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Posts Tagged ‘creatività’

Miguel EndaraUseresti una stampante ad aghi per creare un pezzo d’arte? Si, intendo una dot matrix dei vecchi tempi, quelle con la testina e gli aghi inchiostrati. 
No? Nemmeno se questa stampante fosse “umana”?
Miguel Endara si è messo in testa un’idea ed ha realizzato un ritratto di suo padre usando una tecnica manuale a pennarello ispirata alle tecnologie di stampa a matrice di punti, che poi sono le stesse normalmente usate anche nel caso delle stampanti a getto d’inchiostro che spesso usiamo per portare su carta le nostre fotografie digitali.

Il lavoro di Miguel ha un fascino particolare perchè incrocia in modo suggestivo vecchio e nuovo, antico e moderno, manualità e tecnologia.
Il disegno e la pittura a punti hanno radici che affondano nel passato ed in tradizioni culturali importanti come quella del tatuaggio, ma anche rimandi a tecnologie ed automatismi che sono proprie del mondo delle immagini digitali, dei dot, dei bit, dei pixel.
Non è un caso che l’immagine del ritratto altro non sia che la faccia di suo padre appoggiata sulla lastra di uno scanner (digitale appunto).

Non so quanti pennarelli abbia consumato Endara emulando con precisione il comportamento di una stampante nelle oltre duecento ore che sono servite per realizzare i 3.2 milioni di punti che compongono il ritratto, quel che è certo è che il risultato ha un discreto fascino.
Il video sotto, per altro molto ben fatto, racconta il “making of” di questo piccolo capolavoro.

Lo sai cosa mi piacerebbe? Mi piacerebbe poter commissionare a Miguel Endara la stampa a mano di una mia foto digitale.
🙂

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Scott kelby's Worldwide photowalk 2011 in Florence

Florence Photowalkers 2011 - © Copyright 2011 Pega

Nel precedente post parlavo di quella situazione che in molti trovano favorevole allo sviluppo delle proprie idee: l’isolamento.
Ripensando ed anche leggendo i commenti voglio però tornare sul tema e parlare stavolta di solitudine.

Che si tratti di lavorare in postproduzione o di muoversi per strada con in mano la macchina fotografica, non è raro rendersi conto che tutto diviene più semplice quando si è da soli.
Da soli si trova il proprio ritmo, il proprio passo, ci si può fermare ore davanti ad un dettaglio che per gli altri è insignificante o anche decidere di saltare a piè pari ciò che viene ritenuto imperdibile.
Da soli si è liberi ed è più facile dialogare con la propria creatività, tirar fuori le idee, anche se ci si trova in mezzo ad una folla.
In compagnia invece (anche se buona) si tende a distrarsi, parlare, dialogare e cercare la condivisione. Può essere comunque molto bello ma diverso. C’è un gran rischio di perdere il filo e va a finire che si torna a casa, magari contenti per il bel tempo passato con amici, ma con scatti deludenti.

Queste mie riflessioni sull’argomento non vogliono essere un invito ad essere asociali, assolutamente. Se ogni tanto leggi questo blog sai che sono un sostenitore di iniziative che fanno incontrare e stare insieme chi è appassionato di fotografia (mi riferisco agli Sharing Workshop o alle varie Photowalk) ma la constatazione è che quando si tratta di cercare di sviluppare il proprio estro creativo c’è poco da fare… Isolamento e solitudine possono davvero servire.

Del resto come dice anche il grande Steve McCurry : “photography is a solitary endeavour“.
.

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Do not disturb

Do not disturb - © Copyright 2010 Pega

Ognuno di noi ha una sua condizione creativa in cui si trova maggiormente a proprio agio. Per molti, sottoscritto compreso, è quella di isolamento. Una situazione di solitudine, anche temporanea, che aiuta a dialogare con se stessi e a tirar fuori quello che si vuole provare a trasmettere con la fotografia.

È un isolamento che in passato mi capitò di sperimentare in camera oscura.
Come tanti l’avevo allestita alla buona nel bagno di casa che saltuariamente si trasformava in laboratorio fotografico. Nonostante l’artigianalità, quel luogo permetteva di chiudere fuori tutto e tutti in modo semplice ed indiscutibile. Non c’erano distrazioni, chiacchiere o telefono, mi ritrovavo da solo nella semioscurità, con le mie idee e la possibilità di elaborare spunti e riflessioni, concentrandomi in modo assoluto su quella fase creativa che viene dopo lo scatto.

Ripensandoci mi è capitato più volte di provare una certa nostalgia per quell’ambiente tranquillo ed intimo, quell'”isola di solitudine” così ben funzionante e rispettata ma purtroppo anche scomoda ed un po’ faticosa da gestire, tanto da farne uno dei motivi che per anni ha smorzato il mio interesse per la fotografia.

Oggi, con il digitale, quella situazione di isolamento non è più un passaggio obbligato. Non ci sono più le motivazioni tecniche che ci portavano in camera oscura, ma sussistono ancora quelle creative. Eccome.

Razionalizzando tutto questo, mi sono ritrovato a sentirne la mancanza e a cercare volontariamente di ricreare quella condizione, magari sedendomi al pc al mattino presto o a notte fonda con la luce soffusa, staccando telefono e canali di comunicazione internet, ritrovandomi solamente con le mie foto. Senza distrazioni, rumori, o anche soltanto la possibilità di venire interrotto.

La camera oscura digitale insomma. Credo proprio di non essere il solo… 🙂

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Glamour

Glamour - © Copyright 2010 Pega

Rieccomi a proporti quella che è una piccola ma consolidata tradizione di questo blog : la “missione fotografica” del fine settimana.
La convinzione alla base di questa idea è che uscire con una sorta di incarico, oltre ad essere divertente, può facilmente fornire spunti creativi e stimolare a capire meglio lo strumento che abbiamo in mano.
Condividere con gli altri i risultati di queste semplici missioni è poi un passo naturale e per farlo non hai che da mettere, in un commento a questo articolo, il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma online su cui avrai messo i tuoi scatti.

Per questo weekend il tema è l’inganno fotografico: il fake.

La fotografia è un mezzo dove realtà e finzione si incontrano facilmente. Con la foto si trasforma in bidimensionale la realtà tridimensionale e questo passaggio offre la possibilità di usarla come mezzo che inganna l’osservatore e trasforma in plausibile qualcosa che ad occhio nudo apparirebbe come falso.
In un mio precedente post citavo Hiroshi Sugimoto, il grande fotografo giapponese che fece di questo aspetto della fotografia il terreno di molte sue riflessioni, oggi voglio proporti di provare in prima persona.

In questo weekend prova ad usare la tua fotocamera per trasformare in vivo qualcosa di inanimato, per far sembrare profonda un’immagine piatta o mostrare come vero qualcosa che non lo è.
Prova ad ingannare l’occhio dell’osservatore. La fotografia è anche questo.

Poi, se vuoi, posta una tua immagine in un commento qui sotto. Bando alla timidezza, non invare mail private. Condividere con tutti i lettori del blog il “prodotto della propria missione” è divertente e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

Buon divertimento!
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Dissenso generazionale - Copyright 2009 Pega
Dissenso generazionale – Copyright 2009 Pega
Art ain’t easy… but autocritic is way harder…
Come riuscire ad essere costruttivamente autocritici ?

Oggi voglio riproprre un vecchio post che pubblicai tempo fa, nelle prime settimane di vita del blog. 
E’ una riflessione che mi è tornata in mente mentre stavo valutando alcune mie foto, cercando di capire se mi piacessero o meno e se fossero adatte ad essere pubblicate.
Mi perdonerai se sei un vecchio lettore o forse lo rileggerai traendone lo spunto per provare ad aggiungere un tuo contributo.

Ragionando sul valore comunicativo ed emotivo che si può attribuire ad una propria fotografia in modo indipendente dall’opinione degli altri, mi sono trovato a pensare a che processo seguire per dare un giudizio artistico il più possibile “meditato” su alcuni miei scatti.
Il fine di questa sorta di “valutazione” è quello di sviluppare un maggiore senso critico nello scegliere a quali foto dedicare maggiore attenzione in termini di trattamento e successiva eventuale stampa o pubblicazione su web.
Non mi è risultata cosa facile perchè, ovviamente, essendone io il creatore tendo naturalmente a dare alla foto una interpretazione ed un valore che non sono per niente assoluti o forse nemmeno condivisibili con gli altri.
Ho comunque provato a raffinare un semplice criterio che si basa sul fondamento che la foto deve essere interessante e “funzionare”, da tre punti di vista.

Tre pilastri che “sostegono” la foto.

Il primo è il punto di vista del fotografo stesso. Se non sono soddisfatto io della foto è inutile andare avanti. Devo sentire che in qualche modo l’immagine ha per me un significato, mi trasmette qualcosa, insomma “funziona”.
Il mio punto di vista di osservatore del soggetto ripreso deve essere soddisfatto in termini estetici, tecnici ed emotivi.

Il secondo punto di vista è quello del soggetto ritratto. A qualcuno potrà sembrare un’assurdità specie nel caso dei soggetti inanimati, ma la mia tendenza è quella di personificare comunque il soggetto ed immaginarne il punto di vista come elemento fotografato. Spesso si sente dire che in fotografia il fotografo guarda il soggetto attraverso l’obiettivo ma il soggetto guarda il fotografo attraverso la stessa lente. E’ proprio questo che intendo. In qualche modo ci deve essere una reciprocità. Una storia sostenibile e percepibile, che renda il punto di vista del soggetto interessante e caratterizzante questo aspetto della foto.

Terzo ed ultimo punto è quello dell’osservatore, del fruitore della foto… del pubblico insomma.
Dal suo punto di vista l’osservatore finale cosa troverà nella foto ? Se la foto ha un senso solo per i primi due elementi di questa analisi ma non per il terzo, la foto non funziona comunque. E’ il caso di scatti che hanno un grande significato emotivo per chi li ha scattati ma nessun messaggio per un estraneo che vede quella foto.

Tutto questo è una mia visione personale, una sorta di processo di valutazione che prova ad essere, se non oggettivo, almeno bilanciato e rispettoso di quelli, che nella mia idea, sono gli altri soggetti coinvolti.

Non nascondo che esiste in me la curiosità di sapere quali invece sono i processi che altri seguono per fare una simile valutazione. Quindi, rifacendomi ad un precedente post, non escluderei che la mia domanda ad un fotografo che stimo, nell’ipotesi provocatoria di poterne fare una soltanto, potrebbe essere proprio : “come valuti il valore artistico e comunicativo di una tua foto” ?

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Pontiac Cuba

Pontiac para la fiesta © Copyright 2004 Pega

Ti capita mai di andare a rivedere le tue vecchie foto? Quelle del tuo archivio, analogico o digitale?
Che la passione per la fotografia sia recente o no, si tratta di un’esperienza sempre interessante e per molti aspetti istruttiva.
Nel tuo archivio trovi il modo di fotografare che avevi e che magari nel frattempo è cambiato, evoluto. Puoi trovarci  i soggetti che a suo tempo ritenevi importanti, gli errori che commettevi ed hai imparato ad evitare.
Spesso riguardando il proprio archivio capita di trovare scatti che un tempo si consideravano splendidi ma che guardati oggi non ci piacciono più, e magari scovare foto che si erano scartate e messe da parte che invece assumono un valore inaspettato.
Il tempo è un elemento che può aumentare il distacco dalle esperienze e dalle emozioni provate al tempo dello scatto e quindi rendere molto meno significative alcune immagini, ma al tempo stesso può anche fornire nuovi elementi che ci fanno apprezzare oggi una fotografia un tempo ritenuta poco interessante.
Frequentare di tanto in tanto il proprio archivio è anche un modo per mantenere vive quelle foto, evitando che ammuffiscano (cosa vera solo in modo figurato per quelle digitali 🙂 ) e per dar loro la possibilità di una nuova vita, magari valorizzandole con una bella stampa, elaborazione digitale o condivisione on line.
Non trascurare il tuo archivio, non lo dimenticare, abbine cura: racconta la storia della tua passione per la fotografia.

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Closed Sun

Il Sole chiuso - © Copyright 2011 Pega

Con le giornate che sono sempre più corte, questo è il periodo dell’anno in cui ci si trova sempre più spesso a far foto in condizioni di luce artificiale. Perchè allora non provare a fare proprio delle luci artificiali l’oggetto di qualche scatto?
Ecco quindi che per questo weekend il tema che ti propongo sono le : Lampade.

E’ interessante scovare e fotografare le sorgenti di luce, affrontare la sfida di gestire correttamente l’esposizione e scegliere cosa “bruciare” e cos’altro lasciare nell’oscurità.
Dalla semplice lampadina al grande lampadario, tutti questi oggetti luminosi possono essere un’ottimo soggetto per dar sfogo alla creatività ed inventarsi effetti e suggestioni.

Trova quanche lampada interessante in questo fine settimana, studiala, cerca inquadratura e composizione, poi scatta qualche fotografia cercando di tirarne fuori qualcosa che ti piace.

Dopo, se vuoi, postala condividendo “il prodotto della tua missione” in un commento qui sotto. Bando alla timidezza, non invare mail private. Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
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daddy, tell me a story

Babbo, raccontami una storia © 2011 Courtesy Fulvio Petri

“C’era una volta il popolo invisibile degli oscurini, creature antropomorfe proliferanti nel buio delle camere oscure, sia di fotografi che di cineamatori analogici; felici tra acidi e liquidi di sviluppo, danzavano tenendosi per mano eseguendo un vorticoso girotondo ogni volta che l’artista metteva carta sensibile nella bacinella; giunti alla massima velocità, si formava un piccolo tornado benefico in cui avveniva la magia: sulla nuda carta gli oscurini lasciavano la loro traccia nei punti in cui si identificavano, accoppiandosi con la loro controparte positivamente impressionata (che ad ogni contatto si dava un tono).
Venne però un giorno che Digit – il dio delle comunicazioni veloci – creò i pixellini, entità luminose che danzavano a suon di numeri destinate, nelle sue intenzioni, a soppiantare i timidi oscurini. Tra oscurini e pixellini però non c’era competizione, eran già pronti a fare amicizia. In fin dei conti gli opposti si attraggono.
Ma il nervoso Digit, che aveva sempre fretta, costringeva i pixellini a sfiancanti ore di lavoro, e a fine giornata erano costretti a spegnersi; essendo fatti di luce, da spenti erano come inesistenti, e non potevano più relazionare con niente e nessuno;
Mentre d’altro canto gli oscurini si accoppiavano sempre meno, poiché l’esoso Digit stava rendendo la carta una rarità, e rischiavano una depressione senza ritorno.
Tra lucine sfruttate fino all’annullamento e ombrine che rischiavano di cadere nel nero cosmico senza più esprimersi, ecco che spuntò un gruppo di esseri umani amanti delle danze in camera oscura, tra cui l’eclettico Marto, fotografo analogico che scansionava i risultati del “movimento” nella sua dark room per condividerli col mondo.
Allora gli ombrini, felici della loro rinascita, vollero ringraziare l’amico Marto, apparendo essi stesso su un pezzo di carta sensibile, durante un girotondo artistico… e al contempo si ritrovarono ad abbracciare i pixellini sul computer, dopo la scansione.
Digit non capì, ma per una volta si adeguò.”

Discobolo | Idea di movimento

Discobolo | Idea di movimento - © Copyright 2011 Martino Meli

Ti è piaciuto?
E’ un racconto, anzi uno “stracconto” di Fulvio Petri , un bellissimo pensiero su quello strano rapporto che c’è tra la fotografia analogica e quella digitale, ispirato dalla foto che trovi qui a fianco realizzata da Martino Meli (che nella storia diviene Marto).
Un vero e proprio girotondo tra artisti che si scambiano immagini (analogiche e digitali) e parole.

Fulvio, oltre ad essere un fotografo di talento, disegna, illustra ed anche scrive. E’ suo un libriccino di storie folli, tutte nello stile di questo sopra, dove la fantasia si intreccia con l’ironia. Si intitola appunto “Stracconti” e lo trovi qui sia in versione cartacea che come e-book.

Te lo consiglio.

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Lucca Comics 2011

Evil? - © Copyright 2011 Pega

Anche quest’anno sono riuscito a fare un salto al Lucca Comics, l’evento che ogni anno invade la città toscana con una spettacolare moltidudine di appassionati provenienti da tutta Italia.
Come da tradizione, le strade ed il bellissimo percorso tra i bastioni erano popolati da un gran numero di cosplayer con i loro fantastici costumi. Sembravano arrivare direttamente dalle dimensioni parallele dei loro personaggi : fantasy, fumetti, fiabe, videogiochi, saghe cinematografiche o televisive. E’ un universo culturale molto vasto, fatto di immaginario, passione, fantasia e divertimento.

Durante questi giorni vagando per le vie, puoi incarnare un eroe o un mostro, un carnefice o una vittima, un personaggio reale o di fantasia. Non ci sono regole, nemmeno vincoli di età: c’è l’adolescente con il suo personaggio di un videogioco, come l’over 50 che con la sua testa brizzolata spunta togliendosi l’elmetto da guardia imperiale di Guerre Stellari. Nessuno è lì per giudicare, al contrario c’è un’aria di condivisione ed ammirazione gli uni degli altri, rispetto e curiosità reciproca.

A Lucca c’era insomma una gran bella atmosfera. L’ho iniziata a respirare appena arrivato quando, quasi con meraviglia, ho visto la coda ordinata di persone che nonostante i look irreali, trucco e parrucche colorate, attendevano con flemma anglosassone il loro turno per salire sulla piccola navetta-bus che dal parcheggio portava in centro.
Un senso di civiltà che duettava con i costumi e l’aspetto stravagante di molti, confermandosi nell’atteggiamento ed il comportamento generale, tranquillo ed ordinato, di così tante persone con cui diviene davvero facile sentire qualcosa in comune.

Io di cosplay non ci capisco molto, anzi diciamo pure che non ci capisco nulla, ma una cosa è certa: al Lucca Comics mi sono sentito come a casa mia, tra vecchi amici, con gente che ha il mio rispetto ed in molti casi anche la mia ammirazione. Concittadini.
E poi devo proprio dirlo: qui nessuno ti guarda male se hai una fotocamera, nessuno ha paura o sospetto se lo inquadri per uno scatto, anzi, fioccano i sorrisi.

Grazie ragazzi.
Ci vediamo al Lucca Comics 2012.

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Cruscotto astratto

Cruscotto astratto - © Copyright 2008 Pega

Rieccoci con il weekend assignment: ormai una vera e propria tradizione che in questo fine settimana deborda decisa nella follia 🙂

Per questo weekend la proposta è il : camera toss.
Se non ne hai mai sentito parlare, il camera toss è un modo pazzesco di fotografare che consiste nel realizzare esposizioni  mentre la fotocamera si muove per aria dopo essere stata lanciata. No non sto scherzando, per fare questo tipo di foto si mette decisamente a rischio l’attrezzatura e si va alla ricerca di immagini, spesso astratte o quasi, disegnate dalla luce e dal movimento.
Insomma, una sorta di “light painting” acrobatico fatto di lunghe esposizioni con fotocamere volanti e recuperi delicati.
L’esempio della mia foto sopra è una semplice realizzazione fatta con un tempo di circa un secondo lanciando la fotocamera e facendola leggermente ruotare in volo davanti al cruscotto dell’automobile. 

Lo so, stai pensando: “sei pazzo, così sfascio la mia preziosa reflex!”.
Beh, il rischio c’è. Se non lo vuoi correre (al riguardo ti invito a leggere un mio vecchio post) puoi sempre provare questa tecnica con una vecchia fotocamera analogica magari acquistata a pochi euro proprio per questo, una digitale compatta ormai obsoleta o anche usare un cordino o laccio di ritenuta di sicurezza per impedire che dopo il lancio la macchina rischi di cadere.

Te la senti? Dai, per questo weekend assignment ti invito a sperimentare una cosa da matti che può risultare anche pazzescamente divertente.
Prova il camera toss, allenati a lanciare in aria la macchina ed a recuperarla al volo senza danni, calcola i tempi e l’eventuale uso dell’autoscatto. C’è chi addirittura ha provato a sperimentare degli autoritratti fatti con questa tecnica!
Poi, se ti và, posta il link ai tuoi scatti volanti in un commento qui sotto, condividere le tue immagini con tutti i lettori del blog è divertente e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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