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Archive for the ‘Culture’ Category

Ho trovato le immagini di una curiosa iniziativa portata avanti da un anonimo street artist di Amburgo che ha incollato delle toolbar di Photoshop su alcuni manifesti pubblicitari.
Il tema è già in discussione da tempo ed il messaggio ben chiaro: il fotoritocco, specie quando così costantemente applicato alla comunicazione pubblicitaria, ha cambiato in modo importante la nostra idea di bellezza.
Siamo forse al ridicolo, ma ormai sembra quasi che se una figura femminile non appare “evidentemente” ritoccata non riesca a far presa sul consumatore. Un po’ inquietante ma il sospetto è che la questione sia proprio così: gli occhi del pubblico ormai sono assuefatti alla postproduzione, fin quasi a renderla necessaria. Può darsi?
Di sicuro il nostro anonimo “appiccicatore di toolbar” ha stimolato ulterioremente la discussione e si è fatto notare dal marchio oggetto della sua azione, che si è trovato a dover pubblicare una nota di rassicurazione sull’originalità del colore della pelle della modella…

[Fonte Newser]

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Mariotti

Il “coso” di Mario Mariotti – © Copyright 2012 Pega

 

È facile cadere nella “dipendenza” da Instagram. Basta uno smartphone e cominci a far foto, rendendoti conto che ti puoi divertire molto, concentrandoti sul contenuto, sul risultato, senza tante preoccupazioni tecniche, usando la miglior fotocamera esistente al mondo: quella che hai sempre con te.
È evidente l’influenza che questo modo di fotografare sta avendo in rete, un’influenza che si fa ovviamente sentire anche su chi è appassionato di fotografia e lo era ben prima dell’avvento di questi nuovi strumenti per realizzare immagini, insieme ai modi con cui si condividono in rete i risultati.
Ma c’è un aspetto particolare che, secondo me, indica l’enorme impatto che Instagram sta avendo: è il forte aumento delle immagini di formato quadrato che ora si vedono in giro. Fino a pochissimo tempo fa le foto quadrate erano rimaste una nicchia, delle rarità che solo i nostalgici dell’analogico (anche quelli ormai digitalizzati) ogni tanto sfoderavano, memori della gloria dell’antico “medio formato”.
E invece ecco che ora, all’improvviso, sui social network si vedono foto quadrate ovunque. Sono immagini che nascono rettangolari sui sensori di iPhone o telefoni vari, ma che poi Instagram ti costringe a “squadrare”, definendo uno stile particolare che é stato immediatamente seguito da moltissime applicazioni fotografiche, ma anche riscoperto da tanti appassionati di fotografia.
Ecco, questo sì che vuol dire “avere influenza“.

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Oggi ti ammorbo con un po’ di vecchia tradizione popolare.
Sai chi è la santa protettrice dei fotografi?
È Santa Veronica, la donna che, secondo la tradizione cristiana, asciugò il volto di Cristo con un panno di lino su cui rimase impresso il ritratto di quest’ultimo.
A parte la chiara denotazione analogica del procedimento di generazione dell’immagine che in questo caso si verificò e che delinea la figura come prevalentemente portata ad aiutare chi fotografa a pellicola, è interessante notare che Santa Veronica è anche curiosamente considerata la patrona degli informatici, cosa che di conseguenza la rende protettrice anche dei poveri fotografi digitali.
Curioso anche che sia nota per essere patrona della Francia, nazione in cui la fotografia è stata inventata.
Le coincidenze finiscono qui. Il fatto che sia anche considerata protettrice delle lavandaie, forse, con la fotografia proprio non c’entra nulla.
🙂 🙂 🙂

P.s. In giro per il mondo si possono trovare inaspettate raffigurazioni di Santa Veronica, come ad esempio questa in un vicolo a New York, in cui appare mostrando l’effige dei temibili e perfidi Decepticons 🙂

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Oggi voglio proporti un video che ho trovato. Si intitola Escape ed è un lavoro di Kerry Mosher, creativo fondatore dell’agenzia Showdown Visual.
L’atmosfera è misteriosa ed inquietante, l’ambientazione onirica ed i toni profondi da mettere quasi i brividi e poi… quelle persone a mezz’aria!
Non ho idea di come Kerry abbia tecnicamente fatto ad ottenere l’effetto delle figure in levitazione, anzi, se qualcuno lo sa lo prego di farsi avanti.
Far levitare le persone in una foto è abbastanza facile, si può fare sfruttando un’alta velocità dell’otturatore, il flash o con una buona postproduzione, ma in video è tutt’altro che banale. Proprio bravo Kerry!

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Il diverso

Il diverso – © Copyright 2012 Pega

Inquadri, imposti i parametri della fotocamera, scegli il punto di messa a fuoco, componi e scatti. Il movimento successivo è automatico: guardi il display e valuti com’è venuta la foto. E poi… non di rado… cancelli. Forse anche un po’ troppo spesso cancelli.
O no?

Questa immediata verifica del risultato è stata portata dal digitale, insieme al costo zero dell’esposizione. Prima, per poter vedere il risultato dello scatto, oltre a spendere dei soldi, era necessario attendere un po’ di tempo, tipicamente qualche giorno. Faceva eccezione la Polaroid, che però introduceva il fattore di un maggiore costo per scatto, che tendeva a far aumentare molto il rispetto, anche nei confronti delle foto meno riuscite.

Il piccolo investimento unito al tempo che intercorreva tra lo scatto e la verifica avevano una loro funzione.
Servivano a farci distaccare dall’emozione tipica del momento ed a creare aspettativa, un piccolo rito di attesa che aiutava a valutare meglio e con più attenzione le foto realizzate.
Adesso tendiamo ad essere immediatamente critici ed a cancellare scatti che giudichiamo a colpo d’occhio sul piccolo display della nostra macchina fotografica, spesso senza lasciar trascorrere nemmeno due secondi. Lo facciamo senza rimorso, tanto le foto digitali sembrano non avere un costo…
Ed invece io sono sicuro che tra quelle tante foto cancellate, in mezzo a quella moltitudine di esposizioni tecnicamente sbagliate e giustamente da scartare, ce ne sia ogni tanto qualcuna particolare e degna di sopravvivere. Scatti che sono come una sorta di brutti anatroccoli fotografici, che con solo un po’ di tempo ed attenzione in più, avrebbero modo di rivelarsi e darci qualche bella soddisfazione.
Pensaci la prossima volta che tendi a cancellare compulsivamente.
🙂 🙂 🙂

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Pochi giorni fa era il Worldwide Pinhole Photography Day, il giorno mondiale dedicato alla fotografia a foro stenopeico.
Con una mezza idea di divertirmi un po’ e partecipare a questa iniziativa, ho iniziato a cercare su internet per dotarmi di una semplice, anche rudimentale, fotocamera pinhole.

Chi si è interessato a questo tipo di fotografia sa che esistono moltissime possibilità: dalla soluzione del tappo microforato che trasforma qualunque reflex in una macchina stenopeica alle più estrose soluzioni fai-da-te.
Ad un certo punto avevo trovato questa proposta della Ilford: un kit che comprende una fotocamera stenopeica di grande formato, semplice e adatta ad essere usata sia con negativo che con carta positiva.
Apparentemente era la soluzione perfetta per le mie necessità e così sono subito andato a cercare il prezzo.
L’entusiasmo è durato davvero poco perchè il kit è proposto ad una cifra che a mio parere è esorbitante, dato che si aggira sui 220 dollari. Proprio niente male per una fotocamera pinhole in plastica e qualche foglio di carta fotografica…
Io quindi non ne ho fatto di niente, ma se dovesse interessarti ecco anche il video della brava dimostratrice Ilford che ci fa vedere come funziona.
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Ancora timelapse dirai…
Si, e stavolta ho scovato ciò che trovo sempre parecchio gustoso: un backstage.
A dire il vero questo è più un tutorial che un backstage. Realizzato per la serie The Slanted Lens da Jay P. Morgan, ci fa vedere come impostare il setup, gestire la luce, il movimento della macchina ed il fuoco per un timelapse casalingo. Sempre interessante vedere “come si fa” ma preferisco astenermi da commenti sui dettagli del giardino e sopratutto sull’orlo dei pantaloni di Jay 🙂
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Flawed Sphere

Flawed sphere – Copyright 2011 Pega

“I never have taken a picture I’ve intended. They’re always better or worse.”

E’ una frase di Diane Arbus, la grande fotografa di origini russe che nella sua carriera, dal dopoguerra fino agli anni settanta, esplorò quella che è stata definita come “la fotografia di esseri umani che si scostano dalla normalità data per scontata”.

Una citazione che acquista grande spessore specie quando associata al lavoro della Arbus, ma che trovo sia anche molto adatta a descrivere quello che succede a molti fotografi, ed io sono tra questi.
Insomma, il punto è che molto spesso la “foto non viene come si vorrebbe ed il risultato è in una certa misura sempre migliore o peggiore di quanto ci si aspetti“. A volte è una delusione, altre una bella sorpresa. Solo raramente la foto esce proprio come la volevi.

Io questa cosa la trovo curiosa e mi piacerebbe sapere se anche tu appartieni al club che intendo fondare con questo post:
il.. “Nonvienemaicomevorrei Foto Club”.

🙂 🙂 🙂

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Picasso

Pablo Picasso – Painting the writer

Proprio come quelle fisiche, anche le foto mentali avrebbero bisogno di essere fissate, trasferite su carta e stampate.
Quando parlo di foto mentale mi riferisco a ciò che più o meno istintivamente tutti facciamo, immagazzinando immagini nel nostro cervello, una cosa che può appassionare chi ama la fotografia e di cui mi capitò di parlare in questo vecchio post.
Visto che se non riusciamo a “stamparle”, queste foto non solo rischiano l’oblio ma nemmeno possono essere condivise con altri, ecco che nasce l’esigenza di provare a fissarle in qualche maniera, ed ovviamente il modo più semplice e naturale per farlo è scrivere.
Hai mai provato a scrivere, anzi descrivere, una tua foto mentale? Vanno trovate le parole giuste, bisogna essere sintetici ma non tralasciare niente. La foto non va bruciata con eccesso di parole ma “esposta” correttamente, cercando di non perdere l’equilibrio, non alterare la composizione e riportando al meglio i colori se ci sono.
Non è detto che sia facile e alla fine stampare una foto mentale è davvero molto simile al processo di stampa delle fotografie. È un’arte.
Vuoi provarci? Potrebbe risultare così bello da cedere poi alla tentazione di incorniciarne ed appenderne qualcuna.
Nel frattempo ti propongo un esempio, invitandoti a leggere questa splendida stampa, pubblicata da Livietta sul suo blog.

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