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Archive for the ‘Technique’ Category

Uno sguardo su Firenze

Uno sguardo su Firenze -© Copyright 2008 Pega

 

A Firenze, affacciandosi dal Piazzale Michelangelo, non è possibile sottrarsi alla tentazione di fare una foto alla città. Indipendentemente dal luogo, tutti più o meno abbiamo fatto uno scatto del genere e spesso ne siamo rimasti delusi. 

Tipicamente viene fuori una foto banale. Magari è ben fatta, la composizione è studiata, la luce è ok, tutto è a posto… ma… è la solita cartolina vista mille volte.
Insomma è una foto troppo prevedibile

Però si rimane insoddisfatti anche quando, di fronte and un ottimo soggetto, si violano eccessivamente le regole, magari alla ricerca di qualcosa di nuovo e creativo o… più semplicemente, si sbaglia proprio… e ne viene fuori una foto caotica

Una buona fotografia, uno scatto interessante è quasi sempre un giusto bilanciamento tra caos e prevedibilità

Come molte cose che ci divertono e ci piacciono, la chiave dell’interesse cammina su quel sottile filo che separa ciò che ci risulta scontato e noioso da ciò che ci disturba per eccessiva confusione o inconcludenza. 

E’ quel bilanciamento che ci fa affascinare da un racconto, ci fa appassionare ad un pezzo musicale o… ci fa innamorare di una persona.
E’ come un gioco avvincente. Non si deve assolutamente già conoscere il risultato finale perchè questo toglierebbe ogni interesse, ma serve anche una base di regole che impedisca il disordine totale. 

Caos e prevedibilità… lo devo tenere a mente… 

🙂

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Polaroid  Swinger

My first one - © Copyright 2007 Pega

Sto lentamente riscoprendo il puro e semplice divertimento di fare degli scatti come ai vecchi tempi della Polaroid.

Il bello è che lo sto facendo con l’Iphone.

Niente scelte di impostazioni di tempo o esposizione, niente messa a  fuoco, niente di niente.
Comporre e scattare, solo se c’è abbastanza luce però… 🙂

E’ un tipo di fotografia che ha un che di nostalgico, un po’ come scattare con una toy camera ma con il vantaggio dell’immediatezza.

I risultati sono grezzi, esposizioni un po’ sballate, colori scadenti… e tutto questo anche perchè oltre ad usare la fotocamera di un telefonino ho pure deciso di usare un’applicazione che simula (piuttosto bene) la “qualità Polaroid, aggiungendo pure la classica cornice bianca.

Una IPholaroid sempre in tasca…
… è altrettanto divertente e gli scatti non costano un occhio della testa come allora…

Cielo IPholaroidico
Cielo IPholaroidico – Copyright 2010 Pega

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Quanta ricerca ed attenzione per riuscire a riportare la realtà tridimensionale nelle due dimensioni delle nostre fotografie… E’ quasi una costante di fondo.
Ma cosa succede quando il soggetto è bidimensionale?

Ecco che può accedere qualcosa di curioso. La fotografia può aggiungere profondità ad un soggetto che non ne ha.

Sugimoto - polar bear

Polar Bear 1976 - Copyright Hiroshi Sugimoto.

Nel 1974, agli inizi della sua carriera, il fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto scattò delle foto ai diorami del museo di storia naturale di New York.
Chi ha avuto occasione di vederli dal vivo può testimoniare che si tratta di realizzazioni piuttosto artificiose: animali imbalsamati con sfondi piatti quasi improbabili… ma ecco che fotografandoli succede qualcosa; assumono un realismo che dal vivo non hanno.

Ne scaturisce un concetto che è quasi un cardine di tutta la comunicazione visiva moderna e che Sugimoto ha sintetizzato nella frase : “However fake the subject, once photographed, it’s as good as real”.

Assolutamente vero.

🙂

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atget

Saint Cloud, 1921 - Eugene Atget

È una foto affascinante, un capolavoro di composizione. Osservala nei dettagli.
L’elemento fondamentale, il triangolo, è il cardine di tutta l’immagine. Ci sono gli alberi triangolari, le ombre, ma anche gli spicchi di spazio e di sfondo che l’autore ha cercato e trovato posizionando con grande cura la sua macchina fotografica. E’ bello scovarli via via nella foto, scoprendone di nuovi ogni volta ed intuendo che ce ne potrebbero essere molti di più di quanto non sembri a prima vista.
E’ un celebre scatto di Eugène Atget, uno dei più grandi maestri della Fotografia del Novecento.
Atget nacque a Libourne (Bordeaux) nel 1857 e, dopo un’infanzia non facile ed anche alcuni anni di vita di mare come mozzo nella marina mercantile francese, scoprì una vocazione artistica che lo condusse ad entrare in una compagnia teatrale. Non fu una lunga carriera, dei problemi alle corde vocali lo costrinsero a cambiare attività, ma l’attrazione per l’arte lo avvicinò all’ambiente della pittura.

atget_ragpicker

Ragpicker 1899 - Eugene Atget

Atget scoprì presto che attraverso la fotografia avrebbe potuto sia mantenersi che dar sfogo alla sua vena creativa. Iniziò così un’attività che lo vide pioniere nella fotografia architettonica e di strada e si specializzò in soggetti cittadini che vendeva ai pittori di Montparnasse.
Non aveva formazione di base in arti visive ma solo un gran talento oltre ad un notevole interesse ed amore per una Parigi che stava ormai cambiando, cedendo alla progressiva modernizzazione.
Questo amore lo portò a cercare inquadrature e scorci che ritraevano una città che si sarebbe presto modificata e fu proprio così che ad un certo punto la Biblioteca Nazionale di Francia, valutando l’interesse documentaristico del suo lavoro, acquistò tutta la sua produzione.
Atget morì nel 1927 ed il suo successo fu praticamente tutto postumo.
E’ considerato uno dei grandi, uno dei principali pionieri della fotografia documentaristica e di strada ed è uno dei miei fotografi preferiti in assoluto.

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Gironzolando per Youtube ho trovato questo semplice ma interessante video sul ritratto con flash.

Il bravo Dom Bower ci spiega in modo molto chiaro (anche per chi non è fluido con l’inglese) come si possono ottenere dei risultati apprezzabili nel ritratto, usando semplicemente uno o due flash.
Le differenze tra gli scatti sono evidenti.

Buona visione !

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Archivio

Archivio - © Copytight 2009 Pega

La settimana scorsa proponevo una sorta di “assignment” , una missione fotografica per il week-end: un sorriso.

Non so se hai provato a realizzare questo tipo di scatti, non è sempre facile seguire un tema preciso ma personalmente trovo stimolante provare ad uscire con una sorta di missione. Aiuta ad “incanalare” l’attenzione ed assumere un atteggiamento fotografico più attivo…
Come diceva Ansel Adams : Don’t take pictures MAKE pictures.

Questo fine settimana prova a scattare con questo nuovo assignment : lo sfuocato o come va di moda chiamarlo ora : il bokeh.

Sfrutta lo sfuocato, fanne il vero protagonista della foto, usalo per esaltare il fascino di un soggetto.

Come per la scorsa settimana prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
E’ interessante condividere. E può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno. 

Ciao e buon weekend.

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Sono ancora disponibili un paio di posti per lo Sharing Workshop  di Sabato 17 Aprile.
Per sapere di cosa si tratta invito a leggere
qui la descrizione dell’iniziativa che è gratuita ed aperta a tutti.
Chiunque è appassionato di fotografia, non importa il livello, è il benvenuto.
Per partecipare basta scrivere a
sharingworkshop@gmail.com

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Stavi pensando di passare al sensore “full frame”?
Ti affascinava l’idea di avere un sensore più grande e beneficiare di ancora più megapixel, maggiori ISO e sempre meno rumore?

Beh, l’asticella si è ulteriormente alzata.

pentax medium format cameraStanno entrando sul mercato alcune fotocamere che rappresentano sempre di più la frontiera professionale dell’imaging digitale. Sono le macchine medio formato.

Non più solo quindi dorsi digitali per vecchie fotocamere analogiche e superprofessionisti esigenti ma delle vere e proprie macchine di nuova generazione.

Dopo il debutto nel digitale di Hasselblad con la sua H4D-40 medio formato da 40 megapixel e ben ventimila dollari (si, hai letto bene, $20.000) anche Pentax si affaccia su questo terreno con la 645D, sensore 33x44mm da 40 megapixel ad un costo sempre molto alto ma che con 9.800$ è praticamente la metà della Hasselblad.

Sono evidentemente degli oggetti dalle caratteristiche e dal costo talmente elevati che li rendono per il momento interessanti solo per una nicchia di potenziali acquirenti ma c’è da aspettarsi un importante sviluppo in questo campo.
Come da aspettarsi ci sarà anche la ricaduta sulle fasce più “popolari” di prodotti di alcune tra le innovazioni presenti su questi “mostri”, come ad esempio il primo esempio di HDR “built in” che la Pentax propone per prima al mondo.

Interessante vero?
Non trovi che tutto d’un tratto quel sensore denominato un po’ pomposamente “full frame” appaia improvvisamente un po’ piccolo?

🙂

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Aranci aranci ! Cu avi i guai s'i chiànci!

Aranci aranci ! Cu avi i guai s'i chiànci! - © Copyright 2008 Pega

Giorni fa, davanti alla vetrina di un negozio che espone attrezzatura fotografica mi è involontariamente capitato di sentire una simpatica discussione tra due fotografi. Si trattava di due persone sulla cinquantina, apparentemente non dei novellini e presumibilmente con diversi anni di passione fotografica alle spalle.

Entrambi sostenevano che l’esperienza in fotografia si misura sopratutto nel numero di scatti effettuati e non assolutamente in “anni”. Per scatti non intendevano le volte che si è schiacciato il pulsante dell’otturatore ma piuttosto il numero di “prodotti fotografici” effettivamente completati, che siano stampe su carta, pubblicazioni online o cos’altro.

Uno dei due sosteneva che il minimo di esperienza per poter iniziare a “fare sul serio” è di circa diecimila scatti (10.000), l’altro considerava questa cifra assolutamente insufficiente e proponeva circa il triplo…

Sinceramente non mi era mai capitato di esaminare la cosa da questo punto di vista e devo dire che sono rimasto piuttosto allibito. E’ un discorso che in qualche modo trovo allo stesso tempo folle ed interessante, decisamente estremo ma non del tutto privo di una sua ragion d’essere…

Ovvio che tutto sta nel definire che cosa si voglia dire con “fare sul serio” e con “esperienza” ed altrettanto ovvio è che non è poi così importante valutare così queste grandezze perchè potrebbe essere di nessuna utilità, ma alla fine la cosa devo dire che mi ha un po’ incuriosito e fatto rimuginare…

Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi…

🙂

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Questo post è dedicato ad un’altra tra le tante risposte che ho ricevuto alla mia domanda “Una sola Fotografia”.

E’ il punto di vista, creativo ed ispirato di Martino Meli, che ho avuto il piacere di intervistare proprio in questo blog.

La sua risposta è di per sè un prodotto artistico che io trovo semplicemente straordinario. La inserisco qui sotto senza alcuna ulteriore aggiunta.

Appartenenza - © Copyright Martino Meli

“Adveniat pestis imaginorum

Se dovessi scegliere un’immagine da salvare in caso di ‘catastrofe iconografica’ non avrei dubbi:
questo è un disegno fotogenico con particolari contenuti, e l’ho scelto per alcuni motivi che brevemente accenno.
 Primo: il disegno fotogenico è una fotografia ma non è realizzato mediante l’uso della macchina fotografica (e se durante la “catastrofe iconografica” spariscono le immagini credo che sparirebbero anche le macchine fotografiche). Secondo: il contenuto di questo disegno fotogenico è composto da una foglia che simboleggia la Natura e da un messaggio, riferimento alla comunicazione diretta attraverso la parola scritta. Il concetto espresso è autobiografico in quanto lega l’autore (me stesso) al tema del Mediterraneo di cui si sente figlio mediante la citazione di Jean-Claude Izzo. Dunque il riferimento linguistico e concettuale è amplificato. Terzo: i primi esempi di disegno fotogenico si attribuiscono a William Henry Fox Talbot, intorno agli anni Trenta del secolo XIX. Erano gli albori della fotografia e questa tecnica sancisce il distacco dalla Pittura, dominatrice incontrastata fino ad allora. Quarto: il disegno fotogenico ha una forte valenza artistica poiché è un pezzo unico, fotocopiabile
sì, ma non riproducibile (se ne riproduce al massimo la sua immagine).
 

Martino Meli

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Grazie Martino, un fantastico contributo!  

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A volte un po’ di pragmatismo anglosassone non fa male.

Ripassiamo un po’ di “regole di base” con Erin Manning…

🙂 🙂

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