Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘fotografia’

Il Dr. Gary Greenberg è specializzato in un tipo particolare di fotografia: la microfotografia della sabbia.
Sul suo sito sandgrains.com c’è una galleria di spettacolari immagini in cui colori e dettagli nascosti tra i minuscoli granelli divengono i protagonisti di un paesaggio affascinante catturato con il microscopio, capace di farci rimanere a bocca aperta pensando a quanta bellezza ci possa essere in una manciata di sabbia.

La tecnica usata va ben oltre la semplice fotografia macro e l’autore è una vera e propria autorità nel campo, con al suo attivo numerosi brevetti relativi alla realizzazione di immagini di questo tipo, tanto che tra i vari soggetti che compaiono nel portfolio di questo particolare autore c’è anche la polvere proveniente dalla Luna, raccolta durante le missioni Apollo.

Interessante e da vedere anche il video che ho trovato, un esempio di quello di cui è capace Greenberg.
.

Read Full Post »

Crepe

Flaws (The crepa project) – © Copyright 2011 Pega

Il tempo è un fattore molto relativo, si sa. Davanti ad un capolavoro come Monna Lisa si può rimanere incantati per minuti, decine di minuti… forse ore.
Esperti d’arte e curatori di esibizioni sostengono che per poter davvero apprezzare pezzi del genere sarebbero necessari almeno 10 minuti di osservazione attenta. Eppure i monitoraggi effettuati presso importanti opere esposte dimostrano che il pubblico, anche in condizioni di poco affollamento, si sofferma appena a vederle ed  il tempo medio di permanenza davanti ad un quadro come la Gioconda è meno di trenta secondi. Più o meno come un veloce spot in TV.
Considerando quindi mezzo minuto per un capolavoro assoluto come Monna Lisa che succede nei casi di opere un po’ meno importanti, come magari quelle presenti in una esposizione fotografica o negli album online?
Hai mai pensato a quanto spesso tendiamo ad osservare le fotografie in modo rapido e superficiale?
Eh si, di nuovo il tempo… in questo caso dal punto di vista dell’osservatore, ma ancora una volta elemento chiave.
Sarebbe importante riuscire veramente a gustare le immagini che gli altri ci propongono, goderne osservandole nei dettagli, nelle caratteristiche ed anche valutarne la qualità, magari da angolazioni e distanze diverse quando esposte fisicamente.

E tu quanto ti soffermi ad osservare una foto? E quanto conta per te se è una stampa esposta in una galleria, pubblicata in un libro o è un’immagine digitale su uno schermo? Piccola, grande, ben illuminata o… retroilluminata. Per te fa differenza sul tempo che le dedichi?

E’ interessante ragionare sul tempo che da osservatori dedichiamo alle foto degli altri perché probabilmente è in una qualche relazione con quello che gli altri a loro volta dedicano alle nostre.

Read Full Post »

How to levitate

Levitating Photographer 48/365 – © Copyright 2011 Louish Pixel

Ti piacerebbe provare a realizzare un’immagine come questa?
In genere non sono un grande estimatore di questo tipo di fotografia che trovo un po’ troppo dipendente dalla manipolazione digitale, certo è che i risultati possono essere proprio divertenti.
La tecnica è tutto sommato semplice: si fanno due scatti: il primo senza il soggetto ed il secondo con questo piazzato in modo improbabile, appoggiato a supporti (in questo caso uno sgabello) che poi vengono rimossi in postproduzione, cancellati con il tipico timbro clone di Photoshop.
Poi si fondono le due immagini ed ecco il risultato, con una qualità che mette alla prova l’occhio più attento.
Se ti interessa approfondire e fare un tentativo ecco il video in cui Louish Pixel ci spiega la tecnica in modo piuttosto completo.
.

Read Full Post »

Il venti febbraio del 1902, esattamente 110 anni fa nasceva un grande fotografo, uno che forse più di altri ha lasciato il segno della sua passione nella storia della fotografia: Ansel Adams.
E’ stato scritto moltissimo sul lavoro di questo artista ma c’è un aspetto che che, a mio vedere, veramente differenzia Adams da molti altre figure importanti: è la sua forte voglia di condividere, trasmettere e lasciare agli altri quello che aveva imparato.
Ansel Adams è stato un grande maestro, nel vero senso della parola, uno che ha vissuto cercando di produrre non solo delle opere importanti ma anche insegnando molto ad allievi ed assistenti. Ha in sostanza contribuito a creare quello che è il moderno concetto di workshop fotografico e realizzato documenti che tutt’ora rimangono come punti di riferimento per chi vuole approfondire la fotografia: i suoi libri con tutto il contenuto didattico e di condivisione tecnica e creativa che li caratterizzano.

E così oggi propongo questo breve video, come piccolo omaggio ad uno straordinario protagonista della fotografia del ventesimo secolo… e chissà, forse anche del ventunesimo.

Buon Compleanno Ansel.

Read Full Post »

Insomnia

Insomnia – © Copyright 2011 Pega

Ti è mai capitato di scattare una foto e pensare al collegamento tra l’immagine che stai realizzando e la scena di un film?
Può capitare casualmente, oppure ci possiamo ritrovare a prendere la macchina fotografica ed andare apposta a cercare il luogo giusto per realizzare uno scatto che si ha in mente.
Ho fatto la foto sopra in un corridoio d’albergo, dopo esserci passato varie volte ed aver ogni volta pensato alla famosa scena di “Shining”, quella in cui il bambino gira con il triciclo nei corridoi deserti dell’Overlook Hotel. Non ho resistito e alla fine, treppiede e fotocamera alla mano, ho atteso il momento giusto e provato a realizzarla.

Quello che voglio proporti per questo weekend assignment è proprio questo: dedicare qualche tuo scatto del fine settimana ad una scena da cinema.

L’idea non è tanto quella di ricreare esattamente la scena di un film, piuttosto quella di fare una foto che per te abbia un  legame con quell’opera cinematografica. Potrebbe trattarsi di una scena simile ma anche un dettaglio o l’espressione di una persona, non importa la fedeltà ma l’emozione che all’osservatore viene trasmessa dall’immagine.

In questo fine settimana prova a seguire questo strano assignment, è un esercizio utile che stimola la creatività e può essere particolarmente divertente se poi, dopo aver fatto le tue foto, inserirai un commento con il link alle immagini che avrai realizzato, in modo da condividerle con gli altri lettori.

—————————————————–

Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Read Full Post »

Eirik Solheim è un fotografo e blogger norvegese, ne parlai in un precedente post a proposito di un timelapse, da lui realizzato, che concentrava un intero anno in due minuti di video. Oggi voglio proporti un’altra sua creazione, stavolta tutta nel dominio della fotografia vera e propria.
E’ un progetto che Eirik ha creato sempre piazzando la sua reflex digitale alla finestra e facendole scattare un fotogramma ogni mezz’ora, raccogliendo 3888 immagini di dimensione 3888×2592 pixel: un anno di scatti ogni trenta minuti.
Finita questa fase Eirik si è poi messo al lavoro con il computer ed ha estratto una striscia verticale larga un singolo pixel da ognuna delle foto, in modo che ogni striscia fosse l’adiacente rispetto a quella estratta dal fotogramma precedente.
Ricomponendo la sequenza di queste colonne di pixel è andato quindi a ricreare un’immagine particolarissima: un anno intero in una singola foto.

one year in one image

one year in one image – © Copytight 2010 Eirik Solheim

La scena è quella di un bosco norvegese con le sue stagioni, gennaio a sinistra, dicembre a destra, primavera ed estate al centro. Trovo che sia un’immagine con una caratteristica di sintesi semplicemente straordinaria.
Complimenti ad Eirik, un bel risultato frutto di passione e creatività, ma anche di costanza e tecnica. Se vuoi puoi dare un’occhiata anche ad altri suoi scatti e sue idee sul suo  album flickr.

Insomma questa della foto fatta con le strisce di pixel è un’idea davvero creativa, sfruttabile in moltissimi modi. Per esempio io avrei pensato ad un bel progetto 365 – “una foto (e striscia) al giorno” usando per soggetto la mia faccia appena alzato… 😀

Read Full Post »

Robert_Capa

Il miliziano colpito a morte – 1936 – Robert Capa

C’è una frase di Robert Capa che ogni fotografo dovrebbe sempre tenere a mente: “Se le tue foto non sono abbastanza buone è perché non sei abbastanza vicino“.
La distanza dal soggetto è un fattore chiave in fotografia. Pensa alla differenza che c’è nel riempire un fotogramma con il viso di una persona rimanendo lontani con un teleobiettivo, rispetto all’avvicinarsi a pochi centimetri. Il risultato è assolutamente diverso. Non è solo una questione tecnica di schiacciamento dei piani o di sfuocato dello sfondo. Avvicinarsi al soggetto vuol dire entrarci in relazione, stabilire un contatto, penetrare nella sua sfera di attenzione. E nello scatto questo si riflette, la foto viene diversa.
E’ forse proprio anche questo che voleva dire Capa. L’esortazione ad andare più vicino non si riferisce solo al significato fisico, ma anche al creare un rapporto con la persona fotografata, cercando di conoscerla meglio.

Il bello è che questo concetto di vicinanza si può anche estendere alle cose inanimate ed applicare a qualunque soggetto fotografico. Avvicinarsi significa appassionarsi, approfondire ed imparare qualcosa su ciò che vogliamo fotografare. Che sia un paesaggio o un animale, andarci vicino vuol dire creare un legame con esso, conoscerlo e cercare di capirlo.

Read Full Post »

pluto's realm

© Copyright Elena Filatova – http://www.elenafilatova.com

Il plutonio prende il suo nome da Plutone, dio dei morti che regna sul mondo degli inferi. E’ estremamente tossico e pericoloso, l’emivita del suo isotopo 239 è oltre 24.000 anni.
Ma non è tra gli inferi che si sposta con la sua motocicletta una fotografa di nome Elena Filatova, ma tra le rovine abbandonate di una tra le zone più avvelenate da materie radioattive: la cosiddetta “dead zone”, l’area a nord di Kiev che si estende per molti chilometri intorno alla centrale di Chernobyl.
Elena, saggiamente munita di un dosimetro per monitorare la sua contaminazione, visita ormai da anni questa area rurale cosparsa di piccoli centri urbani abbandonati dopo il devastante incidente nucleare del 1986, lavorando ad un progetto fotografico che ha condensato in un libro dal titolo Pluto’s Realm (Il regno di Plutone).
Sul suo sito www.elenafilatova.com si possono trovare molte sue foto insieme ad  alcune informazioni su questo progetto piuttosto particolare e non privo di rischi. E’ un tema fotografico che personalmente trovo affascinante, specie quando descrive la capacità della natura di riappropriarsi degli spazi, nonostante le avversità e l’ostilità delle condizioni.
Chi fosse interessato al libro può scrivere a elena@elenafilatova.com per ordinarlo e riceverlo facendo una piccola donazione.

Read Full Post »

Mi sono accorto che tendo sempre più a fare attenzione a cosa dicono le persone quando sono consapevoli di essere fotografate, quando faccio dei ritratti o osservo altri fotografi mentre ne fanno.
E’ curioso notare quanto spesso le affermazioni si assomiglino ed in qualche modo ricadano in categorie ben precise. Ad esempio ricorrono spesso frasi sugli aspetti puramente estetici, quelli tecnici, quelli legati all’ambito del diritto sulle immagini che si stanno realizzando e non di rado si finisce col ricevere anche consigli artistici.
Ti è mai capitato di sentirti dire cose tipo “posso avere i file dele tue foto per metterle su facebook” o “che bella la tua macchina fotografica, è come quella di mio cugino” o addirittura “mi puoi togliere le rughe e modificare il naso con Photoshop”?
Ho iniziato ad elencarle queste frasi, divertendomi parecchio ed accorgendomi che ci sono quasi degli standard. Vuoi darmi una mano in questa ricerca dicendomi cosa ti dicono le persone che fotografi “mentre le fotografi”? Scrivilo in un commento che poi pubblicherò una bella lista completa.

Evidentemente comunque non sono il solo ad aver notato questo aspetto. Dai un’occhiata al video qui sotto, lo trovo fantastico ed esattamente sul tema di cui sto parlando.
(E’ in inglese ma credo che valga comunque la pena vederlo anche per chi non lo comprende, perchè in molti casi il senso di quello che viene detto si capisce benissimo!)  🙂
.

Read Full Post »

Dopo aver visto questo video ho pensato che devo proprio andarla a vedere la mostra di Steve McCurry a Roma.
È presso il MACRO Testaccio, il museo di arte contemporanea che la ospiterà fino a fine aprile ed è caratterizzata da un allestimento del tutto particolare, opera di Fabio Novembre, uno dei nostri più promettenti designer di spazi espositivi.

Le foto di McCurry esposte a Roma sintetizzano il meglio della produzione di questo grande fotografo e vanno dai suoi scatti più classici e famosi come la ragazza afghana, al recente progetto Kodachrome, ad alcuni lavori inediti. Duecento bellissime stampe dai colori mozzafiato.

Il breve video qui sotto mostra il “making of” dell’allestimento, ideato per portare il visitatore in un ambiente che richiama la struttura di un villaggio nomade, concetto legato all’atteggiamento aperto e ricco di umanità che ha sempre caratterizzato McCurry nell’arco di tutta la sua carriera.

Ci vediamo a Roma?
.

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »