4 – La foto racconterà una storia? Quale?

5 – La foto mi emozionerà? Farà emozionare?

6 – La foto potrebbe offendere qualcuno?

7 – Sarà una foto che mi interesserà anche tra tanto tempo?

Non so se hai mai provato a fare qualcosa del genere. Magari lo fai già in modo istintivo, ma la mia idea è di portare a livello cosciente questa sorta di analisi.
Sicuramente è una pratica che può avere le sue controindicazioni, ad esempio ha una certa azione inibitoria… e tende a far ridurre un po’ il numero di scatti.
E’ solo un’idea. Ancora una volta si tratta di un piccolo esperimento, un semplice metodo per fare un po’ di autocritica ed uno stimolo a far foto più interessanti.

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Warhol bike
Warhol bike – © Copyright 2008 Pega

Sono ormai diversi post che non propongo un qualche esercizio o meglio dire una “challenge” fotografica come avevo fatto qui.

L’idea di quella che voglio provare a proporti oggi è chiaramente derivata da tecniche di diagnosi medica che nulla hanno a che fare con la fotografia, ma proprio in questo sta a volte il divertimento.
Ecco dunque cosa fare.
Stabilisci un giorno in cui eseguire questo esperimento, potrà essere un giorno festivo o un normale giorno lavorativo se ti è possibile, vedi tu.
Inizia la mattina, appena ti svegli scattando una foto ancora prima di alzarti dal letto. Dovrai aver preparato sul comodino la tua macchina fotografica la sera prima ovviamente. Non importa a cosa scatti, l’importante è scegliere un soggetto, comporre ed esporre.

L’esperimento sarà a questo punto avviato.

Da qui in poi, ogni mezz’ora proprio come uno strumento Holter, dovrai fare un altro scatto, indipendentemente da dove sarai o cosa starai facendo, l’importante sarà il rispetto di questa cadenza regolare durante tutto l’arco della giornata fino all’ultima foto prima di andare a letto.

Puoi scegliere anche un intervallo di tempo diverso, più corto o più lungo (meglio se non oltre un’ora) l’importante è il rigido rispetto del “ritmo” deciso.
Nei giorni successivi riprendi questa sequenza e fanne un piccolo set.
Potrai decidere di pubblicarlo e condividerlo o meno.
Se lo farai sarò molto felice di citarlo in questo blog.

Sono sicuro che riguardando gli scatti di quella giornata non mancheranno delle interessanti considerazioni.

Pensi di volerci provare ?
🙂  

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Trendy elements

Trendy elements – © Copyright 2009 Pega

a fotografia è un’arte strettamente connessa allo strumento necessario per realizzarla ed è tra le forme espressive che ha visto una maggiore evoluzione di questo strumento nel corso degli anni.
L’evoluzione della macchina fotografica ha pian piano avvicinato un grandissimo numero di persone alla fotografia. E’ un un percorso che possiamo dire iniziato nel dopoguerra con la diffusione delle fotocamere di piccolo formato, e continuato fino ai giorni nostri con l’accelerazione portata dal digitale attraverso le compatte ed i telefonini dotati di videofotocamera.
Questi decenni di automatismi sempre più evoluti ed efficaci hanno reso via via più semplici e facili da usare le macchine fotografiche, riducendo la necessità di possedere una solida preparazione per essere in grado di fare delle belle foto, almeno dal punto di vista tecnico s’intende. Esiste di conseguenza la possibilità di fare fotografia in modo quasi totalmente passivo, limitandosi ad “inquadrare e scattare”.
E’ un atteggiamento contrapposto a quello classico, quello più accademico, di chi invece vede nella fotografia una disciplina attiva che richiede applicazione. E’ l’impostazione che esiste in tutte le altre forme d’arte che necessitano un artista preparato a creare: la pittura ad esempio, ma anche la narrazione scritta o la musica…
Alla luce di questo doppio approccio che contribuisce a rendere la fotografia così affascinante ed in continua mutazione, evoluzione e diffusione, possiamo comunque considerare anche la fotografia passiva una vera e propria forma d’arte?

Tu che ne pensi?

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Distracted by a glamorous fan

Distracted by a glamorous fan - © Copyright 2009 Pega

Di qualunque tipo di attività si parli, tutti abbiamo un’area di azione in cui ci sentiamo a proprio agio e che preferiamo non lasciare.

Per la fotografia questa “comfort zone” può essere ad esempio l’insieme di abitudini e tecniche che abbiamo sviluppato, oppure il tipo di immagini che preferiamo fare, o anche una serie di luoghi che prediligiamo.

Mi rendo conto che questa “zona di confidenza” può essere facilmente confusa con quello che normalmente chiamiamo ed intendiamo come “di proprio gusto”, o forse anche come “stile”, però non si tratta esattamente della stessa cosa. La linea di demarcazione è sottile ma almeno in questo post mi riferisco ad altro.

Io parlo del fatto che c’è ad esempio chi preferisce usare solo ad alcune impostazioni della sua fotocamera, chi si limita al bianco e nero o sceglie solo alcune tipologie di soggetti non per una precisa scelta stilistica ma perchè in qualche modo si sente più a suo agio così.

Ecco: provare a far capolino fuori da questa “zona” ed addentrarsi in nuovi terreni può riservare piacevoli sorprese. Come tutti i cambiamenti potrà essere più o meno faticoso ma può valerne la pena.

Pensa un po’ alla tua personale “comfort zone” e prova ad individuarne i confini.
C’è qualcosa che fotograficamente non ti spingi a fare perchè non ti ci senti a tuo agio? Che non ti sembra nelle tue possibilità? O che ti sembra che non ti piaccia?

Beh, prova a dedicare una piccola porzione del tuo tempo ad esplorare proprio in quelle direzioni dove non ti senti a tuo agio. Non deve essere un cambiamento delle tue abitudini ma solo un esperimento.
Potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante.

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Snow Koala with Sunset Flower

Snow Koala with Sunset Flower

C’è una frase di  Henry David Thoureau che dice : “The question is not what you look at, but what you see” (Trad: Il punto non è cosa guardi, ma cosa vedi).
Sto pensando di stamparla su un piccolo adesivo ed appiccicarla proprio sotto al display della mia macchina fotografica.

Credo che proprio in questo concetto sia molto della fotografia, della capacità di realizzarla ed anche apprezzarla.

Vedere è il risultato di un processo dove il guardare è solo l’input. A questo flusso in ingresso si applica tutta l’elaborazione razionale ed emotiva di cui siamo individualmente capaci.

A volte ci si meraviglia di cosa può succedere… 🙂

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