Mi piacciono i timelapse, non è una novità.
Questo lo trovo meraviglioso.
E’ una sequenza di immagini catturate durante un intero anno dalla fotocamera di Eirik Solheim, fotografo norvegese, che l’ha piazzata nel salotto della sua casa nei pressi di Oslo ed impostata per scattare una fotografia ogni 30 minuti.
Il video mostra i cambiamenti che questo scorcio naturale assume al fluire delle stagioni ed è realizzato con una mole di circa 16.000 immagini.
Affascinante no ?
Buona visione !
Oggi sono a riproporti quella che ormai è una piccola tradizione di questo blog : la “missione fotografica” del fine settimana.
L’idea è semplice : avere in mente una sorta di incarico da svolgere. E’ un esercizio divertente che può fornire interessanti spunti creativi, magari da condividere poi con altre persone.
Per questo weekend il tema che ti voglio proporre è : il suono.
La fotografia in se stessa non contiene ovviamente suoni o rumori ma al nostro cervello piace ricostruire e così, proprio come succede quando la mente colora inconsciamente un’immagine in bianco e nero, accade che alcuni scatti quasi riescano a farci sentire dei suoni.
Sono sensazioni totalmente soggettive e molto dipendenti da quanto ci si concentra ed immerge nell’osservazione di una fotografia, quanto si riesce a degustarla insomma.
In questo weekend prova a cercare fotografare il suono. Fanne il protagonista di qualche tuo scatto, cercando di renderlo evidente ed il più possibile vivo, quasi percepibile da chi osserverà l’immagine. Poi, se vuoi, mostraci il tuo lavoro postando un commento con il link per vederla.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
Ed eccomi con un’altra idea balzana.
Ti va di fare una passeggiata fotografica notturna per Firenze con un tema fotografico da seguire?
Bene, allora ti aspetto Mercoledì 9 Marzo, ma non dimenticare di portare una lampadina tascabile perchè l’incontro sarà dedicato al light painting.
Il light painting è una tecnica che consiste nel creare giochi di luce spostando una piccola fonte luminosa durante una foto scattata con un lungo tempo di esposizione. Ci sono illustri esempi dell’uso di questa tecnica che puoi vedere descritta in questo video.
Noi potremo per esempio provare a disegnare contorni di luce a qualche interessante soggetto del centro storico Fiorentino o anche inventarci dei creativi e dinamici astratti. Ogni spunto è interessante da sperimentare.
L’appuntamento è per le 21 in largo Annigoni.
Per chi volesse mangiare qualcosa di frugale insieme ci vediamo un’ora prima.
Se cel’hai porta un treppiede che sarà utilissimo.
Vieni, sarà divertente!
p.s. ringrazio chi vorrà confermare la propria partecipazione in un commento sotto o scrivendo a pegaphotography@gmail.com
Se c’è una cosa che mi affascina della fotografia è la sua potenziale capacità di sintesi.
E’ una caratteristica propria del mezzo e si basa forse proprio sulle tante limitazioni che strutturalmente definiscono una foto : dalla composizione che di per sè è una esclusione di ciò che nel fotogramma non entra, alla gestione del fuoco alla scelta e resa dei colori.
La fotografia è nativamente sintetica e questa affascinante capacità è a disposizione di tutti, ma non è sempre facile riuscire a sfruttarla.
Spesso infatti cediamo all’istinto di voler descrivere in modo ricco e completo ciò che vediamo e viviamo nel momento dello scatto, includendo elementi, dettagli e persone, alla ricerca di un’immagine descrittiva che sia il più possibile fruibile per l’osservatore.
Ma è quando si riesce a togliere, che vengono fuori le cose migliori. Credo che provare a fare foto in cui il dettaglio sintetizza l’esperienza, sia una delle cose più affascinanti che si possono sperimentare in fotografia.
La foto sopra, scattata durante l’ultimo Sharing Workshop è un piccolo esempio di quello che voglio dire. E’ un tentativo che, se non trovo completamente riuscito almeno considero sulla buona strada.
Non vi è traccia delle magnifiche persone con cui ho passato quella splendida giornata, nè dei tanti elementi che l’hanno caratterizzata. Ci sono solo alcuni oggetti, di cui uno solo perfettamente a fuoco… quel dettaglio che in questo caso, per me, sintetizza l’esperienza.
L’altra sera la notte era limpidissima e con un po’ di impegno sommato alle fantastiche doti di luminosità (f/2.8) del mio nuovo super teleobiettivo catadiottrico da ben 2400 mm, sono riuscito a scattare questa discreta foto di una delle lune di Giove.
Si possono notare le estese macchie bianche che gli scienziati ipotizzano essere grandi valli ghiacciate, contenenti riserve di acqua, che forse in un futuro potranno essere sfruttabili per la colonizz…
Beh… Mica starai veramente credendo alle fesserie che ho appena scritto? Vero??
In realtà ieri sera non ho puntato la mia fotocamera al cielo.
Ho solo allestito un piccolo set artigianale e scattato qualche foto ad un vecchio pentolino posto su uno sfondo scuro ed illuminato da un flash.
. Ne sono venute fuori delle immagini davvero curiose, che in effetti fanno un po’ pensare alle foto astronomiche raffiguranti pianeti lontani milioni di chilometri.
Ma qui, come puoi vedere dal mio setup mostrato accanto, la distanza dall’obiettivo non superava qualche decina di centimetri.
Facendo qualche prova in più e magari trovando una vecchia padella sfinita, credo proprio che si possano fare dei veri capolavori 🙂
Sarà perchè la luna di Giove si chiama Europa, o forse anche per il momento in cui viviamo che ci porta ogni giorno a dubitare della veridicità di immagini e notizie… il fatto è che pensavo di postarla per il primo di aprile…
Ma non ho resistito…
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Il grafico MTF è uno degli strumenti che ci permette di valutare e comparare con prodotti simili, le prestazioni di un obiettivo.
Negli ultimi anni, probabilmente spinti da una concorrenza sempre più agguerrita, ma forse anche da un progressivo aumento della competenza degli utenti, i produttori rendono sempre più spesso pubbliche queste misurazioni che ci permettono di valutare in modo migliore (e sopratutto a priori dell’acquisto) le nostre lenti.
E’ ormai molto frequente trovare i grafici MTF nelle schede prodotto on-line degli obiettivi e trovo possa essere interessante sapere come interpretarle.
Cerchiamo di capire in modo pratico come si leggono questi grafici.
MTF sta per “Modulation Transfer Function” (Funzione di Trasferimento della Modulazione) , una definizione altisonante che in parole povere indica l’andamento della capacità dell’ottica di trasferire alla pellicola (o al sensore) i dettagli di un’immagine.
Per fare questo vengono usate immagini di prova contenenti delle serie di linee : da 10 linee per millimetro e da 30 linee per millimetro orientate in modo parallelo (sagittali) e perpendicolari (meridionali) alla diagonale del fotogramma.
Il grafico MTF mostra la capacità di trasferire correttamente verso il sensore questi dettagli.
Sull’asse orizzontale c’è la distanza dal centro dell’obiettivo, su quello verticale il valore di contrasto (1 è il massimo possibile, cioè tutte le linee vengono riprodotte perfettamente).
I grafici delle lenti zoom (come il caso della figura sopra) vengono generalmente calcolati ai due estremi delle possibilità focali, ponendo l’obiettivo alla massima apertura di diaframma. Si trovano comunque anche misurazioni più approfondite su diverse aperture, specie nel caso di lenti professionali a focale fissa.
Si vede come allondanadosi dal centro ed andando verso i bordi dell’obiettivo, le capacità di risoluzione delle linee decadano in ogni caso, sia per le serie da 10 linee per mm che indicano principalmente la capacità di gestione del contrasto, che quelle da 30 che danno informazioni sulla nitidezza.
L’obiettivo ideale sarebbe quello capace di mantenere tutte queste linee il più possibile prossime al valore uno. Nella pratica si vede che anche i migliori obiettivi hanno un decadimento delle prestazioni avvicinandosi ai bordi del fotogramma.
Vengono considerati sufficienti i valori superiori a 0,6, buoni quelli sopra lo 0,8 ed eccellenti quelli oltre 0,9.
Dai grafici MTF si può capire come usare al meglio le nostre lenti, ad esempio prendendo atto di prestazioni migliori o peggiori a seconda della focale scelta, ma si possono anche ricavare informazioni interessanti riguardanti altre caratteristiche degli obiettivi, come per esempio la piacevolezza dello sfuocato (bokeh).
Non è il caso comunque di considerare gli MTF come un metodo assoluto di valutazione, non contengono infatti alcuna informazione su ulteriori fattori tipici dell’obiettivo, come per esempio la distorsione, la resa dei colori, la capacità di gestire i flare o la vignettatura. Inoltre molti grafici MTF pubblicati sono frutto di calcoli teorici e solo in qualche caso di test effettivi su lenti che escono dalla linea di produzione.
Insomma, possono essere un buon punto di partenza per capire se un’ottica è interessante o meno ma alla fine una prova sul campo è comunque necessaria per dare un giudizio definitivo.
Paul Outerbridge divenne famoso negli anni trenta per la sua abilità di creare immagini a colori di altissima qualità usando una tecnica estremamente complessa ed innovativa chiamata “tri-color carbro print” che fu molto utilizzata nel campo della moda.
Questo suo particolare successo di fotografo professionista forse non avrebbe però lasciato alcun segno rilevante nella storia della fotografia.
Come tutte le nuove tecnologie, il clamore suscitato al loro arrivo è proporzionale all’oblio che segue quando vengono superate e anche il carbro print fu completamente dimenticata e resa un ricordo dall’avvento, negli anni quaranta, di nuove e più semplici tecniche di fotografia a colori.
E così non è per questa specialità che Outerbridge si è meritato un posto tra i grandi della fotografia del novecento.
Il suo vero talento era in realtà emerso ancor prima dei suoi successi commerciali, quando era uno giovane studente alla scuola di fotografia di Clarence White alla Columbia University.
Siamo nei primi anni venti e le sue fotografie di quel periodo mostrano uno straordinario gusto nella ricerca di forme astratte create dall’intreccio di elementi solidi ed ombre.
Sono immagini da contemplare a lungo e degustare lentamente, come questa sopra, raffigurante un solido (probabilmente un mattone) semplicemente appoggiato su un piano.
L’oggetto tridimensionale si fonde alle forme bidimensionali create dalla luce in un meraviglioso intreccio di ombre, creando quello che ai nostri occhi appare quasi come un puzzle.
E’ un lavoro raffinato e di gran talento, che racconta la passione e la ricerca fotografica di un giovane artista. Un’immagine in cui la luce che cade sull’oggetto è studiata in modo così magistrale da farne un capolavoro della storia della fotografia.
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Oggi ti propongo un interessante video in cui il fotografo Jim Talkington ci mostra come sfruttare una situazione all’aperto per realizzare dei bei ritratti.
Jim parte posizionando la modella in modo che il sole la illumini da dietro, poi aggiunge un pannello riflettente per ottenere una corretta luce sul viso.
Il terzo step prevede l’aggiunta di una luce artificiale, in questo caso un flash con softbox che porta ad un risultato piuttosto professionale.
Si tratta di un setup veramente facile da realizzare, basta un piccolo flash, un softbox o un ombrello, un pannello riflettente, una giornata di sole e… una modella!
Uno degli aspetti più affascinanti della fotografia è la sua capacità di spingere la nostra mente a costruire (o ricostruire) ciò che si suppone stia intorno alla foto, in sostanza ciò che nella foto non c’è ma che noi proiettiamo che ci sia.
Questo è ancora più interessante quando si tratta di spingere questa nostra proiezione su ciò che è prima e dopo l’immagine stessa, in sostanza sulla storia che la foto racconta o meglio la storia che noi ci vediamo.
In tutto ciò è innegabile che il titolo rappresenta un elemento importante che guida l’osservatore in una interpretazione ma che contemporanemente limita le possibili letture.
Quello che voglio proporti per questo Weekend Assignment è di scattare delle immagini che raccontano una storia e poi intitolarle in modo attento.
E’ un compito simile a quello proposto un po’ di tempo fa, ma in questo caso ti invito a concentrati sulla composizione e sulla forza comunicativa della struttura dell’immagine e sul titolo, rendendolo elemento fondamentale del lavoro.
Devi guidare l’osservatore a leggerci un piccolo racconto.
In questo caso più che mai, non è la qualità dell’immagine il fattore chiave, ma la sua capacità, insieme alle parole che la accompagnano, di coinvolgere chi la osserva.
Proprio per questo ti invito a condividere i risultati di questo esperimento postando in un commento il link alla tua foto.
Buon divertimento e se conosci persone che potrebbero essere interessate a questo assignment, condividilo su Facebook o Twitter attraverso gli appositi bottoni sotto.
Hai mai provato il freelensing?
Si tratta di una tecnica che è molto facile sperimentare e consiste nel fare fotografie con l’obiettivo disconnesso dalla macchina fotografica.
Prendi la tua fotocamera, impostala in manuale, stacca l’ottica e mantenendola più vicina possibile al corpo macchina inizia a muoverla, inclinandola leggermente da una parte o dall’altra, verso l’alto e verso il basso. Bastano pochi millimetri.
Facendo questo si provoca lo spostamento e l’angolazione del piano focale ottenendo interessanti effetti di sfuocatura, molto creativi e similari a quelli che si possono avere con le lenti basculabili chiamate “tilt & shift”.
Allontanando un po’ l’obiettivo si può poi provare ad avvicinarsi molto ai nostri soggetti, ottenendo immagini macro e supermacro ma anche i cosiddetti “light leaks” cioè gli strani effetti dati dalla luce che entra direttamente nel corpo macchina attraverso lo spazio lasciato libero dall’ottica.
Si, certo, qualcuno dirà che con questa tecnica si rischia un po’ che entri dello sporco sul sensore, ma se si ha l’accortezza di sperimentarla solo in ambienti poco polverosi ti assicuro che non ci sono grossi problemi.
Per il freelensing sono consigliabili obiettivi di focale 50mm o poco superiore, specie se dotati di ghiera per la regolazione manuale del diaframma.
Se prima di provarci vuoi vedere che cosa viene fuori, ti consiglio di dare un’occhiata a questo gruppo su Flickr completamente dedicato al freelensing.
Dunque non ti resta che tentare. Libero sfogo alla creatività e… buon divertimento !
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