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Archive for the ‘Technique’ Category

Spacewalk

Spacewalking Astronaut John Grunsfeld photo by Andrew Feustel - Goddard Space Flight Center

Voglio segnalarti uno strepitoso album su Flickr.
E’ quello del Goddard Space Flight Center: l’organizzazione scientifica che lavora alla progettazione e costruzione di una varietà di strumenti per la rilevazione di dati ed immagini per lo studio dallo spazio.

In questo album di oltre 1300 immagini è facile perdersi per ore… la qualità di queste fotografie è notevolissima ed in alcuni casi ci sono esempi e link a versioni ancora più grandi come nel caso della foto del nostro pianeta chiamata “Blue Marble” che sul sito della NASA è reperibile ad altissima risoluzione.

Personalmente, oltre ad alcune incredibili foto scattate dal telescopio Hubble, trovo irresistibile questo ritratto “spaziale” dell’astronauta John Grunsfeld scattata dal suo collega  Andrew Feustel durante una missione dello scorso anno.

Insomma è una raccolta che vale veramente la pena di vedere.
Ti consiglio vivamente di darci un’occhiata : http://www.flickr.com/photos/gsfc/

🙂

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White stones

White stones - © Copyright 2009 Pega

Leggo abbastanza spesso articoli ed interventi nei forum a proposito di questo problema del sensore delle fotocamere reflex che si sporca…

Ora, a parte che mi perdoneranno “quelli della pellicola” ed anche chi ha una digitale compatta o prosumer a lenti non intercambiabili. Loro di questa faccenda giustamente se ne possono fregare, ma secondo me anche per chi “è reflex-digitale” si tratta di un non problema.

Si, è vero che il sensore si può sporcare, che è un elemento che si carica elettricamente divenendo un po’ attraente per la polvere, che è delicatino e lì nasconto nel pertugio della reflex è un po’ difficile o forse rischioso pulirlo e che è anche un pochino, come tutte le cose un po’ “infrattate”, misterioso, forse sexy…

Ma insomma, è un sensore… è lì apposta.

Non ti limitare nei cambi di obiettivi, non ti preoccupare se c’è vento o un po’ di polvere.
Non permettere che la paura di sporcare il sensore ti impedisca di fare un bello scatto, di cambiare dal tele al grandangolo se in quel momento ti serve…

Lo sporco sul sensore in una gran parte dei casi nemmeno si vede e quando si vede si tratta di macchie che è facile eliminare in postproduzione.
Il sensore comunque può essere pulito, al limite basta mandare la macchina un paio di giorni in assistenza (nei casi più gravi).

Basta ! Non preoccupiamocene troppo.

C’è di peggio… molto di peggio di un sensore sporco.

🙂

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Tra le mail che ho ricevuto in risposta al mio post “Una sola Fotografia” , in cui chiedevo quale fosse la foto che in una immaginaria catastrofe avresti scelto nel caso fosse possibile salvarne una sola, c’e quella di Daniele che sceglie questo scatto di Jacques Henri Lartigue :

Delage Automobile

Delage Automobile, A.C.F. Grand Prix, Dieppe Circuit, June 26, 1912 - Photography by J.H.Lartigue©Ministère de la Culture-France/AAJHL

E’ una scelta particolare, ovviamente personale, ma non è la discussione di questa l’oggetto del post, quanto il grande fotografo autore di questo storico scatto.

Io ho scoperto Lartigue quasi per caso, non leggendo di fotografia ma invece cercando foto ed immagini dei primordi dell’aviazione.
Mi accorsi subito di non aver trovato solo interessanti immagini di pionieristiche macchine volanti, ma sopratutto un artista riconosciuto come un maestro. Anzi un bambino maestro.

lartigue_23 September 1912

23 September 1912 - Photo J.H.Lartigue©Ministère de la Culture-France/AAJHL

Jacques Henri Lartigue nasce a Parigi nel 1894 in una famiglia facoltosa. Il padre, appasisonato di fotografia, gli regala all’età di soli sette anni la prima macchina fotografica. Con questa Henri fa quello che qualunque bambino avrebbe fatto : inizia a fotografare ciò che gli sta intorno, ciò che gli piace, con il talento e la libertà creativa che proprio i bambini sanno esprimere così bene.
E’ anche a causa di una salute cagionevole ed un fisico gracilino che lo rendono più propenso alla figura di “osservatore” che non a quella di protagonista, che il giovanissimo Lartigue documenta quelle che erano le passioni e le avventure degli amici e dei giovani membri della sua famiglia, tra cui il fratello “Zissou” che si diletta a costruire aeroplani ed automobili nel castello di famiglia.

lartigue_Zissou

Zissou, Louis and the Gardener Martin, 1909 - Photo J.H.Lartigue©Ministère de la Culture-France/AAJHL

E’ la dinamicità e la spontaneità di queste foto dei primi del novecento che mi ha colpito, Lartigue era un bambino che scattava con una macchina primordiale eppure riusciva a creare immagini fantastiche, che suscitano ammirazione ancora oggi, come quella scelta da Daniele dove il movimento e l’atmosfera sono catturati in un modo assolutamente perfetto.

Lartigue sperimentò anche diverse tecniche fotografiche decisamente futuristiche per il tempo, tra queste la fotografia stereoscopica ed alcune tecniche di sovraimpressione, alla ricerca di effetti che oggi definiremo “speciali”.

Crescendo, la vita artistica di Jacques Henri Lartigue si sposta principalmente sulla pittura e la sua carriera sarà lunga e produttiva, mantenendo comunque un discreto interesse e successo anche in ambito fotografico con una propensione verso le scene di strada e mondane che lo hanno fatto definire anche come uno dei pionieri della fotografia di moda . E’ facile trovarne online tutti i dettagli, le esperienze e la produzione, molto estesa, che donò integralmente alla Francia prima della sua morte.

A mio parere però quello che lascia il segno è il giovanissimo Lartigue. E’ il bambino prodigio, la sua capacità di saper scegliere e trasmettere il momento, l’atmosfera. Una capacità che, almeno a mio avviso, si diluì molto nel corso degli anni.

Come disse Picasso : “Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi”, un’affermazione valida anche per un grande maestro come J.H. Lartigue.

 

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Smoke Ectoplasm

Smoke Ectoplasm - Copyright 2010 Pega

Hai mai provato la “smoke photography”?
Alcuni giorni fa ho postato sul mio album Flickr questa foto che ho chiamato “Smoke Ectoplasm”, ricevendo molti commenti e qualche richiesta di spiegazioni su “come si fa”.

E’ una tecnica molto semplice e divertente che ti consiglio di provare.
Per il setup serve un buon treppiede, uno sfondo nero, un flash remotizzabile e qualcosa che faccia un po’ di “bel” fumo: un bastoncino di incenso va benissimo.

Per questo scatto ho utilizzato come lente un 50mm fisso ma è un tipo di fotografia che si può fare praticamente con qualunque focale, anzi, su questo ti direi di dar libero sfogo alla tua creatività.

Si posiziona il bastoncino su sfondo nero con il flash a 90° rispetto alla fotocamera, praticamente devi fare in modo che la luce arrivi sul fumo parallela allo sfondo e non illumini assolutamente quest’ultimo. Può essere una buona idea usare un cartoncino o comunque qualcosa che schermi la luce nella direzione dello sfondo nero ed anche lavorare in condizioni di luce ambientale molto bassa e tempi abbastanza elevati (es: 1/250), evitando quindi ogni possibilità di “rivelazione” dello stesso.

La remotizzazione del flash può essere fatta con un normale cavo oppure con sistemi wireless all’infrarosso, come previsto da molti modelli di fotocamere e flash, o anche con economici trigger via radio che si reperiscono a poche decine di euro su ebay.

Weird Violet

Weird Violet - © Copyright 2010 Pega

Non resta poi che assicurarsi che non ci siano correnti d’aria “perturbatrici” e si può procedere con l’accendere il “generatore di fumo”, iniziando a scattare, con il consiglio di impostare fuoco manuale ed usando come riferimento il bastoncino stesso per la prima e definitiva messa a fuoco.

Credo che poi tutto stia un po’ nella fortuna, nel provare varie combinazioni di tempo ed apertura ed un po’ della capacità di essere pazienti e prolifici nel numero di scatti.

E’ divertente poi anche la fase di selezione e postproduzione, in cui andare ad immaginare strane forme e creature in quei segnali di fumo (come il mio ectoplasma che non proprio tutti vedono 🙂 ) o anche provare a sperimentare qualche tecnica di ritocco o colorazione come nel caso dell’immagine “Weird Violet” qui a fianco, scattata pochi secondi dopo a “Smoke Ectoplasm”.

Il fumo è un soggetto semiastratto che si presta molto bene ad una infinità di manipolazioni creative.

BUON DIVERTIMENTO!

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L’inverno prima o poi ci saluterà…
E sarà il momento per provare due scatti nel bosco come in questo video di Bert Stephani.
Un setup semplice con uno o due flash e una modella paziente…
E un “birrino” 🙂

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Kilt guitar player
Kilt guitar player – © Copyright 2009 Pega

50mm “prime lens” come dicono gli anglosassoni.
Con la sua focale fissa il “cinquantino” ti spinge a spostarti, girare intorno al tuo soggetto, provare ad avvicinarti o allontanarti per cercare la giusta inquadratura… a “zoomare con i piedi”.
Il cinquantino ti costringe a piegarti, ad inginocchiarti, ad assumere pose strane, a volte ridicole, a volte senti la schiena o qualche giunto che si lamenta…
Col cinquantino non puoi cedere alla pigrizia e questo aiuta moltissimo a trovare scatti nuovi e particolari.

Il cinquantino è veloce, meravigliosamente luminoso e ti permette di scattare in condizioni dove con altre ottiche ti servirebbe il flash.
La sua massima apertura è così ampia che la profondità di campo è così ridotta da rischiare di sbagliare completamente la foto, ma quando inizi a gestirla puoi sfruttare questa caratteristica a tuo vantaggio, per ottenere dei bellissimi sfuocati.

Il cinquantino è compatto e leggero, sta anche in tasca. Quella reflex che a volte è così vistosa ed ingombrante si trasforma in una fotocamera che quasi passa inosservata, che non intimidisce. E le persone che fotografi sono maggiormente a loro agio. 
E’ con il cinquantino che maestri come Cartier-Bresson, Capa e tanti altri, hanno sfornato molti dei loro capolavori

Il cinquantino non è troppo costoso. Quasi tutte le marche ne propongono uno da f/1.8 che costa meno di qualsiasi zoom e la sua nitidezza e qualità dell’immagine è assolutamente incomparabile.

Io lo adoro.
Se non l’hai mai fatto, prova il cinquantino.

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Strand Lusetti Family

The Lusetti Family, Luzzara, Italy 1953 - Paul Strand - Copyright ©Aperture Foundation, Paul Strand Archive

Osserva con attenzione questa foto di Paul Strand.
Ad uno sguardo fugace può sembrare la stessa che avevo pubblicato in un post di qualche tempo fa, ma non è così. Non si tratta della stessa foto di cui parlavo in quell’occasione.
Se si mettono a confronto le due fotografie si ha l’impressione che qualcosa di molto simile ad un’azione di fotoritocco abbia modificato questa seconda scena: manca la persona in piedi accanto alla matriarca; il fratello maggiore.
Ma non si tratta di un intervento con Photoshop. Strand fece effettivamente più scatti, alla ricerca di quella che per lui era l’espressione più intensa di questo nucleo di persone ed evidentemente provò due diverse situazioni.
Scattò con e senza l’uomo che, con la sua posizione nell’inquadratura, rappresentava chiaramente la figura che aveva preso il posto del padre caduto durante la guerra da poco terminata.
Osservando con attenzione le altre persone si notano piccole differenze nell’espressione e nella posizione ma è come se in effetti stessero seguendo delle indicazioni di posa.
Strand stava deliberatamente facendo quella che può essere indicata come “regia fotografica”: compose la scena e posizionò i suoi soggetti fornendo loro precise indicazioni di posa esattamente come avviene in alcune tipologie di ritratto fotografico o più comunemente nel cinema.
Personalmente le trovo entrambe straordinarie, di una intensità unica.
Una forza che Strand “regista” era determinato a comunicarci.

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Karl Taylor è un fotografo professionista dal (terribile accento 🙂 ) che ogni tanto posta degl interessanti video.
In questo, proponendoci delle belle immagini, parla della luce naturale e di come sfruttarla per ottenere delle belle foto.

Mi piacciono i video dove si vedono fotografi all’opera, specie nei casi in cui si riesce a percepire la loro passione.

In questo trovo particolarmente riuscita la parte in cui fa vedere come cerca e trova il suo scatto a “lunga esposizione” del mare al tramonto, non preoccupandosi di bagnare piedi e treppiede…. 🙂 

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Strand_MrBennet

Mr. Bennett, Vermont - Copyright 1946 Paul Strand

Gli studiosi della nostra mente la chiamano “attivazione reticolare”. E’ il sistema che il cervello utilizza per stabilire a quali percezioni dare la priorità nel flusso continuo di informazioni e stimoli che ci raggiungono.

E’ una sorta di filtro tra il livello cosciente di ciò di cui ci rendiamo conto e quello subconscio che comunque viene raggiunto da tutte le stimolazioni sensoriali a cui siamo esposti e sensibili.

Probabilmente ti sarà capitato di approfondire un argomento o interessarti di qualcosa di nuovo ed accorgerti di notare cose a tale riguardo che probabilmente c’erano anche prima ma a cui, per scarsa attenzione su quello specifico ambito, non avevi mai fatto caso. Questo è un esempio di come può intervenire l’attivazione reticolare.

Quella sopra è una famosissima foto di Paul Strand, il ritratto di Mr. Bennett.
E’ una immagine che mi è sempre piaciuta, la trovo tra le più belle di questo grande fotografo.

Pochi giorni fa la stavo guardando e per un attimo ho provato ad immaginarmi l’istogramma di questo splendido bianco e nero ma ecco…
Non l’avevo mai notato così, ma quel bottone bianco.. è totalmente sovraesposto…

Da quel momento è come se il mio cervello avesse riclassificato l’immagine.
Non mi è più possibile non notare e dare una grande importanza a quel bottone in mezzo che forse, dirai, è la chiave per l’intensità e la vitalità dell’intera immagine.
Probabilmente è proprio quel piccolo dettaglio che ne determina la bellezza.

Ma io non ci avevo mai fatto caso.

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Warhol bike
Warhol bike – © Copyright 2008 Pega

Sono ormai diversi post che non propongo un qualche esercizio o meglio dire una “challenge” fotografica come avevo fatto qui.

L’idea di quella che voglio provare a proporti oggi è chiaramente derivata da tecniche di diagnosi medica che nulla hanno a che fare con la fotografia, ma proprio in questo sta a volte il divertimento.
Ecco dunque cosa fare.
Stabilisci un giorno in cui eseguire questo esperimento, potrà essere un giorno festivo o un normale giorno lavorativo se ti è possibile, vedi tu.
Inizia la mattina, appena ti svegli scattando una foto ancora prima di alzarti dal letto. Dovrai aver preparato sul comodino la tua macchina fotografica la sera prima ovviamente. Non importa a cosa scatti, l’importante è scegliere un soggetto, comporre ed esporre.

L’esperimento sarà a questo punto avviato.

Da qui in poi, ogni mezz’ora proprio come uno strumento Holter, dovrai fare un altro scatto, indipendentemente da dove sarai o cosa starai facendo, l’importante sarà il rispetto di questa cadenza regolare durante tutto l’arco della giornata fino all’ultima foto prima di andare a letto.

Puoi scegliere anche un intervallo di tempo diverso, più corto o più lungo (meglio se non oltre un’ora) l’importante è il rigido rispetto del “ritmo” deciso.
Nei giorni successivi riprendi questa sequenza e fanne un piccolo set.
Potrai decidere di pubblicarlo e condividerlo o meno.
Se lo farai sarò molto felice di citarlo in questo blog.

Sono sicuro che riguardando gli scatti di quella giornata non mancheranno delle interessanti considerazioni.

Pensi di volerci provare ?
🙂  

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