Una forma perfetta, colta con e maestria ma anche con il giusto spirito ed anche modestia.
Ho trovato questo magnifico cigno in bianco e nero su Flickr .
E’ uno scatto di Alberto (Aka Albi Tai) che l’ha inserito come elemento di una galleria intitolata “L’occasione fa l’uomo fotografo“ che insieme ad altre partecipa a costituire quella che in pratica è una piccola mostra fotografica virtuale. E’ un modo nuovo di aggregare e mostrare immagini, molto semplice ed accessibile, che sta assumendo una certa importanza sul web.
In questa galleria mi hanno colpito le brevi note che accompagnano le immagini.
L’autore si schermisce e parla di fortuna: scatti che lui indica quasi come fortuiti, in cui si è trovato al posto giusto nel momento giusto.
Ecco, appunto: “al posto giusto nel momento giusto” ed anche preparato. Ma siamo sicuri che si tratti davvero di avere fortuna ?
Io non credo, o almeno credo che il peso della fortuna sia davvero molto relativo in gran parte dei casi.
E’ la passione la chiave. La ricerca costante ed attenta, l’occhio che quasi senza volerlo cerca continuamente inquadrature e la mente che immagina composizioni quasi in automatico…
Coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere un grande maestro come Henri Cartier-Bresson raccontano che egli sembrasse sempre irrequieto : mentre ti parlava si muoveva quasi come a studiare l’inquadratura a cercare la giusta composizione e valutare lo sfondo. Si guardava continuamente intorno, osservava le cose e le persone in modo fotografico, anche quando non aveva con sè la macchina.
La sua leggendaria capacità di cogliere il “decisive moment” non era fortuna.
Insomma. Voglio dire che secondo me la fortuna c’entra poco in fotografia.
Eventualmente possiamo considerare fortuna la capacità di essere sempre preparati, di saper cogliere al meglio le oppurtunità che continuamente ci si presentano, senza lasciarsele sfuggire.
Oggi voglio segnalarti una interessante serie di video prodotti da BBC Four chiamati The Genius of Photography.
Si tratta di sei cortometraggi dedicati ad un’arte che, come dice il narratore, in oltre 170 anni di storia ci ha emozionati ed arricchiti, stupiti ed a volte delusi, ma che sicuramente ci ha intrigato con la sua evoluzione ed i geni artistici che l’hanno interpretata.
Sono video molto ben fatti che puoi trovare raccolti e visibili sul canale Youtube di BBC Four : The Genius of Photography.
Questo e questo è il primo della serie, un interessante documentario sulle idee e le figure che furono protagonisti degli albori della fotografia.
Che tu sia un semplice appassionato o un professionista il giorno della “cilecca fotografica” potrebbe sempre arrivare (o ripetersi).
Ecco quindi l’idea di raccoglierne un po’ in una lista da tenere sempre a portata di mano, non si sa mai…
Quelle riportate qui sotto sono scuse varie addotte da sventurati fotografi che si sono trovati a non riuscire a tirar fuori lo scatto giusto quando qualcuno se lo aspettava da loro.
In questa lista, che è sicuramente molto parziale, alcune mi sono state raccontate, altre le ho lette in rete, altre ancora mi è capitato di sentirle con i miei orecchi. Quel che è certo è che qualcuna potrebbe tornare utile una volta o l’altra…
1 – Oh, non c’era granché da fotografare. Ho visto di meglio.
2 – Ah, avessi avuto quell’obiettivo con lo stabilizzatore. Avresti visto che foto!
3 – Non ci vedo più come una volta.
4 – La sposa ha lanciato il bouquet al due invece che al tre.
5 – Ho perso le lenti a contatto.
6 – Mio fratello ha usato la mia macchina fotografica ed ha cambiato la correzione diottrica del mirino senza dirmelo.
7 – Ero posizionato perfettamente quando tutti si sono alzati in piedi!
8 – Proprio in quel momento stavo cambiando l’obiettivo.
9 – Ho esaurito le schede di memoria.
10 – La batteria appena comprata e perfettamente carica ha smesso di funzionare.
11 – Non ho trovato il posto e mi sono perso a causa di un errore del navigatore satellitare.
12 – Mi si è guastata l’automobile.
13 – Il prete aveva detto “niente foto durante la cerimonia”. Come facevo a sapere che lui intendeva “niente flash”.
14 – Ero in bagno.
Avere sempre delle buone scuse può essere utile.
Hai da suggerirmene qualcun’altra da aggiungere a questo utilissimo elenco?
Che sia uno scatto rubato, come il mio qui, una foto posata in studio oppure una scena conviviale o chissà cos’altro, quello che voglio proporti oggi come assignment è un lavoro che abbia come soggetto la coppia.
Puoi scattare per strada o chiedere ai tuoi nonni o genitori di posare per te. Puoi farti un autoscatto con la compagna o il compagno, cercare di intrappolare nel fotogramma l’affetto di una vita o l’amore appena sbocciato.
Non ci sono limiti di genere, location, stile o messaggio.
Insomma, com’è ormai tradizione di questo blog ogni tanto mi permetto di sottoporre ai lettori un tema da provare a sviluppare nel fine settimana. L’idea è sempre la stessa : una specie di ”missione fotografica” che spinga ad approfondire un tema in modo creativo e divertente.
Dopo aver scattato ti invito poi a condividenre il risultato, proprio come già alcuni hanno fatto in precedenza, mettendo in un commento a questo articolo, il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione su cui avrai messo le tue immagini.
In questo weekend prova a cercare, notare e fotografare questo particolare soggetto.
Poi, se vuoi, condividi con tutti i lettori del blog. Sarà divertente e potrà portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
Una foglia caduta su un vetro appannato.
La pioggia che crea striature e strane forme quasi in rilievo…
Un gioco di chiaroscuri che cattura l’attenzione dell’osservatore.
E’ una foto di Andrea Picchi, amico lettore del blog che mi invita a provare anche con una sua immagine, quello che mi piace definire fotodegustazione : un modo di guardare le fotografie alla ricerca di elementi e sensazioni che emergono osservandole con calma, magari a lungo, proprio come si stesse degustando un vecchio liquore.
E’ un esercizio che non vuole essere una critica ma solo un modo diverso e creativo, magari divertente, di avvicinarsi al lavoro di un fotografo, cercando nuove proiezioni e significati.
Ognuno può “sentire” sapori ed aromi diversi ed i risultati possono essere imprevedibili 🙂
Questa immagine mi ha colpito subito per le sensazioni secondarie che sembra trasmettermi.
La foglia, ormai ingiallita e morente è poggiata su una superficie grigia, rigata e irregolare.
E’ la vittima di un crudele delitto, abbandonata su un marciapiede o un selciato.
Una sinistra macchia scura le si estende accanto, come se fosse il sangue che l’ha abbandonata. E’ la linfa, il colore di cui la foglia risplendeva fino a così poco tempo fa, che si è disperso lasciandola ora senza vita.
La pioggia scende decisa e sembra quasi lavare via quella macchia, proprio come nella scena di un film giallo, in cui è fin troppo facile intuire il colpevole citato nel titolo, ma anche il mandante.
Beh, è evidente che si tratta di un’interpretazione del tutto personale e un po’ noir di questa immagine che trovo bellissima e per certi versi struggente, completata da un dettaglio che la rende stupenda anche dal punto di vista compositivo : quel particolare tratto nel quadrante alto destro, che sembra quasi una firma. Il segno distintivo di un artista di talento.
Complimenti Andrea. Gran scatto.
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Ti piacerebbe vedere “fotodegustata” una tua foto ?
Bene, scrivi a pegaphotography@gmail.com allegando una tua fotografia o il link ad una immagine di tua produzione che vorresti essere pubblicata e analizzata qui.
La posterò volentieri con un mio tentativo di degustazione aperto ai contributi di chi vorrà partecipare con commenti ed osservazioni.
Il Canon 1200mm f/5.6 L è decisamente un obiettivo fuori dal comune.
Fu presentato sul mercato nel 1992 divenendo subito oggetto di “mitologia fotografica”. Veniva prodotto al limitatissimo ritmo di due all’anno ed un tempo di consegna di diciotto mesi.
Un oggetto esclusivo ed impegnativo, dal peso di oltre 16 Kg, con prestazioni dedicate ai più esigenti fotografi naturalisti o sportivi.
Accoppiandolo ad un duplicatore di focale ed oggi ad una macchina con fattore di crop, è possibile arrivare ad avere con questo bestione, un’ottica equivaLENTE ad un 3840mm (!!!)
Ce ne sono pochissimi in giro e se pensi di poterne acquistare uno sappi che la quotazione attuale è sui 120 mila dollari…
Qui sotto un video in cui il fotografo Bryan Carnathan ci da un assaggio delle potenzialità di questo straordinario obiettivo.
È di oltre un secolo fa, esattamente dell’Aprile del 1910, questa pubblicità sul settimanale statunitense Saturday Evening Post.
Era un annuncio di una modernità quasi sconcertante : parlava di fotocamere “alla portata di tutti”, oggetti che esprimono il loro potenziale anche “nelle mani di un bambino”.
Per chi non ha dimestichezza con l’inglese posto qui sotto la traduzione.
Vale la pena leggerla oggi, nell’era del digitale, delle compatte da 16Mpixel e dei telefoni con fotocamera… e pensare che si tratta di un annuncio che ha più di un secolo…
“Niente è più divertente per i bambini, di fare fotografie. E sarai sorpreso di scoprire che splendide foto può fare anche un ragazzino di sette o otto anni con una Brownie o una Kodak. I loro scatti sono particolarmente interessanti quando ci sono due o più fratellini in famiglia. Le foto che si fanno reciprocamente non sono solo un divertimento per loro ma rimangono fonte di gioia per i genitori quando i ragazzi crescono. Queste immagini colpiscono perchè sono spontanee : mostrano i ragazzi come sono, nei luoghi intorno a casa, dove vivono tutti i giorni. E poi la fotografia è educativa; insegna ad osservare; mostra alle giovani menti che vale la pena fare le cose per bene – ed oggigiorno non è costosa. Le fotocamere Brownie costano da uno a dodici dollari, una molto buona che scatta immagini 2,25×3,25 costa solo due dollari. Poi ci sono le Kodak da cinque dollari ed oltre, in varietà per tutti i gusti e scopi. E tutte con la “Semplicità Kodak”.
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L’operazione di cambio di ottica è una di quelle cose di cui i fotografi parlano poco.
E’ sempre un po’ complicato e fastidioso cambiare obiettivo sul campo, specie quando si è in giro e non si dispone di un valido punto di appoggio. E’ così che mi interessano sempre molto i video che trovo al riguardo.
Eccone uno piuttosto semplice, in cui si vede il fotografo Vu Bui mostrarci con notevole maestria e fluidità, come effettuare un rapidissimo e sicuro “lens swap”, sfruttando una impugnatura da palmo ed una normale borsa a tracolla.
Era il 1949, nel pieno dell’epoca d’oro delle grandi riviste di fotogiornalismo, quando Gjon Mili incontrò Pablo Picasso nel sud della Francia.
Mili, nato in Albania nel 1904, era emigrato in America negli anni ’20 e qui aveva studiato al MIT divenendo un pioniere della fotografia con luci artificiali e stroboscopiche, fu tra i primi a sperimentare l’uso del flash elettronico.
L’interesse per la fotografia lo spinse ben oltre la ricerca scientifica portandolo ad iniziare una collaborazione con la celebre rivista Life, una collaborazione destinata a durare per tutta la sua vita.
Mili cercò e trovò Picasso su una spiaggia e gli mostrò alcuni suoi scatti realizzati con la tecnica del “light painting”.
Subito l’artista spagnolo ne rimase affascinato e nacque tra i due l’idea di provare a creare delle opere di luce: disegni che sarebbero scomparsi nel momento stesso in cui venivano creati ma che la macchina fotografica poteva immortalare insieme al loro creatore.
Fu così che decisero di provarci, dandosi appuntamento una sera, all’imbrunire.
Con una piccola torcia elettrica in mano Picasso disegnò “il Centauro” ed altre affascinanti creature ed oggetti.
Era nata una nuova e strana forma espressiva, frutto della sinergia creativa tra uno scienziato della luce ed un genio del tratto.
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Nel 1984 un fotografo di nome Plaintiff David K. Langford scattò questa foto raffigurante la silouette di un cowboy, la foto finì su una rivista di natura e tempo libero dal nome “Texas Parks and Wildlife Magazine” e la cosa sembrò finire lì.
Alcuni mesi fa il sessantottenne Langford riceve una telefonata da un amico che gli segnala un fatto abbastanza curioso : una silouette decisamente molto simile alla sua foto dell’84 è presente sulle targhe delle automobili del Texas (!)
L’impressione che sia uno scherzo si dissolve quando una mail gli conferma l’incredibile verità : il Dipartimento della Sicurezza Stradale del Texas ha usato la sua immagine per stampare uno sticker che è apposto su quasi cinque milioni di targhe automobilistiche.
E’ una storia decisamente curiosa : la realizzazione del bozzetto dello sticker è frutto di un accordo di collaborazione tra il Dipartimento della Sicurezza Stradale Texano ed il Dipartimento di Giustizia, quest’ultimo ha affidato il lavoro ad un gruppo di detenuti che hanno effettuato una scansione dell’immagine proprio dalla rivista dove era stata pubblicata la foto di Langford.
Mesi di educate e pazienti richieste di compenso si sono rivelati privi di riscontro e adesso Langford ha deciso di fare causa allo stato del Texas per ottenere un risarcimento per la violazione del suo copyright.
Non sarà banale.
Lo stato del Texas scarica le colpe sul Dipartimento della Sicurezza Stradale, questo su quello della Giustizia e quest’ultimo sui detenuti incaricati del progetto, in particolare su colui che ha effettivamente scelto l’immagine ed effettuato la scansione… che è un ergastolano.
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