Era il 2 Febbraio del 1947.
Una curiosa scatoletta magica veniva presentata al congresso della Optical Society of America, si trattava della prima macchina fotografica istantanea: la Polaroid Land camera.
Nata dal genio di Hedwin Herbert Land, fisico ed inventore specializzato in filtri ottici (a lui dobbiamo i filtri polarizzatori), la Polaroid nacque quasi per gioco dato che fu inizialmente ideata per soddisfare un capriccio della piccola Jennifer, figlioletta di Hedwin, che si lamentava di non poter subito vedere le fotografie scattate.
L’azienda di Land, Polaroid Corporation, esisteva già dal 1937 con all’attivo numerosi prodotti interessanti: dai mirini militari agli occhiali da sole, ma la fotocamera istantanea divenne subito il prodotto di punta.
Nel primo giorno di lancio sul mercato furono venduti quasi tutti gli esemplari (la mitica Model 95) sebbene il prezzo non fosse dei più abbordabili: 89 dollari del 1948.
Sessantacinque anni non sono tanti per la quasi bicentenaria storia della fotografia ma sicuramente la Polaroid ha lasciato un segno importante.
Schiacciata dall’arrivo del digitale, ha subito l’avvento di una tecnologia che le ha tolto proprio il primato su cui si era basato il suo successo: la possibilità di vedere immediatamente il risultato dello scatto e così il progressivo ma inesorabile calo che nel 2007 arriva all’inevitabile pensionamento del settore delle fotocamere istantanee, con la conseguente chiusura degli stabilimenti di produzione delle pellicole.
Ma la storia di questa affascinante invenzione non sembra giunta al termine e continua, birforcandosi in due strade distinte. Da un lato il manipolo di “eroi analogici” dell’Impossible Project che dal 2008 hanno intrapreso, fondando una nuova azienda, la difficile strada del riavvio della produzione e commercializzazione delle pellicole, dall’altro il nuovo impulso digitale di casa Polaroid che, investendo nel marketing ed assoldando addirittura Lady Gaga come “direttore creativo”, ha presentato una nuova macchina istantanea (digitale): la GL30.
Non so chi riuscirà a raccogliere l’eredità sostanziale di questo grande marchio, quel che è certo è che un bell'”in bocca al lupo” la vecchia Polaroid se lo merita proprio.
Archive for the ‘History of photography’ Category
Mr Land e la Polaroid
Posted in Culture, History of photography, Technique, tagged analogica, art, camera, fotografia, history, instant, istantanea, Lady Gaga, Land, passione, pellicola, photography, Polaroid, Polaroid Corporation, storia, Techniques and Styles, tecnologia on 02/02/2012| 3 Comments »
Quando Kubrick fotografava Chicago
Posted in Black and White, Candid portraits, Culture, History of photography, People, Street Photo, tagged 50s, anni cinquanta, bianco e nero, Chicago, Culture, fotografia, Galeotto, genio, Illinois, Kubrick, Library of Congress, Life, look, photography, Shining, Stanley, Stanley Kubrick, USA on 29/01/2012| 1 Comment »
Ho trovato questo interessante video. E’ stato realizzato mettendo insieme immagini provenienti dalla Library of Congress degli Stati Uniti che nel suo sconfinato archivio conserva anche gli scatti di un giovanissimo Stanley Kubrick ai tempi in cui lavorava come fotografo per la rivista Look.
E’ il 1949 e Stanley viene inviato a Chicago per realizzare un servizio sulla “città dei contrasti”, per raccontare con le sue immagini l’atmosfera e la vita della capitale dell’Illinois.
Si tratta di un lavoro fotografico di reportage in linea con quello che era lo stile di una delle più importanti riviste del tempo. Look insieme a Life rappresentava infatti un punto di riferimento assoluto ed il suo tipico modo di raccontare luoghi e persone attraverso gli scatti dei suoi fotografi, rimane un’icona nella storia della fotografia.
Trovo sia affascinante ammirare questo lavoro di Kubrick, ancora molto giovane ma già così bravo nel cercare e trovare soggetti e spunti sempre significativi, con uno stile che poi ha saputo sviluppare e rendere così personale nella successiva ed assoluta carriera di regista cinematografico.
Buona visione.
Sequenze “alla Michals”
Posted in Black and White, Candid portraits, History of photography, People, Street Photo, Uncategorized, tagged 2012, attimo, creatività, creazione, Duane Michals, fotografia, idea, indecisive, indecisivo, moment, pega, photography, progetto, sequencing, sequenze, serie, stile, storia on 28/12/2011| 2 Comments »

Chance Meeting - © Copyright Duane Michals
Una delle idee creative che voglio provare a sperimentare nel prossimo anno è ispirata dal lavoro di un nome che forse conosci, ma forse anche no.
Ricordo di aver visto per la prima volta il lavoro di Duane Michals quasi per caso parecchio tempo fa, guardando le immagini che accompagnavano l’album “Sincronicity” dei Police ed andando a cercare chi fosse il fotografo. Da allora mi è capitato solo raramente di incontrare le sue foto, ma ogni volta che succede ne rimango sempre colpito.
Michals propone un tipo di fotografia che a me appare quasi antitetica rispetto all’approccio dei grandi maestri dell'”attimo decisivo”, il suo stile tende a dilatare il momento e a descrivere un breve lasso di tempo attraverso una serie di fotogrammi realizzati in sequenza.
Ne è un esempio il lavoro sopra intitolato Chance Meeting, una serie di fotografie che mostra due uomini che si incrociano per strada. Un’idea che trovo molto interessante per come spinge l’osservatore a proiettarci una storia, anzi ben più di una.
Michals ha realizzato parecchie di queste sequenze fotografiche, a volte costruendole a volte catturandole, comunque proponendo ogni volta diverse chiavi di lettura che possono andare dall’umorismo alla sensazione di inquietudine.
È un filone creativo che trovo davvero interessante e che, secondo me, spinge a provarci con proprie storie e idee.
Il nativo digitale
Posted in Black and White, Bokeh, Closeups, History of photography, People, tagged analogico, condor, costume, cultura, digital, digitale, ferrania, Firenze, fotografia, nativi, nativo, storia, vedere, venute on 06/12/2011| 9 Comments »
Oggi ti ripropongo un vecchio post, un breve aneddoto che mi è realmente capitato.
Ci ho ripensato parlando con una persona a proposito di “nativi digitali”, una generazione poco o per niente consapevole di cosa fosse la fotografia dei tempi della pellicola.
Dunque… rieccolo:
Stavo provando degli scatti con una vecchia macchina analogica. Niente di che, il mio soggetto era un portone nel centro storico di Firenze. Provo varie inquadrature, mi contorgo un po’ come a volte succede…
Incidentalmente, subito accanto al portone si trova una fiammante motocicletta sportiva.
Faccio per allontanarmi ed un ragazzino di giovanissima età, che ho stimato sui 10/12 anni, si avvicina dopo avermi osservato mentre scattavo e, probabilmente pensando che il mio soggetto fosse la moto, indica la macchina fotografica chiedendomi : “posso vedere come sono venute?”
Ho un attimo di esitazione, d’istinto quasi gli porgo il dorso nero della fotocamera ma poi ci penso, mi fermo e gli dico : “beh, non è possibile. E’ a pellicola”.
Il ragazzino mi guarda come se fossi un deficiente, o peggio uno che gli sta raccontando qualche balla. Poi esclama : “Che cosa? Come sarebbe pellicola?” E senza nemmeno aspettare il mio tentativo di risposta si gira e se ne va…
Menomale che non gli ho detto “E’ analogica”…
🙂
La lastra al collodio
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged ambrotipo, Ambrotype, artigianato, base, collodio, esposizione, fissaggio, fotografia, Frederick Scott Archer, lastra, nitrato d'argento, photography, storia, sviluppo, tecnica, vetro on 06/11/2011| 2 Comments »
La tecnica fotografica delle lastre al collodio, inventata da Frederick Scott Archer, era in voga intorno al 1850 e consisteva nell’usare una lastra di vetro trattata con una sostanza viscosa chiamata collodio in grado di trattenere sulla superficie liscia il nitrato di argento fotosensibile.
La qualità delle immagini non era quella (forse tuttora ineguagliata) dei dagherrotipi su lastra di rame ma il metodo era più semplice ed economico ed aveva il vantaggio di produrre negativi da cui poter ottenere molteplici stampe.
E’ un metodo affascinante che permette un approccio artigianale e consente anche oggi di provare a cimentarsi con queste tecniche basilari che sono parte integrante della storia della fotografia.
In questo video il fotografo David Hyams ci mostra tutto il processo che serve per arrivare ad avere foto che nascono esattamente come quelle di più di un secolo e mezzo fa.
Viene una gran voglia di provarci… No?
Le fasi descritte nel video sono :
1) Pulitura accurata della lastra di vetro
2) Applicazione del collodio sulla lastra, facendo in modo che si distribuisca perfettamente (la fase può svolgersi alla luce).
3) Immersione della lastra in un contenitore buio contenente una soluzione di nitrato d’argento.
4) Inserimento (al buio/luce rossa) della lastra trattata nell’apposito contenitore/scatola a tenuta di luce (plate holder).
5) Posizionamento del plate holder contenente la lastra nella macchina fotografica ed esposizione.
6) Sviluppo in un bagno di solfato di ferro.
7) Fissaggio usando una soluzione contenente tiosolfato di sodio.
Fonte: Cliff Shapiro
One-Minute Masterclass
Posted in Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged AfghanGirl, contatto, emozione, feeling, fotografia, Magnum Photos, McCurry, National Geographic, National Geographic Society, persone, photography, rapporto, ritratto, steve mccurry, strada, street on 27/10/2011| 4 Comments »
“Don’t Forget To Say Hello”.
E’ in sintesi tutto qui il pensiero che ci trasmette Steve McCurry in un breve video che fa parte del progetto “One-Minute Masterclass” realizzato da Phaidon.
McCurry è uno dei fotogiornalisti e fotografi di strada più famosi del mondo. Membro dell’agenzia Magnum è l’autore del famosissimo ritratto della Ragazza Afgana reso celebre molti anni fa dal National Geographic, rivista con cui lavora ormai da tempo.
Per McCurry la fotografia di strada è il terreno su cui cogliere le opportunità più varie per entrare in contatto con persone di ogni angolo del mondo e realizzare ritratti intensi e suggestivi attraverso la creazione di un rapporto sincero tra fotografo e soggetto.
L’elemento del saluto è quindi per lui il biglietto da visita, la chiave per aprire la prima porta in modo rispettoso, cercando di porsi in modo il più possibile paritetico nei confronti della persona davanti all’obiettivo.
E’ un approccio alla fotografia di strada diverso da chi la interpreta alla ricerca di scatti rubati e situazioni spontanee dove il soggetto è totalmente inconsapevole. McCurry al contrario cerca il contatto e tenta di stabilire un dialogo con gli esseri umani che ha di fronte, quasi indipendentemente dalle barriere linguistiche che possono esistere.
Trovo molto bello questo punto di vista e ti consiglio questo minuto con Steve.
Il video è in inglese. A chi non è del tutto a suo agio con questa lingua consiglio comunque la visione… magari proprio immaginando di avere davanti questo signore con i baffi che racconta la sua storia a noi che con la nostra fotocamera siamo lì davanti, non comprendiamo bene la sua lingua ma… vogliamo fargli un ritratto.
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Arriva la Lytro
Posted in Culture, History of photography, Technique, tagged Bokeh, brevetto, camera, consumer, evoluzione, fuoco, innovazione, lensless, Light field, Lytro, obiettivo, ottica, ricerca, sfuocato, tecnologia on 25/10/2011| 5 Comments »
Dopo le EVIL e le mirrorless ecco che si affaccia all’orizzonte anche un altro nuovo tipo di macchina fotografica. Questa permette di scattare senza preoccuparsi del fuoco perchè è dopo che lo si sceglie. Si, insomma, per la prima volta nella storia la messa a fuoco avviene in postproduzione.
Lytro, una startup della SiliconValley, ha presentato in questi giorni alla stampa la sua creatura: una fotocamera che permette di scattare secondo la tecnologia del “campo di luce” (light field), su cui la ricerca lavora da almeno una quindicina di anni.
E’ un’innovazione notevole che potrebbe portare in un futuro, se non al tramonto almeno al ridimensionamento di un componente che da sempre accompagna le fotocamere: l’obiettivo.
Il sensore a campo di luce della Lytro cattura il colore, l’intensità e la direzione di tutti i raggi luminosi che penetrano nella macchina e, a differenza dei sensori tradizionali che accorpano in un’immagine piana la luce rilevata, permette una gestione totale a posteriori della foto che viene ricostruita in modo parametrico via software, con conseguenti ampissime possibilità di rielaborazione.
La Lytro sarà in vendita nei primi mesi del 2012 a circa 400$ ma è già possibile prenotarla. Le sue caratteristiche sembrano al momento quelle di un oggetto consumer, ma le promesse sono tali da far pensare subito ad applicazioni di questo tipo di tecnologia anche su modelli di fascia superiore.
Che ne dici? Sarà il futuro?
Puoi dare un’occhiata alle potenzialità della Lytro nel video di presentazione qui sotto o anche in questa pagina , dove è possibile simulare interattivamente l’effetto del fuoco “a posteriori”.
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La foto Universale
Posted in Culture, History of photography, tagged assoluto, fotografia, Hubble, Hubble Ultra Deep Field, infinito, orbita, pega, pensiero, post, relatività, space, spazio, telescopio, universe, universo, Via Lattea, vita on 23/10/2011| 5 Comments »
Ci sono immagini che vanno oltre la fotografia, come questa sopra che mi ha letteralmente rapito. Per un tempo che non saprei ben definire mi sono trovato a sbirciarla tutta, ingrandita fin nei dettagli più piccoli che in realtà sono porzioni di spazio enormi, molto difficili da descrivere a parole e forse anche con i numeri.
Insomma mi sono sorpreso a pensare a ciò che abbiamo davanti guardando una foto come questa.
E’ nota come Hubble Ultra Deep Field ed è una fotografia digitale che il telescopio spaziale ha scattato alla porzione di universo inquadrata dal suo sensore.
I puntini più piccoli sono galassie, le galassie più antiche e quindi anche più lontane. Dall’inizio del tempo viaggiano allontanandosi dal centro dell’universo a velocità elevatissime. Guardandole vediamo ciò che di più antico i nostri occhi possono vedere, e lo vediamo com’era circa 13 miliardi di anni fa: il tempo che la luce ha impiegato per arrivare all’Hubble.
La fotografia è una macchina del tempo molto potente in questo caso.
Alcuni di questi puntini non sono singole galassie ma addirittura gruppi di decine o centinaia di galassie, così lontane da apparire come una singola entità ma in realtà in allontanamento anche tra loro, in una dinamica dove la forza di gravità non riesce a vincere le enormi distanze che si sono create tra questi corpi celesti.
Noi ce ne stiamo su un piccolo ed insignificante corpuscolo blu su un rametto secondario della Via Lattea. Anche noi ci allontaniamo a grande velocità da tutto il resto dell’universo che quindi pian piano diviene sempre più rarefatto e “vuoto”.
Si, vuoto proprio come lo è l’infinitamente piccolo, quello che definisce la materia solida che possiamo toccare, che in realtà è fatta di enormi distanze vuote tra i suoi atomici elementi compositivi.
E’ una fotografia straordinaria. Assoluta.
Lo è per quello che rappresenta ma sopratutto, come tutte le grandi foto, anche per ciò che ti spinge a pensare.
Il passo indietro
Posted in Black and White, Culture, Decay, History of photography, tagged arte, bianco, black, blog, color, colore, creatività, fotografia, invenzione, ipotesi, nero, pega, storia, tecnologia, white on 29/09/2011| 3 Comments »
E se Daguerre o Talbot, o entrambi, avessero inventato direttamente la fotografia a colori? Cosa sarebbe successo se non si fosse passati attraverso quella lunga fase storica in cui le immagini fotografiche erano caratterizzate dall’essere solo monocromatiche?
C’è chi sostiene che se così fosse stato, il bianco e nero non sarebbe mai nato e ce lo saremmo perso.
Invece, per interi decenni, i fotografi hanno sviluppato la loro sensibilià confrontandosi con una delle limitazioni più affascinanti della fotografia. Una limitazione che insieme alle altre tipiche di questo media come la profondità di campo, il tempo di esposizione, l’escursione tonale o la stessa inquadratura, rappresenta un aspetto che contribuisce a renderla così affascinante.
Il bianco e nero non solo è stato una tappa fondamentale per gli artisti delle immagini ma è tutt’ora vivo e vegeto.
Lo è così tanto che oggi siamo ad un curioso paradosso: in digitale scattiamo tutte le nostre foto a colori (i sensori sono costruiti per lavorare sempre a colori) e poi usiamo tecniche digitali elaborate, a bordo della macchina o in postproduzone, per trasformarle in bianco e nero più simili possibile a quello che si faceva, meravigliosamente, con la pellicola monocromatica…
La tecnologia che lavora alla ricerca di un perfetto passo indietro, al recupero di un limite da tempo superato.
Manuale di fotografia per astronauti
Posted in Culture, History of photography, Technique, tagged astronauta, fotografia, Hasselblad, imparare, learn, manual, manuale, NASA, pdf, photography, sintesi, space, spazio, volo on 27/09/2011| 3 Comments »
Beh, si lo confesso: volevo fare l’astronauta.
Mi andava a genio l’idea di essere sparato su un missile e farmi qualche giro in orbita per guardare il nostro pianetucolo da un punto di vista parecchio esclusivo…
Ma adesso che ho trovato questo, rimpiango proprio di non averci provato con più impegno! Si tratta del manuale preparato appositamente per insegnare agli astronauti a fotografare.
Accidenti: volare nello spazio e fotografare allo stesso tempo… sublime.
A parte le battute, eccoti un interessante documento che puoi scaricare qui in PDF. E’ un breve manualetto di sole 40 pagine con cui la NASA, insieme al fornitore ufficiale di fotocamere spaziali Hasselblad, insegna come si usa una macchina fotografica.
Il fatto che si tratti di fare foto nello spazio è quasi secondario, qui vengono insegnati i concetti di base (che poi sono tutto ciò che serve) e poco più, con una sintesi ed un’efficacia che solo la NASA sa avere…
In attesa di future opportunità di fare turismo spaziale è comunque una lettura preziosa per tutti: esperti e non esperti.
[fonte Universe Today]









