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Archive for the ‘People’ Category

Sadness – © Copyright 2008 Pega

E’ la fotografia un’arte?
Possibile che sia un artista colui che si sporge da dietro un angolo o inquadra da lontano il suo soggetto inconsapevole e poi, semplicemente schiacciando un bottone, con un’azione che non richiede particolari abilità, crea in un attimo la sua opera?
E’ arte il cogliere casualmente, o quasi, momenti di vita altrui o eventi imprevedibili?
E’ arte creare immagini perfette grazie agli automatismi ed alla qualità di un oggetto di raffinata tecnologia?

Dico subito che non lo so, però ho l’impressione che quando fotografiamo senza un’idea in testa, senza quella voglia di creare qualcosa partendo da un concetto, senza prepararci e magari solo pretendendo di produrre un’opera saltando quello che è il processo che tutti gli altri artisti percorrono, allora la fotografia non è un’arte nel vero senso della parola.
L’arte non può essere frutto del caso. Può forse contenerne una minima componente, ma di base deve essere qualcosa che nasce dalla visione dell’artista.
Insomma, forse quando il da poco scomparso Ando Gilardi diceva “meglio ladro che fotografo“, probabilmente non aveva preso in considerazione che in qualche caso potrebbe trattarsi dello stesso mestiere.
🙂

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Martin

Capitan M|artin von Melik – Copyright 2012 Pega

Il capitano Martin von Melik è un uomo di mare. Si imbarcò da giovanissimo sui piccoli bastimenti fuorilegge che, mettendo ogni giorno a rischio la vita dei propri equipaggi, facevano la spola tra le coste britanniche e la Francia occupata portando vitali risorse ed informazioni alla resistenza analogica.
Dopo la guerra accettò per alcuni anni il comando di una lenta ma solida unità mercantile che lo vide solcare i mari di mezzo mondo trasportando merci di varia natura e provenienza, probabilmente anche di contrabbando, tra cui pellicole scadute e apparecchi fotografici ormai obsoleti ma ancora efficaci, di cui lui stesso era utilizzatore.
Ora naviga con una grossa imbarcazione da pesca d’altura alla ricerca di quella che considera la vera missione della sua vita: catturare un carangide di straordinarie dimensioni che si narra viva nelle profonde e fredde acque invernali dei litorali Toscani.
Più di una volta ha incrociato la sua lenza con l’enorme bestia, mai riuscendo a trattenerlo nè fotografarlo, è stato quindi costretto a ricorrere a tecniche ed attrezzature di dimensioni progressivamente maggiori nel tentativo di vincere la devastante forza dell’animale. Lenze in acciaio ed esche artificiali a misura di capodoglio sono il suo normale corredo insieme ad agili apparecchi fotografici impermeabili usa e getta, rigorosamente analogici.
Forte e leggendaria, tra gli uomini che hanno navigato con lui, è la sua fiducia nelle tradizionali metodologie di pesca, fotografia e navigazione, che sempre lo hanno tratto d’impaccio nelle situazioni più difficili e tempestose.
In questa foto è ritratto al tavolo da carteggio del suo bastimento. Qui opera studiando il mare e le rotte di pesca, ricorrendo esclusivamente a compasso e squadrette analogiche in barba ad ogni forma di moderna tecnologia digitale.
😀 😀 😀

[Ogni tanto mi diverto ad inventare una storia scema partendo da una mia foto. Prometto di non farlo spesso 🙂 E tu ci hai mai provato?]

Altre “storie da una foto”:
La porta
Alieni
Viva Viva, La Befana!
Il viaggio di Fotone
La discendenza di Fotone

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Sarà per una deformazione professionale o perché ho visto lo sconforto e la disperazione negli occhi di chi ha perso il suo archivio, il fatto è che tra i miei propositi c’è di parlare di backup ogni tanto; diciamo almeno una volta l’anno, mi pare il minimo.
Oggi ripropongo quindi alcune considerazioni che ritengo sempre valide e che con l’occasione ho un po’ aggiornato.

Sadness

Sadness – © Copyright 2008 Pega

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Scatti in digitale?

Lo fai (vero?) un sano e regolare backup del tuo archivio fotografico? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Lo dico perché ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perché gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva il suo intero archivio.
Roba da mettersi a piangere.

Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel delle nostre immagini è aumentato notevolmente il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

Copie su Hard Disk esterni
Il prezzo dei piccoli hard disk esterni o removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la copia dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi davvero interessanti e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è possibile associare al NAS una o più  unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.

Copie su DVD
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi legati a questa tecnologia, che per certi aspetti è da considerare un po’ datata, sono quelli del ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di backup che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.

Copie su nastro (DAT)
E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è perfetta per chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono abbastanza costose.

Storage su Internet
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa che potrebbe essere la soluzione ideale sono i costi ed i lunghi tempi di trasferimento dei dati.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di :

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio dei dati sui supporti di backup. Meglio se in modo automatico.

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati !

Una domanda : quanto saresti disposto ipoteticamente a pagare per riavere il tuo archivio fotografico in caso di perdita? Pensaci sul serio. E’ solo un’ipotesi perché in moltissimi casi di perdita di dati (eccetto quello un po’ inedito ed inusuale di “rapimento”) questi non tornano disponibili nemmeno con tutto l’oro del mondo.

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte di quella cifra per il tuo sistema di backup.

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How to levitate

Levitating Photographer 48/365 – © Copyright 2011 Louish Pixel

Ti piacerebbe provare a realizzare un’immagine come questa?
In genere non sono un grande estimatore di questo tipo di fotografia che trovo un po’ troppo dipendente dalla manipolazione digitale, certo è che i risultati possono essere proprio divertenti.
La tecnica è tutto sommato semplice: si fanno due scatti: il primo senza il soggetto ed il secondo con questo piazzato in modo improbabile, appoggiato a supporti (in questo caso uno sgabello) che poi vengono rimossi in postproduzione, cancellati con il tipico timbro clone di Photoshop.
Poi si fondono le due immagini ed ecco il risultato, con una qualità che mette alla prova l’occhio più attento.
Se ti interessa approfondire e fare un tentativo ecco il video in cui Louish Pixel ci spiega la tecnica in modo piuttosto completo.
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Robert_Capa

Il miliziano colpito a morte – 1936 – Robert Capa

C’è una frase di Robert Capa che ogni fotografo dovrebbe sempre tenere a mente: “Se le tue foto non sono abbastanza buone è perché non sei abbastanza vicino“.
La distanza dal soggetto è un fattore chiave in fotografia. Pensa alla differenza che c’è nel riempire un fotogramma con il viso di una persona rimanendo lontani con un teleobiettivo, rispetto all’avvicinarsi a pochi centimetri. Il risultato è assolutamente diverso. Non è solo una questione tecnica di schiacciamento dei piani o di sfuocato dello sfondo. Avvicinarsi al soggetto vuol dire entrarci in relazione, stabilire un contatto, penetrare nella sua sfera di attenzione. E nello scatto questo si riflette, la foto viene diversa.
E’ forse proprio anche questo che voleva dire Capa. L’esortazione ad andare più vicino non si riferisce solo al significato fisico, ma anche al creare un rapporto con la persona fotografata, cercando di conoscerla meglio.

Il bello è che questo concetto di vicinanza si può anche estendere alle cose inanimate ed applicare a qualunque soggetto fotografico. Avvicinarsi significa appassionarsi, approfondire ed imparare qualcosa su ciò che vogliamo fotografare. Che sia un paesaggio o un animale, andarci vicino vuol dire creare un legame con esso, conoscerlo e cercare di capirlo.

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Mi sono accorto che tendo sempre più a fare attenzione a cosa dicono le persone quando sono consapevoli di essere fotografate, quando faccio dei ritratti o osservo altri fotografi mentre ne fanno.
E’ curioso notare quanto spesso le affermazioni si assomiglino ed in qualche modo ricadano in categorie ben precise. Ad esempio ricorrono spesso frasi sugli aspetti puramente estetici, quelli tecnici, quelli legati all’ambito del diritto sulle immagini che si stanno realizzando e non di rado si finisce col ricevere anche consigli artistici.
Ti è mai capitato di sentirti dire cose tipo “posso avere i file dele tue foto per metterle su facebook” o “che bella la tua macchina fotografica, è come quella di mio cugino” o addirittura “mi puoi togliere le rughe e modificare il naso con Photoshop”?
Ho iniziato ad elencarle queste frasi, divertendomi parecchio ed accorgendomi che ci sono quasi degli standard. Vuoi darmi una mano in questa ricerca dicendomi cosa ti dicono le persone che fotografi “mentre le fotografi”? Scrivilo in un commento che poi pubblicherò una bella lista completa.

Evidentemente comunque non sono il solo ad aver notato questo aspetto. Dai un’occhiata al video qui sotto, lo trovo fantastico ed esattamente sul tema di cui sto parlando.
(E’ in inglese ma credo che valga comunque la pena vederlo anche per chi non lo comprende, perchè in molti casi il senso di quello che viene detto si capisce benissimo!)  🙂
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Dopo aver visto questo video ho pensato che devo proprio andarla a vedere la mostra di Steve McCurry a Roma.
È presso il MACRO Testaccio, il museo di arte contemporanea che la ospiterà fino a fine aprile ed è caratterizzata da un allestimento del tutto particolare, opera di Fabio Novembre, uno dei nostri più promettenti designer di spazi espositivi.

Le foto di McCurry esposte a Roma sintetizzano il meglio della produzione di questo grande fotografo e vanno dai suoi scatti più classici e famosi come la ragazza afghana, al recente progetto Kodachrome, ad alcuni lavori inediti. Duecento bellissime stampe dai colori mozzafiato.

Il breve video qui sotto mostra il “making of” dell’allestimento, ideato per portare il visitatore in un ambiente che richiama la struttura di un villaggio nomade, concetto legato all’atteggiamento aperto e ricco di umanità che ha sempre caratterizzato McCurry nell’arco di tutta la sua carriera.

Ci vediamo a Roma?
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Una passeggiata con gli amici

Una passeggiata con gli amici – © Copyright 2008 Pega

Obiettivi, flash, treppiedi ed aggeggi vari. Quanto di frequente capita di parlare con amici e colleghi di quali elementi siano i più indispensabili nella borsa del fotografo?
Sebbene non venga considerato molto spesso ce n’è uno che è forse il più importante, anche se non tutti se ne rendono conto. E’ l’accessorio (o forse sarebbe tecnicamente più corretto chiamarlo “il consumabile”) più prezioso per il fotografo: è il tempo.
C’è qualcuno fortunato che ne ha in abbondanza ma per tutti gli altri invece scarseggia. Il bello è che il tempo è qualcosa di intimamente legato alla fotografia perché è addirittura uno degli elementi di impostazione della foto stessa, pensaci bene.
Lo scatto ha proprio nel tempo di esposizione un parametro chiave che influisce direttamente non solo sull’immagine realizzata ma anche sull’atteggiamento del fotografo.
Cerco di spiegarmi meglio. Pensa a quanto è diverso scattare al volo una raffica da 1/1000 oppure piazzare il treppiede per una lunga esposizione, magari di minuti o ore con una macchina grande formato, una pinhole o la tua digitale con i filtri ND. Pensa all’importanza che ha il concetto del tempo nella fotografia di eventi che vanno colti con precisione e che magari non si ripeteranno facilmente.

Prendersi il tempo necessario è importante per il fotografo. Prepararsi, posizionarsi, comporre e scattare facendo attenzione ai dettagli, tutto questo anche quando poi l’esposizione dura solo una frazione di secondo.
E poi il tempo per valutare il proprio lavoro, per la postproduzione in camera oscura o digitale, il tempo per portare all’attenzione degli altri le proprie foto o anche il tempo necessario a raggiungere i luoghi o le persone che si vogliono fotografare.

Non so se avevi mai considerato il tempo come un accessorio o un prezioso consumabile in fotografia, ma a pensarci bene è proprio un po’ così.

🙂

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Moscerino

Moscerino – © Copyright Pega

Alfio Vanni, in arte “Moscerino” è un artista che ha fatto della sua vita una vera opera d’arte.
Puoi andarlo a trovare su una sponda del lago dei Renai a Signa, due passi da Firenze, in un locale che è un mondo a parte.
E’ un ristorante casalingo in legno con pareti ricoperte da oggetti di ogni genere: dalle maschere antigas alle chitarre passando per improbabili fotomontaggi, sciarpe, stemmi, maschere, vecchi telefoni ed un’infinità di oggetti trash. In giardino un asino ed una statua della libertà di cartapesta.
Da giovane Alfio suonava sui transatlantici, poi per decenni con artisti vari al Caffè Roma di Alassio. Oggi alla fiera età di settanta anni si propone ancora aprendo le serate entrando “in scena” ricoperto da mille lucine di Natale, per cantare qualche fantastico stornello ma anche strabiliare con qualche numero.

In questo scatto ho cercato di ritrarlo nel pieno del suo impeto, provando a catturare quell’energia e vitalità che solo dal vivo sono però davvero tangibili.

Una cena da Moscerino e Bettina è un’esperienza da provare. Serve però un po’ di pazienza: la lista di attesa è paragonabile a quella di una visita specialistica in convenzione ed in genere difficilmente inferiore ai sei mesi.
🙂

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Ho trovato questo interessante video. E’ stato realizzato mettendo insieme immagini provenienti dalla Library of Congress degli Stati Uniti che nel suo sconfinato archivio conserva anche gli scatti di un giovanissimo Stanley Kubrick ai tempi in cui lavorava come fotografo per la rivista Look.

E’ il 1949 e Stanley viene inviato a Chicago per realizzare un servizio sulla “città dei contrasti”, per raccontare con le sue immagini l’atmosfera e la vita della capitale dell’Illinois.

Si tratta di un lavoro fotografico di reportage in linea con quello che era lo stile di una delle più importanti riviste del tempo. Look insieme a Life rappresentava infatti un punto di riferimento assoluto ed il suo tipico modo di raccontare luoghi e persone attraverso gli scatti dei suoi fotografi, rimane un’icona nella storia della fotografia.

Trovo sia affascinante ammirare questo lavoro di Kubrick, ancora molto giovane ma già così bravo nel cercare e trovare soggetti e spunti sempre significativi, con uno stile che poi ha saputo sviluppare e rendere così personale nella successiva ed assoluta carriera di regista cinematografico.
Buona visione.

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