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Archive for the ‘Technique’ Category

Parallelismi

Parallelismi – © Copyright 2010 Pega

A volte la foto nasce nella mente ben prima dello scatto.
Il fotografo la visualizza, la immagina chiaramente nella sua struttura, dettagli e magari anche titolo. E’ così che vorrebbe realizzarla.
Altre volte l’opera è come nascosta tra i tanti scatti più o meno istintivi che si sono fatti, magari sfruttando le potenzialità e la capacità quasi infinita delle memorie digitali. Mentre si scorre lo stream delle immagini se ne nota una che ci colpisce, su cui cominciamo a costruire delle idee e ci si rende conto che è quella giusta.
Si tratta di due approcci diversi a quella che è la creazione di una fotografia.
Il primo, più classico e tradizionale, legato all’atteggiamento che dovevano necessariamente avere i fotografi di un tempo, vincolati da macchine grandi e complesse da gestire, posiziona il momento creativo principalmente nella fase che prepara allo scatto.
E’ un processo che Ansel Adams chiamava di “previsualizzazione”, in cui si va a realizzare tecnicamente ciò che si ha già chiaro in testa.
Nel secondo caso il momento creativo tende ad essere posticipato.
A scatto eseguito, nella successiva fase di camera oscura o davanti al computer si comincia ad attingere a quelle tante immagini raccolte che rappresentano una sorta di materiale grezzo, da selezionare, trattare e plasmare con opportune scelte di taglio e “sviluppo” (postproduzione) che portano poi al prodotto artistico finale.

Due atteggiamenti, due percorsi creativi differenti ma entrambi validi ed attuali; per molti versi anche miscelabili. Lo stesso Adams descrisse nel suo libro “The print” l’importanza di una eventuale seconda fase creativa che può nascere in camera oscura.
E tu hai mai provato ad analizzare come crei le tue foto?
Dove senti di posizionare il tuo momento creativo?

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Polaroid camera - Model: sx 70

Polaroid SX-70

Sì, ho un debole per la Polaroid.
Sarà perchè è stata la mia prima macchina fotografica o forse perchè rappresenta ancora qualcosa di magico ed era già così incredibilmente vicino a quelli che oggi sono i “social network” (scatti e fai vedere subito agli amici). 
Magari è per la sua semplicità, l’immediatezza d’uso ed il fascino che ancora riesce ad avere.

Resta il fatto che il produrre qualcosa con lo stile Polaroid ha ancora un senso. E’ il gusto di concentrarsi sull’immagine con una fotocamera molto semplice ma che ti regala un’immediatezza ed una vitalità della foto che non ha paragoni. 
Anche se con le dovute differenze, è un po’ quello che in questo periodo mi diverto a fare con il mio IPholaroid project: una serie di scatti fatti con un dispositivo attuale (Iphone) ma basico e privo di ogni regolazione, che avvicina a fotografare con la “filosofia” e lo stile Polaroid.

Beh, comunque il post di oggi è dedicato a questa mitica casa produttrice di meraviglie fotografiche e l’omaggio lo faccio condividendo un bel video che ho trovato in rete.
E’ una sorta di lungo spot del modello SX-70, la famosa reflex pieghevole che Polaroid realizzò nel 1972 capace di magnifici scatti caratterizzati da splendidi sfuocati e colori molto vividi. Un vero e proprio gioiellino.

Sì, lo so, è un filmato un po’ nostalgico ma davvero bello e da gustare fino in fondo.
.

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Charles EbbetsMike Stimpson è un fotografo creativo che si diletta con un particolare tipo di still life.

La sua specialità è l’utilizzo dei piccoli personaggi del LEGO, sia per creare scatti originali che riprodurre immagini famose.

Ne sono un esempio questa sua “reinterpretazione” della famosa foto “Lunch atop a skyscraper” di Charles Ebbets (immagine assolutamente vietata a chi soffre di vertigini) in cui si vedono gli operai di un grattacielo in costruzione nella New York degli anni venti, seduti tutti tranquilli a mezz’aria per la loro inquietante pausa pranzo.

Tienammen

L’estro di Stimpson è anche rivolto ad immagini più recenti, come questa riproduzione della famosa foto dello studente davanti ai carri armati di piazza Tienanmen.

Ho trovato sul suo sito molti altri esempi di questa sua passione per la Lego Photography, non solo nel senso della riproduzione di immagini note ma anche con altre opere originali ed ironiche, sempre create con piccoli personaggi in plastica.

Ne è un esempio la foto  intitolata  “American Beauty” che puoi vedere qui sotto, chiaramente ispirata al famoso film.

American BeautyInsomma, se ti piace il genere, vai a dare un’occhiata al sito  www.mikestimpson.com .

Forse non sarà mai considerato un grande maestro della fotografia ma trovo che si tratti di un ottimo esempio di come si possa fare qualcosa di originale senza bisogno di avere per forza grandi soggetti o meravigliosi paesaggi…
A volte basta rovistare con un po’ di fantasia tra i vecchi giocattoli.

🙂

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L’HDR (High Dynamic Range), la tecnica che consente di estendere il range dinamico dellla nostra fotocamera ed avvicinarsi un po’ di più a quella che è la notevole capacità dell’occhio umano, è ormai un modo che molti fotografi usano comunemente per ottenere risultati realistici o addirittura iper realistici.

E’ un processo che se applicato con moderazione può davvero essere interessante per la qualità delle immagini. Non è un caso che già i produttori di macchine super professionali (vedi Hasselblad) ed ora anche la fascia pro e semi pro si siano mossi per dotare le fotocamere di una versione “on board” di questa tecnologia.

Ma quello che voglio farti vedere oggi è un passaggio ancora ulteriore : è l’HDR applicato al mondo del video.

Ad essere precisi si tratta di un filmato “time lapse” realizzato interamente con tecnica HDR, più precisamente con tre scatti per ogni fotogramma adeguatamente trattati via software per ottenere il fotogramma finale del video in HDR. 

Un bel lavoro eh…
Dacci un’occhiata. 

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Downhill riders
Downhill riders – © Copyright 2009 Pega

Nella cultura orientale c’è un concetto che mi ha sempre affascinato.
I Giapponesi lo chiamano “Yohaku-no-bi” è la “bellezza di ciò che manca” , il gusto di esprimere il bello attraverso il togliere o il nascondere.

A differenza di altre arti, della musica per esempio, dove per togliere si può solo far ricorso al “non mettere”, in fotografia si ha la possibilità di esplorare questo filone creativo in due modi.
Il primo è quello di cui parlavo nel post “l’arte del levare” di qualche tempo fa, il secondo è invece quello di creare uno spazio negativo nelle nostre immagini.  
Lo spazio negativo può essere ciò che circonda il nostro soggetto e lo esalta, crea drammaticità ed intensità nell’immagine, oppure può essere il soggetto stesso della nostra fotografia.

La prossima volta che sei a fotografare prova sperimentare questo concetto, lascia che lo spazio negativo faccia parte di qualche tua immagine.

Ah, dimenticavo… lo spazio negativo non deve essere necessariamente… nero.

🙂

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Come promesso eccomi con dei personalissimi “premi speciali”, ulteriori rispetto al vincitore ufficiale, che ho deciso di assegnare ad alcuni dei partecipanti al contest che accompagnava la recente Firenze Photowalk.
Nel valutare tutte le foto partecipanti a questo piccolo concorso mi sono infatti trovato davanti una notevole serie di splendide fotografie, alcune delle quali veramente fantastiche ed ho pensato che parlare solo del vincitore fosse limitativo.
Assegno quindi questi riconoscimenti secondari che, sebbene se non ufficiali, vorrei rappresentassero una piccola soddisfazione per chi li riceve e magari divenire una sorta di simpatica tradizione per future photowalk fiorentine.
 
Iniziamo con la prima Menzione d’onore : “creatività

Firenze in sottoveste

 Fulvio Petri (Sharkoman)
E’ uno scatto fantastico.
Frutto dell’estro e di un occhio creativo che ammiro moltissimo.
Grande Sharko !
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 Dog Style #2Menzione d’onore  “simpatia”
Guido Masi
 “Dog Style #2
Non credo ci sia bisogno di aggiungere molto a questo empatico bianco e nero. Non trovi ?
Complimenti Guido !
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Firenze Ponte Vecchio
Menzione d’onore “coolness
Azhar Segura (Makazi)
Originalità ed un po’ di ironia. Devo dire che mi piace molto questo scatto di una Firenze ed un Ponte Vecchio un po’ diversi.
Bravissima Makazi !
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A questi, ma anche al vincitore ufficiale ho deciso di far avere una bella stampa della foto di gruppo che abbiamo fatto alla photowalk.

Complimenti a tutti !

🙂

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In concomitanza con la Worldwide Photowalk a cui abbiamo partecipato organizzando una passeggiata fotografica anche a Firenze lo scorso 24 Luglio, era stato anche indetto un concorso fotografico di livello mondiale tra tutti i trentatremila partecipanti alle oltre mille photowalk in giro per il mondo nella stessa data.

A Firenze, come leader della photowalk locale, mi sono trovato a dover scegliere la vincitrice fra le foto inserite sull’apposito sito e devo dire che non è stato per niente facile…

Ho deciso quindi di postare qui una sorta di breve spiegazione di quali sono stati i parametri ed i ragionamenti che hanno portato alla mia decisione. Si tratta di valutazioni totalmente personali e soggettive, sicuramente esposte a qualsiasi tipo di critica o disaccordo, è evidente, ma condividerle fa parte dello spirito che anima questo blog.

Spero possa essere interessante leggerle.

Dunque, la foto che ho scelto come vincitrice del contest è “Il Rinascimento è Analogico” di Martino Meli (m|art).

Il Rinascimento è Analogico

Il Rinascimento è Analogico - Copyright Martino Meli 2010

Come a volte succede con alcune cose che poi si finisce per apprezzare molto, devo dire che che appena l’ho vista è subito scattata in me l’idea che questa fosse la foto vincitrice. Resomene conto ho però combattuto questo impulso istintivo, sopratutto per studiare e valutare comunque in modo approfondito tutte le foto partecipanti a questo piccolo ma comunque “fiero” contest. 🙂

Sebbene molte delle altre immagini presentino spunti creativi, gusto artistico, simpatia ed ottima tecnica, alla fine “Il Rinascimento è Analogico” ha mantenuto quella “posizione di testa” che si era quasi subito guadagnata.

Insomma, almeno per quanto mi riguarda, l’istinto non mi aveva ingannato.

Cos’è dunque che mi piace in questa foto ?

Innanzitutto il soggetto, anzi i soggetti.
Martino ha saputo miscelare con grande maestria vari temi, cominciando quello principale e perfettamente a fuoco : il fotografo.
La persona fotografata è Francesco, uno dei partecipanti alla photowalk fiorentina appunto. La sua posizione non lascia dubbi sul fatto che stia fotografando ma quello che mi piace di più è l’insieme dei dettagli che flirtano amabilmente col titolo : la macchina fotografica “presumibilmente” (e lo era davvero) analogica, il laccetto che fa immaginare un esposimetro nascosto in tasca, ma anche il fantastico cappello che arriva direttamente dagli anni sessanta.

C’è poi l’altro soggetto, la magnifica facciata di S.Maria Novella, che richiama direttamente al luogo della nostra photowalk ed al titolo. La leggere sfuocatura la rende una presenza maestosa ed affascinante.
Fantastico è il legame che il titolo aiuta a concepire tra questi due soggetti che oserei definire principali, ma c’è anche un altro legame che solo dopo un po’ di osservazione ho potuto realizzare a livello conscio : è la postura del fotografo che meravigliosamente richiama le linee sinuose della facciata creando una sorta di eco compositiva che trovo di gran classe. E’ forse questo uno degli aspetti che probabilmente ha contribuito fin da subito a farmi piacere questa foto.
Altro interessante dettaglio compositivo è l’allineamento della “linea di tiro” del fotografo con gli elementi della basilica. Anche questo credo contribuisca in modo significativo alla struttura dell’immagine.

Il terzo elemento che mi ha colpito è il bambino che gioca, una presenza perfetta in quello che alla fine per tutti noi è divertimento ed esperienza di diletto. Sinceramente sembra messo lì proprio apposta da un abile regista.

Naturalmente si potrebbe continuare a lungo andando ad analizzare ancora di più questa foto, probabilmente scovandoci e “proiettandoci” chissà quali elementi o messaggi che forse l’autore nemmeno aveva in mente ma proprio questo è il bello della foto-degustazione (non so se hai avuto occasione di leggere i miei post 1 , 2 , 3 al riguardo).

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, che personalmente non tendo a considerare prioritari, la foto è comunque notevole. Il bianco e nero uscito dalla Rollei di Martino è ricco di tutte le tonalità, il bianco della chiesa è vivo, i dettagli nitidi quanto basta.

Insomma è una gran foto. No ?

Bene. Quindi complimenti a Martino Meli che si aggiudica il contest della Photowalk di quest’anno. A lui un piccolo premio offerto dagli sponsor ma sopratutto l’accesso al contest mondiale.
IN BOCCA AL LUPO MARTINO !

🙂

Ma non è finita qui.
Devo fare i miei complimenti a TUTTI i partecipanti alla photowalk ed in particolare al contest. Le foto sono tutte davvero notevoli e la scelta è stata un lavoraccio.
Dato che tra le immagini partecipanti spiccavano comunque delle vere e proprie perle, ho deciso di assegnare dei titoli secondari, assolutamente arbitrari e non ufficiali.
Ma ne parlerò nel prossimo post…

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Watermonster... rising...

Watermonster... rising... - © Copyright 2008 Pega

Ed ecco un nuovo assignment fotografico per provare qualche scatto “a tema” nel weekend.
Come sai, sono convinto che avere in mente una piccola missione fotografica sia un qualcosa di divertente che può anche riflettersi in interessanti spunti creativi.
La condivisione con gli altri dei risultati di queste semplici missioni è poi ancor più stimolante e per farlo non hai che da postare in un commento sotto il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione in cui avrai postato i tuoi scatti.

Il tema di oggi è semplicissimo ed anche particolarmente adatto alla stagione. Si tratta di fotografare : l’acqua.

Non c’è molto da aggiungere. L’acqua è ovunque, ha molteplici forme e stati.
E’ un qualcosa che si può fotografare in mille modi, dalle lunghe esposizioni a cercare l’effetto soft fino allo scatto che blocca la goccia d’acqua in un lavandino, come nel caso della foto sopra.

L’assignment non pone alcun limite.
Nel weekend prova a fotografare l’acqua, fanne la protagonista di qualche tuo bello scatto e poi, se vuoi, mostraci il tuo lavoro.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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natGeoHo in mano il numero di Agosto del National Geographic.
Sono tornato a casa tutto contento di averlo trovato subito dal mio giornalaio di fiducia, completo dell’allegato che in questi mesi accompagna la rivista ed è dedicato ai grandi fotografi. 

Stavo attendendo con piacere l’edizione di questo mese perchè sapevo che sarebbe stato pubblicato un magnifico servizio di fotografia subacquea, in particolare un lavoro di Wes Skiles sui blue holes e le grotte delle Bahamas. L’esplorazione e le immagini dalle grotte sottomarine mi affascinano da sempre e sono molti anni che ammiro questo grande fotografo subacqueo. 
Non faccio a tempo a rilassarmi sul divano ed iniziare a sfogliare proprio il servizio di cui parlo che mi raggiunge la notizia della sua morte. 

Wes-Skiles

Wes Skiles

Skiles sen’è andato durante quella che può essere considerata un’immersione poco più che ordinaria, dopo una carriera di missioni pericolosissime, ai limiti delle possibilità umane. Aveva 52 anni. 

Voglio dedicare questo breve post proprio a lui e ricordarlo per le splendide immagini che ci ha regalato in tanti anni di esplorazioni sottomarine. Fin da giovanissimo fu affascinato dalla speleosubacquea e negli anni ’70 insieme ad un vero e proprio mito assoluto del settore, Sheck Exley, realizzò i suoi primi lavori fotografici ma anche importantissime documentazioni “procedurali” su come si potesse esplorare grotte subacqueee senza morire. 
ginnie-springs-currentsFurono proprio Skiles ed Exley, infatti, a stabilire una serie di regole e modalità operative che sono state seguite da generazioni di speleosub fino ad oggi, rendendo solo “pericolosa” una specialità che altrimenti poteva essere definita solamente come “fatale”.
La sua carriera è continuata con moltissimi lavori per il National Geographic in ogni angolo del globo, dal Pacifico all’Antartide, ma la sua vera passione sono sempre stati i sistemi di grotte della Florida, strutture subacquee che si estendono per chilometri e che rappresentano la riserva di acqua dolce tra le più importandi del continente americano. 

deepcaveProbabilmente è anche per interesse nel settore della subacquea, anche se solo marginalmente per quella speleologica, che seguivo ed ammiravo così tanto questo personaggio.
Andare sott’acqua in grotta è molto complesso, incredibilmente impegnativo, i margini di errore sono praticamente zero e forse si tratta di una delle attività umane più pericolose in assoluto. Eppure Skiles riusciva a creare proprio in queste condizioni le sue meravigliose immagini, mettendoci creatività ed inventiva, come quando usava la sua tecnica “slave multi flash” tesa ad ottenere illuminazione drammatica da più punti e per la cui applicazione sott’acqua era diventato famoso.
Faceva il fotografo ma il suo studio era spesso a 100 metri di profondità e sovente in luoghi dove “nessuno era mai stato prima”…

E adesso si è immerso in acque ancora più profonde, lasciandoci in eredità le sue magnifiche immagini. 

Ciao Wes.

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Stream bed at night

E’ una piccola lezione che ho imparato, ed è anche una regola che credo valga in molte altre attività oltre alla fotografia. Si tratta di qualcosa di molto semplice, addirittura banale: se vuoi fare di meglio riprovaci.
Se l’immagine che hai realizzato non ti soddisfa, se non c’è quel qualcosa che cercavi… beh, vale la pena di riprovarci.
Non so il perchè ma a volte ci comportiamo un po’ come Willy il Coyote, hai presente? Si quello che escogita sempre soluzioni nuove e sempre più pazzesche per acchiappare lo struzzo Bip-Bip.
In quanti casi gli sarebbe semplicemente bastato riprovare, perfezionando leggermente una stessa tecnica per riuscire nel suo intento? 🙂
Beh, a parte i cartoni… Prova a tornare sul luogo di uno scatto che non ti soddisfa, cerca una nuova prospettiva, una condizione meteorologica o di luce diversa.
Ci sono ottime probabilità che le foto che ri-proverai a fare ti regalino risultati migliori, anche perchè forse noterai cose che ti erano sfuggite la prima volta e magari vorrai provare nuove impostazioni o inquadratura. Insomma, non ha molto senso farsi limitare da un “ci sono già stato”.

Musicisti e scrittori utilizzano moltissimo questo metodo. Buttano giù una prima bozza, interrompono il lavoro e poi ci tornano sopra, magari dopo un po’ di tempo, freschi e con nuovi spunti creativi.
Perchè non ri-provarci anche con le fotografie?

🙂

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