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Panem et calciantes

Panem et calciantesi - © Copyright 2010 Pega

L’assignment per questo fine settimana è sottilmente legato al precedente.
Mentre nel #30 ti invitavo ad uscire a fotografare con uno scopo di estrema sintesi (tornare a casa con una sola immagine), oggi voglio provare a stimolare la tua creatività in modo ancora diverso.

Per la missione fotografica di questo weekend scegliti un soggetto e con questo e solo questo produci almeno dieci scatti significativi ed il più possibile interessanti.
Fai come se si trattasse di doverti concentrare a documentare, valorizzare e descrivere ad altri ciò che hai scelto per essere il centro delle tue attenzioni fotografiche per questo assignment. Fai finta di dover preparare del materiale per un reportage o una tua esposizione artistica tutta dedicata solo a questo soggetto.

In genere non lo faccio, ma stavolta voglio provare a darti un consiglio: scegli un soggetto banale, non andare necessariamente a cercare qualcosa che sia intrinsecamete interessante. In questo modo l’assignment sarà più stimolante e probabilmente anche più divertente.
Dai provaci, i risultati potrebbero meravigliarti.  

Naturalmente puoi svolgere questo esercizio dedicandoci del tempo tutto insieme o anche scegliendo di ritrarre il tuo soggetto in momenti diversi, a te la scelta.

Insomma, in questo weekend prova a svolgere assignment e poi, se vuoi, mostraci il tuo lavoro postando un commento con il link per vedere cosa è venuto fuori.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere le tue foto visitatori che le apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Featured photographer

Con il post di oggi voglio inaugurare una piccola novità.
Ho realizzato uno spazio nella colonna di destra che da qui in avanti dedicherò ad alcuni frequentatori del blog. Si tratta di coloro che sono a loro volta fotografi e dei quali, anche a seguito di puntuali contributi agli assignment, commenti o link fotografici, ho potuto iniziare ad apprezzare il lavoro.
E’ qualcosa di molto semplice, in pratica un piccolo riquadro con una foto ed il link allo stream o al sito personale.
Per me è un piacere far conoscere questi fotografi e spero di far loro cosa gradita.
Conto di aggiornare questo spazio almeno una volta al mese quindi non dimenticare di darci un’occhiata ogni tanto… ti ci potresti trovare 🙂

Stefano Benvenuti

Motostefano by m|art

Inizio con un flickeriano: Stefano Benvenuti (a.k.a. Motostefano), fiorentino d.o.c. , vero appassionato di fotografia e grande sperimentatore di tecniche varie, dal flash remotizzato al time-lapse.
E’ al ritratto familiare che sembra essersi dedicato negli ultimi periodi, con risultati davvero notevoli.
Il suo album su Flickr vale proprio una visita.
Puoi appunto trovare il link nel neonato spazio Featured Photographer, nella colonna di destra di questa pagina, subito sotto ai “commenti recenti“.

Dai un’occhiata fuori dalla finestra di casa o dell’ufficio.
Se noti un cantiere che sta iniziando i lavori potresti provare ad emulare questo spettacolare progetto di un certo Ramon, un “timelapser” francese, che ha realizzato un filmato utilizzando qualcosa come 45.000 scatti effettuati nei tre anni che sono stati necessari per demolire un grattacielo nel quartiere d’Issy-les-Moulineaux a Parigi e costruirne uno nuovo : la “torre” Sequana.

Ramon ha piazzato una reflex Pentax K110D sul tetto di un eliporto poco distante, lasciandola fissata per tutto il tempo necessario, connessa con un cavo per l’alimentazione e lo scarico progressivo delle immagini.

Mi era capitato di vedere dei timelapse di ore, giorni, in qualche caso diversi mesi, ma un progetto così lungo è veramente notevole.

Gustatelo fino in fondo perchè sul finale la sequenza è riprodotta in modo accelerato e l’intero periodo dei tre anni è ripercorso in soli 20 secondi.

Buona visione!

.

https://i0.wp.com/www.photoexperience.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/SanGalgano_resize1.jpgDopo la missione fotografica a San Galgano ed il recente Microcorso, voglio segnalarti altri due interessanti eventi di Photoexperience che si svolgeranno prossimamente.
Il primo sarà a Firenze nella serata del giorno mercoledì 20 aprile sotto forma di un breve-seminario intitolato : “postproduzione per ritratto”, una buona occasione per stare in compagnia un paio d’ore e cercare di approfondire la tematica un po’ “ingarbugliata” del fotoritocco di un’immagine.
L’evento è gratuito ma a causa del numero limitato di posti disponibili è richiesta l’iscrizione, che puoi fare andando sul sito di Photoexperience dove puoi trovare anche tutte le informazioni sull’evento.

Altra opportunità di fare una interessante esperienza fotografica con questo gruppo sarà poi il weekend in Val d’Orcia il 2 e 3 Luglio. Si tratta di un evento con un programma che porterà i partecipanti ad esplorare questo meraviglioso angolo di Toscana in una due giorni tra fotografia, scorci cinematografici e prelibatezze gastronomiche.
Anche in questo caso trovi tutte le informazioni e le modalità di iscrizione sul sito.

Per quanto mi riguarda io parteciperò con piacere ad entrambi questi eventi Photoexperience, per cui se vieni… ci vediamo !
🙂

Suminagashi

Il Suminagashi è un’antica arte Giapponese.
Consiste nel disegnare nell’acqua creando delle forme astratte destinate ad imprimersi poi sulla carta.
Il termine che la descrive significa “inchiostro che galleggia” ed infatti le immagini che si formano sono direttamente legate a questo processo di creazione che avviene ponendo piccole quantità di inchiostro sulla superficie di acqua o altra soluzione resa leggermente viscosa. Una volta realizzata l’opera, l’artista la completa trasferendola con grande maestria e delicatezza su un’altra superficie, stavolta solida ma assorbente, tipicamente carta o tela.
Ho trovato un video di questa affascinante tecnica che viene usata oggi proprio come duemila anni fa, quando fu sviluppata in Cina e da qui importata dai monaci Shintoisti in Giappone.
L’avevi mai vista? Pensi di avere la mano abbastanza ferma per provarci?

Sterzare da fermi

Automotive

Automotive - © Copyright 2010 Pega

Con l’avvento del servosterzo, di cui ormai sono dotate anche le utilitarie più economiche, abbiamo perso un piccolo esempio quotidiano di quella che è una delle leggi fondamentali del processo creativo.
🙂
No, non ti preoccupare non sono impazzito.
Quello a cui mi riferisco è un meccanismo tipico di molti processi naturali : la nascita di cose nuove è sempre legata al movimento.
La mia analogia è probabilmente efficace solo per chi appartiene alle generazioni “pre servosterzo”, che ricordano la notevole difficoltà nel cercare di far sterzare le ruote di un’automobile da fermi. Bastava però un piccolo movimento, un po’ di inerzia, per far si che quel “cambiamento” divenisse facile, quasi senza sforzo.
Per il processo creativo è la stessa cosa. A volte ci si trova bloccati, non vengono nuove idee, sembra non esserci alcuno spunto a disposizione. E’ la sindrome della pagina bianca degli scrittori, o l’impasse fotografica che ogni tanto sembra affiorare in ognuno di noi.

Ma basta un po’ di movimento, un minimo di attività anche solo vagamente correlata alla fotografia per sbloccare tutto. L’importante è non sedersi ed aspettare ma fare in modo di avere un po’ di inerzia.
Lavorare sulle vecchie foto, andare ad una mostra, leggere un libro, fare un workshop o una photowalk.
L’importante è vincere la stasi. E’ così che le idee tornano quasi per incanto a fluire, proprio come lo sterzo che d’un tratto cominciava a girare senza sforzo quando il veicolo dell’era “senza servosterzo” iniziava a muoversi.

Ma ormai l’idroguida ci ha tolto anche questo.
Certo che altri aspetti meno legati alla creatività ne hanno tratto giovamento. Non tutti i mali vengono per nuocere.

🙂 🙂 🙂

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sailing workshop… ed il quattro vien da sè !
Si è proprio così: oggi ho il piacere di annunciare la quarta edizione dello Sharing Workshop.

Se non sai di cosa parlo ti invito a visitare l’apposita pagina dedicata a questa iniziativa che è aperta a tutti gli appassionati di fotografia.

La formula di base per questo quarto evento rimane simile a quella dei precedenti appuntamenti di Villa Petraia , Gualdo e Wave Buba ma con una nota evolutiva che renderà questo Sharing Workshop decisamente diverso dai precedenti.
Innanzitutto la durata : non si tratta più di un solo giorno, lo svolgimento sarà sull’intero arco di un fine settimana.
Ma non è tutto.
La vera novità è che l’evento stavolta non ci vedrà in una villa Medicea fiorentina, in un rifugio di montagna o nell’atelier di un’artista.
Stavolta l’intero Sharing Workshop si svolgerà a bordo di una barca a vela e precisamente nel weekend del 21 e 22 Maggio.

Dopo l’imbarco, che potrà avvenire fin dalla sera del venerdì, salperemo dal porto di Punta Ala (GR) il sabato mattina volgendo la prua all’isola d’Elba per poi rientrare nel tardo pomeriggio della domenica.
Gli interventi a tema fotografico saranno svolti nel corso di queste giornate in mare.

Negli Sharing Workshop ogni partecipante è sia fruitore che protagonista, perchè ad ogni partecipante è richiesto di condurne una piccola parte portando un suo contributo. In linea di massima si tratta di esporre un proprio argomento a tema fotografico.
Se intendi partecipare sappi quindi che potrai parlare di ciò che vuoi, non importa a che livello, tutti gli argomenti sono graditi ed assolutamente ben accetti purchè attinenti alla fotografia.

Non ci sono vincoli di età o livello tecnico. Se sei interessato potrai partecipare indipententemente dal fatto che tu sia un principiante o un professionista, l’importante è comprendere lo spirito dell’iniziativa : tutti possono imparare da tutti.

Per la partecipazione è richiesto un contributo economico alle spese di locazione dell’imbarcazione.

Per iscriverti manda una e-mail a sharingworkshop@gmail.com indicando su quale argomento vorrai svolgere la tua sessione di workshop.

Ti piace ? Allora vieni. Sarà divertente, ma non tergiversare troppo : i posti a disposizione sono molto limitati

🙂

Heaven or Hell

Heaven or Hell - Copyright 2009 Pega

Per questo fine settimana l’idea dell’assignment è un po’ diversa dal solito.
Oggi,  più che un tema come in genere faccio ogni quindici giorni, voglio proporti una sorta di esercizio fotografico, particolarmente dedicato a chi scatta in digitale.

Puoi svolgere questo esercizio prendendoti un’ora o due da dedicare completamente a fare foto, oppure puoi provare a svolgerlo in modo discontinuo durante l’intero arco del fine settimana, l’importante è che provi a seguire strettamente le regole.

Dunque in cosa consiste ? E’ semplice : devi tornare dall’assignment con UNA SOLA FOTO.
Potrai scattare tutte le foto che vuoi ma non potrai tenerle, dovrai scartarle progressivamente, fino a tornare a casa con una sola immagine. Puoi scegliere di cancellarle dalla tua scheda di memoria via via che le fai, oppure fermarti ad eliminarle prima di rientrare, l’importante è che alla fine dell’esercizio sia rimasta una sola fotografia.

Ti assicuro che per qualcuno è molto più facile a dirsi che a farsi.

Insomma, in questo weekend prova a svolgere questo Just ONE shot assignment e poi, se vuoi, mostraci il tuo lavoro postando un commento con il link per vedere l’immagine che ne è risultata.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Carta stenopeica

pinhole photo paperC’è un certo Thomas Hudson Reeve, un fotografo che crea immagini stenopeiche con una tecnica veramente originale. La sua idea è di una semplicità disarmante: fare fotografie a colori direttamente sulla carta sensibile con una fotocamera costituita solo dalla carta stessa.
Reeve piega la carta fotografica fino a ricavarne una scatola, poi realizza la fotografia lasciando passare la luce all’interno attraverso un piccolo foro stenopeico. Semplicemente geniale.
Il risultato è un qualcosa di molto particolare, quasi un astratto, con un’immagine principale sulla superficie centrale ed un insieme di fotografie “secondarie” sui lati di quella che è in pratica una macchina fotografica monouso che poi diviene fotografia.
La luce impressiona tutto l’interno dell’apparecchio in un modo che dipende dalla forma e dalla perizia con cui è stato realizzato ma che anche risente delle caratteristiche di translucenza della carta stessa e delle pieghe realizzate oltre che dalla tenuta alla luce di questo strano oggetto.
E’ una tecnica accessibile a tutti, un approccio senza tecnologia, senza meccanica. Una macchina fotografica che poi si trasforma in fotografia, quasi come un bruco che diviene una farfalla.

Papercam reeveCome si fa? Si prende un foglio di carta fotografica ed in condizione di buio totale (la carta a colori è sensibile anche alla luce rossa) la si tagliuzza, si piega ed incolla con del nastro fino a farne una scatola chiusa; dalle stesse foto di Reeve è possibile vedere come sono realizzate le pieghe.
Questa “fotoscatola”, definita anche Papercam, va poi mantenuta al buio fino al momento dell’esposizione dato che non ha le caratteristiche di tenuta di un vero corpo macchina. Per scattare si scopre il foro stenopeico per un tempo calcolato empiricamente.
Realizzata la fotografia si ripone di nuovo la scatola al buio fino al momento dello sviluppo che si fa come una normale stampa fotografica.

Niente male eh? Perchè non provarci?
Per chi vuole vedere altri scatti ma anche altre cose tra cui un originale modo di presentarsi, consiglio il sito ufficiale di Thomas Hudson Reeve.

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Cielo IPholaroidico

Cielo IPholaroidico – © Copyright 2010 Pega

Non ti senti a tuo agio con una pesante reflex al collo? Con l’ingombro di grossi obiettivi e treppiede? Ti mette a disagio la diffidenza delle persone che sospettano di chi scatta con attrezzature che rammentano i paparazzi?

Bene, non c’è proprio niente di male. Non ti resta che sfruttare quello che fino a poco tempo fa era riservato agli agenti segreti ma che ormai è nella tasca di tutti : il telefonino.

È ormai chiaro che la fotografia con cellulari e smartphone ha acquisito un’importanza ed anche una rispettabilità che fino a pochi anni fa sarebbero parse improbabili.
Stanno nascendo vere proprie evidenze del rispetto che sempre più viene riconosciuto a questo modo di creare immagini, ne è un caso quello di alcune Università americane come la Immaculata Univertisy di Philadelphia che ha attivato un corso “Cell Phone Photography”.

Gli ideatori di questi corsi sostengono che non è una questione banale: è fondamentale cominciare ad educare i giovani nell’uso di questi strumenti che sono così versatili e potenti da dover essere usati con responsabilità.
La questione non è quindi solo relativa agli aspetti tecnici come composizione e gestione della luce, ma anche a quelli etici che derivano dall’aver costantemente a nostra disposizione un efficacissimo metodo di registrazione della realtà che ci circonda.

Senza dubbio una rivoluzione in atto, che è importante capire ed approfondire.